Iniziata alla Camera la discussione generale sulla Legge di Bilancio, già approvata al Senato. Presente in Aula il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. Al termine della discussione il Governo dovrebbe apporre la questione di fiducia. Il voto finale sul testo è atteso per martedì 30 dicembre.
Il governo – al termine della discussione generale, preceduta dall’ok della commissione Bilancio – ha posto la questione di fiducia alla Camera sul testo della Manovra, già approvata in Senato.
“In un contesto internazionale instabile come quello attuale, una legge di bilancio deve dirci se un Paese è in grado di reggere l’urto del cambiamento o se si limita a subirlo.Questa Manovra tiene i conti ma manca di visione strategica, evita alcuni rischi ma rinuncia a orientare il futuro, non corregge le diseguaglianze, non indica una visione chiara per l’Italia. Come opposizione, avremmo voluto correggerla con una discussione sul merito per inserire le nostre priorità, ma non ci è stato concesso dato che oggi approda con un testo blindato”. Così Valentina Grippo, deputata di Azione, intervenuta in discussione generale alla Camera sulla legge di bilancio. “Tra gli elementi positivi – prosegue Grippo – consideriamo il ritorno di Industria 4.0 grazie al lavoro di Carlo Calenda, Elena Bonetti e Marco Lombardo, con un’estensione temporale che consente alle imprese di programmare investimenti e aggiornare processi produttivi. Allo stesso tempo, però, manca un intervento sull’energia, che rischia di rendere fragile ogni politica industriale. Ci aspettavamo, inoltre, maggiore coraggio sull’impatto generazionale dove nessuna delle nostre sollecitazioni è stata accolta: gli effetti sull’Irpef sono estremamente contenuti, i giovani restano fuori dagli strumenti di equilibrio. Continuiamo ad arretrare anche sul diritto allo studio: abbiamo proposto di concedere libri di testo gratuiti a tutte le famiglie, ma il nostro emendamento è stato respinto”. Secondo Grippo “dopo quattro anni serviva coraggio nelle riforme strutturali in materia di sanità, di scuola e università che restano sotto finanziate”. Non da ultimo il comparto della cultura, che sviluppa l’8% del Pil del Paese, e sul quale evidentemente non si vuole credere. Infine, sul fronte delle famiglie ci si muove in continuità con misure della scorsa legislatura, ma manca una visione integrata: si finanziano provvedimenti bandiera che producono effetti distorsivi”.
“La discussione generale alla Camera sulla Manovra restituisce esattamente cosa è davvero il Governo Meloni. Stiamo ascoltando colleghi della maggioranza che, di fronte a una Manovra solo di guerra, a impatto nullo sulla crescita, con misurette impalpabili, non trovano altra alternativa che inneggiare allo spread, al rating, all’avanzo primario. E questa sarebbe la maggioranza con la Lega antisistema e gli eredi della destra sociale? Ma per favore, stiamo ascoltando un dibattito alla Schäuble-Dombrovskis-Monti, per un Governo che ha peraltro defraudato per l’ennesima volta un ramo del Parlamento del diritto di esaminare la Manovra. Un’usurpazione ormai diventata regola per chi ha fatto una scelta molto netta, per la quale è funzionale anche la compressione del dibattito: armi e rating al posto di salari e impresa”. Lo comunica in una nota Daniela Torto, capogruppo M5S in Commissione bilancio della Camera.
“La Legge di Bilancio 2026 si inserisce in un contesto nazionale e internazionale estremamente complesso, ma poggia su basi solide: risultati economici reali, credibilità finanziaria riconquistata e una chiara scelta politica a favore di famiglie, lavoro, imprese e sanità pubblica”. Lo dichiara il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Mascaretti (FdI), relatore del provvedimento, intervenendo in Aula nel corso dell’esame della Manovra.”Desidero innanzitutto ringraziare il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, insieme a tutto il Governo, per il lavoro svolto. La Manovra – che si compone di due sezioni, 21 articoli e 973 commi – va letta alla luce delle difficili condizioni di partenza: l’eredità economica della pandemia, l’impatto sui conti pubblici delle misure emergenziali e della devastante parabola del Superbonus 110%, nonché le tensioni internazionali generate dalla guerra in Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente, con effetti diretti su energia, inflazione, export e approvvigionamento delle materie prime. Nonostante questo scenario – sottolinea il relatore – i numeri raccontano una storia chiara: l’Italia ha raggiunto livelli record di occupazione, con un tasso del 62,7 per cento, la disoccupazione è scesa intorno al 6 per cento, minimo storico dal 2007, e l’occupazione femminile ha superato il 54 per cento”.
“A questi dati si affianca una significativa stagione di rinnovi contrattuali. Sul piano finanziario, lo spread BTP-Bund è passato dai 250 punti base del 2022 ai circa 65 punti base di dicembre 2025, mentre le principali agenzie di rating hanno migliorato il giudizio sull’Italia ben sette volte in un solo anno. Anche i conti pubblici mostrano un chiaro percorso di rientro, che rende plausibile un’uscita anticipata dalla procedura di infrazione europea, con un risparmio sugli interessi del debito e una posizione più autorevole nei confronti della Commissione europea.Particolarmente rilevante l’impegno sulla sanità: con questa Manovra il Fondo Sanitario Nazionale cresce di oltre 6 miliardi di euro, arrivando a un incremento complessivo superiore ai 30 miliardi rispetto al 2019. Un aumento senza precedenti, che testimonia una scelta politica netta a favore della sanità pubblica”, aggiunge Mascaretti. “La Legge di Bilancio 2026 introduce, inoltre, misure concrete a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese, tra cui: la riduzione della seconda aliquota IRPEF dal 35 al 33 per cento, con sterilizzazione del beneficio per i redditi oltre i 200 mila euro; il rafforzamento del Fondo per i beni di prima necessità, con 500 milioni aggiuntivi per ciascuno degli anni 2026 e 2027; la tassazione agevolata al 5 per cento degli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali nel settore privato; tassazione al 15 per cento su indennità per lavoro notturno, festivo e a turni per i lavoratori del settore privato con redditi fino a 40 mila euro; l’incremento dei buoni pasto elettronici non imponibili da 8 a 10 euro; il sostegno alla casa e all’edilizia, con la proroga di ecobonus, sismabonus e bonus mobili; l’innalzamento a 35 mila euro della soglia di reddito per l’accesso al regime forfettario; incremento delle risorse destinate alla quota del 5 per mille. Occupazione ai massimi storici, conti più solidi, spread ridotto, sanità rafforzata e misure fiscali mirate: questa Manovra dimostra che una politica seria e responsabile produce risultati concreti per il Paese”, conclude Mascaretti.
“Questa Legge di Bilancio ci ha raccontato in maniera plastica i litigi feroci dentro la maggioranza, al punto che quasi verrebbe da esprimere solidarietà al ministro Giorgetti, attaccato pubblicamente dal leader del suo stesso partito.La destra non ha risparmiato al Paese nessuno spettacolo: ognuno impegnato a piantare la propria bandierina, mentre l’Italia affronta problemi enormi”. Così la deputata Silvia Roggiani, della Presidenza Pd alla Camera, intervenendo in Aula alla discussione generale sulla Legge di Bilancio. “Sono state completamente ignorate le principali emergenze economiche e sociali: non c’è nulla sull’energia, nonostante l’Italia paghi il 30% in più degli altri Paesi. Nulla per contrastare i dazi, nonostante Giorgia Meloni avesse annunciato un piano da 24 miliardi di cui si sono perse le tracce. Nulla, o quasi nulla, sul Piano Casa, dove a dispetto dei 15 miliardi annunciati vengono presentati 200 milioni”, aggiunge Roggiani. “Senza dimenticare la gestione inaccettabile delle risorse attraverso ordini del giorno approvati al Senato: ci sono 136 milioni di mance che la destra si è spartita con ordini del giorno per singole associazioni, strade di singoli comuni, restauri di fontane, orchestre jazz e altro. Una cosa indegna di fronte a un quadro sociale che è drammatico: abbiamo 5,8 milioni di persone in povertà assoluta, 5 milioni di cittadini senza medico di base, quasi 6 milioni che rinunciano a curarsi. E il Governo non dà risposte. Anzi, continua a ignorare chi soffre e a premiare interessi particolari”, conclude Roggiani.
“È stato detto che questa è una Manovra senza visione e senza scelte. Ma la verità è che le scelte le ha fatte. Noi non diciamo che quattro anni fa questo era un Paese perfetto, ma esistono dei dati di fatto. Le liste d’attesa sono più lunghe o più corte di prima? Il carrello della spesa è aumentato o no? Chi cerca una casa in affitto o da comprare incontra prezzi più alti o no? E’ vero o no che le piccole e medie imprese fanno più fatica ad avere credito bancario? È peggiorata la percezione di utilità della laurea da parte dei giovani? È vero o no che la sicurezza reale e percepita è peggiorata rispetto a quattro anni fa? Questi dati sono oggettivi. Non è stata fatta una cosa, e dico una, per dare beneficio alla popolazione italiana”. Così in Aula Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera.
“Avete anche sventolato un piano casa su cui non c’è niente. C’è solo un settore dove avete chiarissime le linee di investimento e le prospettive. E questo settore sono le armi. Attenzione: non dico difesa, dico armi perché non ci sto al gioco di confondere le cose. Le idee del governo sulle armi sono chiarissime, ma per il resto è tutto fumo. Dite sempre di non trovare i soldi, ma quando si tratta di armi li trovate subito”, aggiunge Ricciardi. “Questo governo ha fatto una serie di non scelte perché è il più freddo dei governi tecnici e perché ha delegato la politica economica al sovra-sistema del capitalismo finanziario. A noi interessano il giusto i profitti della borsa di Milano se poi non cascano nelle tasche dei cittadini. Per affrontare le questioni politiche più importanti bisogna rispondere a due domande fondamentali: la politica può mettere un argine all’affarismo finanziario? Noi pensiamo di sì e che si debba fare mettendo al centro l’interesse pubblico. La seconda domanda è: possiamo invertire il piano inclinato che ci sta portando verso la guerra che ci volete dare come ineluttabile per le prossime generazioni? Dobbiamo riuscirci”, sottolinea infine Ricciardi.
“Quanto sta avvenendo alla Camera nella seconda lettura della Manovra è un vero e proprio abuso di potere compiuto dal governo Meloni, che arriva a utilizzare persino il fattore tempo per reprimere la democrazia parlamentare. Il fatto che anche altri esecutivi in anni recenti abbiamo agito in modo analogo non giustifica l’assuefazione a questo andazzo devastante per la democrazia, per il controllo e la trasparenza dei processi decisionali”. Lo afferma il segretario di +Europa, Riccardo Magi. “Come ho sottolineato nel parere da relatore di minoranza alla legge di Bilancio in Commissione Affari Costituzionali, la trasmissione alla Camera in tempi ultra-compressi della Manovra rende tecnicamente impossibile un esame effettivo e svuota la seconda lettura di ogni capacità reale di incidere sul testo senza porre a rischio l’approvazione entro la fine dell’anno finanziario. Persino le forze che sostengono il governo Meloni lo hanno ammesso, se pur in maniera timida ma comunque significativa, avendo inserito questo richiamo contenuto nella relazione di minoranza nel dispositivo di maggioranza”, aggiunge Magi.
“Davanti a questa umiliazione delle Camere, il presidente Fontana e il presidente La Russa dovrebbe battere un colpo e garantire le prerogative del Parlamento, richiamando in maniera formale l’esecutivo: non ci si può abituare a questa prassi perché fino a pochi anni fa le due letture effettive da parti di entrambi i rami erano garantite”, sottolinea Magi. “Ma c’è anche una questione di coerenza politica: era proprio Meloni che richiamava i governi, quando era all’opposizione, a rispettare le Camere. Non solo l’attuale premier nel 2019, ma anche l’onorevole Montaruli che nel 2021 contro il governo Draghi e presunti ‘potentati’ invocava il potere rappresentativo del Popolo, con il Parlamento relegato a organo di mera ratifica della volontà del Governo. Oggi, più che a una legge di Bilancio, ci troviamo di fronte a una fiera dell’ipocrisia”, conclude Magi.
“Una legge che si veste di stabilità per mascherare il taglio ai ministeri, agli enti locali e ai servizi.Industria al palo, salari prosciugati dal drenaggio fiscale e risorse pubbliche consegnate alle rendite di guerra e fossili, mentre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta. Avete spostato il mantra della ‘prudenza’ nella gestione dei conti pubblici, come dice Giorgetti, la destra italiana si adegua ai diktat del nuovo Patto di Stabilità, torna alla politica dell’obbedienza alla Germania e agli Stati Uniti. Continuiamo a mancare l’appuntamento con la politica industriale che serve all’Italia: innovazione, digitalizzazione, transizione energetica ed ecologica, rimuovete la questione salariale, non riformate il fisco in senso progressivo, non rilanciate gli investimenti pubblici. Con i miliardi del PNRR ci avete portato alla crescita 0. L’Italia pagherà caramente questa Manovra. Senza investimenti nel futuro del Paese ci manderete in recessione”. Così il vice presidente di Avs alla Camera, Marco Grimaldi, intervenendo nella discussione generale sulla Manovra.
“Il PIL torna a crescere, il rapporto debito/PIL scende, l’occupazione sale e la disoccupazione scende, specialmente quella giovanile: questa legge di bilancio poggia su fondamenta solide: i numeri lo dimostrano e i mercati internazionali e gli operatori economici, che non guardano il colore politico, ci premiano”. Così Roberto Pella, relatore della Manovra economica e capogruppo di Forza Italia in Commissione Bilancio alla Camera, intervenendo in Aula durante la discussione generale. “Secondo le previsioni, il PIL passerà da +0,7% nel 2026 a +0,9% nel 2028, con un indebitamento netto in calo dal 2,8% fino al 2,3%. Il rapporto debito/PIL scende dal 137,4% al 136,6%, l’inflazione si stabilizza sotto il 2% e la disoccupazione si attesta al 5,6% con un’occupazione che sale dello 0,7% in controtendenza rispetto ai Paesi fondatori europei. Non sono opinioni, sono dati – ha rimarcato Pella – e i mercati li leggono bene: spread che a fine settembre 2022 quando il centrodestra ha vinto le elezioni era a 236 punti mentre oggi è a 65 punti (-72%), la borsa italiana era con l’indice FTSE Mib a 20961 e ora a 44606 (+112%) e con tutte le agenzie di rating che hanno migliorato il loro rating verso l’Italia e sono concordi nel confermare la solidità del nostro sistema”.
Per Pella si tratta “del riconoscimento di una linea italiana seria e capace, della credibilità internazionale del ministro Giorgetti e di tutto il Governo. È la risposta degli operatori economici e finanziari che guardano ai numeri, non agli slogan o al colore di chi governa una nazione. Ma i numeri per noi di Forza Italia non bastano, se non si traducono in risposte concrete per le persone”. “Questa Manovra – prosegue Pella- rafforza gli strumenti di sostegno alle famiglie, con oltre 1,5 miliardi, introduce una chiara riduzione della pressione fiscale, accompagnata da una riforma IRPEF equa e sostenibile fortemente voluta da Forza Italia e dal nostro Segretario Tajani, nel segno di un costante e continuo abbassamento della pressione fiscale in nome del mandato affidatoci dal Presidente Berlusconi. Metteremo oltre 1,5 miliardi in più nelle buste paga grazie all’abbattimento fiscale di rinnovo contratti, premi produttività, straordinari e aumento della base dei fringe benefit. E ancora 2,3 miliardi come credito d’imposta per le imprese nelle aree Zes e al Sud, 1,3 miliardi per Industria 4.0: sono misure che sostengono chi lavora e produce, e che puntano a rafforzare il sistema economico nella sua interezza. È un’azione che affonda le sue radici nella visione politica di Silvio Berlusconi, che ha sempre messo al centro la famiglia, il lavoro e il sostegno al mondo produttivo”. “Abbiamo ottenuto 6 miliardi in più per la sanità e continuiamo a investire sulla prevenzione, anche attraverso strumenti normativi concreti come quelli previsti dalla mia legge sull’obesità approvata a maggio perché la sanità pubblica e il nostro servizio nazionale rappresentano un pilastro strategico per il Paese e per tutti i cittadini. È questa la direzione giusta – ha concluso Pella – perché coniuga responsabilità sui conti, credibilità internazionale e attenzione reale ai bisogni dei cittadini. Forza Italia c’è, e fa la differenza”
Il parere del Partito Democratico sulla Manovra, bocciato oggi in Commissione Cultura alla Camera, contiene una “grave bocciatura politica e la denuncia del vero e proprio flop della linea portata avanti dai ministri Giuli, Bernini e Valditara”. Lo sottolinea il Pd in una nota. Una linea che certifica “l’assenza di una visione per il futuro del Paese e un progressivo disinvestimento su istruzione, università, ricerca e cultura”. “La legge di bilancio – sottolineano i componenti democratici della commissione cultura della Camera- fotografa un’Italia senza direzione: crescita debole, investimenti fermi, pressione fiscale ai massimi e servizi pubblici sempre più impoveriti. In questo quadro, il Governo colpisce uno dei pilastri dello sviluppo con oltre 600 milioni di euro di tagli all’istruzione nel triennio, a partire dalla drastica riduzione delle risorse per l’edilizia scolastica, mettendo a rischio sicurezza, qualità dell’offerta formativa e autonomia delle scuole”.
“Nulla è previsto per il diritto allo studio, per il contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa. Università e ricerca sono le grandi assenti della Manovra, così come mancano risposte all’emergenza del caro affitti e al welfare studentesco. C’è un tema urgente che riguarda i precari della ricerca su cui il governo ha adottato soluzioni parziali ed insoddisfacenti e solo l’impegno parlamentare delle forze di opposizione ha garantito risorse ulteriori”, si prosegue. “Anche la cultura, in tutti i suoi comparti a partire dal cinema, subisce nuovi e drammatici tagli che in alcuni casi non consentiranno neanche di portare avanti le produzioni già previste, mentre lo sport continua a non essere considerato un investimento sociale essenziale.È una Manovra debole e difensiva, la più modesta degli ultimi anni, che mortifica il Parlamento e ignora le vere priorità del Paese. Il Governo sceglie ancora una volta di risparmiare su tutti i settori della conoscenza e della cultura compromettendo il futuro delle nuove generazioni”, aggiunge la nota.
“Grave precedente quello consentito dal presidente di turno Rampelli di consentire l’intervento del deputato Donzelli e l’attacco alle opposizioni. Se questa è la prassi, l’Aula così sarà ingovernabile. Se la destra ha deciso di andare all’esercizio provvisorio lo dica”. Così in Aula il vicepresidente di Avs alla Camera, Marco Grimaldi.
“La Camera dei deputati non ha potuto esaminare la Manovra in modo corretto. Si è trattato di un grave strappo istituzionale da parte del governo e della maggioranza che non può e non deve costituire un precedente”. Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico in Commissione Affari costituzionali, che rendono noto “di aver espresso con chiarezza questa preoccupazione ai gruppi di maggioranza e di aver ottenuto che tale rilievo fosse esplicitamente inserito nel parere rilasciato dalla I Commissione”. Nel parere, infatti, è stato inserito il seguente passaggio: “È auspicato che, anche in considerazione della prassi invalsa, in futuro siano assicurate condizioni e tempi tali da consentire un congruo esame del disegno di legge di bilancio da parte di entrambi i rami del Parlamento”. “Non accetteremo in futuro forzature né sulla legge di bilancio né su altri provvedimenti – proseguono – il bicameralismo non può essere aggirato con furbizie procedurali o tecnicismi. Il Parlamento deve poter svolgere pienamente il proprio ruolo, senza compressioni dei tempi e senza forzature istituzionali”.

