Meloni a Palermo, la visita della premier per la cerimonia di svelamento della Fiat Croma di Falcone

Meloni a Palermo, la visita della premier per la cerimonia di svelamento della Fiat Croma di Falcone
Giorgia Meloni rende omaggio alla stele di Capaci (Palazzo Chigi)

La presidente del Consiglio: “Non indietreggiare è modo serio per onorare memoria vittime”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è a Palermo per la cerimonia dello svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo il 23 maggio del 1992, presso il ‘Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino’. Meloni ha presieduto anche il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica: “A pochi giorni dal 34esimo anniversario della strage di via D’Amelio, il messaggio dello Stato è uno solo: contro la criminalità organizzata nessun passo indietro. Grazie alla magistratura e alle Forze dell’ordine per aver fermato la banda dei Kalashnikov. La legalità è la strada”, ha scritto la premier su X.

Poco prima di raggiungere la Prefettura, Meloni ha deposto un mazzo di fiori per rendere omaggio alla stele dedicata a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, lungo l’autostrada A29, in prossimità di Capaci, nel luogo della strage del 23 maggio 1992.

Meloni: “Strage Capaci ha cambiato tutto, nessuno ha più potuto accampare scuse”

“Trentaquattro anni fa l’Italia di colpo fu costretta a fare i conti con qualcosa che era spaventoso, ma che era anche un male che fino ad allora moltissimi avevano preferito fingere di non vedere, minimizzare, sottovalutare. Può sembrare assurdo per noi che ne parliamo oggi, ma è così. Non si poteva neanche pronunciare il suo nome. La strage di Capaci ha cambiato tutto, nessuno ha più potuto accampare scuse. Illudersi che il tema non esistesse, che il problema non lo riguardasse, fingere di non sapere o addirittura accettare di esserne complice”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla cerimonia di svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo. “Da quel momento era chiaro a tutti che Cosa Nostra non era un’invenzione, non era qualcosa di astratto, non era qualcosa di leggendario, era reale ed era disposta a tutto per portare avanti il disegno criminale e sovversivo che aveva immaginato e cioè affermare che era più forte dello Stato, che poteva piegare le istituzioni ai propri biechi interessi, che il suo potere non conosceva limite e che quindi nessuno avrebbe potuto mettersi di traverso”, le parole della premier. 

“Io, come potete immaginare, sono una persona abbastanza abituata a parlare in pubblico. Però oggettivamente, anche per una veterana come me, oggi non è facile prendere la parola qui, dopo che con la professoressa Falcone abbiamo assistito allo svelamento di quello che resta della Fiat Croma su cui il 23 maggio del 1992 viaggiavano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Giuseppe Costanza. Perché l’emozione è penetrante, tagliente. Ti mette di fronte alla storia, quella con la S maiuscola, quella che è fatta di carne, di sangue, che è fatta di fatti che cambiano il corso degli eventi, che cambiano la cultura di una nazione, che cambiano il cammino di un popolo, che hanno determinato, è il mio caso, anche la traiettoria della nostra vita, delle nostre scelte”, ha proseguito Meloni. 

Meloni a Palermo, la visita della premier per la cerimonia di svelamento della Fiat Croma di Falcone
Giorgia Meloni rende omaggio alla stele di Capaci (Palazzo Chigi)

“Giovanni Falcone era stato uno dei primi magistrati a portare la mafia in tribunale, che significa soprattutto darle un nome, che significa processarla, che significa dire che si poteva combattere quel male. Lo ha fatto senza paura, senza paura di fare nomi e cognomi, senza paura di inchiodare i mafiosi alle loro responsabilità, senza paura di denunciare anche la cappa di omertà che aveva fino a quel momento protetto crimini e affari. Sbattere in faccia all’opinione pubblica verità che altrimenti sarebbero state taciute. È evidente che quindi per Cosa Nostra il giudice Falcone meritava una punizione esemplare, la più feroce, la più violenta, perché quella punizione doveva essere un monito e doveva essere un messaggio: nessuno poteva sfidare la mafia. Solo che in quel caso Cosa Nostra ha fatto un enorme errore di valutazione. Perché quella strage, che era concepita per intimidire lo Stato e piegare la coscienza degli italiani, produsse l’effetto diametralmente opposto, portò la gente a reagire. Migliaia di cittadini che decisero di non voltarsi più dall’altra parte. E nacque così una nuova consapevolezza civile. La consapevolezza per cui combattere la mafia diventava una responsabilità condivisa. Non era più solo compito delle forze dell’ordine e dei magistrati. Da quel dolore prese forza una mobilitazione che ha cambiato per sempre il rapporto tra gli italiani e la mafia“, ha concluso la premier.

Meloni: “Sicurezza si costruisce dialogando con i territori”

“Siamo qui per fare il punto sull’impegno che lo Stato e le istituzioni a ogni livello stanno portando avanti per garantire la sicurezza di questo territorio, per individuare insieme le soluzioni più efficaci per continuare ad affrontare e dare risposte ai problemi che sono più urgenti per i cittadini di Palermo”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presso la Prefettura di Palermo. “Io ho scelto di esserci perché la sicurezza dei cittadini si costruisce soprattutto dialogando con i territori, soprattutto dialogando con coloro che su quei territori garantiscono la sicurezza. Ma sono qui anche per ribadire ancora una volta che questa città e i suoi cittadini sono al centro dell’azione del governo, delle istituzioni”, ha aggiunto la premier. 

Meloni: “Chi pensa portare indietro Palermo troverà Stato determinato a reagire”

“È una giornata importante, in una settimana importante, che si conclude con il 34esimo anniversario della strage di Via D’Amelio che uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque uomini della sua scorta. Una giornata che ci consegna una responsabilità ancora più forte, perché questa è una città che con la sua storia ha contribuito all’identità, alla coscienza civile della nostra nazione nel suo complesso. È un luogo in cui lo Stato ha dimostrato, più forse che in ogni altro luogo, la sua capacità di non essere disposto a indietreggiare quando i momenti davvero difficili arrivavano, di non essere disposto ad indietreggiare di fronte alla violenza mafiosa. E’ un messaggio che noi raccogliamo e proviamo a rilanciare”, ha proseguito Meloni.

“Proviamo a ribadire questo messaggio con la stessa determinazione anche oggi, non solamente celebrando i nostri eroi del passato, ma anche provando a capire come si possa fare la nostra parte per essere all’altezza di quell’esempio e di quell’insegnamento – ha aggiunto – \Sappiamo bene che cosa è accaduto di recente in alcune zone di questa città, in particolare nella periferia nord-ovest, in diversi Comuni della fascia costiera: le raffica di Kalashnikov, le intimidazioni ai commercianti e agli imprenditori, le taniche di benzina date alle fiamme per terrorizzare i cittadini. Sono immagini che non vedevamo da tempo, ma che non abbiamo alcuna intenzione di tollerare. E allora io sono qui anche e soprattutto per dire grazie, perché lo Stato non è rimasto a guardare. Proprio nelle scorse ore, carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito il fermo di 22 persone, poi diventate 24, ritenute protagoniste dell’escalation criminale degli ultimi mesi. Un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia con accuse che arrivano fino all’estorsione e alla detenzione di armi da guerra, aggravate dal metodo mafioso”. “Insomma, è un segnale che io considero inequivocabile, particolarmente bello perché arriva in questa settimana. Chi pensa di portare Palermo indietro, chi pensa di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà di fronte a sé uno Stato determinato, che reagisce e che colpisce”, ha detto ancora Meloni. 

“Voglio ricordare che accanto a queste indagini lo Stato ha agito subito anche sul territorio. È stata disposta l’istituzione di zone rosse a Sferracavallo e allo Zen, i quartieri che sono più esposti a questi fenomeni. Il ministro Piantedosi ha assegnato 90 agenti in più per io controllo del territorio, sono unità che si sommano alle 850 già destinate a quest’area dal 2025 ad oggi. Il ministero dell’Interno, insieme al prefetto Pisani, ha individuato ulteriori risorse per l’assunzione di personale della Polizia locale per l’attività straordinaria di controllo. Ai 9 milioni di euro che sono stati già assegnati a Palermo e ai Comuni dell’area metropolitana, se ne aggiungeranno altri sei, e sono chiaramente risorse molto preziose che servono a finanziare i progetti di sicurezza urbana e di potenziamento dei presidi sul territorio”, ha ricordato Meloni nel suo intervento. “In particolare – ha quindi aggiunto – partirà tra poco la sperimentazione di impianti di videosorveglianza a fini investigativi nelle zone che sono più a rischio della città. Telecamere che sono gestite direttamente dalla squadra mobile per prevenire e reperire i reati. Penso siano segnali importanti di una capacità che c’è di fare soprattutto gioco di squadra, di un’attenzione reale e costante, che, dal mio punto di vista, va ancora rafforzata”. 

Meloni a Palermo, la visita della premier per la cerimonia di svelamento della Fiat Croma di Falcone
Matteo Piantedosi, Giorgia Meloni e Carlo Nordio alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presso la Prefettura di Palermo (Palazzo Chigi)

Meloni: “A Palermo presidi e controlli fissi, forse anche con esercito”

“Siamo qui per ragionare su come rafforzare” l’attenzione da parte dello Stato, “anche per continuare a garantire il massimo sostegno alle vittime delle intimidazioni, del racket. Il messaggio deve essere chiaro: lo Stato c’è, non lascia sole le persone per bene, quelle che ogni giorno si rimboccano le maniche per creare ricchezza e lavoro in questo territorio. Però io penso possiamo riuscire a fare di più, che possiamo riuscire a fare ancora meglio”, ha continuato Meloni. “Penso che questo Comitato dovrebbe fissarsi come obiettivo quello di trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni operative per avviare una operazione straordinaria di controllo e di presidio fisso del territorio, a partire dai quartieri che sono più a rischio, penso soprattutto allo Zen, ma non solamente – le parole della premier – Presidio che si può garantire con le forze di polizia, ma non solamente, forse anche con il coinvolgimento dei militari dell’esercito in operazioni congiunte. Se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano le ‘Strade sicure’. E penso che questo sia il passo successivo che possiamo fare per rafforzare ancora di più un lavoro importante che è stato fatto e che è necessario per stroncare l’escalation di violenza che una parte di questo territorio sta vivendo”.

L’obiettivo, ha quindi spiegato Meloni, è quello di “mandare avanti un lavoro del quale dobbiamo andare fieri. Dal 2023 ad oggi, qui a Palermo, sono state realizzate 118 operazioni ad alto impatto, comprese quelle nelle stazioni ferroviarie. Sono state impiegate oltre 3mila unità di forze di polizia, sono state controllate più di 14mila persone. Con le zone rosse sono state controllate circa 45mila persone, di cui quasi 3.500 stranieri, allontanando i soggetti che sono stati ritenuti pericolosi con precedenti di polizia. Negli ultimi quattro anni nella città metropolitana di Palermo, i beni confiscati alla mafia che sono stati restituiti alla collettività, trasferiti agli enti locali, sono cresciuti di quasi il 60%: 128 immobili confiscati che sono stati destinati prevalentemente all’emergenza abitativa. Cioè la ricchezza strappata alle mafie torna nella disponibilità della collettività per aiutare i problemi delle famiglie, particolarmente di quelle più fragili”.

Meloni: “Non indietreggiare è modo serio per onorare memoria vittime”

Lo Stato qui non ha abbassato la guardia. Continua a colpire la criminalità organizzata nei suoi interessi economici, nelle sue strutture, nella sua capacità di intimidazione. Dobbiamo insistere evolvendo, anche perché chiaramente le mafie cambiano, investono nell’economia legale, sfruttano le nuove tecnologie, cercano nuovi spazi di infiltrazione, nuovi strumenti per condizionare il tessuto produttivo. E per questo è fondamentale anche continuare a rafforzare gli strumenti investigativi e a sostenere il lavoro di tutte le istituzioni che sono impegnate su questo fronte. Quindi io sono qui soprattutto per dire grazie a voi e con voi per dare un messaggio chiaro, e cioè che a Palermo lo Stato c’è e vuole essere sempre più presente con determinazione, certo con umiltà, ma con costanza, senza mai indietreggiare, perché questo è il modo più serio che conosciamo di onorare la memoria di chi ha dato la vita per la libertà, per la legalità in territori come questo”, ha concluso la premier. 

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