“Giorgia Meloni ha gettato la maschera, la sua incoerenza è ormai conclamata. Dopo tre anni si è ritrovata, con un governo diviso e litigioso, a dover tradire tutte le sue promesse elettorali. Ha costruito la legge di bilancio sull’aumento all’età pensionabile, aumento delle accise sul carburante, tagli alla sanità in un Paese dove sei milioni di italiani non riescono a curarsi, tagli alla scuola e ai trasporti. Molti hanno detto e scritto che questa sarebbe una manovra senza visione; peggio, questa è una manovra che porta l’Italia in un vicolo cieco senza crescita, se non quella delle diseguaglianze. Ci siamo già fatti carico di questa inadeguatezza proponendo sedici emendamenti con tutte le altre opposizioni, è sempre più chiaro che da ora in avanti abbiamo la responsabilità di rafforzare questa alternativa e vincere le prossime elezioni per ridare speranza all’Italia”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.
“Questa manovra non risponde alle esigenze del Paese. Quello che dovrebbe preoccupare tutti è la crescita allo 0,6%, nonostante il Pnrr e i centinaia di miliardi investiti in Italia. Altro che prudenza, questa si chiama mancanza di visione, e il conto lo pagano le fasce più deboli, mentre abbiamo dovuto assistere allo spettacolo desolante della guerriglia fatta da Salvini contro Giorgetti”. Lo dice a Sky economia la dirigente di Italia Viva Teresa Bellanova, vicepresidente del Partito democratico europeo.
“Non ci sono interventi per ridurre le diseguaglianze né per sostenere i giovani. Sulle pensioni, è stata la Lega ad andare in piazza contro la Fornero e ora la peggiorano. Togliere opzione donna – aggiunge Bellanova – significa dare un pugno in faccia a persone che hanno fatto lavori fragili e discontinui e ora si aspettavano di andare in pensione”.
Dopo il via libera al Senato, il testo del disegno di legge di Bilancio è stato trasmesso alla Camera. Lo fa sapere l’ufficio stampa di Montecitorio. Il provvedimento sarà pubblicato entro stasera. La Camera è convocata domenica 28 dicembre alle ore 16 per l’esame.
“Nel maxi emendamento alla Legge di Bilancio il governo introduce una norma che riduce di 140 milioni di euro, a partire dal 2026, il Fondo per i farmaci innovativi, risorse essenziali per le terapie dei malati oncologici e delle persone affette da patologie gravi. Un taglio gravissimo, già denunciato da 75 società scientifiche e dagli oncologi, che avvertono come questa scelta metta a rischio l’accesso alle cure più avanzate e decisive, in un contesto in cui lo sforamento della spesa farmaceutica ospedaliera è stimato in circa 5 miliardi di euro, rendendo del tutto insufficiente il lieve aumento del tetto previsto. È una scelta cinica e irresponsabile: la manovra colpisce la sanità pubblica, le pensioni, il trasporto pubblico, la scuola e l’ambiente, ma continua a trovare risorse per la spesa militare, la conversione delle fabbriche in produzione bellica e grandi opere inutili come il Ponte sullo Stretto. Questa è una manovra economica di guerra, che toglie fondi alle cure salvavita e li dirotta sulle armi. Un disastro politico e sociale che paga sulla pelle dei malati e delle fasce più fragili del Paese”. Così, in una nota, Angelo Bonelli, parlamentare AVS e co-portavoce di Europa Verde.
“Giuli alza polveroni per nascondere i drammatici tagli che ha promosso e avallato a tutti i settori della cultura”. Così il deputato democratico e componente della Commissione Cultura della Camera, Matteo Orfini, intervenendo sulle polemiche che in questi giorni animano il dibattito pubblico e i social, anche tra esponenti della maggioranza come Veneziani e lo stesso ministro Giuli. “L’industria cinematografica e audiovisiva è al collasso e le produzioni, a detta degli stessi operatori del settore, sono a un passo dallo stop. Teatri, fondazioni, lavoratrici e lavoratori dello spettacolo vivono una condizione di incertezza senza precedenti. E mentre il mondo della cultura chiede risposte, il Ministero resta impantanato nei litigi interni e nelle lotte intestine della destra, incapace di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. I tagli alla cultura non sono un’invenzione dell’opposizione: sono scritti nero su bianco nei provvedimenti di questo Governo. Giuli e la maggioranza preferiscono alimentare polemiche e scontri ideologici per distogliere l’attenzione dal fatto che stanno smantellando pezzo dopo pezzo un settore strategico per il Paese”, aggiunge.
Assogestioni esprime il proprio apprezzamento per le disposizioni contenute nella Legge di Bilancio 2026 che introducono modifiche rilevanti al sistema pensionistico nell’ottica di rafforzare la diffusione, i vantaggi e la flessibilità della previdenza complementare in Italia. Questa riforma, – scrive in una nota -preannunciata ad aprile dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti in occasione del Salone del Risparmio 2025, fa proprie le proposte avanzate dall’Associazione sin dal 2020. Il nuovo impianto- afferma Assogestioni- infatti, è costruito sui tre pilastri indicati da Assogestioni:aumento della partecipazione ai fondi pensione attraverso un meccanismo di adesione automatica per i nuovi assunti; una rinnovata e più efficiente opzione di investimento predefinita, calibrata sulle caratteristiche anagrafiche degli aderenti, con l’obiettivo di favorire maggiori rendimenti nel lungo termine; una effettiva flessibilità in uscita, pensata per rispondere alle diverse esigenze previdenziali di tutti gli aderenti.
Assogestioni auspica che, in parallelo all’attuazione delle nuove norme, venga avviata una campagna informativa di sistema, in grado di rafforzare la fiducia dei cittadini e indirizzarli verso scelte previdenziali più consapevoli.
“Il governo Meloni ha tradito le promesse fatte al Paese. Gli impegni sbandierati in campagna elettorale si sono trasformati in scelte che pesano direttamente sulle tasche e sui diritti degli italiani. Sulle accise dei carburanti, dopo gli annunci e i video simbolici, la realtà è l’opposto: non solo non vengono eliminate, ma il gettito cresce fino a centinaia di milioni nei prossimi anni. Sul fronte delle pensioni, la promessa di superare la legge Fornero si è risolta in un arretramento: l’età pensionabile aumenta per la grande maggioranza dei lavoratori e l’unico strumento di flessibilità rimasto per le donne, Opzione Donna, viene di fatto smantellato. Anche l’impegno sulle pensioni minime si è rivelato un miraggio. A fronte di rincari superiori al 20% sui beni alimentari, dell’aumento delle bollette e di un’inflazione che erode il potere d’acquisto, ai pensionati arrivano interventi marginali e insufficienti. Nel frattempo, i salari italiani restano tra i più bassi d’Europa. È una linea fatta di contraddizioni e promesse mancate. A pagare il prezzo di questa incoerenza saranno famiglie, lavoratori e pensionati. L’Italia merita politiche serie, coerenti e orientate alla giustizia sociale, non annunci smentiti dai fatti”. Lo dice Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd.
Confimi Industria chiede di sospendere la nuova payment withholding tax prevista dagli emendamenti governativi alla Legge di Bilancio 2026 approvati dalla Commissione Bilancio del Senato, che introduce dal 2028 una ritenuta dello 0,50%, destinata a salire all’1% dal 2029, sui pagamenti relativi a corrispettivi per le prestazioni di servizi e le cessioni di beni effettuati nell’esercizio di imprese effettuati da soggetti residenti/stabiliti (essenzialmente B2B). Le motivazioni addotte per l’inserimento di questa misura ovvero potenziare la base informativa a disposizione per lo svolgimento dell’attività di analisi del rischio non possono essere assolutamente condivise. In altre parole, secondo Confimi, il provvedimento servirebbe a contrastare l’evasione su documentati da fatture elettroniche potrebbe essere perseguita con attività ordinaria.
Mentre la manovra ha incassato l’ok del Senato, ribadiamo con forza il nostro giudizio fortemente critico sull’impianto complessivo del provvedimento. Possiamo però affermare con soddisfazione che un nuovo attacco ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori è stato sventato, grazie anche all’intervento immediato e determinato della Cgil. Così le segretarie confederali della Cgil, Maria Grazia Gabrielli e Francesca Re David, commentando il ritiro dell’emendamento alla legge di Bilancio che, se approvato, avrebbe messo seriamente a rischio la tutela dei salari e dei crediti retributivi.
Si tratta – ricordano Gabrielli e Re David – del secondo tentativo da parte del Governo: prima l’inserimento nel decreto Ilva, poi il ritiro e successivamente la riproposizione nella legge di Bilancio.
Un’operazione vergognosa, respinta ancora una volta, con la quale si tentava di stabilire che il datore di lavoro non potesse essere condannato al pagamento di differenze retributive o contributive per il periodo precedente alla data del ricorso, qualora avesse applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo leader. Questo episodio conferma una tendenza più generale che caratterizza l’intera manovra: un insieme di scelte che penalizzano il lavoro. Auspichiamo che il Governo rinunci definitivamente a questa deriva. La Cgil continuerà a vigilare affinché il provvedimento non venga ripresentato sotto altre forme e chiede all’Esecutivo di abbandonare una strada che danneggia salari, diritti e condizioni di lavoro, concludono Gabrielli e Re David.
“Con il via libera di stamattina in Senato al voto di fiducia alla Legge di Bilancio, si delineano più chiaramente le misure che interessano il mondo agricolo”. Così Confagricoltura che accoglie “positivamente alcune misure presenti nel testo: bene la cancellazione del divieto di compensazione dei crediti dÆimposta con i debiti contributivi; e la proroga, entro i limiti stabiliti, dellÆesenzione Irpef per i redditi dominicali ed agrari che hanno visto impegnata la Confederazione sin dallÆinizio del percorso legislativo. “Positive anche le misure sulla tassazione agevolata dei rinnovi contrattuali e dei premi di produttività. Per i rinnovi sottoscritti nel 2024, nel 2025 e nel 2026, viene estensa l’applicazione dell’imposta sostituiva Irpef e viene alzato, da 28mila a 33mila euro, il limite entro il quale è applicabile lÆimposta del 5%”. “Bene – aggiunge la confederazione – in tema di investimenti, lÆincremento della dote finanziaria per il credito dÆimposta ZES Sud per il 2025, e la sua proroga per il 2026. Per Confagricoltura si tratta di una misura importante, visto lÆinput che può dare allÆapparato produttivo agricolo del Mezzogiorno e al suo sistema di imprese agricole”. “Invece, qualche sforzo in più poteva essere fatto sul rifinanziamento del credito dÆimposta 4.0 per il settore primario”.
“Avevano provato di nuovo a smantellare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori più in difficoltà, li abbiamo fermati. Fratelli d’Italia aveva inserito in manovra l’ennesima norma contro i lavoratori sfruttati, un vero e proprio condono per chi non paga adeguatamente i propri dipendenti, anche dopo la condanna al pagamento degli arretrati da parte di un giudice, e legalizza di fatto il lavoro sottopagato. Un provvedimento vigliacco e palesemente incostituzionale ai danni di chi ha lottato per veder riconosciuti i propri diritti: ma non ci stupisce, questi sono loro, questo è il governo di Giorgia Meloni. Una destra servile con i più ricchi e i più furbi, tracotante con chi è in difficoltà. E la manovra che si apprestano ad approvare ne è la dimostrazione più plastica”. Lo scrive sui social la segretaria Pd Elly Schlein.
“La manovra del governo dei pasticcioni toglie diritti alle pensioni degli italiani, taglia sanità, scuola e trasporto pubblico per finanziare l’opera illegittima del Ponte sullo Stretto e l’acquisto di armi. È una manovra che trasforma l’Italia in un’economia di guerra: con un emendamento del governo le fabbriche potranno essere trasferite e riconvertite in siti di produzione di armi. Una scelta gravissima. Intanto crescono la povertà assoluta e il lavoro povero, mentre le bollette energetiche diventano sempre più care. A tutto questo il governo risponde con la fiducia e con i tagli sociali. Questa legge di bilancio non parla al Paese reale, ma agli interessi ideologici della destra: meno diritti, più armi, più disuguaglianze”. Così in una nota Angelo Bonelli, parlamentare AVS e co-portavoce di Europa Verde.
Questo risultato rappresenta una conquista storica. La norma oggi approvata rappresenta il riconoscimento per l’impegno profuso da AssoConcerti a tutela di tutte le imprese e dei professionisti che animano l’intero comparto dello spettacolo musicale dal vivo”. Lo dichiara Bruno Sconocchia, il Presidente di AssoConcerti, in merito all’approvazione da parte dell’Aula del Senato della legge di Bilancio 2026, che per la prima volta istituisce un Fondo esplicitamente pensato per sostenere le imprese attive “nella produzione e nell’organizzazione di spettacoli di musica popolare contemporanea”, intendendo per tale “le forme di espressione musicale quali il pop, il rock, la canzone dei cantautori e altri ambiti musicali creativi che non rientrano nel settore classico, lirico o sinfonico”. “Con questo atto, per la prima volta, lo Stato riconosce in maniera concreta il valore culturale, sociale ed economico di un comparto strategico non solo per il mondo dello spettacolo, ma per l’intero Paese – ha proseguito Sconocchia – Un riconoscimento che il settore attendeva da anni e che Assoconcerti si era posta come obiettivo fin dalla sua nascita. In questo senso, AssoConcerti ha mantenuto un dialogo costante e costruttivo con il mondo politico e le Istituzioni, e in particolare con il Ministero della Cultura e l’On. Gianmarco Mazzi, Sottosegretario con delega alla musica e allo spettacolo dal vivo, e oggi, a titolo personale, ma anche e soprattutto a nome di tutto il settore che ho l’onore di rappresentare, desidero esprimere il nostro sincero ringraziamento al Senatore Paolo Marcheschi, estensore dell’emendamento in questione, ma soprattutto al Governo, al Ministro della Cultura Alessandro Giuli e al Sottosegretario Gianmarco Mazzi, per l’ascolto prestato e per aver reso possibile questo importante e storico traguardo”, conclude.
“I contratti rinnovati, è stato detto ieri, sono decine e decine, non consumo il tempo ad elencarli. Contratti vuol dire miglioramento dei salari e delle retribuzioni, più potere d’acquisto. Noi siamo quelli che in questi anni hanno tagliato il cuneo fiscale, hanno detassato gli aumenti contrattuali, questo vuol dire aiutare le famiglie ed i redditi. Dobbiamo fare di più, certo, ma non abbiamo comprato i banchi a rotelle. Abbiamo pensato al bonus libri e al bonus per la scuola, anche per la scuola paritaria. La lingua batte dove la ruota gira, cara opposizione. Voteremo quindi a favore di questa manovra con grande convinzione perché l’Italia cresca ancora”. Così il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, intervenendo in dichiarazione di voto sulla manovra.
“Partiamo da un dato che nessuno di voi può smentire: solo due mesi fa è stata presentata una manovra che oggi non esiste più. Scomparsa nelle nebbie fitte di un governo traballante e inconcludente. Avete impedito qualsiasi discussione nel merito, avete preso in giro i cittadini e portato in Aula una paccottiglia di tagli e balzelli, di misure contro pensionati, lavoratori, territori fragili e Mezzogiorno. Dove avete trovato i soldi? Li avete presi dalle Regioni, trattate come un bancomat, sottraendogli le scelte su FSC; dagli enti locali; dalla sanità, dall’istruzione, dai trasporti, dall’assistenza sociale; punendo i lavori precoci e usuranti”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia nella dichiarazione di voto sulla manovra di bilancio. “Per voi – continua Boccia – il bilancio dello Stato si fa risparmiando sui servizi alla persona e sui diritti. Avete fatto cassa su chi già ha di meno.
“Salvini, magari gli porta un po’ di carbone sotto l’albero, però diciamo così, siamo nella transizione green, quindi non si usa più”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dopo aver fatto gli auguri di buon Natale ai giornalisti in Senato dopo il primo via libera in Senato alla legge di Bilancio. È stato proprio il leader della Lega ad accompagnare il titolare del Tesoro davanti al capannello di giornalisti, che lo aspettavano a palazzo Madama. “Vi presento il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti”, ha scherzato Salvini.
“Davvero un bilancio positivo che dimostra ancora una volta come il Governo, tutto il Governo, alla fine sostiene questa linea che abbiamo impostato tre anni fa”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti parlando con i giornalisti in Senato dopo il primo via libera in Senato alla legge di Bilancio.
L’aula del Senato ha dato il via libera alla nota di variazione al bilancio di previsione dello Stato, appena approvata dal Cdm, e alla legge di Bilancio. I sì sono stati 110, 62 i voti contrari e un astenuto. La manovra passerà alla Camera.
Il Consiglio dei ministri si è riunito in forma ‘volante’ a palazzo Madama e ha approvato la nota di variazione dopo l’ok dell’aula del Senato al maxiemendamento interamente sostitutivo della manovra su cui il Governo ha posto la questione di fiducia. Dopo l’ok del Cdm la nota di variazione dovrà essere approvata prima dalla commissione Bilancio e poi dall’Aula di palazzo Madama. Tra i presenti, il vicepremier Matteo Salvini, il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, quello per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
“È una manovra che conferma che questo è un paese serio, guidato da un governo serio, solido e responsabile e il giudizio degli investitori internazionali riflette questa serietà che si conferma nel tempo. Quando si governa un paese molto indebitato, si deve garantire che si è seri e responsabili nel tempo non soltanto per una finanziaria, quindi credo che questa sia la cifra del governo Meloni e del ministro Giorgetti”. Così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani parlando con i cronisti in Senato.
“Hanno fatto un approfondimento, quindi si è ritenuto di espungere queste quattro-cinque disposizioni. Sostanzialmente questo è anche per la tenuta costituzionale del provvedimento, per non esporci a censura sul piano costituzionale”. Così il viceministro dell’Economia Maurizio Leo interpellato dai giornalisti a margine dei lavori in Senato sulla Manovra, in merito allo stop del Quirinale su 5 misure inserite nel testo, compreso lo scudo per gli imprenditori nella cause dei lavoratori sottopagati.
“Molto soddisfatto” della Manovra, “non c’è stato nessun gelo” con il ministro Giorgetti, “a me interessava non danneggiare i lavoratori allungando l’età pensionabile”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e leader della Lega Matteo Salvini interpellato dai giornalisti a margine dei lavori del Senato. “Era stata un’indicazione tecnica – ha aggiunto Salvini – che la Lega ha fermato e quindi tutto è bene quel che finisce bene”. “Ci sono i soldi senza andare a far cassa sulla pelle di lavoratori e pensionati”, ha affermato.
‘Voltafaccia Meloni’: questo si legge sui cartelli che si sono levati dai banchi delle opposizioni in Aula al Senato al termine delle dichiarazioni di voto sulla Manovra. “Promettevano abolizione accise, aumentano tasse sul carburante”, hanno scritto i senatori sui cartelli, “Promettevano abolizione Fornero, aumentano l’età pensionabile”, “Promettevano investimenti in sanità, tagliano le risorse”, “Promettevano diminuzione tasse, è record pressione fiscale”, tutti con in evidenza la scritta ‘Voltafaccia Meloni’.
Via libera dell’Aula del Senato alla fiducia sul maxiemendamento alla manovra sostitutivo del testo e delle modifiche apportate nell’iter in commissione Bilancio. Sono stati 113 i sì, 70 i no, due gli astenuti. La seduta è sospesa fino alle 13.05, nell’attesa dell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri della nota di variazione che sarà trasmessa all’Aula subito dopo.
“Inizio con un ringraziamento in primis al ministro Giorgetti, a tutto il governo per l’impegno dimostrato, per le difficoltà che si incontrano anche strada facendo, e a tutto il Parlamento che in questo caso possiamo dire ha fatto il Parlamento. Quindi che bello vedere il Parlamento che in qualche occasione comunque fa quello che deve fare e interviene per migliorare e se volete per correggere quelli che sono alcuni provvedimenti che vengono portati avanti”. Così il capogruppo della Lega a Palazzo Madama, Massimiliano Romeo, nel corso della dichiarazioni di voto nell’Aula del Senato sulla questione di fiducia posta dal governo sulla manovra.
“Per noi questa legge di bilancio è brutta senz’anima e annuncio il voto negativo di Italia Viva”. Così il leader di Iv, Matteo Renzi, nel corso della dichiarazioni di voto nell’Aula del Senato sulla questione di fiducia posta dal governo sulla Manovra. “Il punto politico che vorrei affrontare e che mi ha veramente sconvolto è la mancanza di una visione – sottolinea il senatore -. Penso che siamo in presenza di una legge di bilancio che ha pensato molto al mercato e poco ai supermercati. Una legge di bilancio in cui avete aumentato la pressione fiscale”. “Avete disonorato le vostre parole d’ordine, con voi ci sono più tasse e meno sicurezza. E lei, signor Ministro, è l’emblema di questa legge di bilancio mediocre”, conclude rivolgendosi al titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti.
“Questa è una Manovra che ha il valore di crescita nel tendenziale come nel programmatico. Significa una legge di bilancio che per la crescita non serve a niente e il prossimo anno saremo di nuovo il fanalino di coda dell’Europa, all’ultimo posto per crescita. Questo è il dato vero del governo”. Così il capogruppo del M5s a Palazzo Madama, Stefano Patuanelli, nel corso della dichiarazioni di voto nell’Aula del Senato sulla questione di fiducia posta dal governo sulla Manovra. “Sull’occupazione è vero, ci sono più occupati” ma “cresce l’occupazione perché avete introdotto il concetto di ‘fine lavoro mai’ – sottolinea -. Avete introdotto il fine lavoro mai, per questo cresce l’occupazione”. “Abbiamo il dovere come forze di opposizione di criticare ciò che sta facendo il governo, e lo facciamo con forza ogni giorno in Parlamento. Ma abbiamo un altro dovere, quasi etico e morale nei confronti dei cittadini, che è quello di costruire una proposta alternativa, e da questa legge di bilancio abbiamo cominciato. Noi voteremo contro ma soprattutto daremo il nostro contributo come forza politica a creare l’alternativa per mandare a casa il prima possibile il governo Meloni”, conclude Patuanelli.
“Questo è un momento nel quale tutti i grandi Paesi fanno la corsa alle materie prime e noi rispondiamo a questa grande scommessa culturale con un emendamento che dice che l’oro non è di Banca d’Italia ma è del popolo italiano. Avete fatto l’emendamento e mentre tutto il mondo cerca di parlare delle materie prime, voi dite che il problema è l’emendamento sull’oro”. Così il leader di Iv, Matteo Renzi, nel corso della dichiarazioni di voto nell’Aula del Senato sulla questione di fiducia posta dal governo sulla manovra. “Ora, se c’è qui qualcuno in quest’Aula che ha litigato con Banca d’Italia negli ultimi dieci anni, penso di essere nella top ten, forse sul podio direttamente – prosegue il senatore -. Quindi tutto ho tranne che la volontà di difendere Banca d’Italia. Ma vorrei fare il sovranista. Allora, se davvero pensiamo che la priorità sia che l’oro sia nelle nostre mani non basta fare l’emendamento. Finite il lavoro, sovranisti alle vongole, recatevi a Fort Knox, in Kentucky. Andate a prendere l’oro a Trump e portatelo a casa. Perché se il problema è l’oro, avete comprato quattro aerei di Stato, mettete il senatore Borghi alla guida di una delegazione, paghiamogli il viaggio e se non riporta l’oro che restino lì a controllarlo e a vigilarlo perché nessuno ce lo porti via”.
“Avete un problema grande come una casa con un pezzo della Lega. Dall’oro di Borghi – che è del popolo e siccome avete detto che è del popolo e non dello Stato, Borghi, io la voglio vedere fuori da Banca d’Italia distribuire i lingotti ai cittadini perché altrimenti lei ha detto una inutile fesseria – al decreto sulle armi, agli interventi non concordati sulle pensioni potete continuare a far finta di nulla, ma alla fine questo nodo verrà al pettine. Dovete decidere. Siete europeisti rispettosi delle regole europee o siete leghisti rispettosi solamente di Putin?”. Così il leader di Azione, Carlo Calenda, nel corso della dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta dal governo sulla manovra.
“Voglio dire che ho trovato largamente condivisibile l’approccio dal ministro Giorgetti, definito prudente rispetto ai conti pubblici. Questa manovra è costruita essenzialmente per uscire dalla procedura di infrazione. È un obiettivo condivisibile”. Così il leader di Azione, Carlo Calenda, nel corso della dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta dal governo sulla manovra. “Ci sono altre cose condivisibili in questa manovra e mi fa piacere partire da ciò che condividiamo per dare il senso che il nostro giudizio non è mai un giudizio preconcetto, ma sempre un giudizio di merito – aggiunge -. Siamo soddisfatti della reintroduzione di Industria 4.0 nella forma dell’iper-ammortamento. Siamo soddisfatti del finanziamento della sanità oltre l’indice dell’inflazione. E voglio riconoscere al Governo che questa è la prima volta che accade in una legislatura comprese le nostre. Siamo soddisfatti dei provvedimenti di detassazione dei salari di produttività, dei premi e di tutto ciò che contribuisce ad aumentare i salari in relazione alla produttività perché quello è il tema fondamentale”. “Dopo aver detto ciò, tuttavia, credo che una finanziaria sia soprattutto l’inverarsi di una strategia di Governo. Una legge di bilancio segue l’idea e la visione che un Governo ha di un Paese, e qui ci sembra mancare come nelle precedenti. Manca una vera strategia sui salari, manca una strategia per i giovani e per le donne – sottolinea Calenda -. Infine, manca un punto: la difesa. Io non ho capito dove vedete questa manovra piena di soldi per le armi. Non ci sta niente”.
Sono cominciate nell’Aula del Senato le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta dal Governo sull’approvazione dell’emendamento interamente sostitutivo della prima sezione della manovra. Al termine seguirà la votazione nominale con appello e la votazione finale.
“Bene lo stralcio dalla Manovra della norma che avrebbe penalizzato gravemente i lavoratori sottopagati, impedendo loro di ottenere gli arretrati anche in presenza di una sentenza che accertasse la violazione di legge. Si trattava di una disposizione inaccettabile, inserita di nascosto, che è stata giustamente cancellata. Resta però un problema politico serio: questo modo di legiferare è sbagliato. Non è la prima volta che la maggioranza prova a intervenire sul mondo del lavoro con emendamenti infilati tra le pieghe della Manovra, senza confronto e senza trasparenza. Lo abbiamo già visto con i tentativi di abbassare le tutele sui subappalti nel settore della moda, oggi ci riprovano sui salari. Servono rispetto per la Costituzione, trasparenza nelle scelte e un confronto vero in Parlamento”. Lo affermano la capogruppo di Italia Viva Raffaella Paita e la senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan.
E’ stata tolta la norma sullo spoil system per le Authoriy dal maxiemendamento alla Manovra su cui è riunita la Commissione Bilancio del Senato. Previsto lo stralcio di cinque norme.

