Libia, fonti: lobby internazionale in azione per restaurare monarchia

Contatti segreti sarebbero già stati instaurati con gli alcuni paesi per portare al trono il nipote dell'ultimo re libico

Una lobby internazionale si starebbe attivando per restaurare la monarchia costituzionale in Libia guidata dal principe Mohamed Snoussi, nipote dell'ultimo re libico Idriss Snoussi, terzo in ordine di successione. Contatti segreti sarebbero già stati instaurati con gli alcuni paesi e altri incontri sono in procinto di essere organizzati per portare al trono il principe, che vive a Londra e che è convinto che la restaurazione della monarchia sia l'unica soluzione per mettere fine alla crisi politica nel paese che dura dalla morte dell'ex dittatore Muhammar Gheddafi.

Secondo alcune fonti ci sarebbero stati contatti tra Moulay Mustapha El Alaoui, lobbista di origine marocchina, residente negli Emirati Arabi, ad di Strategic Communications Groups, e il principe Snoussi, con il ruolo attivo di Aboubakr Jamai, celebre giornalista marocchino molto critico con il regime di Rabat, che al momento insegna all'Istituto di Studi Politici di Aix-en Provence in Francia. Recentemente infatti un emissario di El Alaoui ha incontrato il principe Snoussi, il quale afferma di aver avuto il via libera da numerose personalità politiche libiche, come il primo ministro Fayez al Serray, che lui stesso ha incontrato e che gli ha consigliato di riconquistare il suo paese; a dare l'ok al piano anche ex e attuali ambasciatori, ministri e uomini d'affari libici che vivono ad Abu Dhabi, Dubai, in Germania e in Austria.

Il pretendente al trono libico si è più volte detto favorevole a rientrare nel suo paese: sogna di essere accolto in modo trionfale come salvatore della Libia e dei libici a cui intende promettere una monarchia costituzionale con una nuova costituzione che dia ampi poteri al premier. Per questo ha fatto sapere di aver avuto alcuni contatti con gli italiani e di essersi recato in Cina, ma allo stesso tempo si rifiuta di trattare con la Russia, di cui non apprezza l'intervento militare in Siria, o con i paesi del Golfo, accusati di aver distrutto la regione. El Alaoui si è impegnato ad aiutare il principe utilizzando le buone relazioni della sua società con la Russia e provando a organizzare incontri con gli Stati Uniti, con l'Europa con altri paesi con cui sostiene di avere contatti.

Le fonti sottolineano che sia El Alaoui sia Jamai rifiutano ogni implicazione del Marocco nel loro progetto preferendo altri paesi della regione come la Tunisia, l'Egitto o l'Algeria. Un altro partner di questo progetto non è altro che il giornalista scrittore marocchino americano Issandr El Amrani, direttore del settore Africa del Nord all'International Crisis Group, che afferma di aver già incontrato il principe Snoussi, ricordando tuttavia come il padre del principe avesse contribuito alla deriva della monarchia degli Snoussi travolta da casi di corruzione con la classe borghese dell'epoca. El Amrani precisa anche che lo stesso principe è un aristocratico sposato con una spagnola membro della famiglia Borbone di Spagna. El Amrani, che conosce l'ambizione del principe, racconta anche che quest'ultimo non è estraneo a idee stravaganti: il principe gli avrebbe confidato l'intenzione di ingaggiare "marocchini, cileni e anche altri mercenari per conquistare il potere in Libia". Se il coinvolgimento in questo progetto del lobbista El Alaoui, per alcuni grande amico del principe Moulay Hicham, cugino del re Mohammed VI del Marocco e onnipresente in molti affari che riguardano i petrodollari, è sembrato normale, le fonti si interrogano invece sulla partecipazione di Jamaj, grande critico dei regimi monarchici. 

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