Referendum, fonti di governo: Meloni non chiederà il voto di fiducia perché non c’è crisi di maggioranza – La diretta

Referendum, fonti di governo: Meloni non chiederà il voto di fiducia perché non c’è crisi di maggioranza – La diretta
Giorgia Meloni e Carlo Nordio alla Camera dei deputati, Roma, 11 marzo 2026 (Foto Mauro Scrobogna/LaPresse)

Nordio: “Mi assumo la responsabilità politica della sconfitta”. Schlein: “Nel Paese c’è già una maggioranza alternativa”. Conte: “Avviso di sfratto per Meloni”

 Al Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia ha vinto il No. A scrutinio concluso, il No si è attestato al 53,74% con 14.461.375 voti, mentre il Sì si è fermato al 46,26% con 12.448.216 voti. È quanto riportato dalla piattaforma Eligendo del Viminale. Mancano i voti della sezione 127 del comune di Sassari (Ss) su cui sono in corso delle verifiche, gli atti sono stati inviati all’Ufficio centrale per il completamento delle operazioni. Il dato definitivo del voto degli italiani all’estero vede prevalere il Sì, che si attesta al 56,34% con 803.632 preferenze mentre il No è al 43,66% con 622.652 voti. A livello complessivo (Italia+estero) il No totalizza il 53,23% e il Sì il 46,77%. 

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, dice che ieri è stata “una vittoria della democrazia”, ma non dello “spirito dei padri costituenti”, e che il risultato impone una seria riflessione per tutti”.

Referendum Giustizia 2026
Inizio diretta: 24/03/26 07:14
Fine diretta: 24/03/26 23:30
Gratteri: "Mia frase a 'Il Foglio' non era una minaccia, non querelerò nessuno"

“Hanno vinto tutti quelli che hanno cercato di spiegare la riforma. Io sono stato un po’ la testa d’ariete”. Così il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, nella puntata di ‘DiMartedì’ su La7. “Non era una minaccia” la mia frase ai giornalisti de Il Foglio. “Non querelerò nessuno perché sono stato ampiamente pagato dal risultato di questo referendum”.

Borghi (Iv): "Governo è a pezzi dopo questa giornata"

“Siamo davanti a un fatto politico di evidente rilevanza: la Presidente del Consiglio intende disfarsi del suo Ministro del Turismo, che resiste e rimanda al mittente la richiesta. Al punto tale che Meloni è costretta a chiederglielo via comunicato ufficiale. A questo punto delle due l’una: o Santanchè si dimette nelle prossime ore, o Giorgia Meloni è costretta a ricorrere alla mozione di sfiducia individuale (rievocando il caso Mancuso sotto il governo Dini). In ogni caso, il governo è a pezzi dopo questa giornata”. Lo dice il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva.

Gasparri (FI): "Renzi disse che si sarebbe ritirato, ma sta ancora qui"

“Siccome Renzi invoca le dimissioni della Meloni e di tutti ogni cinque secondi, sarà bene ricordargli che disse che se fosse stato sconfitto a quel referendum si sarebbe ritirato dalla politica. Non l’ha fatto. Sta ancora qui ad annoiarci con i suoi discorsi vani, dopo essere crollato dal 40% di un tempo al 2%. Dopo essere finito all’autogrill per conversazioni dal contenuto mai ben compreso. Dopo essersi dedicato a intensificare i suoi guadagni attraverso conferenze strapagate da stranieri su cui ci sarebbe molto da ridire”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri.

Schlein: "Giovani si sono mobilitati nonostante assenza del voto per i fuorisede"
Uno scatto recente della segretaria del Pd, Elly Schlein. (Foto Roberto Monaldo/LaPresse)

“C’è stata una straordinaria mobilitazione delle nuove generazioni. È la politica che deve capire come coinvolgerli di più parlando dei loro problemi quotidiani”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, nella puntata di ‘diMartedì’ che andrà in onda questa sera su La7. I ragazzi “hanno votato nonostante gli sia stato ingiustamente sottratto il voto fuorisede”, ha sottolineato la deputata dem.

Bevilacqua (M5S): "2 di picche a Meloni, per Cerno 'dolores de panza'"

“Tommaso Cerno oggi ha perso lo smalto. Nella filippica che TeleMeloni gli concede ogni giorno su Rai 2, non riesce a fare altro che tornare a prendersela con i giudici, rei di avere festeggiato la vittoria del NO. E poi con chi se la prende per giustificare il due di picche che gli italiani hanno dato alla maggioranza? Ma con le opposizioni ovviamente! Gli errori di Meloni? Le gaffe di Nordio? Le bistecche di Delmastro? I plotoni della Bartolozzi? Gli inviti al “solito sistema clientelare” fatti da Fratelli d’Italia? Zero. Ma glielo si leggeva in faccia che in realtà dentro Cerno stava rosicando come non mai. I “Dolores de panza”, per citare lui stesso, oggi sono tutti di Tommaso Cerno”. Così la senatrice M5S Dolores Bevilacqua.

SI Trento: "Vinto grazie ai giovani, ora costruire alternativa"

“Abbiamo ottenuto un’importante vittoria che ci fa felici ma nel contempo ci assegna una grossa responsabilità, quella di costruire un’alternativa credibile ed attraente. Questa vittoria è stata costruita grazie soprattutto ai giovani che si sono recati a votare e hanno votato per fermare l’ennesimo attacco alla Costituzione, perché di questo si trattava e non tanto di una semplice modifica della giustizia. Il governo ha cercato di fermare il desiderio di partecipazione dei giovani impedendo loro di votare fuori sede. E noi abbiamo risposto nominandoli nostri rappresentanti di lista nei luoghi di studio. Basti pensare che solo Avs ha nominato più di 11mila rappresentanti in tutta Italia, di cui circa 200 in Trentino. Questa quindi è diventata anche la loro vittoria”. Così Renata Attolini, segretaria di Sinistra Italiana in Trentino, sottolineando che “ora tocca a noi, nel pieno rispetto della Costituzione, rilanciare il salario minimo, la riduzione delle ore lavoro a parità di salario, il no agli armamenti, la scuola e la sanità pubblica, un fisco più giusto. Sono già punti del nostro programma, vogliamo farli vivere nel Paese”.

Borghi (Iv): "Voto di ieri è spartiacque per la legislatura"
Il senatore di Italia Viva, Enrico Borghi. (Foto Cecilia Fabiano/LaPresse)

“È chiaro che il risultato del referendum sia lo spartiacque di questa legislatura. Eppure siamo nella condizione paradossale per cui il popolo si è espresso, ma la maggioranza e il Parlamento non si interrogano su quanto è accaduto. E i nostri lavori parlamentari riflettono questa afonia del governo. Possiamo stare, per dirla alla Max Weber, alla razionalità formale, per cui il governo ha la fiducia e può andare avanti, oppure guardare alla razionalità sostanziale. E per noi il Parlamento deve stare alla sostanza”. Lo dice il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva, prendendo la parola sull’ordine dei lavori. “La presidente del consiglio in questo momento è in Algeria a discutere del futuro energetico del paese. Vorremmo che Giorgia Meloni venisse in parlamento a riferire sui suoi colloqui, anche in relazione con quanto sta accadendo nel golfo persico. Sono cose che hanno conseguenze per i cittadini, le imprese, il caro vita. Di questo dobbiamo discutere, e del fatto politico che si è aperto domenica e lunedì” ha aggiunto Borghi.

Pittalis (FI): "Campagna piena di falsità e menzogne"

“Il voto sul No alla riforma espresso dagli italiani è chiaro e inequivocabile e ne prendiamo atto, non senza evidenziare che la campagna referendaria è stata contrassegnata da falsità e menzogne da parte di certa politica e di certa magistratura, che ne ha fatto uno strumento di lotta politica contro il governo Meloni, evitando il confronto sul merito e sul contenuto della riforma”. Così il segretario regionale di Forza Italia Sardegna e deputato azzurro, Pietro Pittalis. “La riforma, nella nostra prospettiva aveva l’obiettivo di confermare e attuare il principio del giusto processo, previsto dall’art. 111 della Costituzione, liberare la magistratura dal condizionamento del sistema perverso delle correnti e, in particolare, contribuire ad evitare gli errori giudiziari e le ingiuste detenzioni”.

La sezione 127 di Sassari non chiude lo spoglio, è l'unica in Italia: tocca a tribunale

Sarà l’ufficio provinciale per il referendum istituito presso il tribunale di Sassari a concludere lo scrutinio della sezione elettorale 127, rimasta l’unica in tutta Italia senza dato definitivo dopo la chiusura delle operazioni sul voto referendario. Secondo quanto si apprende, al termine dello spoglio la presidente del seggio ha sospeso le operazioni a causa di una discordanza tra il numero delle schede e quello dei voti espressi, senza procedere alla chiusura definitiva. Il plico è stato quindi trasmesso agli uffici competenti del tribunale, che dovranno riesaminare verbali e schede per validare il risultato e inviarlo all’ufficio centrale. Il caso ha assunto rilievo nazionale: a oltre 19 ore dalla fine dello scrutinio, sul portale Eligendo del Viminale risulta ancora incompleto il dato complessivo, fermo a 61.532 sezioni su 61.533. La sezione mancante è quella allestita nella scuola media di via Monte Grappa, con 346 elettori aventi diritto. Restano da chiarire le cause dell’anomalia, in una consultazione tradizionalmente caratterizzata da procedure di conteggio lineari. Non è la prima volta che nel Sassarese si registra un episodio simile: un precedente risale alle elezioni regionali del 2014, quando fu necessario l’intervento dell’ufficio centrale del Tribunale per completare lo scrutinio.

Antoniozzi (FdI): "Chi pensa che abbiamo perso le politiche sbaglia"

“È giusto sempre accettare il responso democratico e rispettarlo. Abbiamo perso il referendum che non era una questione di destra ma un’occasione per tutti”. Lo afferma il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi. “Meloni è una grande leader – dice Antoniozzi – e l’impegno che dobbiamo assumere noi è quello di essere alla sua altezza. Se ci nascondiamo dietro al suo carisma e non ci sforziamo di essere migliori non siamo alla sua altezza. Chi pensa che non è successo nulla sbaglia ma chi pensa che abbiamo perso le elezioni politiche sbaglia ancora di più. Ora è il tempo di dimostrare a tutti i livelli senso di responsabilità. Personalmente rispetto la magistratura e la sua autonomia ma francamente vedere cori da ultras in alcune città, da parte di magistrati, è stato poco edificante”

Boccia (Pd): "Fermatevi su premierato e legge ballottaggi, posate la clava"

“Il referendum è alle spalle. Il voto è stato chiarissimo. Gli italiani hanno detto che sulla Costituzione non si forza e che le regole fondamentali non si cambiano a colpi di maggioranza”. Così il capogruppo Pd in Senato Francesco Boccia parlando in Aula a Palazzo Madama. In riferimento alla maggioranza e al referendum prosegue: “Dopo ieri credo sia necessario deporre la clava”. “Fermatevi sulle riforme costituzionali. Ritirate la riforma del premierato e la legge sul quorum nei ballottaggi. Speriamo che almeno il segnale di ieri sia arrivato forte e chiaro”, conclude.

Bonelli (Avs): "Meloni venga a riferire e ritiri il premierato"

“Ci sono presidenti del Consiglio che si sono dimessi per molto meno. Dopo una sconfitta politica così netta e clamorosa, Giorgia Meloni dovrebbe almeno avere il rispetto istituzionale di venire in Parlamento a riferire. La verità è che il voto degli italiani è stato chiarissimo. La vittoria del No è una bocciatura politica pesante per il governo e per la sua linea sulla giustizia. Non si può far finta di nulla e andare avanti come se niente fosse. Per questo chiediamo che la presidente Meloni ritiri subito la riforma del premierato, che rappresenta un altro tentativo di demolire la Costituzione e di marginalizzare il ruolo del Presidente della Repubblica. Dopo questo voto, andare avanti su quella strada sarebbe un atto di arroganza politica. Serve invece rispetto per il voto popolare e l’apertura di una fase nuova. Il Paese ha bisogno di risposte su lavoro, sanità pubblica, crisi sociale e transizione ecologica”. Così in una nota Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde.

Boldrini (Pd): Il Paese ha mandato un messaggio chiaro"
Laura Boldrini davanti ai microfoni della stampa (Foto Cecilia Fabiano/LaPresse)

“Ieri più di 14 milioni di italiane e italiani hanno dato un segnale chiaro a questo governo, sulle sue scelte in tema di giustizia e sulle sue politiche. E Giorgia Meloni, che ama parlare di sovranità popolare, invece di prendere atto della volontà della maggioranza delle cittadine e dei cittadini, finge che non sia successo nulla e pensa di accelerare sulla legge elettorale. La bocciatura è netta ma se davvero Nordio se ne intesta la responsabilità deve trarne le conseguenze, anziché blindare se stesso, il sottosegretario Delmastro e la sua capa di gabinetto Bartolozzi. Vogliono continuare a fingere che Delmastro non abbia aperto una società con la figlia diciottenne di un noto prestanome di un clan camorrista, mentendo ripetutamente sulla vicenda? Vogliono continuare a fingere che Bartolozzi non sia stata anche lei a cena nel famigerato ristorante e non abbia definito la magistratura “plotone d’esecuzione”? Cos’è? Una brutta puntata del Truman Show? Mentre la maggioranza del Paese chiede dimissioni, Meloni tace sui disastri causati dal suo governo. Una situazione surreale”. Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti nel mondo.

Lega: "Spiacevole vedere ' magistrati intonare 'Bella Ciao'"

“Assolutamente spiacevole vedere quelle immagini da Napoli: una cinquantina di magistrati, riuniti nella saletta dell’Anm al Tribunale, che brindano e intonano ‘Bella Ciao’ per festeggiare l’esito del Referendum. Chi rappresenta un’istituzione fondamentale dello Stato ha il dovere di apparire imparziale, oltre che esserlo. Potevano festeggiare con qualsiasi canzone, invece hanno scelto quella che da sempre rappresenta una precisa parte politica. La giustizia deve essere di tutti gli italiani, non di una fazione, di questo la Lega resta fermamente convinta”. Così i deputati della Lega in commissione Giustizia alla Camera.

Anm: "Vincono i cittadini, ora il ministero dialoghi sull'efficienza della giustizia"
Il segretario generale ANM, Rocco Maruotti. (Foto Mauro Scrobogna/LaPresse)

“L’esito referendario, frutto di una partecipazione al voto che è andata al di là di ogni aspettativa, ci restituisce una Costituzione che conserva immutato l’equilibrio tra i poteri dello Stato voluto dai padri costituenti. Non è una vittoria della magistratura ma dei cittadini che con il loro voto hanno inteso difendere la Costituzione da una revisione che ne avrebbe snaturato il testo in una parte decisiva per il buon funzionamento della nostra democrazia”. Così il segretario dell’Anm Rocco Maruotti, contattato da LaPresse il giorno dopo il Referendum sulla giustizia. “Adesso vogliamo riprendere un dialogo con il ministero e con l’avvocatura sulle riforme necessarie per l’efficienza della giustizia, come le piante organiche e il tema degli applicativi informatici, superando le recenti contrapposizioni, con spirito di fattiva collaborazione nell’interesse degli utenti della giustizia che sono i cittadini”, aggiunge

Melio (Pd): "Difesi i pilastri della Costituzione"

“Per mesi ci hanno detto che la Riforma avrebbe punito criminali, immigrati o pedofili, arrivando a strumentalizzare perfino la ‘Famiglia del bosco’, per poi venire smentiti dalle dichiarazioni di Matteo Salvini stesso. La loro campagna si è fondata su menzogne e illusioni, per questo ad aver vinto il Referendum sono state tutte quelle persone che hanno voluto difendere non solo la giustizia ma anche la dignità e il rispetto del popolo. Con il risultato del Referendum sono stati tutelati i principali pilastri della nostra splendida Costituzione, ovvero la libertà e quell’antifascismo che qualcuno ancora rinnega pur avendo fatto giuramento sulla stessa Carta: hanno vinto le generazioni più giovani, alle quali va il mio più grande grazie, che si sono mobilitate in massa nonostante la negazione del diritto al voto fuorisede, più che mai necessario, dimostrando che quando i quesiti sono chiari e i diritti minacciati non intendono più accettare la prepotenza e l’arroganza”. È quanto dichiara Iacopo Melio, consigliere regionale toscano del Pd, in merito al risultato del Referendum sulla riforma della giustizia.”Allo stesso modo – prosegue Melio – ha vinto anche il Sud, altrettanto stanco di discriminazioni costanti, dando un segnale importante di cambiamento. Grazie anche alla mia Regione, la Toscana, che ha risposto in modo incredibile facendo la differenza: senza l’entusiasmo e la partecipazione di volontarie e volontari preziosi questo non sarebbe stato possibile. Da queste consapevolezze – conclude – dobbiamo ripartire con spirito di responsabilità, compattando la Sinistra per costruire un’alternativa progressista solida che stia dalla parte dei diritti umani, sociali e civili, riconsegnando questo Paese alla buona politica”.

Parodi: "I cori delle toghe a Napoli? Manifestazioni frutto di tensione"
Il presidente dimissionario dell’Anm, Cesare Parodi. (Foto: ANM, Comitato Direttivo Centrale)

I cori dei magistrati di Napoli? “Io ho un carattere diverso, non ho festeggiato in quel modo. Credo però che certe manifestazioni siano frutto della tensione, della preoccupazione accumulata da ambo le parti in questo periodo. Quindi, in qualche modo, credo ci sia stata una temporanea apertura a sfogo di questa tensione. Non credo che siano state manifestazioni strutturali: quando c’è una grossa aspettativa può capitare di avere dei comportamenti non riconducibili alla nostra normalità, non ci vedo nulla di grave. Certo, se si ripetessero tutti i giorni sarebbe preoccupante ma nel momento in cui si apre una bottiglia, dopo una lunga pressione, ci può stare non si sia completamente impeccabili. Anzi, non vorrei fosse l’ennesimo motivo di polemica, visto che c’è tanto da fare”. Così il presidente dimissionario dell’Anm, Cesare Parodi, ospite di ‘Un giorno da pecora’ su Rai Radio1.

Piccolotti (Avs): "Sistema tv filo-governativo e compiacente"

“‘C’è un sistema televisivo che (con sempre più rare eccezioni) si è dimostrato ostile al governo’. L’ha scritto davvero Daniele Capezzone nel suo editoriale sul Tempo per provare a spiegare la scoppola referendaria subita dal Governo Meloni. Peccato che la realtà racconti ben altro: la Rai è ormai ‘Tele Meloni’, luogo in cui l’allineamento alle posizioni del governo è una specie di religione con tanti saluti a libertà e pluralismo. Sul versante privato, Mediaset ha mostrato un atteggiamento tutt’altro che ostile, con una copertura del tutto appiattita sulle ragioni del sì”. Lo dichiara Elisabetta Piccolotti di Avs. “Altro che sistema informativo contro: il quadro che emerge è semmai quello di media in larga parte compiacenti e del tutto di parte. Se si vogliono evitare narrazioni di comodo, basterebbe consultare i dati dell’Agcom sui minutaggi dei tg dedicati al sì e al no. Numeri alla mano, la tesi di Capezzone – conclude la deputata rossoverde – si rivelerebbe semplicemente ridicola”.

De Poli (Udc): "Abbassare i toni, avanti con responsabilità"

“Le indicazioni dei cittadini vanno sempre rispettate in democrazia. La campagna referendaria ha avuto momenti di forte contrapposizione che non hanno aiutato a chiarire fino in fondo i contenuti della riforma della giustizia, tema complesso che non dovrebbe mai essere letto come un terreno di scontro con la magistratura. Ora, all’indomani del voto, è importante abbassare i toni e recuperare un confronto serio e responsabile”. Così il senatore e segretario nazionale Udc, Antonio De Poli, secondo cui “in questa fase finale della legislatura, come centrodestra dobbiamo andare avanti con determinazione per dare risposte concrete ai cittadini: dalla sanità al sostegno del ceto medio, fino al contrasto dei rincari energetici e dei carburanti”.

Borghese (Maie): "Il voto degli italiani all'estero premia nettamente il Sì"

“Il voto degli italiani all’estero per il Referendum sulla giustizia ha premiato nettamente il Sì che si è affermato complessivamente in tutte le circoscrizioni con il 56,34%. Il risultato in favore del Sì è persino straripante nella circoscrizione dell’America meridionale dove il Sì ha vinto con il 72,86% e dove l’affluenza è stata la più elevata. Per il Maie, che ha contribuito attivamente a questo risultato, si tratta oggettivamente di un successo di notevole importanza politica. Come abbiamo detto con trasparenza durante la campagna referendaria la nostra scelta per il Sì non era di carattere ideologico o di appartenenza ma semplicemente una scelta naturale, quasi automatica per la ragione che gli italiani all’estero vivono nella grande maggioranza in Stati ove il sistema giudiziario è molto simile a quello disegnato nella riforma che il popolo italiano non ha avallato. Il voto ha confermato che la nostra scelta per il Sì era giusta e condivisa dagli italiani che vivono fuori dalla patria di origine. Va rispettato senz’altro l’esito del voto complessivo, ora importante è procedere con l’attività di governo perseguendo l’interesse generale specie in un contesto internazionale molto complicato”. Lo dichiara il senatore Mario Alejandro Borghese, vicepresidente del Maie, eletto in America Latina.

Fonti, Meloni non chiederà il voto di fiducia: non c'è una crisi di maggioranza

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non chiederà al Parlamento un voto di fiducia a seguito della sconfitta al Referendum sulla riforma della giustizia. Lo riportano fonti di governo spiegando che la richiesta di fiducia non avrebbe senso perché non c’è alcuna crisi nella maggioranza che sostiene l’esecutivo. In riferimento a indiscrezioni di stampa su un possibile confronto della premier con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le stesse fonti precisano che non è all’ordine del giorno alcun incontro al Quirinale con il capo dello Stato.

Bongiorno: "È solo l'inizio del percorso, riforma da proseguire assolutamente"
La senatrice Giulia Bongiorno. (Foto Alberto Lo Bianco/LaPresse)

“Credo che questa riforma sia estremamente importante e sono estremamente fiduciosa: non è che questi temi improvvisamente si estinguono perché il Referendum dà un esito negativo”. Così la senatrice Giulia Bongiorno (Lega), commenta a LaPresse il voto sulla riforma della giustizia. “Sono temi così importanti che vanno approfonditi per trovare punti di incontro, vanno forse spiegati meglio. Ma per me deve essere l’inizio di un percorso – aggiunge -. Rispettiamo il popolo ma non è che questo significa che si è estinto il tema. È un percorso da proseguire assolutamente. Un po’ ha prevalso questa idea ‘pro Costituzione-contro la Costituzione’, però io sono veramente speranzosa. Per me è un inizio e non è una fine”.

Renzi: "Mi dimetto io anche stavolta o qualcuno si prende la responsabilità?"

“Quindi fatemi capire: Giorgia Meloni non si dimette perché era un Referendum sulla Giustizia e non su di lei. Carlo Nordio non si dimette perché era un testo del Governo e non sulla Giustizia. Giusy Bartolozzi non si dimette perché ‘la magistratura è un plotone di esecuzione’ ma si è ricordata che anche lei è un magistrato. Antonio Tajani non si dimette perché non ha capito di cosa stiamo parlando. Fatemi capire: dopo un Referendum costituzionale perso così male fanno tutti finta di nulla? Mi devo dimettere io anche stavolta o qualcuno del centrodestra si prende finalmente una benedetta responsabilità?”. Lo scrive sui social il leader di Iv Matteo Renzi.

Bonelli (Avs): "Caso Delmastro dimostra a cosa serve la norma su contanti"
referendum

“Dopo la bocciatura del referendum sulla giustizia, di cui il ministro Carlo Nordio si era assunto la responsabilità, si continua a evitare il punto politico centrale: la trasparenza. Nel caso del sottosegretario Andrea Delmastro emerge un fatto gravissimo: la cessione delle quote societarie – secondo quanto riportato dagli organi di stampa – sarebbe avvenuta per 5.000 euro in contanti, esattamente al limite massimo consentito dalla legge. Quel limite, portato a 4.999,99 euro dal governo Giorgia Meloni con la Legge di Bilancio 2023 (Legge 29 dicembre 2022, n. 197), viene oggi plasticamente rappresentato da questa vicenda: operazioni opache che restano sotto soglia e quindi difficilmente tracciabili”. Così Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde.

“È esattamente questo il punto politico. L’innalzamento del tetto al contante non favorisce la libertà economica, ma rischia di favorire zone grigie, proprio mentre si chiede rigore e trasparenza a cittadini e imprese. Il caso Delmastro dimostra in modo evidente a cosa serve davvero quella norma: consentire pagamenti rilevanti in contanti, al limite della soglia, riducendo la tracciabilità e aumentando l’opacità”, conclude.

Fedriga: "Voto democratico va accettato, non farne un dramma"

Il risultato del Referendum? “È il voto democratico e va accettato ovviamente, non bisogna farne un dramma. Sono convinto che sarebbe stata una riforma corretta, ne ero e sono un convinto sostenitore”. Così a Rai Radio1, ospite di ‘Un giorno da pecora’, il governatore del Friuli Venezia Giulia ed esponente della Lega, Massimiliano Fedriga.

Bachelet onora la scommessa e in radio brinda con uno spritz a Nordio

Intervistato a ‘Un giorno da pecora’ su Radio Rai1, Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società Civile per il No, onora la scommessa fatta in trasmissione e, dopo aver cantato suonando la chitarra, brinda con uno spritz al ministro Carlo Nordio pronunciando le parole “l’importante è partecipare, non vincere”.

Salvini: "Battaglia non finisce, 18/4 in piazza per democrazia e libertà"

“Rispetto per i 14 milioni di elettori che hanno votato NO per non cambiare nulla. Ma la nostra battaglia non finisce qui! Anzi, riparte dai 12 milioni di Italiani che hanno votato Sì, e da Pm, giudici e avvocati coraggiosi che, nonostante minacce e derisioni di loro ‘colleghi’, non piegano la testa. Ragione in più per esserci tutti sabato 18 aprile alle 15 in piazza Duomo a Milano, per la democrazia e la libertà!”. Lo scrive su Facebook il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini.

Crosetto: "Ha vinto la democrazia ma non lo spirito dei padri costituenti"

Ieri ha vinto la Costituzione, che attribuisce al Popolo le scelte più importanti. Ieri ha vinto la Democrazia, perché i votanti sono stati molti di più di quanti se ne aspettassero e la loro decisione é stata forte. Ma ieri, e nei mesi scorsi, a mio modesto avviso è stato totalmente sconfitto lo spirito dei padri costituenti. Quello spirito che rifondò l’Italia e la rese una grandissima democrazia era uno spirito di riunificazione, che voleva far terminare i conflitti, sanare le ferite aperte del fascismo e dalla guerra. Si confrontarono, rispettandosi, persone che si erano combattute, che sarebbero stati avversari per tutta la vita”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, su X.

“Ma avevano visto i drammi che l’odio e la contrapposizione ideologica possono generare e, facendo tesoro di quell’esperienza, seppero confrontarsi rispettandosi, ascoltandosi. Così è nata la Costituzione, senza guerre, senza odio, senza violenza verbale. Esattamente il clima contrario rispetto a quello che abbiamo vissuto e che forse ci accingeremo a vivere. L’ho detto più volte nelle scorse settimane: il clima da ultras non è l’humus nel quale possono evolvere le società e le democrazie”.

“Il male genera solo altro male, la violenza verbale genera violenza prima verbale che poi rischia di diventare fisica, l’ingiustizia genera rabbia, la mancanza di imparzialità o oggettività genera radicalismo e polarizzazione. Se tutti urlano nessuno riesce ad ascoltare chi prova a ragionare. A me é toccata in sorte la sventura di occuparmi ogni giorno, come Ministro della Difesa, di ciò che la follia umana può costruire, alimentare, diffondere. Ogni giorno vedo come l’odio costruisce solo odio e la violenza genera altra violenza. Partendo dalle parole”, ha aggiunto.

Crosetto: "Risultato impone una riflessione seria a tutti"

“Il risultato di questo Referendum obbliga ognuno, chi ha vinto e chi ha perso, a delle riflessioni serie. Perché chi serve le Istituzioni ha il dovere di capire, interrogarsi e agire. Noi lo faremo, io lo farò, perché è giusto farlo e non ci siamo mai sottratti al nostro dovere”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, su X.

Gherardo Colombo: "Bene bocciatura erano a rischio diritti fondamentali"

“L’effetto è un effetto molto importante, non è passata una riforma che avrebbe diminuito l’indipendenza della magistratura e quindi messo a rischio i diritti fondamentali di tante persone fragili”. Così Gherardo Colombo, magistrato simbolo del pool di Mani Pulite, parlando a LaPresse il giorno dopo la bocciatura del referendum sulla riforma della giustizia.

“È un fatto che la Costituzione è qualcosa che agli italiani importa, e importa tanto – continua Colombo – forse non si sono accorti di aver sbagliato quando hanno ridotto il numero dei parlamentari, perché è diminuita la nostra possibilità di essere rappresentati e i costi non sono cambiati di una virgola, però insomma c’è una sensibilità, una sensibilità veramente forte e questa è una cosa importante. L’affluenza? È molto importante. È molto importante che siano stati soprattutto i giovani ad andare a votare. È importante che si sia bloccato un tentativo di riformare la Costituzione, che è stata scritta con tanto, tanto impegno: un anno e mezzo ci hanno messo, erano delle persone che avevano vissuto una vita terribile a causa del fascismo, e che hanno pensato veramente di fare una cosa che salvasse tutti”.

Ex presidente Anm attacca avvocatura: "Campagna violenta, dimettetevi"

Dall’esisto del referendum sulla giustizia “esce travolta un’intera classe dirigente dell’avvocatura” e se “esistesse anche un minimo di sensibilità istituzionale, domani stesso ci si attenderebbe dimissioni da parte di chi ha speso impropriamente ruoli di rappresentanza” dentro al mondo dell’avvocatura e delle “camere penali” in una “campagna di violenta delegittimazione della magistratura” che si è alleata “con le posizioni più estreme e non di rado volgari”. In un lungo post sui social network l’ex presidente dell’Anm, Luca Poniz, sostituto procuratore generale a Milano, attacca chi non ha “esitato a trascinare l’intero ceto forense in una campagna faziosa e non di rado violenta, anche in nome di avvocati che certo quel mandato non hanno mai conferito, come raccontano i tanti coraggiosi avvocati che si sono sottratti a un’operazione davvero sconcertante per l’insensibilità istituzionale che dimostrava”.

“Quale sia il destino dei dirigenti delle camere penali – ancora una volta battute su un tema che è diventato una ossessione e agitato come slogan, come esattamente compreso da chi ha detto ‘No’ – è problema che riguarda loro”, scrive la toga entrata in magistratura nel 1993 e che è stato anche componente il Comitato Direttivo Centrale dell’Anm dal 2016, vice presidente dal 2016 al 2017 e poi presidente dal giugno 2019 al dicembre 2020 dell’Associazione Nazionale Magistrati. “In fondo – prosegue – si tratta di ulteriore conferma di una scarsa rappresentatività” dentro al mondo forense e di “associazioni che si sono mostrate per almeno 25 anni fortemente collaterali a posizioni politiche chiare, ed in questa campagna elettorale ciò è emerso con evidenza”. “È invece problema di tutti – conclude Poniz – cosa sarà dell’avvocatura istituzionale”.

A. Fontana: "Occasione persa ma da Lombardia altra prova coraggio"

“Un’occasione persa, un’opportunità per rendere l’Italia più moderna e al passo con gli altri Paesi europei, già dotati degli asset che si cercava di realizzare. Le analisi post-voto confermano che si è votato più per opportunismo che nel merito della riforma. Io resto orgoglioso della mia comunità. La Lombardia anche in questa occasione ha dato prova di coraggio, concretezza e di saper scegliere nel merito. Una cosa è chiara: in questo Paese, se vuoi un alleato sincero che voglia parlare di riforme serie, lavoro, impegno, fiducia nel futuro e cambiamento, devi guardare alla Lombardia e al Nord”. Così su Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

Gemmato su festeggiamenti magistrati: "Io non avrei ballato"

“Quelle scene le hanno viste tutti gli italiani e giudicheranno anche quello. Non mi permetto di intervenire, ma se la domanda me la fa al contrario, ovvero se avrei cantato, suonato, ballato rispetto all’esito di un referendum io dico: no, avrei accettato in positivo o in negativo il risultato senza acuti. Ma questo attiene al garbo istituzionale di ciascuno di noi”. Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, rispondendo ai giornalisti a margine di un incontro a Roma per la presentazione di un report della Luiss Business School sulle aziende farmaceutiche Usa in Italia. “Parlo per me e immagino di parlare per tanti colleghi: se avessimo vinto – ha aggiunto Gemmato – noi avremmo accettato il dato elettorale. Perché in questo momento storico c’è da rimboccarsi le maniche e da lavorare, lo voglio dire, in serenità e con i poteri dello Stato che non si guardano in cagnesco”.

Calenda: "Se si alza ancora scontro meglio elezioni domani"
Il leader di Azione, Carlo Calenda

“Se la linea del Governo diventa ‘a brigante, brigante e mezzo’ e alzano ancora il livello di scontro, allora meglio andare alle elezioni domani mattina perché questa cosa qui non fa bene al Paese”. Così il leader di Azione Carlo Calenda intervenendo a ‘L’aria che tira’ su La7.

Gualtieri: "Risultato importante, italiani difendono Costituzione"

Quello di ieri “è stato un referendum molto importante perché ha segnato come gli italiani si sono mobilitati a difendere la Costituzione. E anche in una giornata come oggi noi sappiamo e capiamo perché la nostra Costituzione è preziosa: è figlia anche dei drammi e delle tragedie della seconda guerra mondiale. Proprio degli orrori che abbiamo appena ricordato qui, è stata scritta tutti insieme dai padri costituenti. Gli italiani sanno che un documento così prezioso e importante non lo si riforma a colpi di maggioranza”. Così il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri a margine della cerimonia di commemorazione dell’82º anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma.

Boccia (Pd): "Nordio continua ad alimentare scontro"

Milano, 24 mar. (LaPresse) – “Leggo stamattina le agenzie e il ministro Nordio continua ad alimentare uno scontro insicuro nel Paese, dicendo che si è trattato solo di un errore di comunicazione”. Lo ha detto il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, a ‘Ping Pong’ su Rai Radio 1. “Non è così: siamo di fronte a un approccio che sta trasformando il ministero della Giustizia in un terreno di scontro politico”, ha aggiunto, criticando la gestione delle polemiche degli ultimi giorni. “Mentre il Paese chiede risposte su tempi della giustizia e condizioni del sistema, continuiamo a vedere tensioni e dichiarazioni che dividono invece di risolvere i problemi”, ha concluso.

Magi: "Ora stop legge elettorale e via quorum su abrogativi"

“Il messaggio che arriva dalle urne a Giorgia Meloni e al suo governo è chiaro: una bocciatura senza appello rispetto a una modifica costituzionale che è stata interpretata dalla maggioranza degli italiani come un tentativo di avere pieni poteri. Per questo motivo, oggi la prima cosa che dovrebbe fare Giorgia Meloni è togliere dal tavolo quell’obbrobrio di legge elettorale, con un premio di maggioranza monstre che trasforma una minoranza nel Paese in una maggioranza in parlamento e che non esiste in nessuna altra parte del mondo. E lo stesso vale per il premierato, altra riforma che punta a trasformare l’Italia in una piccola Ungheria di Orban”. Lo afferma il segretario di +Europa, Riccardo Magi. “Se proprio Meloni vuole intervenire sugli strumenti di partecipazione attiva dei cittadini – sottolinea Magi – allora elimini o abbassi il quorum anche sui referendum abrogativi, perché è evidente che è stato un ostacolo che di fatto ha tolto ai cittadini la possibilità di esprimersi, indebolendo lo strumento referendario. La partecipazione di massa al Referendum sulla Giustizia ha dimostrato invece che le persone, in primis le nuove generazioni, vogliono decidere il proprio destino”, conclude.

Bonelli (Avs): "C'è questione morale, Nordio si dimetta"

“Se il ministro Nordio intende assumersi la responsabilità politica della pesante sconfitta subita con il referendum, allora tragga le conseguenze e si dimetta. Non è credibile che il guardasigilli non sapesse della vicenda che ha coinvolto il sottosegretario Delmastro, dalla società con un soggetto legato alla camorra fino alle gravi omissioni e alle successive contraddizioni emerse”. Così Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde. “È surreale pensare che un ministro della Giustizia non fosse a conoscenza di fatti così rilevanti. Nordio ha sempre difeso Delmastro: lo ha fatto quando sono emerse le rivelazioni di segreti d’ufficio e ha continuato a farlo anche dopo la sua condanna. Una linea di copertura politica che non può essere giustificata. La verità è che Nordio difende Delmastro perché glielo chiede Giorgia Meloni. Ed è proprio qui il punto politico: perché la presidente del consiglio difende un sottosegretario condannato e così compromesso? Siamo di fronte a una questione morale e istituzionale gravissima. Per questo Nordio non può restare al suo posto”, ha concluso.

Rampelli (FdI): "Pesato sentimento anti-Usa e aggressività alcuni pm"

“Abbiamo utilizzato un linguaggio tecnico giuridico incomprensibile alle persone semplici. La Sora Lella, non essendo una giurista, nel clima esasperato che c’è stato si è spaventata, anche per gli attacchi ai giudici, e ha preferito non fare salti nel buio. Stavolta la sinistra, pur facendo demagogia, è scesa dal piedistallo dell’armocromismo, noi ci siamo saliti”. Lo ha dichiatato il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, in un’intervista a Repubblica.

“Il referendum, per la Costituzione, – ha aggiunto – è lo strumento con cui il cittadino è chiamato a una responsabilità in più, rendendosi autonomo dal partito per cui simpatizza. L’abbiamo detto da subito, il governo Meloni sarà giudicato per il suo operato alla fine della legislatura. Le guerre poi hanno scatenato una paura mista a un sentimento anti-americano, che ha certamente attecchito tra i giovani. Il governo ha mantenuto una postura corretta, che non attrae le simpatie dei ragazzi. E poi restano gli altri ‘buchi neri’ del centrodestra: le grandi città e le regioni rosse”.

“Non siamo riusciti – ha osservato Rampelli – a far capire che la riforma era a favore dei magistrati, per liberarli dal ricatto delle correnti minoritarie e politicizzate, quindi per diventare più efficienti e ricostruire la fiducia perduta. La gente vuole che si occupino più dei reati sociali che di quelli mediatici. Se la riforma avesse voluto sottomettere la magistratura alla politica avrei votato contro anch’io. Gli elettori hanno scelto di schierarsi contro questa mistificazione, non contro la riforma. E poi ci siamo impiccati all’articolo 111, il linguaggio incomprensibile di cui parlavo”.

“La violenza che ci è stata riversata addosso, come sempre capita, ci renderà più solidi e compatti. La politica di questo tempo ha disimparato a discutere, ragionare, fare strategiaà era una vittoria possibile”. Sul dialogo per la legge elettorale precisa: “Il dialogo lo abbiamo cercato sul premierato, rinunciando al presidenzialismo per incontrare il favore dell’opposizione; sulla giustizia, incardinando una legge che per sei volte aveva provato a fare la sinistra e lo cercheremo anche sulla legge elettorale. Ma finora – ha concluso Rampelli- non c’è stata volontà di condivisione da Schlein e Conte”.

Avs: "Delmastro e Bartolozzi non rimangano un minuto di più"

“Delmastro e Bartolozzi non possono rimanere un minuto di più. Andremo fino in fondo, chiederemo le dimissioni perché questo tentativo di minimizzare è gravissimo”. Così il capogruppo di Avs in Senato, Peppe De Cristofaro, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio.

Fratoianni: "Meloni non faccia finta nulla, si fermi su premierato e l.elettorale"

“Quella di ieri è stata una straordinaria vittoria, vorrei ringraziare gli oltre 15 milioni di italiani che hanno scelto di difendere la Costituzione. È stata un’onda repubblicana e costituzionale che ha sommerso Giorgia Meloni. È una bellissima notizia che dice che in questo paese cambia l’aria, può cambiare davvero e ci consegna una grande responsabilità. Noi l’avevamo vista arrivare e vogliamo dire subito qualcosa a questa destra, diamo loro il tempo di riprendersi perchéil colpo è stato forte: si fermino con gli altri progetti di stravolgimento della Costituzione, dalle autonomia al premierato alle forzatura della legge elettorale. Il No è anche un giudizio su questo Governo e non possono far finta di niente. Giorgia Meloni non puo pensare di cavarsela con un video fatto con il cellulare da casa sua”. Così il co-portavoce di Avs, Nicola Fratoianni, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio.

Conte: "Giustizia non va bene così ma riforma non deve essere bluff"

La giustizia va bene così? “No”. Lo ha detto il presidente del M5S, Giuseppe Conte, a SkyTg24. “Io non sto dicendo che la giustizia va bene così. Io sono portatore di un’esigenza di miglioramento della giustizia, ma non deve essere un bluff. Non porterò certo” al tavolo in vista della costruzione dell’alternativa al governo “una soluzione per scudare la politica. Sarà una riforma nell’interesse dei cittadini”, ha aggiunto. “Ci vuole responsabilità e ci vogliono investimenti. A costo zero la riforma della giustizia non si fa per i cittadini, si fa per i politici”, ha sottolineato Conte.

Nordio: "Dopo 2027 torno a diletti studi e meritato riposo"

 Un impegno anche nella prossima legislatura? “Il prossimo anno compio un anno matematico (80 anni, ndr), a seguito del quale credo di aver diritto a un po’ di riposo. Sono stato chiamato per fare delle riforme, la più importante era questa ed è stata sconfitta anche per colpa mia… credo di poter tornare ai miei diletti studi e ai miei hobby”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo a Sky Tg24. 

Nordio: "Bartolozzi non è in discussione"

Dopo il referendum la posizione della capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi è in discussione? “No, assolutamente”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo a Sky Tg24.

Nordio: "Governo resta a suo posto, avanti con piano carceri"

 “Noi abbiamo una maggiorannza parlamentare solidissima e un Governo che resterà al suo posto, certo ascoltando l’esito del voto. Il programma rimane inalterato ma c’è una forte ipoteca non politica ma ideologica sulle riforme liberali”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo a Sky Tg24. “Innanzitutto ci occuperemo del piano carceri. Il problema dei suicidi rimane nel nostro cuore. Dobbiamo portare a termine il piano edilizio e dobbiamo cercare di ridurre la carcerazione preventiva”, ha aggiunto. 

Nordio: "Ora Anm soggetto politico, sinistra dovrà farci conti"

In questo momento il problema è loro”, della sinistra “più che nostro, intanto perché ci sarà una guerra intestina per intestarsi la vittoria, poi dovranno fare i conti con l’Anm che è la vera vincitrice e diventa un soggetto politico anomalo, che si contrappone ai governi”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo a Sky Tg24. “Purtroppo ora l’intervento della magistratura associata e sindacalizzata sarà quello di una forte pressione politica. È una vittoria dell’Anm, parliamoci chiaro. Questo darà all’Anm un potere contrattuale che sarà aumentato e di cui farà i conti anche la sinistra perché prima o poi andranno anche loro al governo”, ha aggiunto. 

Stefanazzi (Pd): "Costituzione difesa da attacchi Meloni"

 “Il risultato del referendum conferma, semmai fosse ancora necessario, che la Costituzione è un patrimonio che i cittadini italiani difendono come baluardo di democrazia e convivenza civile. Il merito tecnico del referendum è andato via via scemando, per lasciare il posto ad una vera e propria resistenza civile contro un tentativo, peraltro maldestro, di ottenere un plebiscito utile, nel pensiero della presidente Meloni, a rafforzare il proprio potere e ad ottenere un via libera a modificare la Costituzione a maggioranza”. Così Claudio Stefanazzi, deputato del Partito democratico. “È la sconfitta della Meloni e la vittoria delle forze che hanno, incessantemente spiegato con pazienza e determinazione quello che questo referendum realmente nascondeva. Ora è necessario un lavoro, davvero condiviso, per migliorare la giustizia e renderla più efficace e coerente con le aspettative dei cittadini. Ma questo, gli italiani lo hanno chiarito, potrà avvenire solo nella cornice della Costituzione vigente, nel rispetto assoluto dell’equilibrio e della divisione dei poteri che i nostri padri costituenti hanno saputo consacrare. L’idea che Meloni vagheggiava, di una Repubblica con il potere esecutivo immanente e legislativo e giudiziario al guinzaglio, rimarrà nei sogni della nostra presidente”, conclude Stefanazzi. 

Nordio: "Ritorsioni magistratura? Lo escludo categoricamente"

 Se ci saranno ritorsioni della magistratura? “Ritorsioni in senso tecnico, che la magistratura invii raffiche di informazioni di garanzia o provvedimenti verso chi ha patrocinato la riforma lo escludo categoricamente. Sarebbe sacrilego strumentalizzare il potere della magistratura per infierire sui vinti, è una concezione assolutamente irrealistica”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo a Sky Tg24. 

Nordio: "Riforma porta mio nome, mi assumo responsabilità politica"

“Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione ammetto che sono stati anche i miei”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo a Sky Tg24.

Conte: "Renzi in campo largo? Non decido io ma non so che ha votato"

 Matteo Renzi fa parte del campo progressista? “Non sono io che decido, non è il mio campo personale, prima dobbiamo fare il programma. Certo non so cosa ha votato al referendum…”. Così il leader M5S Giuseppe Conte intervenendo a Omnibus su La7. “Quando andremo a definire il programma ci dovrà essere anche un capitolo sulla giustizia, per rispondere anche alle istanze di chi ha votato sì. La giustizia va riformata nell’interesse dei cittadini e non per garantire impunità alla politica, questo è un impegno che mi prendo”, ha aggiunto. Poi alle primarie chi vince vince? Anche Renzi “Per questo dobbiamo creare un percorso per cui c’è una blindatura forte per quanto riguarda il programma”, ha risposto. 

Sensi (Pd): "Delmastro non si è ancora dimesso, ha trovato traffico?"

“Sono passate 18 ore e Delmastro non si è ancora dimesso. Avrà trovato traffico?”. Lo scrive sui social il senatore Pd Filippo Sensi.

Conte: "Non ha senso chiedere dimissioni Nordio, sconfitta è di Meloni"

“Io, in coerenza con come mi sono comportato, perché a Siri ho chiesto le dimissioni, avrei chiesto le dimissioni immediate di Santanché e di Delmastro quando è stato condannato per violazione di segreto d’ufficio. Oggi vengono fuori altri affari, andrebbero azzerati tutti i vertici FdI in Piemonte, come può un sottosegretario alla Giustizia essere in affari con la mafia? Avrei chiesto le dimissioni immediate di Delmastro ma non di Nordio. Se si deve dimettere Nordio si deve dimettere Meloni, perché hanno condiviso tutto”. Così il leader M5S Giuseppe Conte intervenendo a Omnibus su La7. “Non ha senso chiedere le dimissioni di Nordio se di sconfitta parliamo è una sconfitta che deve imputarsi a Meloni e ha tutto il centrodestra”, ha aggiunto. 

Conte: "Non ho vinto io ma cittadini, si sono svegliati da torpore"

“Il referendum non l’ho vinto io, lo hanno vinto tantissimi cittadini che hanno riscoperto la voglia di partecipare. Molti uscendo dall’astensionismo, sono numeri sorprendenti. Dopo quattro anni di semitorpore, con appuntamenti elettorali non troppo partecipati, si sono scossi dal torpore di fronte a un tema molto importante”. Così il leader M5S Giuseppe Conte intervenendo a Omnibus su La7. “Secondo me non è tanto ‘chi tocca la Costituzione muore’; noi abbiamo portato in Costituzione la tutela dell’ambiente, il problema è che oggi passi da De Gasperi, Calamandrei, Terracini a Delmastro, Nordio, Bartolozzi – ha aggiunto – i cittadini si sono informati e hanno detto ‘qui mi stanno prendendo in giro’”. 

Calenda: "Stasi rancorosa non è opzione, dream team centrosinistra neppure"

“To do list: 1) mandare a casa Bartolozzi, Delmastro, Urso, Santanchè (minimo sindacale); 2) Fare un provvedimento veramente incisivo su energia mettendo a gara concessioni idroelettriche e levando rendite di posizione a Enel distribuzione e Terna. Varare finalmente decreto su Nucleare; 3) lasciare perdere leggi elettorali e riforme costituzionali; 4) fare un piano automotive tosto; 5) mandare dove devono andare Trump e Orban; 6) assumere 12.000 carabinieri, chiudere centri in Albania e aprirli in tutte le regioni italiane; 7) commissariare la Sicilia e sciogliere l’ars; 8) investire seriamente sulla difesa a partire da difese antimissile; 9) rilanciare Nato Europea; 10) salario minimo e contrattazione decentrata. La stasi rancorosa non è un’opzione. Il dream team Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Landini, Gratteri, Renzi, Travaglio neppure. Liberal democratici di tutto il mondo…”. Lo scrive sui social il leader di Azione Carlo Calenda. 

Ferrante (FI): "Toghe gettano maschera, cori da stadio inaccettabili"

 “Le immagini dei magistrati che hanno festeggiato la vittoria del No al referendum sono gravissime e inquietanti. Rispetto al risultato della consultazione referendaria occorre il massimo rispetto, il popolo è sempre sovrano, ma chi esercita la funzione giurisdizionale è chiamato, per ruolo e responsabilità costituzionale, a mantenere un comportamento improntato a equilibrio, sobrietà e imparzialità. Quello che è andato in scena da Milano a Palermo, passando per Napoli, è uno show indecoroso e agghiacciante: i balletti, lo spumante e perfino i cori rinvolti contro il Presidente del Consiglio o i colleghi magistrati schierati per il SÌ, rappresentano lo stravolgimento del principio di terzietà della giustizia. Le toghe hanno gettato la maschera trasformando le sedi dei tribunali in tribune da stadio, dove le correnti diventano tifoserie, l’appartenenza politica viene sbandierata e la faziosità diventa motivo di orgoglio. L’Anm, in questa campagna referendaria, è diventato a tutti gli effetti un partito politico. Mi aspetto una presa di posizione netta e decisa da parte del Csm, perché mi chiedo con quale serenità un cittadino schierato per il SÌ potrà sottoporsi al giudizio di questi magistrati ideologizzati e privi di qualsiasi apparenza di imparzialità. Simili episodi sono inaccettabili e incompatibili con la separazione dei poteri e l’equilibrio tra gli organi costituzionali alla base dello Stato di diritto, confermando la necessità di continuare a lavorare per rendere la giustizia più giusta, più indipendente e più libera da condizionamenti”. Lo dichiara il deputato di Forza Italia Tullio Ferrante, sottosegretario al Mit. 

Boccia: "Ora stop a premierato e legge elettorale, Governo pensi a salari"

 “Il voto degli italiani è stato chiaro, forte e partecipato. Ha vinto il No e con il No ha vinto la Costituzione, ha vinto l’equilibrio tra i poteri dello Stato, ha vinto un principio fondamentale: non esiste democrazia senza controlli sul potere”. Così Francesco Boccia in una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno. La partecipazione è stata importante perché “quando è in gioco la qualità della democrazia, gli italiani rispondono. E lo fanno con maturità, responsabilità e rispetto delle istituzioni. Il voto – continua Boccia – è un messaggio inequivocabile al Governo: non si possono cambiare le regole fondamentali della Repubblica senza un’ampia condivisione. Non basta dire come fa la presidente del consiglio Meloni “andiamo avanti”. Serve fermarsi, riflettere e cambiare metodo. Basta prove muscolari, basta arroganza, basta con l’ossessione di mettere le mani sulla Costituzione. Le riforme costituzionali si fanno insieme, non contro metà del Paese”.  “Mi auguro che il voto di oggi faccia prendere atto alla destra italiana che la Costituzione va sempre rispettata. A questo punto chiediamo anche il ritiro della riforma sul premierato, un provvedimento pessimo che farà solo altri danni. E ci auguriamo che anche la legge elettorale, depositata in Parlamento, che mette in discussione, tra le altre cose, il quorum di garanzie costituzionali, venga ritirata al più presto. Ora il Governo torni alla realtà del Paese, se ne è capace: salari troppo bassi, pensioni insufficienti, sanità in difficoltà, scuola da rafforzare, carburanti alle stelle. Sono questi i problemi degli italiani, non la loro ossessione per il potere”, insiste Boccia. “La giustizia – conclude il presidente dei senatori dem – ha bisogno di riforme vere, e noi siamo pronti a costruirle insieme: con la magistratura, con l’avvocatura, con l’accademia, con tutte le forze politiche. Perché le riforme serie si fanno nell’interesse dei cittadini, non contro qualcuno. Il voto dice anche un’altra cosa: gli italiani chiedono equilibrio, serietà, affidabilità. Non riconoscono a questa maggioranza il diritto di cambiare da sola l’architettura della nostra democrazia. Ora si può aprire una fase nuova: più rispetto, più equilibrio, più responsabilità. Noi siamo pronti a farlo, nel nome della Costituzione e dell’unità del Paese”. 

Zangrillo: "E' stato voto emotivo, dovevamo essere più diretti"

“E stato un voto emotivo, mi ricorda il referendum sul nucleare che fu giocato tutto sul terrore. Poi anni dopo molti si sono pentiti della scelta di bloccarlo alle urne, ma quando si gioca sul tema dell’emotività spesso si va a finire così. Eppure io credo che siamo andati bene durante la campagna referendaria”. Così il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, intervistato da Il Giornale, commenta il risultato del referendum sulla riforma della giustizia. Secondo Zangrillo “quelli del No hanno veicolato un messaggio chiaro ma del tutto strumentalizzato: se votate Sì attaccate la Costituzione. Ecco, forse dovevamo essere più diretti”.

Bignami (FdI): "Per prosieguo azione governo non cambia nulla"
Bologna, funerale di Flavia Franzoni

 “Noi avevamo detto sin dall’inizio che non era un voto politico. Renzi invece nel 2016 chiamò gli elettori a votare per la sua riforma, affermando che se non fosse passata si sarebbe dimesso. Aveva trasformato il referendum in un plebiscito pro o contro Renzi. Noi no. Abbiamo chiarito che il referendum non avrebbe coinvolto il governo e quindi per noi non cambia nulla rispetto al prosieguo dell’azione del governo”. Così Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, in un’intervista a Il Giornale. La necessità di una riflessione sulla sconfitta al referendum “è evidente – aggiunge Bignami – innanzitutto dobbiamo chiederci quale sia il motivo per il quale non siamo riusciti a spiegare fino in fondo perché questa riforma era giusta”. 

Conte: "Per primarie io disponibile, vaglierò con comunità M5S"

 “Penso a primarie vere, così ampie da creare un’onda lunga e non certo a una consultazione soffocata da apparati di partito che se le gestiscono e se le amministrano”. Così Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, in un’intervista al Corriere della Sera nella quale conferma la sua “disponibilità” a correre alle primarie del centrosinistra “che va vagliata con la mia comunità”. Alla domanda se sarà una partita a due tra lui e Schlein o se si aspetta la partecipazione anche di altri candidati, risponde: “Definiremo regole e perimetro insieme, l’importante ora è arrivare a questo appuntamento con un programma comune che rafforzi la scelta del candidato premier”. 

Renzi: "Rotta connessione sentimentale tra Meloni e italiani"

 “È un risultato che va ben oltre la domanda referendaria. Si è rotta la connessione sentimentale fra Meloni e gli italiani”. Così Matteo Renzi, leader di Italia Viva, in un’intervista a La Stampa. La premier, spiega Renzi, “aveva iniziato questa campagna referendaria con il sessanta per cento dei consensi, l’ha chiusa con il 45. Tutti le dicevano: scendi in campo, mettici la faccia, vedrai che la gente voterà come tu gli dirai, esattamente quel che dicevano a me. E così ha caricato il referendum di significato politico: ha chiamato in causa Garlasco, stupratori, il decreto migranti, le scarcerazioni di Torino. Le ha provate tutte”. Secondo Renzi “in astratto la premier avrebbe davanti a sé due strade: scegliere se spaccare tutto e andare a elezioni anticipate, ma non lo farà, perché per dimettersi ci vuole coraggio. E dunque sceglierà la seconda via: sopravvivere un altro anno, mentre tutti attorno a lei si daranno di gomito. Sarà una via crucis molto faticosa”. Il leader di Italia Viva aggiunge: “Da oggi all’autunno del 2027 per il centrosinistra si apre una grande opportunità, a due condizioni. La prima è che ci si metta a discutere delle cose vere: il costo di benzina e bollette, la sicurezza, i cervelli in fuga, per dirne tre. E la seconda: le primarie devono essere libere e aperte”. 

Pm Imparato: "Lascio ad altri cori da stadio e balletti"

 “Lascio ad altri i cori da stadio e i balletti. In una democrazia matura si accetta il voto popolare perché in una democrazia matura il popolo è sempre sovrano”. Così Annalisa Imparato, sostituto procuratore della Procura di Santa Maria Capua Vetere, commentando in un’intervista al Corriere della Sera i cori di scherno nei suoi confronti lanciati ieri nel Palazzo di Giustizia di Napoli da alcuni magistrati nella sede locale dell’Anm. Imparato è stata tra i magistrati che con più determinazione ha sostenuto le ragioni del sì al Referendum sulla riforma della giustizia. “Accetto il risultato con senso di responsabilità – spiega – per quanto riguarda i coretti, osservo che vedere figure di Stato cantare e saltare intonando canzoncine che hanno valenza politica fa porre più di un interrogativo perché protagonisti di questo episodio sono le stesse persone che già stamattina hanno dovuto varcare le porte delle aule dei tribunali e comunicare agli imputati di essere terzi e imparziali e di essere mossi solo da un ideale di giustizia. È emerso chiaramente dal voto che si è trattato di un confronto solo politico. Non voglio ergermi su un piedistallo. Non è però fuorviante osservare che in questa competizione oltre al centrodestra e al centrosinistra era schierata l’Anm. 

Conte: "Avviso sfratto per Meloni, centrodestra logorato da sconfitta"
I leader di Pd e M5S, Elly Schlein e Giuseppe Conte. (Foto Mauro Scrobogna/LaPresse)

 La vittoria del no al Referendum sulla riforma della giustizia è “un avviso di sfratto” per la premier Giorgia Meloni. Così il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte in un’intervista al Corriere della Sera. “È un segnale politico fortissimo – spiega – dopo quattro anni e quattro leggi di Bilancio il governo è a mani vuote. Hanno fatto un’unica riforma che è stata bocciata dai cittadini e questo nonostante una campagna referendaria fatta anche da Meloni in prima persona, a reti unificate. Con la compiacenza del sistema mediatico ha parlato solo di presunti errori giudiziari, che non c’entrano nulla”. Secondo Conte “sicuramente il clima nel centrodestra risulterà molto logorato da questa sconfitta. La riforma dell’autonomia differenziata è stata demolita dalla Corte Costituzionale, il premierato lo hanno dovuto riporre nel cassetto, perché Meloni ha capito che sarebbe bocciato dal Referendum”.

Nordio: "Non mi dimetto, alcune riforme ora si fermeranno"

“Non la considero una sconfitta personale – spiega – era una riforma in cui credevo e in cui penso di aver messo tutto l’impegno possibile. Ero certo che avremmo vinto. Mi inchino al popolo sovrano. Ma non penso a dimettermi. Ho ancora molte cose da fare, anche se alcune riforme si fermeranno”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un’intervista al Corriere della Sera dopo la vittoria del no al Referendum sulla riforma della giustizia. “Penso ci sia stata una difficoltà di comunicazione – aggiunge – su un tema complesso. Noi abbiamo provato a spiegare con parole semplici, ma non siamo riusciti a fugare la paura che venisse ‘scassata la Costituzione’”. Alla domanda se condivide quanto sostenuto dal sottosegretario Fazzolari, secondo cui ora l’azione delle toghe sarà più invasiva, Nordio risponde: “Sì, nel senso che limiterà l’iniziativa politico-parlamentare in alcuni ambiti a cominciare dall’immigrazione”. Adesso, prosegue il ministro, “dobbiamo dedicarci all’efficientamento della giustizia: ai concorsi da bandire per completare la pianta organica dei magistrati e alla stabilizzazione del personale del Pnrr. Prendendola con filosofia diciamo che la sconfitta ci fa risparmiare molto tempo che avremmo dovuto dedicare ai decreti attuativi per fare tutto questo”. 

Schlein: "Nel Paese c'è già una maggioranza alternativa"
Manovra

 Il voto al Referendum sulla riforma della giustizia “dice che nel Paese c’è già una maggioranza alternativa e noi forze progressiste abbiamo la responsabilità di organizzare questa speranza. Una responsabilità che sentiamo tutti”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein, in un’intervista a Repubblica. “Le oltre 14 milioni di persone che hanno votato no, 5 milioni in più di quelle che avevano scelto Pd, M5s e Avs alle Europee – aggiunge – dimostrano che esiste una maggioranza diversa da quella in carica e noi vogliamo costruire una proposta che sia all’altezza delle loro aspettative, dei loro problemi e anche delle loro priorità costituzionali: salute, lavoro, casa, scuola”. 

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