Pd, Veltroni: "Non litigate". I non renziani chiedono congresso subito
Muro contro Zingaretti da parte dell'ala vicina all'ex premier. La replica: "Mi attaccano perché vedono che qualcosa si sta muovendo e le cose possono cambiare"

Nel Pd si litiga su tutto, anche sull’ora legale e allora, per dirla con Paolo Gentiloni, tanto vale convocare il congresso e farlo al più presto. Le prove della sfida d’autunno vanno in scena, intanto, in diversi teatri italiani: Versilia, Ravenna, Cortona. I Dem si alternano, si incrociano, si sfidano a distanza nei raduni targati o meno Pd ma, soprattutto, sui social network. E a poco vale il richiamo (su Twitter) di Marianna Madia, responsabile della comunicazione in segreteria, a fermare “subito la china dei messaggi interni” sui social o si rischia “il ridicolo”. 

A pochi mesi dall’inizio del congresso, torna a parlare il primo segretario dei Democratici e lancia un monito fortissimo per i mesi a venire: “Il Pd non deve litigare”. “Il Partito democratico – Walter Veltroni - non è nato per essere una federazione di correnti. Il Pd è nato da persone libere che si confrontano, senza capicorrente o capibastone. Oggi ho aperto i siti dei giornali e mi sono cadute le braccia. Nel momento in cui il popolo democratico si rivolge al Pd questo non può rispondere con liti interne, ma aprendo porte e finestre”.

C’è un punto su cui sembrano tutti d’accordo – Calenda, Orlando, Cuperlo, Gentiloni – l’urgenza di avviare il congresso. La fase congressuale del Pd, però, prenderà il via subito dopo il Forum sull'Italia, voluto fortemente dal segretario Maurizio Martina, che si terrà nei giorni 26-27-28 ottobre a Milano. Fino ad allora sarà tutto un balletto di nomi, dichiarazioni, repliche e controrepliche. Il muro renziano è già stato eretto nei confronti di Nicola Zingaretti, per ora unico candidato alla segreteria. “Mi attaccano perché capiscono che per la prima volta si sta muovendo qualcosa di competitivo che può cambiare le cose", è la sua spiegazione.

Se Zingaretti apre poi diplomaticamente alla possibilità di cambiare nome al partito, proposta da Carlo Calenda, soltanto qualora però si sia trasformata anche l’identità del Pd; Paolo Gentiloni, pur esprimendo profonda stima per il ‘suo’ ministro, confessa che l’idea non lo “convince”. Il partito va cambiato, sì, ma non “archiviato”. Gentiloni torna a ribadire che il Pd è “in piedi e ha la schiena dritta”. D’altronde l’ex premier proviene dall’humus veltroniano e Walter Veltroni non pensa affatto a un superamento del Pd. Tocca alla fine all’ex titolare dello Sviluppo economico precisare che la sua non è un’operazione “di facciata o di marketing”, ma la proposta di arrivare, nel tempo, a “fondare un nuovo partito progressista più ampio”. Marina Sereni, espressione di Areadem di Dario Franceschini, chiede di ripartire da un “pensiero nuovo” e auspica che il congresso sia l’occasione per allargare il campo del centrosinistra. Nessun ‘partito tenda’ però. “L'Ulivo, poi chiamato Unione, non è neanche quello la ricetta”, avverte Gentiloni . Ora va fatta una cosa più sofisticata. Serve un'alleanza per l'alternativa che abbia un campo più vasto, a partire dai corpi intermedi. All’orizzonte il rischio di urne anticipate. Veltroni non esclude lo “strappo” della Lega. Anche per questo c’è fretta. Il Pd sarà pronto?

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