Torna il Blue monday, alla scoperta del mitico ‘giorno più triste dell’anno’

Torna il Blue monday, alla scoperta del mitico ‘giorno più triste dell’anno’
Blue Monday

Una trovata del marketing che resiste da anni: cosa c’è davvero dietro il mito del Blue monday.

Come vi sentite oggi? Se il clima freddo e uggioso e la prospettiva di una settimana piena di impegni vi fanno sognare i giorni lenti delle feste e vorreste solo andare in letargo, sappiate che oggi è il Blue monday, il giorno più triste dell’anno.

Una brillante trovata di marketing – lo chiariamo subito – che resiste da 20 anni, complice anche il fatto che in inverno le giornate si accorciano e la riduzione delle ore di luce impattano su umore e salute. Ma cosa c’è dietro il mito del Blue monday?

“Il Blue Monday funziona perché offre una narrazione pronta all’uso a un’emozione che molte persone provano davvero in questo periodo dell’anno. Non crea la tristezza, la rende riconoscibile”, spiega Luna Mascitti, formatrice specializzata in neuromarketing e storytelling e founder di Mio Cugino ADV, agenzia di marketing digitale.

“Dal punto di vista psicologico e comunicativo, dare un nome a uno stato d’animo non solo lo normalizza, ma permette di riconoscerlo e affrontarlo collettivamente. Tuttavia, c’è un rischio nell’utilizzo superficiale di questo concetto: la malinconia non è un trend, è un’esperienza che merita di essere trattata con rispetto, empatia e consapevolezza”.

L’origine del mito 

Ma perché il terzo lunedì di gennaio viene definito ‘il giorno più triste dell’anno’? Si tratta, ribadiamolo, di una fake news: un appellativo che non ha basi scientifiche, ma che continua a funzionare.

Torniamo indietro al 2005: una società di pubbliche relazioni chiese allo psicologo Cliff Arnall di costruire una formula per individuare il giorno più triste di tutto l’anno. Così, all’interno di un comunicato stampa del canale tv britannico Sky Travel si annunciava per la prima volta la data fatidica, sulla base di calcoli che mettevano insieme la fine delle vacanze di Natale, il primo giorno della settimana e la lunga attesa prima di incappare in giorni festivi.

Una formula mai validata, che però si ripresenta ogni anno. Ma cosa dice davvero la scienza?

Il lunedì è un giorno difficile

In effetti il primo giorno della settimana è insidioso. Ricercatori dell’University of Tokyo hanno scoperto che il rischio di suicidio varia in base al giorno della settimana e alle festività: in alcune giornate è più elevato e questo a livello globale.

Come si legge su ‘BMJ’ gli scienziati hanno utilizzato dati dal 1971 al 2019 relativi a 740 località in 26 Paesi, raccolti dal database Multi-City Multi-Country Collaborative Research Network per valutare le variazioni a breve termine del rischio di suicidio in relazione al giorno della settimana e alle festività nazionali. Così hanno scoperto che il primo giorno della settimana e quello di Capodanno erano collegati a un rischio elevato.

L’effetto gennaio e la ‘trappola’ Blue Monday

Non solo: gennaio è davvero un mese particolare per il nostro equilibrio emotivo. Esiste, infatti, una condizione clinicamente riconosciuta, il disturbo affettivo stagionale, che affligge una parte della popolazione: il cambio di stagione non è solo una data sul calendario.

Secondo un’analisi circa il 5% della popolazione mondiale soffrirebbe di disturbo affettivo stagionale, con sintomi che tendono a ridursi con il ritorno della luce e della primavera. Ebbene, etichettare una sensazione diffusa come Blue monday offre una scorciatoia mentale, dentro cui collocare stanchezza, malinconia e senso di rallentamento. 

Blue Monday e il richiamo del marketing

Cosa fare, allora? Prendersi cura di sé, suggeriscono le aziende impegnate in benessere e bellezza. “Da un punto di vista di neuromarketing, il Blue Monday è un esempio perfetto di come una cornice narrativa possa orientare l’attenzione e influenzare la percezione emotiva. Quando un concetto è facile da ricordare, condividere e visualizzare, entra nel sistema cognitivo come una scorciatoia mentale: i brand lo utilizzano perché permette di agganciarsi a uno stato emotivo preesistente e amplificato culturalmente,” conclude Luna Mascitti.

Ma forse questa giornata può davvero essere un’occasione importante per rafforzare i nostri buoni propositi e dedicarci a qualcosa di piacevole, un libro, una tisana, una corsa al parco. Un tempo per sé che ci aiuti a fare il pieno di endorfine e ad affrontare il resto della settimana con il sorriso.

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