L’aula del Senato ha bocciato con 68 voti favorevoli e 99 contrari il subemendamento presentato dalle opposizioni alla legge elettorale per introdurre le preferenze ‘pure’. I senatori del centrodestra voteranno in modo compatto a favore dell’emendamento 1.6 a firma Lisei (FdI) sulle preferenze con capilista bloccati, già approvato in commissione Affari costituzionali.
“La dichiarazione di presentazione delle liste di candidati deve essere sottoscritta da almeno 9.000 e da non più di 10.000 elettori”. E’ quanto prevede la riformulazione del Governo dell’emendamento a prima firma Antonella Zedda (FdI) che sopprime la norma ‘anti-cespugli’, eliminando qualsiasi soglia per contribuire alla cifra elettorale nazionale di coalizione per il calcolo del premio. “La previsione – si legge ancora – non trova applicazione per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare o componente politica di gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere alla data di pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, per i quali il numero delle sottoscrizioni richieste deve essere almeno di 1.500 e non più di 2.000 (come +Europa o FnV, ndr). Resta comunque ferma l’esenzione prevista”.
Meloni: “Con noi tornano le preferenze, sinistra non credibile”
“Le preferenze, nel voto per il Parlamento, mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di Fratelli d’Italia. Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa.Quindi la differenza non è tra chi vuole più preferenze e chi ne vuole meno. È tra chi le ha rimesse nella legge e chi no”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni dopo il voto del Senato.
Le #preferenze, nel voto per il Parlamento, mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di @FratellidItalia.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) September 10, 2026
Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo…
Fdi: “Manteniamo la parola data”
“FdI ha sempre votato a favore delle preferenze. Comprendiamo la strumentalità di questo emendamento. Se aveste voluto approvare le preferenze ci sono state più occasioni alla Camera, in particolare in una, quando furono battute per un solo voto e ci furono i festeggiamenti dell’opposizione. È piuttosto chiaro che il tentativo è quello di spaccare il centrodestra, ma noi tra un emendamento del Pd strumentale e mantenere gli accordi, non abbiamo dubbi: manteniamo la parola data e votiamo contro questo emendamento. Così il capogruppo FdI al Senato Lucio Malan intervenendo nell’aula di palazzo Madama mentre è in corso il voto degli emendamenti sulle preferenze.
Matteo Renzi legge nell’aula del Senato un intervento di Giorgia Meloni a favore delle preferenze, risalente al 2014. “Giorgia Meloni, 11 marzo 2014. Sulla base di questo intervento, il presidente Malan dovrebbe semplicemente vergognarsi per quello che avete appena detto”, aggiunge il leader di Iv dopo che il capogruppo di FdI aveva annunciato il no dei suoi al subemendamento dem sulle preferenze. “Come volevasi dimostrare la Meloni sì è rimangiata il sì sulle preferenze! Ho avuto gioco facile nel ricordare ciò che Giorgia Meloni aveva detto nel 2014 contro di me”, ha aggiunto Renzi sui social dopo aver letto in aula il discorso che Meloni fece in occasione della discussione sull’Italicum nel 2014.
La Russa: “Sinistra agita emendamento preferenze per tutti solo oggi”
“La legge elettorale sta creando dibattito, polemiche. La polemica soprattutto è sulle preferenze e io devo dire che mi continuo a stupire, perché l’attuale legge elettorale non prevede le preferenze”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a ‘Dritto e Rovescio’, in onda stasera su Retequattro. “Cinque anni fa io ero l’unico di Fratelli d’Italia in commissione, dove si discuteva la legge elettorale, quella adesso vigente, e presentai due emendamenti: uno che voleva le preferenze per tutti, come quello che oggi agitano le opposizioni, ma solo oggi, non alla Camera, e l’altro dopo che me lo bocciarono tutti, non solo la sinistra, anche gli attuali alleati, devo dire. Tranne Fratelli d’Italia, non lo votò nessuno. E allora feci un emendamento di mediazione, che è esattamente quello di oggi, cioè un capolista e gli altri con le preferenze. Ma se le sinistre avessero voluto le preferenze totali, alla Camera c’è stato un emendamento, Fratelli d’Italia l’ha votato, l’ha votato anche Futuro nazionale e loro non l’hanno votato. Anzi, hanno applaudito alla bocciatura delle preferenze, quindi come al solito riesco a capire poco io questo”.
Le discussioni sulla legge elettorale “non sono lunghe, non è vero, perché fino a questo momento della legge elettorale si è occupata una commissione alla Camera e una commissione al Senato. Le commissioni sono più di 22 tra Camera e Senato, quindi non è vero che stiamo parlando solo della legge elettorale. Sono le sinistre che stanno parlando di legge elettorale e basta. Nel frattempo, le commissioni, il governo, il Parlamento si stanno occupando di tutti i problemi. E poi cosa vuol dire? La legge elettorale nell’intenzione di chi l’ha proposta – poi può piacere, può non piacere – è il tentativo di evitare il pareggio, la palude. Si pensa – aggiunge La Russa – che con l’attuale legge elettorale, come dicono i sondaggi, la cosa più probabile sarebbe l’impossibilità di una vittoria per l’una o per l’altra coalizione. Siccome c’è chi vuole invece che ci sia il voto dei cittadini a decidere, non dopo il pastrocchio in Parlamento, questa legge elettorale vuole arrivare a quello: chi ha un voto in più vince, chi ha un voto in meno perde. Tutto il resto non è vero. Anzi, chi insiste a creare confusione” lo fa “forse perché spera nell’immancabile pareggio per far governare chi non vince le elezioni”.
Gasparri (FI): “Sinistra usa argomenti a seconda convenienze”
“Ero tentato di leggere un po’ di cose diverse dette da Renzi nel corso del tempo, ma quando ho fatto la ricerca mi si è intasato l’iPad. Anche il motore di ricerca mi ha detto di lasciar perdere, perché si potrebbe trovare di tutto e il contrario di tutto, e quindi rinuncio agli argomenti strumentali. Detto questo, il dibattito sulla legge elettorale è serio e importante, perché riguarda la coscienza e l’interpretazione della politica. Il problema è che questa discussione sulla legge, che si trascina da tempo e che prevede il ripristino parziale delle preferenze, dalla fase del ’92 e del ’94, quando sono state eliminate e mancano da più di trent’anni, vede la sinistra sposare e ripudiare il concetto delle preferenze a seconda delle convenienze. La sinistra ha festeggiato alla Camera quando l’ipotesi sulle preferenze è stata bocciata, perché l’ha vissuta come una propria affermazione politica. Ma la verità è che non si preoccupa del merito di quello di cui si discute: usa gli argomenti a seconda della convenienza strumentale. Ed è quello che ha fatto anche in questi giorni, inventando l’emendamento sulle preferenze integrali solo per cercare di creare divisioni. Ma il centrodestra ha un vantaggio rispetto alla sinistra. Il centrodestra ha appena celebrato il record di durata di un governo nella storia della Repubblica e, tra gli altri governi che sono durati di più, troverete subito dopo i due governi Berlusconi, del 2001 e del 2008. Questo significa che, con il centrodestra al governo, prevale la capacità di coesione e di sintesi, anche sugli argomenti delicati e impegnativi. Ciascuno di noi sa fare anche delle rinunce o cercare delle mediazioni, perché questa è la saggezza della politica. Mentre la sinistra sta ancora litigando sulle primarie, noi oggi diamo prova di intelligenza e di coesione, e lo facciamo alla luce del sole”. Così il Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato, senatore di FI Maurizio Gasparri, intervenendo in Aula.
Benigni (Fi): “Centrodestra compatto su stabilità e preferenze”
“Il centrodestra ha dimostrato ancora una volta di essere unito. Anche in queste ore c’è chi ha provato a raccontare divisioni e sperare in fratture nella maggioranza, puntualmente smentite dai fatti. La nostra è un’alleanza solida, fondata su valori e obiettivi comuni, che continua a lavorare per dare risposte agli italiani. La nuova legge elettorale va nella direzione giusta, perché rafforza la stabilità e la rappresentanza secondo un principio semplice e chiaro: chi vince governa, chi perde va all’opposizione. Basta con inciuci e accordi di palazzo ai quali la sinistra ci aveva abituati”. Lo dichiara Stefano Benigni, vicesegretario nazionale di Forza Italia e sherpa sulla legge elettorale. “Inoltre, per la prima volta in trent’anni il centrodestra, grazie al contributo determinante di Forza Italia, ha reintrodotto le preferenze, restituendo agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Il resto sono polemiche pretestuose e tentativi maldestri di un’opposizione sgangherata e dilaniata al suo interno, tenuta insieme solo dalla volontà di mandare a casa l’esecutivo. E anche chi sostiene di appartenere alla destra dovrebbe decidere da che parte stare: attaccare ogni giorno il governo di centrodestra significa soltanto fare un favore alla sinistra-sinistra di Schlein e Conte, quella della patrimoniale e delle tasse. Intanto, i tentativi di dividere la maggioranza sono tutti falliti. Una buona notizia per gli italiani”, conclude Benigni.
Craxi (Fi): “Cerca punto equilibrio, preferenze ci sono”
Questa maggioranza sta approvando una legge che non risponde a un interesse di parte, né priva i cittadini della scelta e soprattutto consente di avere un governo stabile qualunque esso sia. Questa legge cerca un punto di equilibrio: consente di scegliere attraverso preferenze perché le preferenze ci sono, ma assegna ai partiti la responsabilità di scegliere la classe dirigente”. Così la capogruppo di FI Stefania Craxi, intervenendo nell’aula del Senato.
Il Pd posta parole Meloni su preferenze: “Coerenza zero”
Il Partito democratico posta sui suoi canali social un video di Giorgia Meloni del 2014, nel quale l’allora leader di FdI diceva di essere disposta “a votare qualsiasi legge elettorale purché ci sia una sola cosa: che ci siano le preferenze”. “Coerenza zero” è allora il commento dei dem dopo il no di FdI alla proposta presentata dalle opposizioni in Senato.
Boccia (Pd): “Maggioranza nel caos, voto su preferenze prova verità”
“I sub emendamenti all’emendamento Lisei e gli altri nostri emendamenti sono parte di una strategia unitaria delle opposizioni che merita attenzione e disponibilità. Se la maggioranza prenderà atto che questo nostro impianto non aiuta una parte o l’altra, ma aiuta la credibilità e la democrazia del Paese, allora vorrà dire che, in zona Cesarini, avrà fatto un salto di qualità, viceversa vorrà invece dire che per l’ennesima volta le istituzioni democratiche saranno state piegate agli interessi di una parte politica. Noi ribadiamo che l’unità della Repubblica non è materia disponibile per gli accordi di coalizione. Il voto che stiamo per esprimere diventa una prova di verità”. Lo ha detto in Aula il senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd, prendendo la parola per illustrare gli emendamenti all’articolo 1 del ddl sulla legge elettorale. “Noi diciamo una cosa semplice – ha continuato Boccia – e cioè che l’emendamento Pirondini 1.7, quello De Cristofaro 1.15, quello Boccia 1.24 e quello Paita 1.20 sono gli emendamenti unitari delle opposizioni che propongono il superamento delle liste bloccate e la parità di genere ed eliminano la schifezza del Premierato nascosto sull’indicazione del candidato Presidente del Consiglio sulla scheda. Noi abbiamo smascherato le contraddizioni della maggioranza, che è nel caos e in confusione, utilizzando il regolamento e di questo ringraziamo il Presidente del Senato che ha svolto il suo compito, consentendo alle opposizioni di subemendare un emendamento approvato con varie forzature. Credo che questa sia l’ultima fase del confronto di merito su questa legge elettorale, l’ultimo e definitivo capitolo di una legislatura in cui la maggioranza ha affrontato con lo stesso metodo ogni tentativo di riforma: prima tentando di far da sola, poi forzando le istituzioni per poi piegare le regole agli equilibri politici della propria maggioranza. La nostra proposta supera davvero i capilista bloccati, restituisce agli elettori la scelta dei propri rappresentanti e garantisce la parità attraverso la doppia preferenza di genere e l’alternanza. Non basta certo a trasformare questa in una buona legge elettorale. Restano un premio sproporzionato, una soglia troppo bassa, seri problemi di compatibilità costituzionale e un impianto complessivo che continuiamo a considerare profondamente sbagliato. Ma almeno su una cosa possiamo fare oggi un passo avanti: restituire ai cittadini il diritto di scegliere chi li rappresenta. E allora la scelta della maggioranza è molto semplice. Se davvero vuole le preferenze, le voti. Se voterà contro, da domani non potrà più raccontare agli italiani che voleva restituire loro il potere di scegliere. Avrà dimostrato che voleva soltanto continuare a scegliere i parlamentari, chiamando ‘preferenze’ qualcosa che preferenze non erano e che voleva piegare le istituzioni alle proprie convenienze”.
Parrini (Pd): “Meloni perde faccia, no preferenze per tirare a campare”
“Vedremo se sarete capaci di avere un sussulto di dignità e di coerenza”, approvando questo subemendamento ” o “direte che è meglio perdere la faccia piuttosto che far traballare il potere al quale si tiene molto. Ci sono tanti indizi che la scelta che farete sarà quella sbagliata. E’ bastata un’intelligente iniziativa politica delle opposizioni per mandare in tilt per ore una maggioranza di centrodestra divisa come non mai. Pensiamo che alla fine sceglierete le preferenze per finta. ‘Qui si parrà la vostra nobilitate’, avrebbe detto il sommo poeta. Giorgia Meloni si è definita una underdog ma l’underdog non c’è più, ha lasciato il posto a una consumata artista del galleggiamento in un battibaleno dal tirare dritto al tirare a campare. Una ex coraggiosa che quando l’asticella si alza rinuncia a saltare”. Così il senatore Pd Dario Parrini, primo firmatario del subemendamento delle opposizioni sulle preferenze, intervenendo nell’aula di palazzo Madama prima del voto.
L’Aula del Senato ha approvato l’emendamento 1.6 presentato da Marco Lisei (FdI) che prevede che l’elettore “può esprimere fino a tre preferenze”, “ad eccezione del capolista”. In particolare, si legge nel testo, “ogni elettore può esprimere fino a tre preferenze in favore di candidati nel collegio plurinominale della lista votata tra quelli che non sono capolista. Il voto di preferenza si esprime tracciando un segno nel quadrato posto a fianco del nome e cognome del candidato prescelto, riportato nell’apposita colonna a fianco del contrassegno di lista. Nel caso di più preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista”.
Graziano (Pd): “Tra coerenza e poltrona, Meloni sceglie poltrona”
“Tra la coerenza e la poltrona, Meloni sceglie la poltrona. È questo l’unico commento possibile a quanto accaduto al Senato sulla legge elettorale. Dopo aver riempito pagine e pagine di giornali con retroscena sulla volontà di votare per le preferenze e dopo averlo dichiarato pubblicamente in tante occasioni, nel momento in cui poteva farlo davvero, Meloni si tira indietro. Lo fa perché ha paura della fine del suo governo. La coerenza, evidentemente, finisce quando comincia il rischio di perdere la poltrona”. Così il deputato democratico Stefano Graziano commenta il passaggio della legge elettorale al Senato.
Conte (M5s): “Su preferenze teatrino sfacciato, da Meloni totale incoerenza”
“Premetto: ritengo assurdo che da mesi la maggioranza impegni il Parlamento giorno e notte sulla legge elettorale migliore per blindarsi al potere anziché su misure forti che servono agli italiani per contrastare il crollo degli stipendi, il record di tasse, i rincari e il caro-carburanti. Ma ora siamo oltre. Siamo al teatrino più sfacciato, alla messinscena più truffaldina. Giorgia Meloni si smentisce ancora una volta e, nascondendosi dietro la ‘fedeltà alla maggioranza’, vota contro la possibilità che i cittadini possano esprimere delle vere preferenze nella scelta dei parlamentari. Due mesi fa erano andati sotto alla Camera su un loro emendamento farlocco che proponeva finte preferenze e avevano provato a mischiare le carte accusando le opposizioni di non volere le preferenze. Ora al Senato dicono chiaramente no agli emendamenti nostri e delle altre forze di opposizione che proponevano preferenze vere, a partire dai capilista. Meloni su un aspetto si sta dimostrando pienamente coerente: tradisce sistematicamente tutti gli impegni presi con gli elettori. È straordinariamente ‘coerente’ nella sua totale ‘incoerenza’”. Lo scrive sui social il leader M5S Giuseppe Conte.
Premetto: ritengo assurdo che da mesi la maggioranza impegni il Parlamento giorno e notte sulla legge elettorale migliore per blindarsi al potere anziché su misure forti che servono agli italiani per contrastare il crollo degli stipendi, il record di tasse, i rincari e il… pic.twitter.com/ILAOYysXGr
— Giuseppe Conte (@GiuseppeConteIT) September 10, 2026
Pirondini (M5s): “Meloni ha perso definitivamente la faccia”
“Giorgia Meloni aveva l’ultima chance della legislatura per dimostrare un briciolo di coerenza. Poteva votare per avere vere preferenze e restituire la scelta agli italiani. Ha preferito perdere la faccia e farsi portare al guinzaglio da Forza Italia e Lega per tirare a campare il più possibile. Ha preferito riempire le sue liste dei vari Santanchè, Delmastro e magari anche Caroccia in persona, il prestanome della Camorra, dopo averlo di fatto aiutato nascondendo le chat ai giudici. Oggi Giorgia Meloni ha perso definitivamente la faccia”. Così il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini. Bonelli (Avs): “Maggioranza si tiene con lo scotch”
“Questa maggioranza si regge con lo scotch: sono tutti contro tutti. Tajani contro Salvini, Salvini contro Tajani e Fratelli d’Italia che non riesce a tenere insieme la maggioranza. Giorgia Meloni ha rinnegato la sua storia politica, che parlava di preferenze, di poter dare la possibilità ai cittadini di scegliere. Invece oggi propongono una norma con i capilista bloccati: il segnale di una maggioranza, a partire dalla Meloni, ormai in totale sbando, che pensa solo a come conservare il potere, dimenticando e impedendo di fatto ai cittadini di poter scegliere i propri rappresentanti. Parlano solo di legge elettorale, dimenticando i veri problemi degli italiani: gli stipendi bassi, la crisi climatica, il caro energia, la sanità pubblica, alla quale hanno tagliato le risorse”. Così in una nota Angelo Bonelli, co-portavoce di EV e deputato di AVS.
Paita (Iv): “FdI boccia le preferenze, ridicoli”
“Fratelli d’Italia alla fine boccia le preferenze. Sono ridicoli. Da anni Giorgia Meloni parla di ridare la parola agli italiani. Quando finalmente ha l’occasione di farlo, si tira indietro e smentisce sé stessa. L’ennesimo voltafaccia di una premier completamente priva di credibilità. Le poltrone contano di più. Quella vista oggi nell’aula del Senato è una indecorosa sceneggiata”. Lo dice la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva-Casa Riformista.

