Il ministro dell'Economia Gualtieri riceve il partito di Renzi dopo il confronto con Pd e M5S

“Venti giorni fa eravamo i soli a porre dubbi su metodo e merito del #RecoveryPlan. Oggi tutte le forze della coalizione avanzano proposte alternative e chiedono correttivi. Diciamo che grazie al lavoro di Italia Viva almeno anche gli altri si sono ricordati di leggerlo #Ciao”. Il tweet sibillino di Matteo Renzi arriva in serata, dopo che i dem hanno presentato a Roberto Gualtieri dieci pagine di ‘osservazioni’ sulla bozza presentata dal Governo e il M5S ha ‘battuto cassa’ sul superbonus (“fondamentale” il prolungamento fino al 2023).

Pd e pentastellati incontrano il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il titolare degli Affari Ue Enzo Amendola e in effetti le proposte ’emendative’ presentate al programma non mancano e riguardano diversi capitoli. Nicola Zingaretti lo dice chiaro: “E’ essenziale che si chiarisca un cronoprogramma preciso per l’adozione del Piano, i tempi del confronto parlamentare e il coinvolgimento del Paese”. Insieme a questo, sottolinea, “vanno decise regole per la sua attuazione, che rendano il progetto credibile e finalizzato alle scelte strategiche che abbiamo indicato insieme all’Europa”. Andrea Orlando e Cecilia D’Elia chiedono al governo “un nuovo patto italiano che affronti la crisi con il coraggio del cambiamento”. E’ necessario, quindi, evitare che “la giusta ambizione” che ispira il documento proposto dal Governo “si concretizzi talvolta in una serie di progetti che rischiano più di consolidare o soltanto correggere il Paese che c’è, con i suoi limiti, i suoi ritardi e le sue ingiustizie, piuttosto che delineare un’altra idea dell’Italia”. Avanti, quindi, con una “maggiore discontinuità negli obiettivi di trasformazione del Paese”, con meno sgravi e più incentivi, con un disegno riformista sul fronte degli ammortizzatori sociali, così come nell’ambito delle politiche attive del lavoro e delle infrastrutture sociali.

Quanto alle manovre di palazzo, ribadisce Zingaretti, “il Partito Democratico è fermamente contro atteggiamenti e azioni che rischiano di degenerare in avventure politiche confuse, e in percorsi senza prospettiva”. Nessun benestare allo status quo, però. “Da settimane abbiamo chiesto con grande nettezza e chiediamo tanto più ora, un rilancio dell’azione di Governo”, mette nero su bianco il segretario dem, che chiede che anche sulla Governance del Recovery fund ci si ispiri al principio di sussidiarietà senza sostituire l’impianto dello Stato.

Parla di “incontro positivo e costruttivo” con il Governo il M5S, che condivide l’idea di “una visione che sia interministeriale e una progettualità che guardi a interventi macro”. Stefano Patuanelli, Laura Castelli e Laura Agea chiedono di dedicare maggiori risorse al comparto lavoro, di realizzare il prolungamento del superbonus al 110% fino al 2023 e non dimenticare il comparto giustizia e la sostenibilità ambientale.

Gualtieri prende nota: “Oltre cinque ore di proficuo confronto con le delegazioni di M5S e Pd: un lavoro costruttivo e concreto sui progetti e le priorità del #RecoveryPlan. Dobbiamo lavorare senza sosta per presentare in Europa un piano di grande innovazione e impatto”, cinguetta. Domani sarà la volta delle delegazioni di Iv e Leu. Sono 61 i “punti critici” anticipati da Matteo Renzi che domani ministre e capigruppo metteranno sul tavolo. “Facciamo sul serio. Ci stiamo giocando l’osso del collo”, ribadisce il leader. Anche il partito guidato da Roberto Speranza è sul piede di guerra e ribadirà l’allarme lanciato sulla sanità: “largamente insufficienti” i 9 miliardi previsti, secondo LeU. Alle 16 è convocato il Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto approvare il piano. All’ordine del giorno nulla è previsto e – date tutte le eccezioni sollevate dagli alleati – non è escluso che la bollinatura del Governo slitti. 

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