Santanchè, la richiesta di dimissioni dopo i guai giudiziari: i 5 processi alla ministra

Santanchè, la richiesta di dimissioni dopo i guai giudiziari: i 5 processi alla ministra
Daniela Santanchè (Foto Alfredo Falcone/LaPresse)

A Daniela Santanchè, dopo i passi indietro di Delmastro e Bartolozzi, era arrivato ieri un avviso di sfratto da parte di Giorgia Meloni ,come annunciava nero su bianco una nota di Palazzo Chigi: “La presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, esprime apprezzamento per la scelta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione. Auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè”.

A travolgerla una nuova indagine a suo carico della Procura di Milano, con l’ipotesi di reato di bancarotta in relazione al fallimento della Bioera spa, una delle società riconducibili al gruppo attivo nel settore del bio-food che era stato guidato dalla senatrice di Fratelli d’Italia fino al 2021. Santanchè è anche imputata di falso in bilancio con altri 15 fra manager e sindaci delle società Visibilia per i conti il 2016 e il 2022, nonché per truffa aggravata ai danni dello Stato per l’utilizzo della cassa integrazione Covid. Fonti di governo assicurano che la premier non chiederà al Parlamento un voto di fiducia a seguito della sconfitta al referendum, perché “non avrebbe senso visto che non c’è alcuna crisi nella maggioranza che sostiene l’esecutivo”, è il ragionamento dalle parti di Palazzo Chigi, dove si smentisce anche che sia all’ordine del giorno un incontro al Quirinale tra la premier e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.” Ma intanto nei confronti della ministra del Turismo è arrivata la mozione di sfiducia depositata questa mattina alla Camera e sottoscritta da tutte le forze di opposizione e firmata da Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5s), Luana Zanella (Avs), Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (IV) e Riccardo Magi (+Europa).

Santanchè: ecco tutti i processi in cui è coinvolta

Un processo per falso in bilancio, un’udienza preliminare per truffa all’Inps e tre indagini per bancarotta che presto potrebbero concludersi. Sono i casi giudiziari che coinvolgono la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, di cui la premier Giorgia Meloni ha chiesto pubblicamente le dimissioni dopo la sconfitta referendaria. La senatrice di Fratelli d’Italia è imputata davanti al Tribunale di Milano per i presunti conti truccati delle società della galassia Visibilia (Visibilia Editore spa, Visibilia Editrice srl e Visibilia srl) fra 2016 e 2022 assieme ad altriá15 fra manager e sindaci delle aziende. La prossima udienza è prevista per il 14 aprile per il controesame di di Nicola Pecchiari, il commercialista e docente della Bocconi consulente tecnico dei pubblici ministeri Luigi Luzi e Marina Gravina con l’aggiunto Roberto Pellicano nel fascicolo nato da un’azione civile intentata dai piccoli soci di Editore spa, costituiti parte civile e che chiedono il risarcimento danni per aver visto crollare il valore della propria partecipazione azionaria. La sentenza dovrebbe arrivare sicuramente entro la fine della legislatura.

A livello mediatico il procedimento che più ha intaccato l’esponente di Fratelli d’Italia è quello per truffa aggravata ai danni dello Stato. Santanchè, il compagno Dimitri Kunz e il manager Paolo Concordia sono accusati per i 126.468,60 euro versati dall’Inps fra 2020 e 2022 a 13 lavoratori di Visibilia Editore spa e Visibilia Concessionaria srl per 20.117 ore di cassa integrazione Covid, in piena pandemia, mentre in realtà i lavoratori avrebbero “continuato a svolgere le proprie mansioni secondo i contratti in corso” e in “smart working”. L’udienza preliminare è in corso da oltre un anno ed è ‘congelata’ da settembre 2025 in attesa che la Corte Costituzionale decida se la Procura di Milano ha o meno ecceduto dai suoi poteri nel farsi consegnare audio, chat e mail, non intercettate ma registrate da ex dipendenti delle società Visibilia e in cui Santanchè compare direttamente o come mittente/destinatario (anche in copia) delle comunicazioni. Il conflitto di attribuzioni lo ha sollevato con la Procura di Milano il Senato. Al centro della decisione della Consulta c’è l’oggetto del contendere fra politica e magistratura sin dalla sentenza ‘Open-Renzi’ nel 2023. Quelle prove acquisite dai pm sono “documenti”, quindi utilizzabili dalla pubblica accusa in un processo a carico di un parlamentare, oppure sono “corrispondenza”, equiparabile a “intercettazioni”, completamente nulla in assenza di “autorizzazione” della camera di appartenenza, come prescritto dalla Corte estendendo il perimetro dell’articolo 68 della Costituzione sulle garanzie dei membri di Montecitorio e Palazzo Madama. Nel caso di Santanchè si tratta in particolare di “conversazioni ambientali registrate”, fra 2019 e 2022 da Eugenio Moschini, ex dipendente della rivista ‘Pc Professionale’ edita da Visibilia, consegnate alla guardia di finanza sentito come testimone l’8 novembre 2023 e di mail e chat WhatsApp e Telegram, acquisite durante le indagini sia attraverso la testimonianza dell’ex lavoratrice del Gruppo, Federica Bottiglione, sia attraverso la trasmissione da parte della Consob ai militari delle fiamme gialle. I pm hanno chiesto di processarla anche senza quelle registrazioni e quelle mail.

I fallimenti delle società

Il terzo e ultimo filone riguarda i fallimenti delle società del gruppo del bio-food Bioera-Ki Group:ála ministra del Turismo è indagata con l’ipotesi di bancarotta per il crac di Bioera e per quello della Ki Group srl per la quale è stato accertato un “passivo esposto in ambito concordatario” da 8.625.912,96 euro. Fascicolo in cui sono indagati anche l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro, Michele Mazzaro, Antonino Schemoz, Stefano Crespi e Filippo Rolando. I magistrati sono ancora in attesa invece delle carte del liquidatore relative al Ki Group Holding, l’ultima azienda del Gruppo dichiarata fallita per lo “stato di insolvenza” e gravata da oltre 1,4 milioni di debiti. Relazione che dovrebbe essere depositata dal curatore fallimentare entro al massimo uno o due mesi. Al termine dei quali la Procura dovrebbe riunire i fallimenti in un unico maxi fascicolo per chiudere le indagini prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

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