Se entrare nei corpi sportivi delle forze armate è per molti atleti l’unica strada praticabile per rendere sostenibile la carriera agonistica in diverse discipline olimpiche, per gli sportivi con diabete la questione diventa ancora più decisiva. Eppure l’accesso ai gruppi militari e di polizia è spesso precluso a chi soffre di questa malattia cronica metabolica.
Una discriminazione che non ha più ragion d’essere: l’evoluzione scientifica e tecnologica ha fatto passi da gigante negli ultimi decenni, consentendo una gestione ottimale del controllo glicemico e riducendo in modo significativo il rischio di complicanze.
L’auspicio della Fesdi
La riforma della sanità militare, che ha iniziato il suo iter in Parlamento, rappresenta un’occasione importante per colmare un gap che appare ormai anacronistico. La speranza è che “il contesto istituzionale contingente possa accelerare il superamento di una norma fondata su un regio decreto del 1932, ormai del tutto obsoleto rispetto alle attuali conoscenze scientifiche, opzioni terapeutiche e prospettive di cura”, auspica la Fesdi, la Federazione delle società diabetologiche italiane.
In effetti la sensibilità delle istituzioni in materia sta crescendo, come dimostra la risoluzione a firma Saccani Jotti, Minardo e Mulè approvata in primavera dalla commissione Difesa della Camera, che impegna il governo ad assumere le opportune iniziative per colmare la lacuna normativa. “L’accesso ai gruppi sportivi delle forze armate – aggiunge la Federazione – è da valutare sulla base delle reali condizioni di idoneità degli atleti con diabete adeguatamente gestito”.
Atleti con diabete di successo
Il campione di tennis Alexander Zverev è un esempio di sportivo che convive con il diabete di tipo 1 fin dall’infanzia e non sono mancati nella storia i casi di atleti di talento che hanno dimostrato come questa malattia non sia un ostacolo al raggiungimento di traguardi prestigiosi. Basti pensare alle cinque medaglie d’oro olimpiche di Steve Redgrave nel canottaggio, alle cinque di Gary Hall nel nuoto, oppure alla medaglia d’oro di Bas van de Goor ad Atlanta nella pallavolo. In Italia, si stanno facendo notare la mezzofondista Anna Arnaudo e Giulio Gaetani nella scherma.
“Per gli atleti l’ingresso nei gruppi sportivi militari rappresenta un passaggio essenziale per la continuità e la sostenibilità della propria carriera agonistica. Un discorso che vale anche per chi ha il diabete”, commenta Raffaella Buzzetti, presidente della Società italiana di diabetologia. “Ci auguriamo che si apra finalmente una fase nuova, coerente con le attuali conoscenze scientifiche e con i principi di inclusione e pari opportunità”, chiosa Salvatore De Cosmo, presidente della Fesdi e dell’Associazione medici diabetologi.
Un impegno, quello della Federazione, portato avanti in sinergia con l’Intergruppo parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, con il Coni e con Sport e Salute. Negli ultimi anni, sono state tante le iniziative di sensibilizzazione, accompagnate da un confronto costante, che ha contribuito a mantenere alta l’attenzione istituzionale sulla necessità del superamento di una norma obsoleta e anacronistica.

