Calcio, Bove torna in campo: il parere del cardiologo Indolfi

Calcio, Bove torna in campo: il parere del cardiologo Indolfi
Photo by Massimo Paolone/LaPresse

A poco più di un anno dall’arresto cardiaco, Edoardo Bove torna a giocare a calcio: l’analisi del cardiologo Ciro Indolfi.

È passato poco più di un anno da quel 1 dicembre 2024, quando, al 14° minuto della partita Fiorentina-Inter, Edoardo Bove si accascia al suolo privo di sensi, vittima di un arresto cardiaco. Il giovane centrocampista, dopo il ricovero in terapia intensiva, si sottopone a un intervento chirurgico per l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo

Adesso Bove è pronto a calcare di nuovo i campi da gioco. Non in Italia, però: la nostra legislazione vieta infatti ai club Figc di tesserare giocatori a cui sia stato impiantato un defibrillatore. Bove ripartirà dal Watford, squadra che milita nella seconda divisione inglese, seguendo una traiettoria analoga a quella di Christian Eriksen. Ma quali sono gli eventuali rischi a cui potrebbe esporsi l’ex giocatore di Roma e Fiorentina?

L’analisi del cardiologo 

“Bove ha avuto una torsione di punta, che potrebbe evolvere verso una fibrillazione ventricolare. Si tratta di un’aritmia cardiaca potenzialmente letale: il cuore smette di pompare il sangue con regolarità e dopo tre minuti si produce un arresto cardiocircolatorio, con danni cerebrali”, spiega a LaSalute il professor Ciro Indolfi, presidente della Federazione italiana di cardiologia e docente di Cardiologia all’Università della Calabria. 

Per comprendere però quanto questo rischio sia concreto, andrebbe appurata la causa del malore. “La diagnosi non è stata resa nota”, chiarisce Indolfi. “Le ipotesi in campo sono due: potrebbe essersi trattato di ipopotassiemia, cioè della riduzione di potassio nel sangue, oppure di una miocardite post-Covid”. Nella giornata di lunedì, il calciatore si è sottoposto alle visite mediche col club inglese, che hanno dato esito positivo.

“In caso di recidiva, Bove avrà un paracadute, costituito dal defibrillatore sottocutaneo. E poi a bordocampo ci sarà sempre l’equipe medica pronta a intervenire”, sottolinea Indolfi. Il calciatore firmerà una dichiarazione con cui si assume tutti i rischi: la responsabilità sarà soltanto sua. In Italia, invece, la responsabilità diretta è del medico sportivo che concede l’idoneità. 

Filosofie a confronto

Inglesi troppo permissivi o è il nostro Paese ad essere troppo rigido? “Qua si entra in un campo più filosofico che medico. L’approccio italiano – conclude il professor Indolfi – è molto stringente, punta a tutelare la salute dello sportivo anche al di là della sua volontà. Inglesi e americani hanno storicamente un approccio più liberale”. 

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