Migranti, i 'fronti' di Salvini: dalla diplomazia con i tedeschi ai charter tunisini

Tante strategie per un unico obiettivo: fermare gli sbarchi in Italia

Più fronti aperti, come è nel suo stile, e due piani di lavoro: quello mediatico e quello diplomatico. Matteo Salvini si sta battendo strenuamente per tenere in piedi il suo unico punto fermo: . Ma la missione non è semplice e il ministro dell'Interno lavora con l'Europa e con l'Africa, da un lato per arrivare all'obiettivo, ma dall'altro per evitare l'isolamento cui a tratti sembra condannata l'Italia.

I binari di lavoro di Salvini partono dalla Germania e arrivano fino in Tunisia, dando ormai per scontato che gli 'amici' del gruppo Visegrad, al di là della corrispondenza ideologica con il governo leghista, non hanno mostrato e non hanno intenzione di mostrare alcuna apertura a nessuna ipotesi di accoglienza o ricollocamento.

L'unica certezza di queste ore è che martedì il capo del Viminale incontrerà a Roma il suo omologo tunisino per discutere di "soluzioni veloci, efficaci e innovative per stroncare il traffico di esseri umani". Una delle ipotesi, molto accreditata, a cui si sta lavorando, è il rimpatrio dei migranti tunisini con dei voli charter. Soldi e modalità sono da definire. La Tunisia, in realtà, è uno dei pochi Stati con i quali ci sono accordi che funzionano: per ora le espulsioni sono circa un'ottantina a settimana. La riunione del 18 settembre dovrebbe servire a snellire le pratiche di identificazione.

Più complicata è la situazione con la Germania. La firma sul protocollo di intesa tra la polizia italiana e tedesca per la gestione dei migranti 'secondari' non è stata ancora messa. Si tratta di quei migranti (in tutto circa 60 mila) che negli anni passati sono approdati sulle coste italiane ma si sono poi diretti in Germania senza fare richiesta di asilo nel nostro Paese come prevede il regolamento di Dublino.

Il ministro dell'Interno tedesco, Horst Seehofer, continua a confermare l'ok sull'accordo. Salvini invece ribadisce l'unica condizione sia il 'saldo zero' per l'Italia, ad ora molto difficile. "La mia firma ancora non c'è - chiarisce Salvini - perché stiamo aspettando alcuni chiarimenti. Ce l'ho sulla scrivania, sono pronto a firmarlo. Rappresentando il popolo italiano, deve fare gli interessi del popolo italiano".

Intanto un barchino con 15 tunisini in avaria a largo di Malta dà l'occasione per rinvigorire lo scontro mai sopito tra Roma e La Valletta. "E' bello - ha tuonato Salvini - sentire parlare di responsabilità, solidarietà, condivisione. Alla prova dei fatti, però, stiamo aspettando di toccare con mano questa responsabilità, solidarietà, condivisione".

Salvini, ora più che mai, è tra due fuochi: tenere fede ai suoi impegni e non rimanere solo in Europa.
 

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