Dura critica di Boccia: "C'è una classe dirigente che evidentemente non è più all'altezza della propria comunità"

Nicola Zingaretti non molla. Dopo il ‘non ci sto’ consegnato via social alla base, nei piani del segretario dem dimissionario non sono previsti passi indietro. Le critiche a quanti compongono l’anima del Nazareno sono impietose e l’indirizzo è sempre verso o contro chi ritiene che il partito debba essere alla mercè di correnti o lotte intestine per una guida affidata all’uomo solo al comando. “Il Pd non è un partito del leader, è il partito con un leader” serve una “assunzione di responsabilità”. Il governatore del Lazio si guarda intorno, vede nel governo Draghi l’occasione di coesione, mentre di contro trova solo “una voglia di dibattito che si è concretizzata in un martellamento contro il gruppo dirigente”, perciò chiede “chiarezza”.

E a sette giorni dall’assemblea nazionale la posizione ‘irremovibile’ del segretario e i mormorii all’interno del Nazareno, lasciano il Pd in balia degli eventi, tirato per la giacca dall’entusiasmo delle Sardine e dal provocatorio quanto ambiguo Beppe Grillo. Mentre parte infatti il conto alla rovescia per la resa dei conti nella riunione dei mille delegati – chiamati a decretare se eleggere il nuovo segretario o aprire la fase di reggenza – in via Sant’Andrea delle Fratte c’è l’occupazione delle Sardine, circa una quindicina. L’entusiasmo, non solo di Santori ma anche di Jasmine Corallo e Lorenzo Donnoli, è tutto a sostegno di Zingaretti, ed entra nel palazzo del partito per un confronto con la presidente, Valentina Cuppi. L’attacco è frontale ed è contro le correnti, contro un progetto che non esiste più, tuttavia non è senza alternative. Le Sardine portano sul tavolo un ‘Piazza Grande bis’ fuori dalle mura ‘litigiose’ del Pd, quel sogno che lo stesso Zingaretti non è riuscito a realizzare e che comprenda le realtà civiche, le associazioni, i territori. E se il Nazareno non intenderà ‘cambiare tragitto’ allora Zingaretti “ci segua fuori dal Pd”, è l’invito. Lo slogan è efficace e quanto mai diretto: “Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai? 6000 Sardine”. Il leader ‘dimissionario’ apprezza: “Le sardine sono energia positiva dell’Italia e della democrazia”, tuttavia non si lascia convincere a lasciare quello che resta “una grande forza”.

E in una giornata di attesa ci pensa Beppe Grillo con uno dei suoi post a far salire la tensione. La sua è una ‘Elevata supplica’, una riflessione a mano (e mente) libera sul futuro dei Cinquestelle e dell’asse con il Partito democratico. “Mi propongo per fare il vostro segretario elevato del partito democratico, mettete 2050 nel vostro simbolo, come sarà nel nostro prossimo con Conte sarà 2050, invito tutti i partiti a mettere 2050 nel loro simbolo, facciamo un progetto in comune, ne usciremo in un modo straordinario e io vengo li, metto a disposizione i progetti sarà tutto diverso nel futuro, sarà come progettare un agricoltore fra dieci anni”, scrive dopo aver messo in luce le numerose ombre democratic. Il padre fondatore 5Stelle definisce Zingaretti “una buona persona. Nauseata un po’ da tutto come siamo un po’ tutti nauseati dalla politica, dai partiti”. Bacchetta poi quella “concorrenza” tra destra e sinistra che non funziona più, e richiama il Pd a “un momento di riflessione” che porti a una narrazione e a un progetto. Le parole del comico genovese non piacciono, il fine sembra essere quello di un ‘inglobare’ due anime – M5S e Pd – sotto un solo simbolo e i dem non ci stanno. “Grillo vuole fare il segretario ‘elevato’ del Pd? Io penso che le alleanze sono un mezzo, non un fine”, avverte Graziano Delrio. Mentre Tommaso Nannicini tuona: “Per candidarsi alla guida del Pd servono due requisiti di base. 1) Iscriversi al Pd. 2) Rimangiarsi i Vaffa contro una comunità che ha una voglia matta di buona politica, non di avanspettacolo di serie C”.

Fuori dal Pd si dà fiato alle trombe, mentre dentro si consuma lo psicodramma. E Matteo Renzi ci mette sicuramente del suo. Dopo aver evitato qualsiasi commento a caldo, nella sua E-news, l’ex segretario è tagliente: “Era normale che dopo il fallimento della strategia ‘O Conte o morte’ qualcosa potesse accadere. L’asse con i Cinque Stelle sembra oggi inossidabile al punto da permettere a Beppe Grillo la provocazione della candidatura alla guida del PD. I problemi del Pd lasciamoli al Pd”. Nei corridoi Dem si susseguono comunque le riunioni, le correnti si incontrano e si scontrano sul da farsi. Quello che si attende è una scossa, non di certo una via di mezzo, come una reggenza, con nomi a effetto come quello di Anna Finocchiaro. A dirlo forte e chiaro è Francesco Boccia: “C’è una classe dirigente che evidentemente non è più all’altezza della propria comunità e quando succede così la si cambia”. L’ex ministro, infatti, non risparmia critiche: “Sento di nuovo parlare di caselle e posti. Oh, ragazzi, decide l’assemblea”.

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