I settori energivori siglano l’Industrial decarbonization pact, un’alleanza per azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050. L’Impegno è stato presentato al governo da Interconnector energy Italia, la realtà che coordina sette associazioni confindustriali rappresentative dei comparti energivori come Assocarta, Assofond, Assovetro, Confindustria Ceramica, Federacciai, Federbeton e Federchimica.
Il patto tra industrie energivore punta ai target “ambiziosi di decarbonizzazione posti dall’Unione europea”. All’impegno partecipano i settori dell’acciaio, carta, cemento, ceramica, chimica, fonderie e vetro: “l’industria concorre al 20% delle emissioni nazionali di CO2, di cui gran parte legate ai settori energivori”, secondo un’indagine del Boston consulting group Italia 2021.
Dall’incontro è emersa “la necessità di avviare immediatamente il percorso di transizione energetica dei settori energivori, sviluppando le tecnologie e le infrastrutture strategiche abilitanti la riduzione” di gas serra dei sette comparti, che “hanno un ruolo chiave nel tessuto industriale italiano: generano 88 miliardi l’anno di valore aggiunto, con una forte vocazione all’export che vale circa il 55% del loro fatturato”.
“I settori energivori sono la spina dorsale dell’economia del Paese – rileva Antonio Gozzi, presidente di Interconnector energy Italia – acciaio, carta, cemento, ceramica, chimica, fonderie e vetro danno lavoro a 700mila persone, considerando l’indotto. Sostenere lo sforzo di decarbonizzazione di queste filiere, preservandone al tempo stesso la competitività sui mercati internazionali, deve diventare un imperativo per il Paese. Solo così potremo assicurare una transizione ecologica che sia rapida ed inclusiva”.
Dallo studio messo a punto da Boston consulting group, in collaborazione con Interconnector energy Italia, viene fuori come “la decarbonizzazione dei settori energivori sia perseguibile esclusivamente attraverso un portafoglio diversificato di soluzioni, operando simultaneamente su più leve tecnologiche. Efficienza energetica, economia circolare, combustibili low carbon, cattura della CO2, green fuels ed elettrificazione rappresentano elementi complementari di un piano di azione congiunto e potrebbero, se implementati in maniera integrale, ridurre le emissioni dirette previste fino al 40% entro il 2030”.
Per raggiungere gli obiettivi di lungo termine occorre “sfruttare a pieno il potenziale delle tre leve più innovative: cattura della CO2, elettrificazione e green fuels (idrogeno e biometano). Nel 2050, infatti, queste tre leve da sole potrebbero garantire il 70-80% di riduzione delle emissioni totali dei settori analizzati, mentre le restanti e già consolidate leve (economia circolare, combustibili low carbon e efficientamento energetico) supporteranno la riduzione della maggior parte delle emissioni rimanenti”. Secondo l’analisi ci sono anche delle aree strategiche da cui dipende il successo del piano di transizione al 2030. Un piano di decarbonizzazione che – concludono i curatori – “necessita di un forte supporto istituzionale per garantire fondi e riforme dedicate, nonché il sostegno a progetti di ricerca e sviluppo”. Un approfondimento è stato dedicato al progetto di decarbonizzazione della pianura padana, “un piano operativo per la transizione energetica di 16 distretti industriali che comprendono al loro interno 165 siti emissivi. Secondo le stime, attivando tutte le leve di decarbonizzazione descritte dallo studio, i 16 distretti industriali potrebbero ridurre le emissioni del 40% al 2030 rispetto al 2019”.

