Alle 9.30 del mattino la quarta legge di bilancio del governo Meloni arriverà in Aula al Senato per la prima delle due volate parlamentari verso l’approvazione finale. Il calendario non accetta deroghe: la manovra deve essere licenziata da Palazzo Madama prima di Natale, per poi approdare alla Camera, dove il via libera definitivo dovrebbe arrivare il 30 dicembre. Messe da parte le frizioni degli ultimi giorni sul tema pensioni, la maggioranza, Lega inclusa, serra i ranghi per chiudere e sciogliere gli ultimi nodi sugli altri provvedimenti che attendono l’ok entro fine anno, dal decreto Economia alla riforma della Corte dei Conti, senza dimenticare il decreto Armi, che più degli altri scuote il centrodestra creando non pochi malumori, ancora una volta nel Carroccio. Ma, almeno fino alla Vigilia, il focus resta sulla legge di bilancio, su cui interviene la stessa premier Giorgia Meloni, che commenta con parole di soddisfazione un sondaggio dell’istituto demoscopico Lab21 per Affaritaliani, secondo cui il 58,9% degli italiani approva il provvedimento: “Un dato che ci incoraggia e ci responsabilizza ancora di più”. Maurizio Lupi, Noi moderati, rassicura sulla compatezza del centrodestra: “Sono trent’anni che, con l’approssimarsi del voto sulla manovra, si accendono discussioni, perfino liti, che non scalfiscono l’alleanza di governo”. E sul punto lo stesso vicepremier Matteo Salvini, a chi gli chiede se sulla manovra si sia sfiorata la crisi, risponde senza esitazioni: “No, semplicemente alcuni tecnici avevano previsto nei prossimi anni di allungare l’età per andare in pensione e io ho detto ‘no signori, si possono chiedere soldi altrove’”.
Critiche le opposizioni
Le opposizioni restano critiche e attaccano su più fronti, a partire dallo ‘sventato’ condono edilizio: “Grazie alla nostra azione siamo riusciti a scongiurare obbrobri come la corsa al condono e l’innalzamento del tetto del contante a 10mila euro”, scrive sui social il presidente M5S Giuseppe Conte, che stigmatizza “il triste teatro di una manovra misera e ingiusta”. Una legge, sostiene l’ex premier, “che non affronta il dramma della sanità pubblica, peggiora la legge Fornero aumentando l’età pensionabile, cancella Opzione donna, taglia sulla scuola e al ‘libro delle tasse’ di questi anni di pressione fiscale record aggiunge tasse su pacchi online, accise, ritenute d’acconto che aumenteranno fino all’1% sulle fatture delle imprese“. Dal canto suo il Pd, in una nota dei componenti della Commissione di vigilanza, rilancia la polemica sul tema dei tagli al servizio pubblico e lancia la stoccata: “Il taglio di 10 milioni di euro alla Rai inseriti in manovra dal governo e il rilancio, da parte del Tg1, di un sondaggio commissionato da Affaritaliani.it che accredita il gradimento della manovra sono due facce della stessa strategia: indebolire il servizio pubblico e piegarlo alla propaganda”. Fratelli d’Italia ripropone il condono con un odg per riaprire i termini della sanatoria del 2003, e netta è la replica del M5S, per bocca del deputato Agostino Santillo: “Al di là di tutti i proclami, rappresenta un messaggio chiaro: alla prima occasione utile ci riproveranno”. “Ci vorrebbe un pochino più di serietà – conclude Santillo -, ma come si è visto con questa manovra, dalle parti di Meloni non è proprio la specialità della casa”.

