“Voglio sapere la verità, voglio che mi dicano dov’è Hugo Marino”. Beatriz Salas, 83 anni, non si dà pace: tutti i giorni si domanda cosa sia successo a suo figlio, come starà, dove sarà. Domande che da sette anni continuano a rimanere senza risposte. Hugo Enrique Marino Salas, italo-venezuelano nato nel ’62, è scomparso il 20 aprile del 2019 in Venezuela e da allora la sua famiglia, che vive a Miami, non ha più avuto notizie. Esperto sommozzatore di soccorso subacqueo, è ceo di una società specializzata nel recupero di relitti e scatole nere di aeromobili, la Sistemas Electrónicos Acuaticos, e nel 2013 si è trasferito in Florida.
L’ultimo contatto, racconta Salas a LaPresse, è stato a mezzogiorno di quel 20 aprile quando, chiamandola al telefono dall’aeroporto internazionale di Maiquetía, le disse di essere arrivato a Caracas. “Va tutto bene, ti chiamo stasera”, le ultime parole, poi il silenzio. Dopo due giorni senza alcun contatto, i parenti di Hugo Marino a Caracas hanno cominciato a cercarlo negli ospedali, nelle stazioni di polizia. Poi è arrivata una prima pista.
Un amico di infanzia di Elizabeth Marquez, moglie di Marino, che ha contatti con il regime chavista, l’ha chiamata al telefono e le ha chiesto notizie di Hugo. Dopo una verifica le ha comunicato che era stato fermato dalla Dgcim, la Direzione Generale del Controspionaggio Militare. Sapendo quindi che era nella sede della Dgcim, a Boleíta, persone vicine alla famiglia hanno portato cibo e vestiti per Marino.

“Il primo giorno li hanno accettati, ma il giorno dopo hanno detto che non era più lì e non abbiamo potuto sapere più nulla”, racconta la madre. Beatriz Salas dice di averle provate tutte: tramite l’avvocata Tamara Suju il caso della sparizione forzata del figlio è stata portata all’attenzione della procura di Roma, dell’Ue, delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione degli Stati Americani e della Commissione interamericana dei diritti umani, che ha chiesto misure di protezione, senza ricevere risposte dal regime di Caracas. “Non sappiamo più a chi rivolgerci per chiedere aiuto”, dice, assicurando però di non volersi arrendere. Alcuni giorni fa ha ricevuto una dolorosa notizia, che non le è stata confermata. Nell’ambito del procedimento aperto per il presunto caso di corruzione noto come PDVSA-Cripto, un indagato ha detto di essere stato detenuto con Hugo Marino, che lui gli avrebbe raccontato tutti gli atti barbari subiti, e che Marino due anni fa era già morto. “Mi rifiuto di credere che non ci sia più”, afferma Salas, “voglio sapere cosa è successo”.
Hugo Marino ha due figli, la più grande di 25 anni e il più piccolo di 15 anni, che ha un disturbo dello spettro autistico. “Mio nipote mi chiede: nonna, troverò mio papà? E io come gli rispondo?”, racconta Salas, “è stato difficile spiegare ai miei nipoti perché il papà non tornava”, “portando via Hugo Marino si sono portati via tutto”.
L’italo-venezuelano è conosciuto nel suo lavoro, ha partecipato, tra le altre missioni, alla ricerca del sottomarino russo Kursk e al recupero dell’aereo caduto in mare a Los Roques nel 2013 a bordo del quale viaggiavano lo stilista Vittorio Missoni, insieme alla moglie e ad altri passeggeri. “La vita è crudele, Hugo Marino si dedicava a ritrovare relitti di aerei, ciò che nessuno sapeva dove fosse, per dare tranquillità alle famiglie, e ora sono io a cercarlo da sette anni e non trovo chi mi aiuti a rintracciarlo”, dice Beatriz Salas.
Dal 2019 ci sono state poche novità sulla sorte di Hugo Marino. Nel 2022 l’allora procuratore generale del Venezuela, Tarek William Saab, disse durante un programma televisivo di aver aperto un’indagine sull’italo-venezuelano, senza dare dettagli. Salas ha provato a contattarlo sui social per sapere di più, ma “mi ha bloccata”. La donna riferisce di essersi rivolta anche al consolato italiano in Venezuela, che non ha però ricevuto novità da Caracas. Beatriz Salas dice di non avere idea del perché il regime chavista abbia arrestato il figlio: “Non era attivo politicamente, non so cosa volessero da lui”.
La mattina della sparizione Hugo Marino era tranquillo, “non l’ho visto inquieto, era un viaggio di routine, per vedere come andassero le cose nell’ufficio a Caracas”, racconta la madre. L’unico sospetto che le sorge riguarda un caso su cui forse Marino stava indagando: un aereo che nel 2017 si è schiantato vicino al Club Puerto Azul, a nord est di Caracas, a bordo del quale viaggiava il figlio dell’ex ministro del Commercio Estero Miguel Pérez Abad. “Abad chiamò mio figlio a casa e ha parlato con lui, era preoccupato, voleva sapere dove fosse suo figlio”, ricorda Beatriz Salas, “in Venezuela si crede ci sia un legame tra questo evento e la sparizione di Hugo, che magari lui avesse scoperto qualcosa”, “ma io non sono sicura che stesse indagando su questo caso. Ho chiesto ad Abad, ma non mi ha risposto”.
Poco dopo la sparizione di Hugo, qualcuno è entrato nell’appartamento di Salas a Caracas. “Hanno rotto le pareti, distrutto tutto, e hanno rubato ciò che volevano”, “sono entrati con le chiavi, perché non hanno sfondato la porta, che è una porta ad alta sicurezza”, e le chiavi della casa le aveva con sé Hugo Marino. Dalla cattura di Nicolas Maduro e con la legge di amnistia, per Salas non è cambiato nulla, continua a non ricevere alcuna risposta. Le hanno sconsigliato di tornare a Caracas per il pericolo di essere catturata.
La donna non è l’unica madre che in Venezuela sta cercando notizie dei figli scomparsi. In molte, terrorizzate da possibili ripercussioni contro la loro famiglia o altri figli, hanno taciuto per anni. Ora però alcune stanno trovando la forza e il coraggio di parlare. “C’è chi non vede il figlio da un anno, da due o anche da 11”, racconta Salas, che spera che un’unità delle madri possa facilitare il ritrovamento dei figli, anche se ha poca fiducia che il regime venezuelano le dia risposte. “Si sono portati via Maduro, ma i peggiori li hanno lasciati. In Venezuela non c’è giustizia, finché Diosdado Cabello sarà ministro”, rimarca Salas, “non ci sarà mai”.

