Arriva la Giornata della Terra 2026. Al centro le persone, il progresso, il Pianeta. L’Earth day si celebra il 22 aprile di ogni anno.
“Il nostro potere, il nostro Pianeta”, è il tema del 2026. Il significato – viene spiegato nel manifesto di quest’anno di ‘Earthday.org’, l’organizzazione no-profit nata dalla prima Giornata della Terra – guarda a “una verità fondamentale: il progresso ambientale non dipende da una singola amministrazione o elezione. È sostenuto dalle azioni quotidiane di comunità, educatori, lavoratori e famiglie che proteggono i luoghi in cui vivono e lavorano”.
Come partecipare all’Earth day
Quest’anno è giunta alla 56esima edizione. Per partecipare all’Earth day si può consultare il sito ufficiale, iscriversi, ma anche organizzate la propria iniziativa comunitaria. Sono anche disponibili dei consigli da seguire, racchiusi in 50 azioni dedicate al bene del Pianeta.
Nata negli Usa
La Giornata della Terra è nata il 22 aprile 1970. La data è stata scelta dal senatore statunitense Gaylord Nelson e dal giovane attivista Denis Hayes per cadere tra le vacanze di primavera e gli esami finali, massimizzando così la partecipazione degli studenti a quella che inizialmente era una giornata nazionale di sensibilizzazione ambientale. Quel singolo giorno portò 20 milioni di americani in piazza e diede il via al moderno movimento ambientalista. Oggi, Denis Hayes è presidente emerito del Consiglio di amministrazione di Earthday.org, che ora mobilita un miliardo di persone in 193 Paesi ogni anno.
Per il Wwf c’è poco da festeggiare
Per il Wwf tra ”crisi ambientale ed energetica, conflitti e disuguaglianze, e perdita di biodiversità” c’è poco da festeggiare. Il Wwf si chiede: “Quest’anno c’è davvero qualcosa da celebrare nella Giornata mondiale della Terra?“. I dati parlano chiaro: ”il nostro Pianeta è schiacciato tra crisi climatica e crisi di natura, due emergenze che si alimentano a vicenda”.
Crisi energetica e rischi climatici
Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale ”gli ultimi tre anni sono stati i più caldi mai registrati e la concentrazione della CO2 in atmosfera è la più alta da almeno 800mila anni. I ghiacciai continentali (esclusi Artico e Antartide) dal 2000 hanno perso tra il 2% e il 39% del loro ghiaccio a livello regionale e circa il 5% a livello globale, una quantità pari al consumo d’acqua dell’intera popolazione mondiale in 30 anni. Ennesimi segnali inequivocabili dell’accelerazione del riscaldamento globale e della dipendenza dai combustibili fossili”.
La Fao stima che ”ogni anno scompaiano in media 4,12 milioni di ettari di superficie di foreste, con effetti devastanti su biodiversità, clima e mezzi di sussistenza di milioni di persone – continua il Wwf – anche la degradazione del suolo avanza a ritmi allarmanti, con 24 miliardi di tonnellate di suolo fertile perse in media ogni anno, che mettono a rischio la sicurezza alimentare globale. Solo nel 2025 sul Pianeta, 390 milioni di ettari sono stati percorsi dalle fiamme, rendendo oggi gli incendi la prima causa di perdita di foreste nel mondo”.
Declino della biodiversità
Non si ferma nemmeno il declino della biodiversità globale: l’ultimo ‘Living planet report’ del Wwf racconta come ”negli ultimi 50 anni le popolazioni di vertebrati selvatici abbiano subito un crollo medio del 73%, segnale inequivocabile di un’estinzione di massa in corso. Il Pianeta è sempre più soffocato dalla plastica. Ogni anno ne produciamo oltre 400 milioni di tonnellate, una quota significativa delle quali finisce nell’ambiente. Più di 20 milioni di tonnellate si disperdono annualmente in fiumi, laghi e oceani. Le microplastiche contaminano non solo le acque ma anche i suoli – uno dei principali serbatoi globali, in alcuni casi comparabili agli oceani – e si diffondono nell’aria e nelle catene alimentari, fino a raggiungere il corpo umano”.
Inquinamento da plastica
L’inquinamento da plastica è ormai ”una crisi sistemica che coinvolge tutti gli ecosistemi e rappresenta una minaccia crescente per la biodiversità, la sicurezza alimentare e la salute umana”.

