Attacco contro l’impianto nucleare di Bushehr. A denunciarlo è il governo di Teheran, secondo cui nell’attacco sarebbe morta una guardia. L’Iran afferma inoltre di avere abbattuto il secondo jet Usa precipitato in Iran, caduto nei pressi dello Stretto di Hormuz. A diffondere la notizia è l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, confermata nella notte anche dal Wall Street Journal: per la testata americana, che ha citato persone informate sulla vicenda, il pilota del velivolo sarebbe illeso. Sui fatti delle ultime ore è stato sollecitato Donald Trump, secondo cui l’abbattimento del caccia non influirà sui negoziati con l’Iran. Allo stesso tempo, però, il presidente americano ha ammesso di non essere ancora pronto a dire cosa farà Washington se le forze di Teheran dovessero catturare il pilota disperso. “Speriamo che ciò non accada”, si è limitato a dire il tycoon.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, su X afferma che la posizione del suo Paese “viene travisata dai media statunitensi. Siamo grati al Pakistan per i suoi sforzi e non ci siamo mai rifiutati di andare a Islamabad. Ciò che ci interessa sono le condizioni per una fine definitiva e duratura alla guerra illegale che ci viene imposta”.
Iran's position is being misrepresented by U.S. media.
— Seyed Abbas Araghchi (@araghchi) April 4, 2026
We are deeply grateful to Pakistan for its efforts and have never refused to go to Islamabad. What we care about are the terms of a conclusive and lasting END to the illegal war that is imposed on us.
پاکستان زنده باد pic.twitter.com/AUjBQxOFyA
Nel frattempo, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha lanciato una velata minaccia contro un altro punto nevralgico per la navigazione in Medio Oriente, lo Stretto di Bab el-Mandeb, tra lo Yemen e il Corno d’Africa.
What share of global oil, LNG, wheat, rice, and fertilizer shipments transits the Bab-el-Mandeb Strait?
— محمدباقر قالیباف | MB Ghalibaf (@mb_ghalibaf) April 3, 2026
Which countries and companies account for the highest transit volumes through the strait? 🤔
“Quale quota delle spedizioni globali di petrolio, GNL, grano, riso e fertilizzanti transita attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb? Quali paesi e aziende rappresentano i maggiori volumi di transito attraverso lo stretto?”, ha dichiarato in un post su X.
Diverse centinaia di persone hanno partecipato a Tel Aviv a una manifestazione in piazza Habima per chiedere la fine della guerra, tra una sirena e l’altra che segnalavano l’arrivo di missili dall’Iran e dallo Yemen. Le restrizioni israeliane in tempo di guerra limitano attualmente gli assembramenti nelle aree pubbliche a 150 persone, ma in risposta a un ricorso stasera i giudici della Corte suprema israeliana hanno emesso una sentenza provvisoria secondo cui almeno 600 persone sarebbero state autorizzate a radunarsi in piazza Habima e 150 in ciascuna delle altre località sparse per il Paese. Intorno alle 20 ora locale, però, la polizia ha dichiarato la manifestazione illegale, sostenendo che alla protesta fossero presenti “centinaia di persone in più rispetto a quanto ordinato dal tribunale”. Gli agenti di polizia hanno allontanato con la forza i manifestanti dalla piazza e ne hanno arrestati almeno 17.
L’esercito dell’Iran ha avvertito Usa e Israele dicendo che per loro “l’intera regione si trasformerà in un inferno” se attueranno un’escalation della guerra. “Non dimenticate che se l’aggressione si espanderà, l’intera regione si trasformerà in un inferno per voi”, ha detto il portavoce del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, secondo quanto riporta Al-Jazeera. “L’illusione di sconfiggere la Repubblica Islamica dell’Iran si è trasformata in una palude in cui affonderete”, ha aggiunto. Le parole del portavoce giungono dopo che il presidente Usa, Donald Trump, in un post sul suo social Truth ha rilanciato l’ultimatum a Teheran affinché riapra lo Stretto di Hormuz, avvertendo che dovrà affrontare “l’inferno” se non lo farà entro lunedì.
La Casa Bianca afferma che Donald Trump lavora senza sosta, mentre il tempo stringe e si avvicina la scadenza fissata dal presidente Usa per lunedì affinché l’Iran riapra lo Stretto di Hormuz. “Non c’è mai stato un presidente che abbia lavorato più duramente per il popolo americano del presidente Trump. In questo fine settimana di Pasqua sta lavorando senza sosta alla Casa Bianca e nello Studio Ovale”, ha scritto su X Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca. Durante i fine settimana Trump si reca spesso nella sua residenza di Palm Beach, in Florida, ma per il weekend di Pasqua resta a Washington. Da quando mercoledì sera ha tenuto il suo discorso alla nazione sull’Iran, il presidente ha tenuto una serie di incontri a porte chiuse alla Casa Bianca.
L’Iran ha fatto sapere che l’Iraq è esente dalle restrizioni di transito nello Stretto di Hormuz. Il portavoce del comando militare congiunto iraniano, Ebrahim Zolfaghari, in una dichiarazione in arabo ha detto che le restrizioni imposte nello Stretto di Hormuz “si applicano solo ai Paesi nemici” e rivolgendosi agli iracheni ha dichiarato: “Siete una nazione che porta sul petto i segni dell’occupazione americana, e la vostra lotta contro l’America è degna di apprezzamento e di lode”. Dall’inizio della guerra le milizie sostenute dall’Iran in Iraq hanno rivendicato la responsabilità di decine di attacchi contro basi Usa e altre strutture nel Paese in solidarietà con Teheran. La guerra con l’Iran, giunta ormai al secondo mese, ha inferto un duro colpo all’economia irachena. Il Paese dipende fortemente dai proventi del petrolio per quasi il 90% del proprio bilancio e la maggior parte del suo petrolio viene esportata attraverso lo Stretto di Hormuz, dove il traffico merci è stato di fatto bloccato dall’Iran durante il conflitto.
Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha confermato che Israele ha colpito impianti petrolichimici iraniani e ha aggiunto che il suo Paese continuerà a “schiacciare” l’Iran. “Dopo aver distrutto il 70% della loro capacità di produrre acciaio, utilizzato come materia prima per le armi impiegate contro di noi, oggi abbiamo attaccato i loro impianti petrolchimici”, ha dichiarato Netanyahu in un video pubblicato sul suo account X. “Vi avevo promesso che avremmo continuato a schiacciare il regime terroristico di Teheran, ed è esattamente ciò che stiamo facendo”, ha affermato Netanyahu. L’esercito israeliano ha dichiarato che sabato mattina la sua aviazione ha colpito un complesso petrolchimico a Mahshahr, nel sud-ovest dell’Iran, e ha affermato che il complesso era “responsabile della produzione e dell’esportazione di materiali chimici alle forze armate del regime” e che le strutture prese di mira erano “utilizzate per produrre materiali per esplosivi, missili balistici e altre armi”.
È di 5 morti e 170 feriti in Iran il bilancio dell’attacco al sito petrolchimico di Mahshahr, attribuito da Teheran a Usa e Israele. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Isna, citando il vice responsabile della sicurezza nella provincia di Khuzestan.
Il portavoce del ministero degli Esteri pakistano, Tahir Andrabi, ha dichiarato sabato che non c’è alcun fondamento nelle speculazioni dei media secondo cui l’iniziativa di mediazione del suo Paese fra Usa e Iran si sarebbe arenata a causa del rifiuto dell’Iran di inviare una delegazione a Islamabad. Ha smentito le notizie che suggerivano una situazione di stallo nell’iniziativa sostenuta a livello regionale, affermando che gli sforzi di pace procedono secondo i piani. Gli sforzi per mediare un cessate il fuoco sono “sulla buona strada”, ha detto ad Associated Press. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in un post su X ha affermato che Teheran “non ha mai rifiutato di recarsi a Islamabad”, ma sta cercando una conclusione “definitiva e duratura” del conflitto. “Siamo profondamente grati al Pakistan per i suoi sforzi e non abbiamo mai rifiutato di recarci a Islamabad”, ha scritto, sottolineando che “ciò che ci sta a cuore sono i termini di una conclusione definitiva e duratura della guerra illegale che ci è stata imposta”. Il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha accolto con favore le osservazioni di Araghchi, affermando che apprezza il chiarimento. Il Pakistan, con il sostegno dei partner regionali, sta ancora lavorando per portare Washington e Teheran al tavolo dei negoziati. Non sono state però fissate date per i colloqui proposti.
Israele afferma ha riferito che un missile balistico proveniente dallo Yemen è stato lanciato contro il Paese, facendo scattare le sirene in tutta l’area metropolitana di Tel Aviv. Non si segnalano feriti. Gli Houthi nello Yemen hanno lanciato diversi missili contro Israele da quando sono entrati in guerra la scorsa settimana a sostegno dell’Iran.
Israele ha annunciato la morte di un altro suo soldato in Libano, che fa salire a 11 il numero dei soldati israeliani morti in Libano nel conflitto attuale, legato a quello in Iran. Secondo quanto riferito da un funzionario militare, coperto dall’anonimato, il soldato sarebbe stato ucciso da fuoco amico. Israele ha lanciato intensi attacchi aerei su tutto il Libano dopo che il 2 marzo il gruppo libanese Hezbollah ha iniziato a lanciare razzi verso il nord di Israele in segno di solidarietà con Teheran, dopo che Usa e Israele hanno attaccato l’Iran il 28 febbraio avviando la guerra ancora in corso.
“Da ieri, soldati israeliani hanno distrutto tutte le telecamere puntate su via Minghy presso il quartier generale dell’Unifil a Naqoura”, nel sud del Libano. Lo denuncia Kandice Ardiel, portavoce dell’Unifil, spiegando che “queste telecamere erano posizionate in modo da riprendere solo le immediate vicinanze del nostro quartier generale, al fine di garantire la sicurezza del personale militare e civile delle forze di pace che vive e lavora all’interno”. “Abbiamo espresso la nostra profonda preoccupazione al riguardo all’Idf e presenteremo una protesta formale contro le loro azioni”, aggiunge. Poi conclude: “Ricordiamo loro l’obbligo di garantire la sicurezza del personale delle Nazioni Unite e di rispettare l’inviolabilità dei locali dell’Onu”.
“Il governo italiano è in prima linea per aiutare famiglie e imprese in un grave momento di crisi internazionale, ma è necessario che anche Bruxelles faccia la propria parte in modo rapido, concreto ed efficace. L’Europa riconsideri le forniture di petrolio e gas dalla Russia”. Così una nota della Lega.
L’abbattimento di 2 jet militari Usa ieri da parte dell’Iran costituisce un attacco piuttosto raro per gli Stati Uniti, che non si verificava da oltre 20 anni. Il generale di brigata in pensione dell’Air Force Houston Cantwell, ex pilota di caccia F-16, riferisce che l’ultima volta che un aereo da guerra Usa era stato abbattuto dal fuoco nemico in combattimento era stato un A-10 Thunderbolt II durante l’invasione statunitense dell’Iraq del 2003. Ieri l’Iran ha abbattuto un caccia statunitense F15-E Strike Eagle; secondo funzionari Usa, un pilota militare è stato tratto in salvo, mentre sono ancora in corso le ricerche per trovarne un secondo militare. I media di Stato iraniani hanno anche riferito che un aereo d’attacco statunitense A-10 si è schiantato dopo essere stato colpito dalle forze di difesa iraniane.
È salito a 1.422 morti e 4.294 feriti in Libano il bilancio delle vittime degli attacchi di Israele dall’inizio della guerra in Iran. Lo riferisce il ministero della Sanità libanese, spiegando che l’aggiornamento è dovuto al bilancio delle ultime 24 ore, che è di 54 morti e 156 feriti. Secondo il ministero, il bilancio complessivo dei morti include 126 bambini e 93 donne. Israele ha lanciato intensi attacchi aerei su tutto il Libano dopo che il 2 marzo il gruppo libanese Hezbollah ha iniziato a lanciare razzi verso il nord di Israele in segno di solidarietà con Teheran, dopo che Usa e Israele hanno attaccato l’Iran il 28 febbraio avviando la guerra ancora in corso. Sempre secondo le autorità sanitarie libanesi, fra i morti ci sono anche 54 operatori sanitari e gli attacchi israeliani hanno preso di mira anche 87 strutture dei servizi medici d’emergenza. Sabato un’ondata di attacchi israeliani ha colpito diverse zone nel sud del Libano; uno di questi ha ucciso 2 bambini e ferito altre 22 persone, secondo quanto riferito dal ministero della Sanità.
Sono 8 i lanci di missili da parte dell’Iran rilevati da Israele oggi e, nel settimo round di lanci, secondo quanto riferito da servizi antincendio e soccorso degli edifici sono stati danneggiati a Gerusalemme Est. Al momento non è chiaro se l’impatto sia stato dovuto a parti di un missile o di un intercettore e non si hanno notizie di feriti. I missili lanciati dall’Iran hanno fatto scattare le sirene in diverse città e centri abitati di Israele. Oggi anche Hezbollah ha continuato a lanciare razzi contro le comunità nel nord di Israele. La maggior parte è stata intercettata e non sono stati segnalati feriti.
Proseguono da parte degli Stati Uniti le ricerche frenetiche del suo pilota militare che risulta disperso a seguito dell’abbattimento di un caccia Usa avvenuto ieri nel sud-ovest dell’Iran, mentre Teheran ha messo una taglia sul pilota promettendo una ricompensa a chiunque lo consegni. L’aereo, un F-15E Strike Eagle, è uno dei due che sono stati attaccati venerdì e un altro pilota è stato tratto in salvo. Le ricerche del pilota Usa si concentrano su una regione montuosa nella provincia sud-occidentale iraniana di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad. L’abbattimento degli aerei americani è avvenuto due giorni dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva dichiarato in un discorso alla nazione che gli Stati Uniti hanno “sconfitto e completamente decimato l’Iran”. Gli Stati Uniti e Israele si erano vantati che le difese aeree iraniane fossero state annientate
Unem apprende dell’iniziativa italiana di tassare eventuali extra-profitti delle società energetica avanzata al Commissario Ue per il Clima, Wopke Hoekstra, insieme a Spagna, Portogallo, Austria e Germania e “non può evitare di esprimere sorpresa e sconcerto”, sottolineando che “in un momento caratterizzato da tensioni geopolitiche, fragilità degli approvvigionamenti e costi logistici eccezionalmente elevati, sarebbe necessario evitare ulteriori elementi di instabilità”. “Il settore del downstream petrolifero mai come in questa fase è compresso tra costi delle materie prime straordinariamente alti, costi di trasporto internazionale e cabotaggi interni aumentati a dismisura e la necessità di mantenere un approccio prudente nel prezzo finale di vendita ai consumatori così come settimanalmente evidenziato dall’Osservatorio dei Prezzi del Ministero dell’Industria e del Made in Italy”, osserva Unem in una nota. Al tempo stesso, “l’introduzione di nuovi prelievi straordinari non può essere scollegata dal quadro europeo già particolarmente oneroso per le imprese – dalla revisione dell’Ets al regolamento metano – e rischia pertanto di mettere a rischio gli investimenti indispensabili per la transizione energetica e la competitività industriale. La raffinazione italiana è un settore che si sta dimostrando strategico in questo delicato momento storico in cui la criticità degli approvvigionamenti sta mettendo a serio rischio la sicurezza energetica dell’Italia e dell’Europa”, prosegue Unem, che “ribadisce quindi la propria disponibilità al dialogo con le istituzioni, evidenziando che ogni ulteriore extra-tassazione, oltre all’aumento dell’IRAP già introdotto nel recente ‘Decreto Bollette’, metterebbe in seria crisi un settore che si sta impegnando per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti in uno scenario di trasformazione del sistema energetico”.
Sono due le cittadine di origine iraniana che nella tarda mattinata di oggi sono state bloccate dalla Polizia di Stato all’esterno dell’ambasciata dell’Iran, dopo il lancio di uova contro il muro dello stesso edificio a Roma. Il personale del Commissariato di Vescovio aveva raggiunto la sede diplomatica dopo la segnalazione dell’arrivo dei primi manifestanti. Le due donne, rispettivamente di 19 e 21 anni, sono state accompagnate presso gli uffici del Commissariato e denunciate per imbrattamento. Gli altri 10 attivisti presenti nei pressi dell’ambasciata per manifestare senza formale preavviso sono stati identificati e allontanati dopo pochi minuti.
L’Iran intende coprire i costi della ricostruzione delle infrastrutture danneggiate dalla guerra con i pedaggi per il passaggio delle imbarcazioni internazionali dallo Stretto di Hormuz. Lo riporta Nour News, citando un funzionario ben informato. “Il nemico americano-sionista intende indebolire la forza economica del Paese attaccando le infrastrutture dell’Iran, mentre la Repubblica Islamica dell’Iran coprirà interamente i danni subiti grazie ai pedaggi per garantire la sicurezza del traffico nello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato la fonte, citata da Nour News. Riferendosi al piano preparato per riscuotere i pedaggi dalle navi, il funzionario ha aggiunto: “Molte imbarcazioni in transito stanno già richiedendo di pagare una tariffa per il passaggio sicuro attraverso lo Stretto, ma non è stata ancora presa una decisione per attuare pienamente questo piano”.
“Ieri sera, la nipote e la pronipote del defunto generale di divisione Qasem Soleimani, membro del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane, sono state arrestate da agenti federali in seguito alla revoca, da parte del segretario di Stato Marco Rubio, del loro status di residenti permanenti legali (LPR)”, si legge nel comunicato del dipartimento di Stato americano. Il dicastero guidato da Rubio, accusa poi Asfar Soleimani: “Durante la sua permanenza negli Stati Uniti, ha promosso la propaganda del regime iraniano, ha celebrato gli attacchi contro i soldati americani e le strutture militari in Medioriente, ha elogiato il nuovo leader supremo iraniano, ha denunciato l’America come il ‘Grande Satana’ e ha espresso il suo incondizionato sostegno al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane, un’organizzazione designata come terroristica”. “Afshar Soleimani ha diffuso questa propaganda a favore del regime terroristico iraniano mentre conduceva uno stile di vita lussuoso a Los Angeles, come attestano i suoi frequenti post sul suo account Instagram, recentemente cancellato”, denuncia ancora.
L’inflazione nell’Eurozona “come previsto ha registrato un deciso aumento: la stima preliminare di marzo si è attestata al 2,5%, rispetto all’1,9% di febbraio. Un dato leggermente sotto le attese (2,6%), ma che conferma un rafforzamento delle pressioni inflazionistiche, trainate soprattutto dall’energia. I prezzi energetici hanno infatti accelerato bruscamente in seguito all’escalation del conflitto in Medio Oriente, che al momento non mostra segnali concreti di distensione, con le infrastrutture energetiche sempre più al centro della crisi. In questo contesto si inserisce il rialzo del 4,9% su base mensile dei prezzi dell’energia nell’Eurozona”. Così Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, secondo il quale “dallo scoppio della guerra in Ucraina, l’Eurozona è diventata fortemente dipendente dal Golfo Persico per le importazioni di gas naturale. Con lo Stretto di Hormuz ora al centro del conflitto, è probabile che le pressioni sui prezzi energetici restino elevate in assenza di sviluppi risolutivi”. In questo scenario, conclude Flax, “torna d’attualità il tema di ulteriori rialzi dei tassi, come riconosciuto dalla BCE. Più a lungo il conflitto si protrarrà, maggiore sarà il rischio che lo shock energetico si trasmetta in modo persistente all’inflazione complessiva”.
Un drone ha colpito in Iraq il giacimento petrolifero di Majnoon, nella provincia occidentale di Bassora, danneggiando uffici appartenenti alla società statunitense KBR. Lo riporta la testata irachena Shafaq News, citando un’alta fonte della sicurezza di Bassora, secondo cui l’attacco ha causato danni materiali e provocato un incendio, che è stato successivamente domato. Shafaq News scrive che si tratta almeno del quinto attacco contro Majnoon dallo scoppio della guerra di Usa e Israele contro l’Iran. Gli attacchi precedenti hanno colpito una torre di comunicazione all’interno del giacimento e un ufficio di Kbr. Secondo fonti di sicurezza citate dallo stesso sito d’informazione, in nessuno degli incidenti precedenti sono state registrate vittime o gravi perdite materiali.
Il presidente americano, Donald Trump, torna ad attaccare la Nato definendola un partner “molto debole e in gran parte inaffidabile”. “Il fallimentare New York Times, la cui mancanza di credibilità e i continui attacchi con fake news contro il vostro presidente preferito, me, hanno causato un crollo assoluto della sua diffusione, si è riferito al nostro ‘partner’ gravemente indebolito ed estremamente inaffidabile, la Nato, come Organizzazione del Trattato nordamericano. Il nome corretto è Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, un errore molto interessante! Gli standard di assunzione e di formazione al Nyt sono crollati”, scrive Trump sul suo social Truth.
“Ricordate quando diedi all’Iran dieci giorni per fare un accordo o aprire lo Stretto di Hormuz? Il tempo sta per scadere, 48 ore prima che l’inferno si scateni su di loro”. Così su Truth il presidente americano, Donald Trump.
Le limitazioni di carburante “non sono significative” per gli aeroporti del Gruppo Save (Venezia, Treviso, Verona). Lo comunica lo stesso Gruppo Save, secondo cui “il problema è relativo ad un solo fornitore e negli scali del Gruppo ne sono presenti altri che riforniscono la gran parte dei vettori”. Nessuna limitazione “è posta per i voli intercontinentali e per l’area Schengen ed è garantita l’operatività senza alcun allarmismo”, conclude la nota del Gruppo Save.
“La questione della disponibilità di carburante per l’aviazione è già problematica in alcuni aeroporti asiatici”. Lo ha affermato la consigliera di Lufthansa responsabile per la tecnologia, l’IT e l’innovazione, Grazia Vittadini, in un’intervista a Die Welt. “Più a lungo lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato, più critica potrà diventare la sicurezza dell’approvvigionamento di cherosene”, ha proseguito la dirigente della Lufthansa. Poiché lo Stretto di Hormuz non è sicuro da attraversare dall’inizio della guerra in Iran, le carenze di approvvigionamento stanno già portando a un drastico aumento dei prezzi del cherosene, in alcuni casi di oltre il 100%. Le compagnie aeree del Gruppo Lufthansa, d’altra parte, sono coperte solo in parte, ha affermato Vittadini. “Per le nostre compagnie aeree passeggeri, l’aumento del prezzo del petrolio sarà ancora in gran parte attenuato da un tasso di copertura dell’80% del fabbisogno di carburante nell’anno in corso. Ma naturalmente l’aumento dei prezzi del cherosene sta interessando anche noi”, ha aggiunto.
Un’unità del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamicha (IRGC) nella provincia meridionale iraniana di Kohgiluyeh e Boyerahmad e il governatore della stessa provincia hanno smentito la cattura del secondo membro americano dell’equipaggio dell’F-15 abbattuto ieri. Il governatore ha inoltre negato che il primo pilota sia stato salvato dagli Stati Uniti, definendo l’accaduto una “tattica nemica”. Lo riporta la Bbc. I canali televisivi iraniani affiliati allo Stato hanno esortato i cittadini a “catturare il pilota vivo” e offerto ricompense. I media iraniani hanno riportato di una ricompensa di circa 50.000 sterline, mentre la media salariale mensile si aggira tra le 150 e le 230 sterline.
Secondo un’analisi del New York Times, sono quattro le opzioni sul tavolo per riaprire lo Stretto di Hormuz, sostenute da diversi attori internazionali e tra queste la proposta italiana di aprire un corridoio umanitario. Secondo il quotidiano americano, Roma punta su una soluzione diplomatica e multilaterale, sotto egida ONU, per garantire almeno il passaggio sicuro di beni essenziali. Il piano, descritto dai funzionari italiani all’incontro della colazione dei 40 Paesi per lo Stretto di Hormuz, “non è stato approvato dagli inviati presenti alla riunione, che si è conclusa senza un piano concreto per la riapertura dello stretto”, si legge nell’analisi. La proposta si inserisce in un approccio più ampio che combina pressione diplomatica e strumenti militari, sostenuto da diversi Paesi europei e aperto al coinvolgimento di attori come la Cina per influenzare Teheran. Tra le altre opzioni vi è quella delle scorte navali, promossa in particolare dalla Francia di Emmanuel Macron e sostenuta anche dagli Stati Uniti: l’idea è accompagnare le navi commerciali con unità militari dei rispettivi Paesi. La terza riguarda lo sminamento dello stretto, proposta soprattutto da Germania e Belgio, pronti a inviare dragamine per rimuovere eventuali ordigni. L’ultima opzione è il supporto aereo, caldeggiato dagli Stati Uniti, che chiedono agli alleati europei di contribuire con caccia e droni per intercettare possibili attacchi iraniani.
Il governo iraniano sta arrestando i familiari e minacciando di confiscare i beni di figure dell’opposizione iraniana in esilio, nell’ultima ondata di repressione contro le voci dissidenti, secondo quanto riferito da alcune fonti all’Associated Press. Gli attivisti all’estero svolgono un ruolo chiave nel monitorare la repressione, complicata dal blocco di internet imposto all’inizio di quest’anno durante le massicce proteste nazionali contro la teocrazia islamica. Le organizzazioni per i diritti umani affermano che le forze di sicurezza hanno sparato e ucciso migliaia di persone. La guerra con gli Stati Uniti e Israele ha intensificato le minacce delle autorità contro chiunque parli con i media stranieri o con gli attivisti. Ora sembra che questa pressione si stia estendendo per intimidire anche gli attivisti in esilio. Il 15 marzo, agenti dei servizi segreti di Teheran hanno arrestato il fratello di Hossein Razzagh, un ex prigioniero politico fuggito in Europa lo scorso anno, ha dichiarato Razzagh all’Associated Press. “Mio fratello non è affatto politico e non svolge alcuna attività politica. Lo fanno per mettermi sotto pressione”, ha affermato. Suo fratello, Ali, è stato prelevato dalla sua casa a Teheran ed è riuscito a telefonare alla moglie quella notte “per pochi secondi” da un centro di detenzione gestito dal Ministero dell’Intelligence iraniano, ha raccontato Razzagh. Da allora, la famiglia e il suo avvocato non sono riusciti a contattarlo. Il Ministero dell’Intelligence ha però comunicato loro che sta esaminando i suoi contatti con il fratello, ha aggiunto Razzagh. Un altro attivista fuggito, Behnam Chegini, ha dichiarato che sua nipote ventenne è stata arrestata il 10 marzo e trattenuta per una settimana. La ragazza è stata prelevata dalla casa dei genitori nella città di Arak poco dopo il suo ritorno da Teheran, dove la sua università era stata chiusa a causa della guerra. È stata successivamente rilasciata su cauzione e le è stato imposto il divieto di viaggio. Chegini, che ora vive in Francia, ha affermato che la detenzione è stata dovuta, almeno in parte, “al fatto che è mia nipote e loro lo sanno”.
Le esportazioni di petrolio dall’isola strategica di Kharg sarebbero aumentate nonostante la guerra con Stati Uniti e Israele. Lo riportano i media iraniani. “A seguito delle visite e degli incontri tenuti sull’isola di Kharg, devo dire che negli ultimi giorni le esportazioni di petrolio non solo non sono diminuite, ma sono addirittura aumentate”, ha dichiarato Moussa Ahmadi, presidente della commissione per l’energia del parlamento iraniano, citato dall’agenzia di stampa ISNA. L’isola di Kharg, situata al largo della costa occidentale dell’Iran, è un terminale petrolifero vitale per il Paese. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente minacciato di distruggere l’isola se non si raggiungerà presto un accordo per porre fine alla guerra e se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto “immediatamente”.
Al via alcune limitazioni, che saranno in vigore fino al 9 aprile, per l’approvvigionamento di carburanti per gli aerei in quattro scali italiani: Milano-Linate, Bologna, Venezia e Treviso. Le limitazioni sono contenute in Notam (avvisi ufficiali temporanei, diffuso dalle autorità aeronautiche, che informano su modifiche o restrizioni operative in un’area o aeroporto), le quali riferiscono di limitazioni al carburante fornito da ‘Air Bp Italia’, con le scorte di combustibile definite “ridotte o limitate”. Negli avvisi relativi agli scali di Bologna e Venezia, si specifica che “la priorità sarà data ai voli di ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore a tre ore”.
“Ricordate l’indignazione occidentale per le ostilità nei pressi della centrale nucleare di Zaporizhzhia, in Ucraina? Israele e Stati Uniti hanno bombardato la nostra centrale di Bushehr per ben quattro volte. Le ricadute radioattive porranno fine alla vita nelle capitali del Consiglio di Cooperazione del Golfo, non a Teheran. Gli attacchi alle nostre industrie petrolchimiche perseguono obiettivi concreti”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Un convoglio di 10 camion con a bordo 200 tonnellate di cibo, medicinali e forniture mediche inviato dall’Azerbaigian è arrivato in Iran. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale azera Azertac. Funzionari azeri hanno accompagnato il convoglio per supervisionare la consegna degli aiuti, secondo quanto riportato.Il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha scritto su X che i popoli “amichevoli e fraterni” dei due paesi si sono sostenuti a vicenda per secoli e che “continueremo a sostenerci a vicenda sia nei momenti belli che in quelli difficili”.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha condotto nuovi attacchi di rappresaglia contro centri militari e industriali israeliani e postazioni di comandanti e unità dell’esercito israeliano. Lo riporta l’agenzia iraniana Tasnim. L’IRGC ha annunciato che diversi centri militari e industriali, nonché postazioni di comandanti e unità dell’esercito del regime sionista nelle regioni meridionali, centrali e settentrionali dei territori occupati, inclusa Tel Aviv, sono stati presi di mira durante la 94a ondata dell’Operazione Vera Promessa 4 con missili balistici a propellente solido e liquido, tra cui Khorramshahr, Khaybar-shekan (Khaybar-buster) ed Emad, dotati di testate guidate e proiettili multipli, e droni distruttivi. Secondo quanto affermato dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane (IRGC), località presso Dimona (il centro segreto del programma nucleare israeliano, ndr), nel deserto del Negev, Be’er Sheva e Ramat Gan sono state prese di mira nell’ambito di una tattica di fuoco incrociato e di attacchi continui, a seguito del fallimento dei sofisticati sistemi di difesa multilivello sionisti nell’intercettare i potenti missili iraniani.
Due attiviste dell’associazione Giovani iraniani residenti in Italia hanno lanciato alcune uova contro il cancello dell’ambasciata iraniana a Roma. L’obiettivo della protesta è chiedere lo stop immediato dell’ondata di esecuzioni che il regime islamico sta compiendo negli ultimi giorni. Insieme ad altre tre persone, hanno urlato slogan contro il regime di fronte alla sede diplomatica, dove le due giovani sono state immediatamente identificate dalle forze dell’ordine.
La Marina delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha dichiarato che una nave collegata a Israele è stata colpita da un drone nello Stretto di Hormuz e in seguito all’attacco ha preso fuoco.
Un paramedico è stato ucciso negli attacchi alla città di Mobarakeh, nella provincia di Isfahan, nel centro del Paese. Lo ha dichiarato la Mezzaluna rossa iraniana, citata da Al Jazeera.
Le forniture di gas iraniano alla regione meridionale dell’Iraq sono state completamente interrotte. Lo ha dichiarato ad Al Jazeera il portavoce del ministero dell’Elettricità iracheno.
Le autorità iraniane hanno rilasciato permessi per il transito nello Stretto di Hormuz a navi che trasportano beni di prima necessità e aiuti umanitari. Lo riporta l’agenzia di stampa Tasnim, citata da Al Jazeera. L’autorizzazione si applica in particolare alle navi dirette verso i porti iraniani o quelli situati nel Mar di Oman, precisa l’agenzia.
“La posizione dell’Iran viene travisata dai media statunitensi. Siamo profondamente grati al Pakistan per i suoi sforzi e non ci siamo mai rifiutati di andare a Islamabad. Ciò che ci interessa sono le condizioni per una fine definitiva e duratura alla guerra illegale che ci viene imposta”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
“L’Iran ha informato l’Aiea che un proiettile ha colpito in prossimità dell’impianto nucleare di Bushehr questa mattina, il quarto incidente di questo tipo nelle ultime settimane. L’Iran ha inoltre informato l’Aiea che un membro del personale addetto alla protezione fisica del sito è stato ucciso da una scheggia del proiettile e che un edificio del complesso è stato colpito da onde d’urto e frammenti. Non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazione”. Lo riferisce l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Il direttore generale dell’Aiea, Rafael Mariano Grossi, “ha espresso profonda preoccupazione per l’incidente e ha ribadito che i siti delle centrali nucleari o le aree circostanti non devono mai essere attaccati, sottolineando che gli edifici ausiliari del sito potrebbero contenere apparecchiature di sicurezza vitali. Ribadendo l’appello alla massima moderazione militare per evitare il rischio di un incidente nucleare, il direttore generale Grossi sottolinea ancora una volta l’importanza fondamentale di attenersi ai 7 pilastri per garantire la sicurezza nucleare durante un conflitto”.
Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno completato un’ondata di attacchi contro le infrastrutture del regime iraniano a Teheran. Lo ha dichiarato l’aeronautica militare israeliana, secondo quanto riportano i media locali. Al momento, i militari non hanno fornito ulteriori dettagli sugli obiettivi.
“Quella che ha cominciato Trump è una guerra assolutamente sbagliata sotto tutti i profili, nemmeno utile, come dimostrano i fatti, per aiutare la popolazione dell’Iran, quindi prima finisce meglio è. Ma non so come finirà perché Trump non appartiene alla sfera delle persone che si convincono con un ragionamento, con una presa d’atto della situazione”. Così il vicesegretario di Azione, Ettore Rosato, intervenendo a Sky Agenda. “Il fattore tempo è sempre dirimente, in particolare su due questioni: la prima è la speculazione, perché sapendo che c’è la guerra c’è chi si approfitta e fa aumentare i prezzi dell’energia, del petrolio, del gas, e di tutto quello che ne deriva, dai fertilizzanti all’alluminio. Il secondo è il blocco dello stretto di Hormuz e il rischio per la navigazione nel Mar Rosso che aumenta. Ormai lo stretto è bloccato salvo gli accordi che ogni Paese raggiunge andando a mercanteggiare con il pagamento di un pedaggio per ogni nave. È una situazione che non può reggere”, conclude.
Le Guardie Rivoluzionarie dell’Iran hanno nominato Hussein Mohabi nuovo portavoce dopo l’eliminazione di Ali Mohammad Naeini circa due settimane fa. Naeini è stato ucciso insieme al suo vice in un attacco congiunto israelo-americano. Lo riportano i media locali.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha negato ogni responsabilità per l’attacco con droni all’ambasciata statunitense a Riyadh, avvenuto il 3 marzo, affermando che sia stato opera di Israele. Lo riporta Al Jazeera. La dichiarazione è giunta dopo la pubblicazione di un articolo del Wall Street Journal in cui si affermava che l’attacco iraniano era stato più devastante di quanto ammesso dalle autorità saudite
L’Iran afferma che un attacco aereo ha colpito vicino al suo impianto nucleare di Bushehr, uccidendo una guardia e danneggiando un edificio. La centrale nucleare di Bushehr è il primo impianto nucleare civile operativo in Iran, situato sulla costa del Golfo Persico, circa 17 km a sud-est della città di Bushehr.
Una seconda nave battente bandiera turca ha attraversato lo Stretto di Hormuz, zona martoriata dalla guerra. Lo ha dichiarato sabato il ministro dei Trasporti turco Abdulkadir Uraloglu. Il 28 febbraio c’erano 15 navi di armatori turchi in attesa di attraversare lo strategico stretto, ha riferito il ministro. “Due di queste 15 navi sono riuscite ad attraversare lo stretto”, ha dichiarato al canale privato CNN Turk. “Ciò è dovuto alle nostre iniziative e anche al fatto che le navi utilizzavano porti iraniani o trasportavano merci provenienti dall’Iran o destinate all’Iran”. Uraloglu non ha specificato quando la seconda nave abbia attraversato lo stretto. La prima nave era riuscita a passare, con il permesso dell’Iran, il 13 marzo.
Diverse esplosioni e colonne di fumo si sono registrate nella zona petrolchimica di Mahshahr, nella provincia meridionale del Khuzestan. Lo riferisce Al Jazeera, citando l’agenzia di stampa iraniana Fars, che ha riferito che si tratta di un attacco israelo-americano che ha colpito tre aziende della zona, mentre l’agenzia di stampa Tasnim ha affermato che “l’entità dei danni rimane sconosciuta”.
L’attacco con droni iraniani del 3 marzo che ha colpito l’ambasciata USA a Riyadh ha causato danni molto più gravi di quanto inizialmente dichiarato. Lo sostiene il Wall Street Journal citando funzionari americani attuali ed ex. Due droni avrebbero centrato il complesso diplomatico, distruggendo parti di tre piani e colpendo anche aree sensibili come la stazione CIA. Gli attacchi notturni hanno penetrato una zona sicura dell’ambasciata, dove di giorno lavoravano diverse centinaia di persone, e hanno gravemente danneggiato tre piani. Anche la sede della Central Intelligence Agency (CIA) sarebbe stata colpita. Mentre il Ministero della Difesa saudita ha dichiarato che l’attacco aveva provocato un incendio circoscritto e danni minori, funzionari attuali ed ex funzionari hanno affermato che la situazione era ben più grave, con un incendio che ha imperversato per mezza giornata. Secondo le fonti, alcune parti dell’ambasciata sarebbero state danneggiate in modo irreparabile.
Secondo le autorità di Dubai, i detriti di due droni hanno colpito le facciate di due edifici nella metropoli, di cui uno appartenente alla società tecnologica statunitense Oracle. Le autorità hanno confermato che non si sono registrati feriti e che la situazione è stata rapidamente riportata sotto controllo. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno minacciato di attaccare Oracle e altre 17 aziende statunitensi, accusandole di essere coinvolte in operazioni di “spionaggio terroristico” in Iran. Precedenti attacchi di droni iraniani hanno causato danni a tre strutture di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha lanciato una velata minaccia contro un altro punto nevralgico per la navigazione in Medio Oriente, lo Stretto di Bab el-Mandeb, tra lo Yemen, nella penisola arabica, e il Corno d’Africa. Lo riporta la Cnn. “Quale quota delle spedizioni globali di petrolio, GNL, grano, riso e fertilizzanti transita attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb? Quali paesi e aziende rappresentano i maggiori volumi di transito attraverso lo stretto?”, Ghalibaf ha dichiarato in un post su X. Lo Stretto di Bab el-Mandeb è la via d’accesso meridionale al Mar Rosso e al Canale di Suez, che dà accesso al Mar Mediterraneo. Gli Houthi, alleati dell’Iran nello Yemen, si trovano sulle rive del Bab el-Mandeb e nel novembre 2023 hanno iniziato ad attaccare navi nel Mar Rosso per mostrare solidarietà ai palestinesi di Gaza contro Israele. Gli attacchi hanno causato una forte riduzione del traffico navale attraverso il Mar Rosso – di oltre il 50%, secondo alcune stime – e le compagnie hanno visto i costi e i tempi di spedizione aumentare vertiginosamente, poiché le navi sono state deviate intorno al Capo di Buona Speranza, punta meridionale dell’Africa, ricorda l’emittente americana.
I tre caschi blu delle Nazioni Unite rimasti feriti in un’esplosione nel sud del Libano venerdì erano indonesiani. Lo hanno dichiarato funzionari dell’ONU, secondo quanto riporta il Jakarta Post. La Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) ha affermato che l’esplosione è avvenuta all’interno di una struttura ONU vicino a El Adeisse venerdì pomeriggio, ferendo tre caschi blu che sono stati trasportati d’urgenza in ospedale. Due di loro sono rimasti gravemente feriti. Il Centro di Informazione delle Nazioni Unite (UNIC) a Giacarta ha dichiarato che “l’origine dell’esplosione” è sconosciuta, ma ha identificato i caschi blu feriti come indonesiani.
L’Iran ha giustiziato due uomini condannati per appartenenza a un gruppo di opposizione fuorilegge e per aver compiuto azioni sovversive volte a rovesciare la Repubblica islamica. Lo riportano i media iraniani. Si tratta di Abolhassan Montazer e Vahid Bani-Amerian. Erano stati condannati a morte nel dicembre 2024 insieme ad altre quattro persone con l’accusa di “ribellione armata” legata al gruppo di opposizione in esilio Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo (MEK). Secondo le organizzazioni per i diritti umani, che nei giorni scorsi si erano mobilitate, i due oppositori sarebbero stati sottoposti a torture brutali per estorcere confessioni. L’esecuzione arriva dopo che le loro condanne sono state confermate dalla Corte Suprema. Le esecuzioni di sabato sono le ultime di una serie di quelle che hanno colpito i membri dei Mojahedin del Popolo Iraniano (MEK), dopo che altri quattro membri del gruppo, condannati a morte, erano stati giustiziati all’inizio della settimana.
Le facciate di due edifici a Dubai sono state danneggiate da detriti provenienti da droni intercettati, tra cui uno appartenente alla società tecnologica statunitense Oracle. Non sono stati segnalati feriti. E’ quanto dichiarano le autorità di Dubai. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno minacciato di attaccare Oracle e altre 17 aziende statunitensi, accusandole di essere coinvolte in operazioni di “spionaggio terroristico” in Iran. Precedenti attacchi di droni iraniani hanno causato danni a tre strutture di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein.
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è appena ripartita da Gedda (prima tappa della visita nella regione del Golfo, durante la quale sono previsti incontri anche con i leader di Qatar ed Emirati Arabi Uniti) dove ieri sera è stata ricevuta dal Principe Ereditario e Primo Ministro dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Lo comunica una nota di Palazzo Chigi. L’incontro ha anche permesso di discutere di come assicurare gli approvvigionamenti energetici e ridurre l’impatto della crisi su imprese e cittadini. I due leader hanno anche concordato sull’importanza di assicurare al più presto la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.Il Presidente Meloni e il Principe Mohammed hanno infine discusso del partenariato strategico lanciato tra le due Nazioni in occasione della precedente missione del Presidente del Consiglio ad Al-Ula (gennaio 2025) e hanno concordato sull’importanza, ancora più nell’attuale scenario regionale e internazionale, di sviluppare una cooperazione ad ampio raggio su economia, investimenti, infrastrutture strategiche, sicurezza e difesa.
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è appena ripartita da Gedda (prima tappa della visita nella regione del Golfo, durante la quale sono previsti incontri anche con i leader di Qatar ed Emirati Arabi Uniti) dove ieri sera è stata ricevuta dal Principe Ereditario e Primo Ministro dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Lo comunica una nota di Palazzo Chigi. Il Presidente Meloni ha voluto esprimere, con la sua presenza, la vicinanza dell’Italia all’Arabia Saudita. Nel corso del colloquio i due leader hanno discusso dell’assistenza militare difensiva fornita dall’Italia, confrontandosi sulle prospettive del conflitto e sugli sforzi in corso per una soluzione diplomatica e, più ampiamente, su come promuovere un quadro regionale che possa uscire dall’attuale ciclo di conflittualità.
Diverse esplosioni sono state udite nelle zone a nord di Teheran questa mattina. Lo riferiscono i cronisti di Al Jazeera.
Anche il secondo caccia americano precipitato in Iran è stato colpito da Teheran. Il pilota è illeso. Lo scrive il Wall Street Journal, citando persone informate sulla vicenda. L’aereo era un A-10 Thunderbolt, comunemente noto come Warthog.
Sono 365 i militari rimasti feriti in azione nella guerra contro l’Iran. Lo riferiscono i dati del Pentagono disponibili online. Nello specifico 247 dei feriti sono soldati dell’esercito, 63 marinai della Marina, 19 marines e 36 aviatori dell’Aeronautica. La maggior parte dei feriti, 200, erano militari di truppa di grado medio-alto, 85 ufficiali e 80 soldati di truppa di grado inferiore. Il bilancio attuale delle vittime è di 13 militari caduti in combattimento.
I vigili del fuoco israeliani affermano di essere al lavoro per spegnere un incendio scoppiato nel sud di Israele, a seguito dell’impatto di un missile balistico iraniano nella zona industriale di Neot Hovav, a sud di Beersheba. “Al momento non si registrano feriti e non è stata riscontrata la presenza di materiali pericolosi”, ha dichiarato il servizio antincendio, come riporta Times of Israel.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha messo in dubbio gli sforzi diplomatici compiuti dagli Stati Uniti, affermando che la moglie di un alto funzionario iraniano è stata uccisa in un attentato. “Proprio mentre mi rivolgevo al popolo americano, il capo del nostro Consiglio strategico per la politica estera è stato bersaglio di un attentato, che ha causato la morte della sua innocente moglie. Lasciamo che sia il mondo a giudicare: quale parte si impegna nel dialogo e nel negoziato e quale nel terrorismo?”, ha scritto su X Pezeshkian.
Il Bahrein, che questo mese detiene la presidenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ha rinviato il voto su una risoluzione volta a riaprire lo Stretto di Hormuz, significativamente alleggerita a causa dell’opposizione di Russia e Cina. Lo hanno riferito due diplomatici delle Nazioni Unite, spiegando che il voto si terrà la prossima settimana. La bozza di risoluzione sponsorizzata dal Bahrain, che era prevista per il voto di sabato, avrebbe autorizzato misure difensive — e non azioni offensive come inizialmente sostenuto dalle nazioni del Golfo e dagli Stati Uniti — per garantire che le navi possano transitare in sicurezza nel passaggio dove normalmente passa un quinto del petrolio mondiale. Il Bahrain ha cercato il sostegno di tutti e 15 i membri del Consiglio.Il rinvio del voto indica che la bozza modificata non è stata accettata da Russia e Cina.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto di non essere ancora pronto a dire cosa faranno gli Usa se le forze iraniane dovessero catturare il pilota disperso del caccia abbattuto. “Speriamo che ciò non accada”, ha affermato a The Independent.
Anche l’esercito iraniano, oltre alle forze statunitensi, è alla ricerca del pilota americano disperso a seguito dell’abbattimento dell’F-15. Lo scrive il New York Times, citando tre funzionari iraniani che hanno parlato in condizione di anonimato per discutere di operazioni militari. Secondo i funzionari il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha isolato un’area nella provincia sud-occidentale di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, dove si ritiene che il velivolo sia precipitato.

