Il segretario del Pd condivide l'appello lanciato da Conte in Aula

“La strada è stretta, strettissima”. Il percorso parlamentare scelto è “costituzionalmente corretto” e “politicamente forte”, ma la via per un rilancio dell’esecutivo, per un’attuazione solida del patto di legislatura messo sul tavolo anche da Giuseppe Conte, passa per “numeri molto angusti e una compagine assai complessa”. Nicola Zingaretti condivide l’appello all’unità lanciato dal premier nelle comunicazioni alla Camera, vede nel suo intervento “un’evoluzione positiva” della crisi, ma – incontrando i senatori che domani saranno chiamati a votare la fiducia – usa parole di verità.

La situazione, da quando Matteo Renzi ha deciso per la rottura, “è difficile e complicata e cambia di ora in ora”. A preoccupare sono i numeri a palazzo Madama. Il capogruppo Andrea Marcucci, a riunione conclusa, aggiorna il segretario: “Se siamo tutti, saremo 154-155, se c’è un miracolo 156, ma deve essere un miracolo”, gli confida. Alla Camera i 321 voti incassati dal Governo fanno ben sperare. “Ottimo! Maggioranza assoluta. Un fatto politico molto importante – esulta Zingaretti – Ora avanti per il bene dell’Italia!”.

Pallottoliere a parte, per i dem, un fatto politico nuovo c’è. O per lo meno una prospettiva è aperta. Lo dice chiaro Andrea Orlando: “Oggi Conte ha posto le basi, ha dato una fisionomia politica alla coalizione ed è la prima volta”. Europeisti da una parte, sovranisti dall’altra, è lo schema.

Con Matteo Renzi “che si è fatto fuori da solo” avendo scelto “di distruggere e demolire invece che costruire”. Adesso, al Nazareno, si attendono le mosse che gli alleati, vecchi e nuovi. “Sarà interessante – fa notare sempre il vicesegretario Pd – come il M5S risponderà alla richiesta di Conte di essere non più punto di equilibrio ma il riferimento di una coalizione europeista e antisovranista”. È qui la chiave di volta. Nel ruolo che, da ora in avanti, il premier dovrà avere nella costruzione di un “campo politico” alternativo alla destra. I limiti attuali sono evidenti, ammettono dal Pd, ma l’impegno in questa direzione è l’unica possibilità di avere una chance di partita in futuro.

Certo, le “condizioni” di partenza e sopravvivenza di questo nuovo progetto politico, avverte Zingaretti, andranno “controllate e verificate ogni giorno”. Se non ci saranno, se i numeri saranno troppo “angusti” e la compagine di maggioranza troppo “complessa”, Conte non potrà che prenderne atto. A quel punto, la strada, per il Nazareno, è pressoché segnata. Le urne sono “una scelta sbagliata” in questo momento, ma – senza una maggioranza all’altezza delle sfide del momento – rischiano di diventare l’unica via di uscita.

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