Il tycoon nella storia come primo presidente a essere messo in stato d'accusa per due volte

Si è aperto negli Stati Uniti il secondo processo d’impeachment nei confronti di Donald Trump. A prescindere da come finirà, il magnate entra nella storia come primo presidente a essere messo in stato d’accusa per due volte, nonché come primo ex presidente a essere giudicato. È stato accusato dalla Camera di “incitamento all’insurrezione”, per l’assalto violento dei suoi sostenitori al Campidoglio il 6 gennaio, decisi a impedire la certificazione della vittoria elettorale del democratico Joe Biden. Un attacco che ha scioccato gli Usa e il mondo, causando la morte di cinque persone. I manager dell’impeachment, cioè i deputati della Camera incaricati dell’accusa, hanno parlato del comportamento di Trump come del “più grave reato costituzionale” mai commesso.

Le misure di sicurezza restano estremamente rigide al Campidoglio, un luogo snaturato da quando l’assalto ha avuto luogo, con barriere di filo spinato e Guardia nazionale a pattugliarlo. I nove manager hanno attraversato questo clima di tensione, per arrivare in Senato e dare il via al processo, alle 19 italiane. I legali dell’ex presidente, che dopo l’addio alla Casa Bianca si è rifugiato nel suo buen retiro di Mar-a-Lago in Florida, insistono sulla sua innocenza, e sostengono che le incendiarie parole pronunciate davanti ai sostenitori prima dell’assalto, in cui li ha incoraggiati a “combattere come furie”, non fossero che una metafora. Per i procuratori non è così: “Non ha alcuna buona difesa”, e lo dimostreranno le prove.

I lavori si sono aperti con un dibattito che si concluderà con un voto sulla costituzionalità del processo a un ex presidente. Poi, il processo proseguirà nel week-end e nella prossima settimana. È “dovere costituzionale solenne” dei senatori condurre un processo equo sulle “più pesanti accuse mai rivolte a un presidente”, ha dichiarato il leader della maggioranza al Senato, Chuck Schumer. La condanna del magnate è improbabile: il Senato è composto da 50 repubblicani e 50 democratici, quindi per ottenere i due terzi di voti per la condanna (ossia 67) servirebbero anche i sì di 17 politici del Gop. Inoltre, solo dopo una condanna l’aula potrebbe decidere se impedire a Trump la ricandidatura. Nel precedente processo per impeachment, legato alle pressioni sull’Ucraina in funzione anti-Biden, solo un repubblicano votò contro Trump, Mitt Romney. Molto è cambiato da allora, e molte critiche sono piovute su Trump anche dal suo partito, ma lo scenario della condanna è considerato ampiamente improbabile.

Tuttavia, il processo sarà anche un test dell’attitudine degli statunitensi sul ‘brand’ Trump e sulla sua gestione del potere, nonché della fedeltà dei repubblicani. È improbabile che vengano chiamati testimoni da parte dei manager, mentre Trump, da Mar-a-Lago, ha respinto la richiesta di testimoniare. L’accusa porta come prove i video della violenza, alcuni mai visti prima, e ricostruirà i fatti sin dalle infondate denunce di Trump sull’esito delle elezioni di novembre. La difesa mostrerà a sua volta video di democratici che pronunciano accesi discorsi, e altro materiale.

Biden, in questo scenario, si è tenuto fuori dal dibattito. La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha ripetuto che il democratico ha in programma di non seguire il processo, dovendosi occupare del Paese. “Lascerà che se ne occupino i suoi ex colleghi al Senato”, aveva detto Psaki. Senatori che in aula non saranno numerosi, a causa delle restrizioni legati alla pandemia, in scene diverse da quelle viste nei processi d’impeachment precedenti. Che hanno tutti e tre portato a proscioglimenti, nei casi di Andrew Johnson, Bill Clinton e dello stesso Trump.

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