Il tribunale di Sorveglianza si riserva di decidere sulla scarcerazione dell'ex sindaco di Roma che aveva violato le prescrizioni dei servizi sociali
L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è comparso venerdì davanti ai giudici del tribunale di sorveglianza della Capitale. “Ho sbagliato, ma l’ho fatto perché innamorato della politica”, ha detto il segretario nazionale del movimento ‘Indipendenza!’. Il 31 dicembre scorso c’è stato il suo arresto – si ricorda – in seguito alla contestata violazione nello svolgimento della pena alternativa dei servizi sociali, seguita alla condanna per traffico di influenze in una delle tranche del maxi processo ‘Mondo di mezzo-Mafia Capitale’. In particolare Alemanno nello svolgere attività presso la struttura ‘Solidarietà e Speranza’, che si occupa di famiglie in difficoltà e di vittime di violenze, è accusato di aver compiuto una “gravissima e reiterata violazione delle prescrizioni imposte”. Il procuratore generale, nel corso dell’udienza ha sollecitato la revoca dell’affidamento in prova ma non per l’intera pena inflitta, ma alla prima trasgressione che risalirebbe a novembre. La difesa, con l’avvocato Cesare Placanica, ha proposto la detenzione ai domiciliari. La condotta di Alemanno è stata dovuta allo svolgimento della sua attività politica – si è sottolineato – e nessuno di questi eventi oggetto della contestazione era comunque finalizzato a commettere reati. La decisione dei giudici è attesa nei prossimi giorni. Con il riconoscimento della buona condotta Alemanno potrebbe concludere l’iter in meno di un anno.
Il tribunale di Sorveglianza di Roma si è riservato la decisione sulla scarcerazione e sul riaffidamento in prova ai servizi sociali . Il procuratore generale, nel corso dell’udienza, ha sollecitato la revoca del beneficio partendo dal momento della prima violazione che sarebbe avvenuta a novembre. Secondo l’accusa, quindi, Alemanno dovrebbe ancora 18 mesi anziché i 22 iniziali.
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