Movimento 5 Stelle cambia ufficialmente pelle, mescolando i valori delle origini con l'esigenza di trasformarsi in forza di governo

Non si torna più indietro. Il Movimento 5 Stelle cambia ufficialmente pelle, mescolando i valori delle origini con l’esigenza di trasformarsi in forza di governo. Sulla regola dei due mandati non ci saranno deroghe, ci sarà una guida collegiale e non più un solo capo politico e sulle alleanze la nuova linea è chiara: si fanno dove c’è convergenza di temi, nessun accordo strutturale. Ma è la polemica a caratterizzare anche l’ultima giornata degli stati generali, con protagonista Alessandro Di Battista, che via social affonda colpi durissimi: “Hanno provato a irridere le posizioni politiche che io e migliaia di altre persone abbiamo preso e l’hanno fatto coloro che l’unica posizione che conoscono è la genuflessione davanti ai loro padroni”. Dibba continua a chiedere la conta, rendendo pubblici i risultati del voto sui candidati all’Assemblea plenaria, per “conoscere il peso specifico delle idee”. La risposta arriva, direttamente da Vito Crimi: “Tutti i documenti regionali e le restituzioni di questi due giorni saranno resi pubblici, perché non ci sono segreti”.

Intorno a questo braccio di ferro, però, si è mosso un intero Movimento per dare la linea del prossimo futuro. “Nei prossimi giorni la sintesi dei lavori sarà sottoposta al voto degli iscritti, un vero e proprio atto di indirizzo – spiega ancora Crimi -. Subito dopo occorrerà modificare lo Statuto per la parte del capo politico e dopo si procederà all’elezione della nuova guida politica, che completerà i passaggi necessari”. Questo per quel che concerne la parte organizzativa. Poi c’è la ciccia del dibattito. Perché la plenaria ha rispettato le attese, con momenti forti e interventi diretti, senza diplomatiche ‘pillole indorate’. Anche se il primo blocco è dedicato all’ospite d’onore, il premier Giuseppe Conte, che cita Gianroberto Casaleggio (“non l’ho mai conosciuto ma mi sarebbe piaciuto confrontarmi con lui”), lancia messaggi al miele a Beppe Grillo (“ci sentiamo spesso, è la mente più giovane del Movimento”) e tesse le lodi della forza politica grazie alla quale da oltre due anni siede a Palazzo Chigi: “Siete una comunità tosta”. Sono tante le carezze del capo del governo, che torna per qualche minuto ‘l’avvocato difensore del popolo italiano’, non nascondendo che in questi anni alcune decisioni “non in linea” hanno creato “incomprensioni tra di noi”, ma quando si hanno responsabilità così grandi “è un obbligo morale cambiare idea quando ci si accorge che rimanere coerenti può far prendere decisioni non giuste per il Paese”. Ma il legame c’è, al punto che Luigi Di Maio riconosce come Conte sia “molto in sintonia con i nostri valori”.

Anche il Guardasigilli e capo delegazione del M5S, Alfonso Bonafede, conferma che “al governo ci siamo con i valori del Movimento”, ritenendo “irrinunciabile l’esigenza di essere compatti nei temi”. Un appello non casuale, viste le tribolazioni di questi ultimi mesi. Infatti, esaurito lo spazio degli interventi istituzionali, arrivano quelli politici. Grillo non si palesa, ma tutti sanno che il garante e co-fondatore ascolta, prende nota e riflette. Soprattutto sullo scontro più atteso, quello tra Di Battista e Di Maio, che parlano uno dopo l’altro. Il ‘pasionario’ usa toni caldi ma non affonda, anche se una stoccata se la concede: “Governare è il mio obiettivo sempre, ma deve essere il mezzo con cui poter risolvere i problemi, non il fine”. Poi la parola passa al ministro degli Esteri, che evita il corpo a corpo ma rilancia l’azione del M5S al governo: “Deve farsi valere di più”. Ad esempio sulla riforma del Fisco, ritenendo “un errore” il rinvio all’anno prossimo: “Va fatta subito”.

Sposa la linea del doppio no, a deroghe sul secondo mandato e alleanze organiche, ma dice chiaro e tondo che è giunta l’ora di cancellare le “ambiguità internazionali”, chiedendo di “entrare in una grande famiglia europea”. E su Rousseau lascia uno spiraglio: “Troveremo una sinergia, lavoreremo con Davide Casaleggio”. La piattaforma è un tema ricorrente, la difendono dal ‘veterano’ Danilo Toninelli al ‘volto nuovo’ Luigi Iovino, mentre Roberto Fico è categorico: “Gli strumenti devono essere del Movimento”. Il presidente della Camere invita a continuare il percorso con il centrosinistra e chiede di superare anche il team del futuro oltre al capo politico, attaccando chi ha fatto una “sfida muscolare sul contarsi che non ha nulla a che vedere col Movimento delle origini”, facendo correre subito il pensiero a Dibba. C’è spazio anche per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, che parlando del Superbonus del 110% fa capire quale sarà il Cinquestelle di domani: “Abbiamo messo insieme in unica misura non solo le famiglie ma anche imprese, professionisti, banche e finanza. Le battaglie più belle sono quelle uniscono. Questo è il cambiamento”.

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