Salario minimo, direttiva Ue in arrivo ma politica e parti sociali ancora divise

Salario minimo, direttiva Ue in arrivo ma politica e parti sociali ancora divise
Foto Nicola Vaglia/ LaPresse 13-09-2017 Milano, Italia Milano, Cena 150 anni Galleria Vittorio Emanuele II – nella foto: preparazione tavoli Photo LaPresse / Nicola Vaglia

No del Centrodestra. Scetticismo da Cisl e Confindustria

La direttiva europea sul salario minimo è in dirittura d’arrivo e in Italia si profila lo scontro in seno alla maggioranza ma anche tra le parti sociali. Questa sera a Strasburgo prenderà il via la discussione in seno alle istituzioni europee sulla direttiva proposta alla Commissione due anni fa, che si pone il duplice obiettivo di definire un quadro per fissare i salari minimi adeguati ed equi, nel rispetto delle diverse impostazioni nazionali dei Paesi membri e di rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva. Nello Stivale le forze politiche sono spaccate: da un lato parteggiano per la misura il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, con in testa il ministro del Lavoro Andrea Orlando che la definisce “un assist per i lavoratori”. Dall’altra, il centrodestra con Fratelli d’Italia e Lega, che invece manifestano la propria contrarietà. Ma il tema non divide solo la politica. Anche le parti sociali viaggiano su posizioni di evidente distanza, con la Cisl e Confindustria vicine all’ala dei contrari, e la Cgil e Uil posizionate invece per il sì.

È di questa mattina l’intervento del segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, che al Corriere della Sera ha ribadito che il salario minimo è una misura giusta ma “serve solo nei Paesi che non hanno una contrattazione adeguata, che, non a caso, sono anche quelli con i salari più bassi e i minori diritti. Per l’Italia – precisa – non c’è alcun obbligo di salario minimo, perché abbiamo un sistema contrattuale che copre molto al di sopra della soglia dell’80% prevista dalla direttiva Ue. Per noi, dunque, c’è solo l’incoraggiamento a rafforzare la contrattazione”. Simile la posizione espressa dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, all’assemblea degli industriali di Novara, Vercelli e Valsesia, secondo il quale quello del salario minimo “non è un tema nostro, i nostri contratti collettivi sono tutti superiori” rispetto alla soglia prevista. Se qualcuno vuole farlo, se il ministro vuole farlo – avverte, riferendosi ad Orlando – lo faccia e lo faccia bene, ma non distrugga la contrattazione collettiva nazionale”.

A rispondere è il segretario generale della Uil, osservando che “una cosa sono i contratti di Confindustria, un’altra sono i contratti pirata e che quindi “in quel caso bisogna intervenire o identificando i contratti maggiormente rappresentativi, firmati tra associazioni datoriali e sindacati oppure identificando un valore economico che poi viene applicato come minimo tabellare”. In generale, afferma però Bombardieri, “l’obiettivo è il contratto collettivo nazionale di categoria. Se noi mettessimo in contrapposizione il salario minimo con il contratto di categoria faremmo un danno ai lavoratori, perché molte aziende potrebbero applicare il salario minimo ma senza rispettare il contratto collettivo nazionale con tutto ciò che ne consegue. Quindi noi siamo favorevoli al salario minimo, facendolo coincidere con minimi contrattuali”. Più secco il leader della Cgil, Maurizio Landini, che sempre oggi, da Torino, dice “l’Europa ci chiede di affrontare il tema del salario minimo: non è che la dobbiamo ascoltare solo quando ci chiede di tagliare le pensioni, cancellare l’articolo 18 e tagliare le spese sociali”. La questione, aggiunge, “va affrontata” quindi ora che “finalmente tutta l’Europa si rende conto che salari bassi e lavoratori precari senza diritti sono un elemento che mette in discussione la tenuta sociale e democratica” nel nostro Paese e nell’Ue. Posizioni forse non irrimediabilmente distanti, ma nemmeno di facile conciliazione. A dirlo è lo stesso ministro Orlando, che ora come ora, ritiene “abbastanza difficile pensare a un intervento normativo con questa maggioranza” e per questo suggerisce “di legarlo ai contratti maggiormente rappresentativi. Mi sembra la soluzione – dice – più a portata di mano in questo momento. E mi pare che corrisponda a una logica di buon senso”.

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