Donald Trump nella notte ha parlato alla nazione e agli statunitensi ha assicurato: Siamo “sulla strada per completare tutti gli obiettivi militari”, ci vorranno ancora “due-tre settimane”. Il presidente Usa non ha mancato di menzionare Hormuz affermando che i “Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto devono prendersene cura. Devono appropriarsene e proteggerlo”. Parole che però non hanno rassicurato i mercati con le borse asiatiche che hanno subìto perdite e il petrolio è salito di oltre il 4% a 104,15 dollari al barile.
E’ di 8 morti e 95 feriti il bilancio dell’attacco al ponte B1 che collega la capitale dell’Iran, Teheran, alla città occidentale di Karaj. Lo ha riferito il vice governatore politico della provincia di Alborz, citato dall’agenzia Tasnim. “In questo terribile crimine otto cittadini di Alborz sono stati uccisi, mentre 95 persone sono rimaste ferite”, ha spiegato. “L’attacco è avvenuto in un’area dove non si svolgevano operazioni militari. Il ponte era semplicemente un progetto di costruzione in fase di completamento, che presto sarebbe stato inaugurato. Il ponte B1, il più alto del Medioriente e uno dei progetti ingegneristici più complessi del Paese, è stato realizzato grazie alle competenze degli ingegneri locali”, ha aggiunto.
Un funzionario militare statunitense ha riferito al New York Times che sono state le forze americane a colpire in Iran il ponte B1, che collega Teheran a Karaj. L’attacco, secondo quanto riportato dai media iraniani, ha causato la morte di almeno 8 persone e il ferimento di altre 95. Il funzionario Usa ha affermato che l”attacco ha neutralizzato una prevista via di rifornimento militare essenziale per il sostentamento delle forze iraniane dotate di missili balistici e droni d’attacco. In precedenza, il presidente Trump si era vantato dell’attacco, sembrando assumersene la responsabilità per conto degli Stati Uniti, e aveva avvertito Teheran che ci sarebbe stato “molto altro a seguire” qualora non avesse accettato un accordo.
Il segretario della Difesa Pete Hegseth ha chiesto al capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Randy George, di lasciare il proprio incarico e ritirarsi immediatamente dal servizio. Lo riporta The Hill, citando un funzionario del Pentagono. George ha assunto il suo ruolo, che prevede tipicamente un mandato quadriennale, nel settembre 2023, dopo avere ricevuto la conferma dal Senato e avere prestato servizio come vice capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Ufficiale di carriera della fanteria e diplomato a West Point, George era stato nominato dall’ex presidente Biden.
I Paesi del Golfo sostengono la risoluzione Onu che autorizza “tutte le misure necessarie”, un’espressione utilizzata dalle Nazioni Unite che include anche l’azione militare, per garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz. Durante una riunione del Consiglio di Sicurezza, il segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) Jassim Albudaiwi ha dichiarato che gli attacchi di ritorsione dell’Iran contro i suoi vicini avevano superato “tutte le linee rosse”. Albudaiwi ha inoltre sottolineato che i sei paesi del GCC devono essere inclusi in qualsiasi discussione o accordo con l’Iran per garantire la sicurezza regionale. Il Bahrain, attuale presidente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e membro del GCC, ha dichiarato di voler tenere venerdì una votazione su una risoluzione che invita i paesi a “usare tutti i mezzi necessari” per garantire il transito internazionale “nello Stretto di Hormuz, nel Golfo e nel Golfo dell’Oman”. La risoluzione si scontra con l’opposizione di Russia e Cina, che hanno diritto di veto.
La versione finale della bozza di risoluzione su cui si voterà venerdì, ottenuta dall’Associated Press, riduce significativamente le disposizioni rispetto alle proposte precedenti, che avrebbero autorizzato i Paesi “a usare tutti i mezzi necessari”. La versione finale autorizza i Paesi “a usare tutti i mezzi difensivi necessari e proporzionati alle circostanze nello Stretto di Hormuz e nelle acque adiacenti” per garantire il passaggio e scoraggiare tentativi di interferire con la navigazione internazionale “per un periodo di almeno sei mesi”.
Il comando navale delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran ha affermato di aver lanciato un attacco contro un centro dati appartenente all’azienda tecnologica statunitense Oracle a Dubai. Lo riferiscono i media statali iraniani, ripresi da Al Jazeera. In precedenza, i Pasdaran avevano dichiarato di aver preso di mira un centro di cloud computing di Amazon in Bahrain.
“La missione navale Aspides dell’Ue ha già assistito 1.700 navi nel Mar Rosso e deve essere potenziata. Non possiamo permetterci di perdere un’altra rotta commerciale cruciale. Sosteniamo il lavoro delle Nazioni Unite sui corridoi umanitari nello Stretto per far arrivare cibo e fertilizzanti. L’Ue dispone di strumenti per tracciare e facilitare il transito che potrebbero essere d’aiuto in tal senso”. Lo scrive su X l’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas.
“Grazie alla ministra britannica Yvette Cooper per aver indetto una riunione di oltre 40 paesi sullo Stretto di Hormuz. Questa via navigabile è un bene pubblico globale. Non si può permettere all’Iran di chiedere un compenso ai paesi per consentire il passaggio delle navi”. Lo scrive su X l’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas. “Il diritto internazionale non riconosce i sistemi di ‘pagamento per il passaggio’. Oggi abbiamo esaminato le misure diplomatiche, economiche e di sicurezza per ripristinare il passaggio sicuro, collaborando anche con il settore marittimo”, spiega.
“Colpire le strutture civili, compresi i ponti incompiuti, non costringerà gli iraniani alla resa. Si limita a comunicare la sconfitta e il crollo morale di un nemico allo sbando. Ogni ponte e ogni edificio verrà ricostruito più forte di prima. Quello che non si riprenderà mai è il danno alla reputazione americana”. Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
“C’è una differenza evidente tra il presente e l’età della pietra: allora non si estraevano né petrolio né gas in Medioriente. Il presidente degli Stati Uniti e gli americani che lo hanno eletto sono sicuri di voler tornare indietro nel tempo?”. Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in risposta a Donald Trump, che ha minacciato di far tornare l’Iran ‘all’età della pietra’.
I ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato l’attacco missilistico balistico di questa sera contro Israele nello Yemen. Gli Houthi hanno affermato di aver preso di mira “obiettivi vitali del nemico israeliano” nell’area di Tel Aviv. Secondo le Forze di Difesa Israeliane, un missile lanciato dallo Yemen, che ha fatto scattare le sirene a Gerusalemme, è stato intercettato. Non sono stati segnalati feriti.
La situazione in Medioriente ora non è solo pericolosa, ma minacciosa. Lo ha affermato il segretario del Consiglio di sicurezza della Russia, Sergey Shoigu, durante un incontro con il ministro degli Esteri dell’Egitto, Badr Abdelatty, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa russa Tass. “Ora la situazione non è solo pericolosa, ma minacciosa”, ha dichiarato Shoigu.
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e l’omologo dell’Iran, Abbas Araghchi, hanno avuto oggi un colloquio telefonico e “hanno discusso in dettaglio gli sviluppi relativi al nuovo conflitto in Medioriente”. Lo ha riferito il ministero degli Esteri russo, precisando che la telefonata è avvenuta su iniziativa della parte iraniana.
“I ministri hanno discusso in dettaglio gli sviluppi relativi al nuovo conflitto in Medioriente, gli sforzi intrapresi da diversi Stati per allentare le tensioni e hanno scambiato opinioni sull’andamento delle discussioni in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sui modi per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e superare le altre conseguenze dell’aggressione immotivata degli Stati Uniti e di Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran”, scrive il ministero degli Esteri russo.
Lo Stretto di Hormuz è aperto per la Russia. Lo ha dichiarato il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov. “Per noi Hormuz è aperto”, ha detto Ushakov, citato da Interfax.
“Il ponte più grande dell’Iran crolla, per non essere mai più utilizzato ù Molto altro seguirà!”. Lo scrive Donald Trump in un post su Truth nel quale allega un breve filmato che mostra il crollo della porzione di un ponte. “E’ giunto il momento che l’Iran stringa un accordo prima che sia troppo tardi, e prima che non rimanga più nulla di quello che potrebbe ancora diventare un grande Paese!”, scrive il presidente Usa.
E’ di due morti il bilancio dei raid sul ponte autostradale che collega la capitale dell’Iran, Teheran, alla città occidentale di Karaj. Lo riferisce l’agenzia Fars, ripresa da Times of Israel. Gli attacchi sono stati condotti dall’esercito americano, mentre le Forze di Difesa Israeliane negano di aver colpito il ponte. Secondo Fars il ponte è stato colpito mentre “le squadre di soccorso stavano assistendo le vittime del primo attacco”.
Precedentemente i media di Stato iraniani avevano riportato che il ponte B1 a Karaj, in costruzione, era stato attaccato. Viene definito il ponte più alto del Medioriente.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran ha affermato di aver lanciato un attacco contro un centro di cloud computing di Amazon in Bahrein. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale Irna.
Oltre 40 Paesi hanno lanciato una coalizione per garantire il libero passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz una volta terminata la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. La coalizione multinazionale perseguirà “la mobilitazione collettiva dell’intera gamma dei nostri strumenti diplomatici ed economici” per consentire una “apertura sicura e duratura” dello Stretto di Hormuz, ha dichiarato la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, come riportano i media inglesi. La riunione inaugurale è stata ospitata virtualmente da Cooper e si è svolta sullo sfondo delle crescenti pressioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sugli alleati europei affinché contribuiscano a riaprire lo stretto. “Abbiamo visto l’Iran dirottare una rotta marittima internazionale per tenere in ostaggio l’economia globale”, ha dichiarato Cooper nel suo intervento introduttivo, avvertendo di gravi interruzioni nelle forniture di gas, carburanti per aerei, fertilizzanti e nel costo complessivo della vita. La coalizione, ha aggiunto, cercherà la “mobilitazione collettiva dell’intera gamma dei nostri strumenti diplomatici ed economici” per consentire una “apertura sicura e duratura” di Hormuz, attualmente soggetto a un sistema di pedaggi sotto il controllo diretto di Teheran. Parallelamente, ha spiegato Cooper, i pianificatori militari esploreranno modalità per coordinare le capacità di difesa, inclusi lo sminamento e le operazioni di scorta, “una volta che il conflitto si attenuerà”. Alla riunione virtuale di oggi non hanno partecipato gli Stati Uniti, il cui presidente Donald Trump ha chiarito che a suo avviso garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz non è compito del suo Paese. Al meeting erano rappresentati 41 Paesi, provenienti da tutti i continenti tranne l’Antartide, a testimonianza delle ripercussioni globali di una guerra che ha provocato carenze di carburante e fertilizzanti e un aumento dei prezzi dei generi alimentari ben oltre il Medioriente. Cooper ha affermato che i partecipanti – alti funzionari provenienti da Paesi quali Francia, Germania, Italia, Canada, Giappone ed Emirati Arabi Uniti – hanno discusso di aumentare la pressione diplomatica sugli attacchi “sconsiderati” dell’Iran e di stringere le maglie economiche per impedire a Teheran di trarre profitto dal controllo dello Stretto. L’idea di uno sforzo internazionale riecheggia la cosiddetta ‘Coalizione dei Volenterosi’, guidata dal Regno Unito e dalla Francia, costituita per sostenere la sicurezza dell’Ucraina in vista di un futuro cessate il fuoco. Tale coalizione è, in parte, un tentativo di dimostrare all’amministrazione Trump che l’Europa si sta attivando per fare di più per la propria sicurezza.
Nel breve termine lo shock energetico causato dal conflitto iraniano “richiede misure emergenziali, da attuare in parallelo con misure strutturali. Interventi che vanno nella giusta direzione sono quelli miranti ad attutire gli impatti per le imprese, limitandosi a quelle più colpite dai rincari. Le misure per le famiglie dovrebbero essere indirizzate ai nuclei più fragili, ad esempio riorganizzando i bonus sociali, e prevedendo iniziative mirate per la riqualificazione energetica degli immobili. Gli interventi dovrebbero salvaguardare i segnali di prezzo e l’equilibrio del bilancio pubblico”. Così il direttore generale di Bankitalia Paolo Angelini intervenendo alla XVI Conferenza MAECI – Banca d’Italia con i Delegati e gli Addetti finanziari accreditati all’estero.
Questo pomeriggio un razzo, la cui origine è ancora in fase di accertamento, ha colpito la base di Shama, quartier generale del contingente italiano e del settore Ovest di UNIFIL. Non si registrano feriti tra i militari italiani. Si segnalano soltanto lievi danni alle infrastrutture. Lo rende noto il ministero della Difesa che spiega che il Ministro Guido Crosetto è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comandante del COVI e con il Comandante del contingente italiano per ricevere aggiornamenti costanti sulla situazione e sulle condizioni del personale.
L’Iran sta elaborando un protocollo con l’Oman per monitorare il traffico nello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, come riportato dall’agenzia di stampa di Stato Irna. Lo riporta Iran International.
“Nasrin Sotoudeh, avvocata iraniana e attivista per i diritti delle donne, già più volte incarcerata, è stata rapita nella notte dalla sua abitazione. Da allora ogni contatto con la famiglia si è interrotto e non si sa nulla su chi l’abbia portata via, né sul luogo in cui si trovi. Da anni Sotoudeh vive sotto costante sorveglianza ed è bersaglio del regime iraniano per il suo impegno in difesa dei diritti civili. La sua scomparsa forzata riaccende l’allarme sulla durissima repressione nei confronti delle voci critiche in Iran. Nelle stesse ore è stata confermata l’esecuzione di un altro giovane prigioniero politico, Hanirhossein Hatami, 18 anni, arrestato durante le manifestazioni di gennaio.Si aggravano inoltre le condizioni di salute della premio Nobel per la pace Narges Mohammadi, detenuta e privata delle cure mediche necessarie. A causa del conflitto in atto il quadro che emerge è sempre più drammatico: tra arresti arbitrari, esecuzioni e detenzioni senza garanzie, la pressione sui dissidenti politici in Iran continua a intensificarsi. In guerra, ancora una volta, il prezzo più alto lo paga la libertà del popolo iraniano. La comunità internazionale, l’Unione europea e il governo italiano facciano tutto ciò che è in loro potere per ottenere la liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran e per fermare tutte le esecuzioni, per fermare questa guerra illegale e arrivare a un cessate il fuoco”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.
L’Argentina del presidente Javier Milei ha dichiarato persona non grata l’incaricato d’affari dell’Iran, Mohsen Soltani Tehrani, imponendogli di lasciare il Paese entro 48 ore. Le credenziali dell’incaricato d’affari, che è il diplomatico iraniano più alto in grado nel Paese sudamericano, erano state accettate a dicembre del 2021 sotto la presidenza di Alberto Fernßndez. Secondo quanto spiegato dal ministero degli Esteri argentino in un comunicato, la decisione dell’espulsione “è stata adottata in risposta al comunicato diffuso ieri dal ministero degli Affari Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, che contiene accuse false, offensive e infondate contro la Repubblica Argentina e le sue massime autorità”. Buenos Aires parla di “inaccettabile ingerenza negli affari interni” e di “persistente negazione della Repubblica Islamica dell’Iran di cooperare con la giustizia argentina nelle indagini sull’attentato contro l’Amia” del 1994. La dichiarazione di Teheran contestata dall’Argentina è quella in cui il ministero degli Esteri iraniano ha condannato la decisione di Buenos Aires di dichiarare i Guardiani della rivoluzione un gruppo terrorista, definendola “illegale e infondata”, nonché “contraria al diritto internazionale e allineata con gli Stati Uniti e Israele”.
La Casa Rosada aveva motivato la decisione di dichiarare i Pasdaran gruppo terroristico affermando che “la Repubblica Argentina è stata vittima di due dei più gravi attentati terroristici della storia, perpetrati negli anni ’90 dal braccio operativo della Guardia rivoluzionaria nella regione, l’organizzazione Hezbollah”. Il riferiment è all’attentato con un’autobomba all’ambasciata di Israele a Buenos Aires del 17 marzo 1992 e l’attacco all’Amia (Asociación Mutual Israelita Argentina) del 18 luglio 1994.
Il Gruppo Lufthansa sta “sviluppando e valutando diversi scenari operativi per reagire rapidamente all’evoluzione del contesto geopolitico in Medioriente, con particolare attenzione alle tensioni legate all’Iran. Lo ha detto a LaPresse un portavoce della compagnia aerea tedesca. Le misure allo studio includono “la possibile cancellazione di rotte non redditizie e il ritiro anticipato degli aeromobili più datati, nell’ottica di adattare capacità e costi a un contesto di mercato in rapido cambiamento”. Lufthansa sottolinea inoltre che, “nel settore dell’aviazione commerciale, prezzi e tariffe sono fortemente influenzati dall’equilibrio tra domanda e offerta e dal livello di concorrenza”. Il gruppo, ha spiegato ancora il portavoce, ritiene di essere “relativamente protetto dalle oscillazioni dei costi del carburante grazie a una strategia di copertura (hedging) già adottata sulla maggior parte del cherosene”. Nonostante ciò, la compagnia avverte che “l’elevata volatilità del quadro geopolitico, caratterizzato da cambiamenti repentini e incertezza sui mercati, potrebbe tradursi in un ulteriore aumento dei prezzi dei biglietti nei prossimi mesi”.
Il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle e gli indici azionari sono crollati stamani, dopo che il Presidente Trump, nel discorso alla nazione di mercoledì sera ha affermato che la guerra contro l’Iran è “prossima alla conclusione”, pur non fornendo una tempistica concreta e preannunciando ulteriori attacchi. Gli investitori, che speravano in segnali più chiari di una de-escalation del conflitto, insieme a piani concreti per ripristinare il flusso di petrolio e gas nella regione, sono rimasti delusi. Il greggio West Texas Intermediate (Wti) – il benchmark di riferimento per gli Stati Uniti – è schizzato a circa 113 dollari al barile per le consegne previste a maggio, registrando un rialzo di circa il 13 per cento. Martedì, il prezzo si era attestato a 100,12 dollari. Il prezzo del greggio Brent – il benchmark globale per il petrolio – è balzato a 109 dollari al barile per le consegne di giugno, con un incremento dell’8 per cento. Martedì, il prezzo di chiusura si era fissato a 101,16 dollari. I prezzi della benzina negli Stati Uniti sono saliti nuovamente, raggiungendo una media nazionale di 4,08 dollari al gallone, secondo l’AAA (Automobile Club d’America). Il costo per gli automobilisti è aumentato del 37 per cento dall’inizio della guerra. I prezzi del diesel sono aumentati ancora più rapidamente, salendo oggi a 5,51 dollari, con un incremento del 47 per cento dall’inizio della guerra. Stamani, nelle prime fasi delle contrattazioni a New York, l’indice S&P 500 ha registrato un calo dell’1,2%. Mercoledì, l’indice aveva guadagnato lo 0,7%. Le borse asiatiche hanno chiuso in ribasso, invertendo la forte tendenza al rialzo registrata il giorno precedente. L’indice Nikkei 225 del Giappone ha perso il 2,4%. I titoli azionari della Corea del Sud hanno fatto registrare la performance peggiore, con un calo del 4,5%. Anche le borse europee hanno chiuso in ribasso. Lo Stoxx 600, un ampio indice europeo, è sceso dell’1,5 per cento, con i mercati di Gran Bretagna, Francia e Germania tutti in netto ribasso.
Il presidente russo, Vladimir Putin, ha avuto un colloquio telefonico con il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, e i due hanno “discusso approfonditamente” una serie di questioni legate alla crisi in Medioriente. Lo riferisce il Cremlino, aggiungendo che “è stato osservato che i problemi relativi alla produzione e al trasporto di energia derivanti dalla crisi stanno avendo un impatto negativo sulla sicurezza energetica globale” e “a questo proposito è stata sottolineata l’importanza del lavoro congiunto in corso con la Russia e l’Arabia Saudita nel formato ‘Opec Plus’ per stabilizzare il mercato petrolifero globale”. “È stata espressa soddisfazione per l’alto livello di cooperazione multiforme raggiunto tra Russia e Arabia Saudita, che si sta sviluppando in modo amichevole e reciprocamente vantaggioso”, evidenzia il Cremlino. Secondo quanto riferito ancora dalla presidenza russa, inoltre, “è stata espressa grave preoccupazione per il peggioramento della situazione militare e politica nella regione, le vittime civili e la distruzione di infrastrutture strategicamente importanti”. “Entrambe le parti hanno sottolineato la necessità di una rapida cessazione delle ostilità e dell’intensificarsi di sforzi politici e diplomatici per raggiungere una soluzione a lungo termine del conflitto, tenendo debitamente conto degli interessi legittimi di tutte le parti”, conclude il Cremlino.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha partecipato oggi in videocollegamento alla riunione sulla situazione in Iran e sulle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz. La video-conferenza è stata coordinata dal Regno Unito dopo la dichiarazione del 19 marzo sottoscritta da 35 Paesi, inclusa l’Italia. Nel suo intervento – si legge in una nota della Farnesina – il ministro ha ribadito la posizione italiana a favore di un’immediata de-escalation e del ritorno al dialogo diplomatico, sottolineando il pieno coordinamento con i partner europei e internazionali e il sostegno a ogni soluzione negoziale capace di garantire stabilità nella regione. Tajani ha evidenziato che il blocco nello Stretto di Hormuz ha impatti diretti sulla sicurezza delle rotte marittime, sugli approvvigionamenti energetici globali e sulla sicurezza alimentare. Richiamando la dichiarazione del G7 del 27 marzo, ha confermato l’impegno dell’Italia a contribuire agli sforzi internazionali per tutelare la libertà di navigazione, nel rispetto del diritto internazionale, e per salvaguardare la stabilità dei mercati energetici. Il titolare della Farnesina ha inoltre indicato la disponibilità dell’Italia a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto, sottolineando come un chiaro mandato delle Nazioni Unite rappresenti un elemento essenziale. Tajani, assieme a colleghi come il ministro olandese e la vice-ministra degli Emirati, ha sostenuto la necessità di un percorso con l’Onu per creare al più presto di un “corridoio umanitario” innanzitutto per i fertilizzanti e per tutto quando servirà ad evitare un nuova crisi alimentare innanzitutto nelle nazioni africane. Assicurare il trasporto di fertilizzanti e altri beni umanitari attraverso lo Stretto di Hormuz è vitale.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto oggi una conversazione telefonica con il Primo Ministro del Regno Unito, Keir Starmer, “per uno scambio di valutazioni sulla situazione di sicurezza nello Stretto di Hormuz”. Lo riferisce una nota di palazzo Chigi spiegando che i due leader “hanno approfondito l’impatto della crisi sulla stabilità regionale e sui mercati energetici mondiali, con particolare attenzione alle ricadute per le economie nazionali”. Nel corso del colloquio è stata rinnovata “la comune preoccupazione per le minacce alla sicurezza dei partner dell’area, ribadendo l’importanza di una stretta cooperazione con i Paesi del Golfo”. Nel sottolineare l’interesse della comunità internazionale alla piena tutela della libertà di navigazione, conclude la nota, Meloni e Starmer hanno concordato di mantenere “un costante coordinamento per iniziative volte alla de-escalation e a garanzia della sicurezza delle rotte commerciali nell’area”.
L’Austria ha negato agli Stati Uniti l’autorizzazione all’utilizzo del suo spazio aereo per operazioni militari contro l’Iran. Lo ha annunciato il ministero della Difesa austriaco. La motivazione addotta è la legge austriaca sulla neutralità. Il portavoce del ministero non ha specificato il numero di richieste, limitandosi ad affermare che ce ne sono state “diverse”. I singoli casi vengono esaminati in consultazione con il ministero degli Esteri austriaco.
Il Partito Socialdemocratico Austriaco (Spö), ha chiesto al governo di mantenere la linea. “Il ministro della Difesa Klaudia Tanner (Övp) non dovrebbe approvare un solo ulteriore volo militare statunitense verso il Golfo. Né dovrebbe autorizzare voli di trasporto o altro supporto logistico. Proprio come stanno facendo Spagna, Francia, Italia e Svizzera. Questa guerra sta danneggiando gli interessi economici austriaci, l’Europa nel suo complesso e la pace mondiale”, ha dichiarato Sven Hergovich, presidente del Partito Socialdemocratico Austriaco per la Bassa Austria.
Le autorità iraniane hanno arrestato la nota avvocatessa per i diritti umani Nasrin Sotoudeh nella sua abitazione, secondo quanto riferito dalla figlia. Lo riporta Iran International. Mehraveh Khandan ha dichiarato che Sotoudeh è stata arrestata mercoledì sera e che sono stati confiscati dispositivi elettronici, tra cui computer portatili e telefoni cellulari, appartenenti a Sotoudeh e a suo marito Reza Khandan. Ha aggiunto che non sono disponibili informazioni sull’autorità che ha effettuato l’arresto né sul luogo in cui si trova Sotoudeh.
Questa mattina il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha parlato con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Come comunicato da Downing Street, i due leader hanno discusso della situazione in Medioriente e hanno concordato sull’urgente necessità di una de-escalation. Starmer e Meloni, si legge nella nota, “hanno sottolineato l’importanza di riaprire lo Stretto di Hormuz per ripristinare la libertà di navigazione, rilevando il significativo impatto che l’attuale interruzione sta avendo sul trasporto marittimo globale, con conseguente aumento dei costi a livello mondiale. Questo tema sarà centrale nelle discussioni che si terranno oggi nell’ambito della riunione ospitata dal Regno Unito, presieduta dal ministro degli Esteri britannico e alla quale parteciperà il ministro degli Esteri italiano insieme a oltre 35 nazioni”.
Starmer e Meloni “hanno inoltre concordato di continuare a collaborare strettamente a sostegno della sicurezza collettiva europea e di rimanere in stretto contatto”.
Un attacco a un ponte autostradale, noto come “il ponte più alto del Medioriente”, che collega la capitale Teheran alla città di Karaj in Iran, ha causato il ferimento di diverse persone, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Fars. Gli attacchi statunitensi e israeliani hanno colpito anche altre zone di Karaj, situata a ovest di Teheran, ha riferito ancora Fars.
I Guardiani iraniani della rivoluzione hanno annunciato di avere preso di mira impianti siderurgici e di alluminio legati agli Usa negli Stati del Golfo, precisando che si tratta di un “avvertimento”. Secondo quanto riporta l’emittente britannica Sky News, i Pasdaran hanno avvertito che se le industrie iraniane dovessero essere colpite nuovamente, la “prossima risposta” di Teheran “sarà più dolorosa”.
La Russia si aspetta che il conflitto in Medioriente si concluda il prima possibile ed è pronta a fare tutto il possibile per riportare la situazione alla normalità. Lo ha affermato il presidente russo Vladimir Putin durante un incontro con il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdel Ata al Cremlino, come riporta la Tass. “Speriamo tutti che il conflitto si concluda il più rapidamente possibile. Ieri il presidente statunitense Donald Trump ne ha parlato. Ripeto: noi, da parte nostra, siamo pronti a fare tutto il possibile per riportare la situazione alla normalità, come si dice in questi casi, a uno stato normativo”, ha affermato Putin. Il presidente russo ha osservato che la situazione nella regione è motivo di preoccupazione universale. A questo proposito, ha aggiunto, è fondamentale per la Russia ascoltare la valutazione dell’Egitto su questa questione, in quanto Paese chiave del Medioriente. “La situazione nella regione è motivo di preoccupazione comune”, ha affermato Putin
Il presidente francese, Emmanuel Macron ha criticato il presidente statunitense Donald Trump per aver minato l’impegno della Nato creando “ogni giorno dubbi sulla sua dedizione” all’alleanza atlantica. “Se si creano dubbi sul suo impegno ogni giorno, se ne svuota la sostanza”, ha dichiarato il presidente francese durante una visita di Stato a Seul, come riporta Rtl. “È una responsabilità che le autorità americane si stanno assumendo oggi dicendo ogni mattina che faremo questo, che non faremo quello, o qualsiasi altra cosa”, ha continuato, aggiungendo: “Si parla troppo, e si è confusi. Abbiamo tutti bisogno di stabilità, calma, un ritorno alla pace; non è uno spettacolo”. Riguardo sia alla Nato che al conflitto in Medioriente, “dobbiamo essere seri, e quando si vuole essere seri, non ci si contraddice ogni giorno”, ha aggiunto Macron, riferendosi alla strategia comunicativa di Trump.
“Il conflitto in Medio Oriente, che ha determinato il più ampio shock dell’offerta energetica mai registrato, ha inciso in modo significativo sulle nostre prospettive globali per il 2026, neutralizzando un quadro precedentemente complessivamente favorevole”. Così S&P Global Ratings nel suo Global Economic Outlook aggiornato al secondo trimestre 2026.
“Il nostro scenario di base presuppone una conclusione del conflitto ad aprile e incorpora una crescita moderatamente inferiore, un’inflazione sensibilmente più elevata e un cambiamento nell’orientamento della politica monetaria”, prosegue l’analisi, secondo la quale però “i rischi rispetto allo scenario di base sono chiaramente orientati al ribasso e dipendono in modo critico dalla durata del conflitto”. Secondo S&P Global, “uno scenario avverso pronunciato, inclusivo di un repricing marcato dei mercati, potrebbe amplificare l’impatto macroeconomico e tradursi in un rallentamento globale generalizzato”.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, non ritiene che un’operazione militare nello Stretto di Hormuz possa essere praticabile. Poche ore dopo il discorso di Donald Trump alla nazione americana, il presidente francese, parlando dalla Corea del Sud, ha affermato che un’operazione militare per “liberare” lo Stretto di Hormuz sarebbe “irrealistica”, come riporta Bmfv.
Nelle ultime 24 ore, più di 40 militanti di Hezbollah sono stati uccisi e decine di siti appartenenti al gruppo terroristico in Libano sono stati colpiti, secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa Israeliane (Idf). Lo riporta Times of Israel. L’aviazione israeliana ha bombardato decine di centri di comando, depositi di armi, lanciarazzi e postazioni di lancio di missili anticarro di Hezbollah, secondo quanto dichiarato dall’esercito. Le Idf affermano inoltre che la Marina israeliana ha colpito un deposito di armi di Hezbollah nel Libano meridionale. Nel frattempo, le forze di terra continuano le operazioni nel Libano meridionale.
La Spagna di Pedro Sanchez non partecipa al vertice in videconferenza convocato per oggi dal premier britannico Keir Starmer che si concentrerà sulla situazione dello Stretto di Hormuz. Il Paese iberico non risulta infatti nella lista dei 35 Stati che prendono parte al summit.
“La posizione della Spagna, di non voler fare nulla che contribuisca alla guerra in corso, rimane invariata”, commentano fonti del ministeri degli Esteri iberico, interpellate da LaPresse. Madrid, sottolineano le fonti, “sostiene la de-escalation, il dialogo e il rispetto del diritto internazionale”. Il leader laburista Starmer ieri, nell’annunciare l’incontro che sarà presieduto dalla ministra degli Esteri Yvette Cooper, ha fatto riferimento ai Paesi che il mese scorso hanno firmato una dichiarazione in cui si impegnano a collaborare per ripristinare la sicurezza marittima lungo lo Stretto, fondamentale per il trasporto del petrolio. Tra questi Paesi non c’è la Spagna.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parteciperà alle ore 13:00 alla riunione ministeriale in formato virtuale organizzata dal Regno Unito in seguito alla dichiarazione promossa il 19 marzo scorso e firmata da 35 Paesi, inclusa l’Italia. Durante la discussione – che sarà presieduta dalla ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper – verranno valutate tutte le misure diplomatiche e politiche per ripristinare la libertà di navigazione, garantire la sicurezza delle navi e dei marittimi bloccati nel Golfo e riprendere il trasporto di beni di prima necessità attraverso lo Stretto di Hormuz, nonché misure coordinate e congiunte per fare fronte alle ripercussioni economiche della crisi.
“Nonostante il dispiacere che abbiamo nel vedere aumentare gli spread, dobbiamo considerare che se avessimo affrontato questo stesso shock con condizioni di finanzia pubblica peggiori, quali quelli che avevamo qualche anno fa, l’impatto sarebbe stato molto più rilevante”. Così il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta alla Conferenza annuale Banca d’Italia e Ministero degli Affari Esteri, sottolineando che “noi siamo finora stati riparati dalla percezione che vi è sui mercati che le condizioni di finanza pubblica italiana sono migliorate”.
Il comandante in capo dell’esercito iraniano ha esortato il quartier generale operativo a monitorare i movimenti di Stati Uniti e Israele “momento per momento”, al fine di contrastare una possibile invasione di terra. In un video diffuso dall’agenzia di stampa governativa iraniana Irna, il capo delle forze armate Amir Hatami è stato ripreso durante un incontro con altri alti ufficiali dell’esercito.
“Se il nemico tentasse di condurre operazioni di terra, non dovrebbe sopravvivere una sola persona”, ha riassunto l’Irna citando le parole di Hatami, come riporta Al Jazeera. “È necessario monitorare i movimenti e le azioni del nemico con la massima precisione, momento per momento, e attuare piani per contrastare i metodi di attacco del nemico”, ha detto ancora Hatami, come riferito da Irna.
“Il conflitto in corso sta già provocando interruzioni senza precedenti nelle catene di fornitura energetica globale. La sua estensione ai paesi del Golfo ha costretto alcuni di essi a sospendere l’estrazione di idrocarburi, con effetti immediati e potenzialmente persistenti sui mercati internazionali”. Così il Governatore di Bankitalia Fabio Panetta alla Conferenza annuale con il ministero degli Affari Esteri, sottolineando che “anche ipotizzando una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno alla normalità produttiva sarebbe lento”.
Infatti, “ai tempi tecnici necessari per il ripristino della capacità estrattiva si aggiungerebbero quelli per la riattivazione dell’intera filiera energetica. I rincari sono significativi e stanno colpendo soprattutto i prodotti raffinati essenziali per l’industria e l’agricoltura, dove stanno emergendo strozzature dell’offerta più acuta”.
Un attacco aereo ha ferito l’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi, 81 anni, e ucciso sua moglie, secondo quanto riportato dai media iraniani. Non è chiaro se il raid avesse come obiettivo diretto Kharazi o un sito nelle vicinanze. Kharazi è stato ministro durante la presidenza riformista di Mohammad Khatami e successivamente consigliere per la politica estera della Guida suprema Ali Khamenei.
Nel 2022 aveva dichiarato che Teheran dispone delle capacità tecniche per produrre un’arma nucleare, pur senza aver preso una decisione in tal senso, alimentando timori internazionali. Dopo l’inizio del conflitto, ha inoltre affermato che non esistono più margini per la diplomazia, accusando gli Stati Uniti e l’ex presidente Donald Trump di aver violato gli impegni durante i negoziati.
La portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, ha dichiarato in una regolare conferenza stampa, rispondendo a una domanda sulle recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump in merito alla guerra con l’Iran, che i mezzi militari non possono risolvere il problema in modo sostanziale e che un’escalation del conflitto non è nell’interesse di nessuna delle parti.
“Esortiamo ancora una volta le parti coinvolte a cessare immediatamente le operazioni militari, ad avviare al più presto colloqui di pace e a risolvere la questione attraverso il dialogo e il negoziato, al fine di evitare un impatto più grave sull’economia mondiale e sulla sicurezza energetica globale”, ha dichiarato Mao Ning, sottolineando che la causa principale dell’ostruzione della navigazione nello Stretto di Hormuz è l’azione militare illegale contro l’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele.
Secondo Pechino, solo cessando le ostilità e raggiungendo la pace e la stabilità nella regione del Golfo si potrà garantire la sicurezza e la libera circolazione delle vie navigabili internazionali. Tutte le parti dovrebbero collaborare per allentare la tensione e impedire che l’instabilità regionale abbia un impatto maggiore sulla sicurezza economica ed energetica globale.
L’Iran “non tollererà il circolo vizioso di guerra, negoziati e cessate il fuoco”. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, come riporta Al Jazeera, in risposta al discorso di Donald Trump, in cui il presidente statunitense ha avvertito che l’Iran deve raggiungere un accordo entro due o tre settimane, altrimenti dovrà affrontare attacchi contro tutte le sue centrali elettriche. “Non tollereremo questo circolo vizioso di guerra, negoziati, cessate il fuoco e la ripetizione dello stesso schema”, ha affermato Esmail Baghaei, descrivendo il conflitto in corso come “catastrofico non solo per l’Iran, ma per l’intera regione e oltre”.
Baghaei ha dichiarato che l’Iran continuerà a reagire finché continueranno gli attacchi israelo-americani e ha ribadito che Teheran non considera i suoi vicini del Golfo come nemici. “Abbiamo ripetutamente affermato di essere determinati a mantenere buoni rapporti di vicinato con tutti loro. Il problema è che gli Stati Uniti e Israele stanno sfruttando i loro territori per condurre la loro aggressione militare contro l’Iran”, ha concluso. “Questa è una guerra ingiusta imposta al popolo iraniano. Non abbiamo altra scelta che reagire con forza”, ha aggiunto.
In programma oggi un vertice in videconferenza di 35 Paesi sulla situazione dello Stretto di Hormuz. Il premier britannico, Keir Starmer, ha chiarito ieri che la priorità del suo governo, in relazione alla guerra, è la riapertura dello Stretto di Hormuz, per alleviare il costo della vita. Starmer ha ripetutamente affermato che il Regno Unito si terrà fuori dal conflitto.
Ha anche rivelato che la ministra degli Esteri Yvette Cooper ospiterà oggi un vertice virtuale per trovare una soluzione per la riapertura dello Stretto. La via navigabile, vitale per il trasporto globale di petrolio e gas, è stata di fatto chiusa dall’Iran in seguito agli attacchi israelo-americani di inizio anno, con il permesso di transito consentito solo alle navi iraniane e a poche altre imbarcazioni. Cooper si confronterà con circa 35 nazioni, tra cui Francia, Italia, Germania e gli Stati del Golfo, per elaborare un piano.
In deciso calo l’avvio di seduta dei principali listini europei, dopo le parole del presidente Usa Donald Trump che hanno fatto presagire una durata minima di ancora due-tre settimane del conflitto in Iran, facendo di conseguenza impennare i prezzi dei futures dei beni energetici. Francoforte cede l’1,51%, Parigi l’1,25%, Madrid l’1,6%. Giù anche Londra a -0,7%, Zurigo cede lo 0,63% mentre Amsterdam segna in avvio -1,22%.
Apertura in forte calo per la Borsa di Milano, dopo le parole di Donald Trump che hanno fatto presagire una durata minima di ancora due-tre settimane del conflitto in Iran, facendo di conseguenza impennare i prezzi dei futures dei beni energetici. L’indice Ftse Mib cede l’1,51%, con le perdite principali che riguardano i titoli di Avio (-3,98%), Stm (-3,46%), Amplifon (-3,24%) e Unicredit (-2,82%). In rialzo invece Eni (+3,29%), Tenaris (+1,64%), Saipem (+1,16%) e A2a (+0,53%).
A un mese dall’inizio del conflitto in Iran, l’economia irachena è in forte difficoltà: nella provincia di Bassora, cuore della produzione petrolifera, attività e traffici si sono drasticamente ridotti. La chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo chiave per le esportazioni, ha di fatto paralizzato l’export di greggio da cui dipende circa il 90% delle entrate statali.
La produzione nel sud del Paese è crollata di oltre il 70% e le importazioni si sono dimezzate. Attacchi con droni e missili contro basi Usa, compagnie energetiche e infrastrutture – da parte sia di forze filo-iraniane sia nel contesto del conflitto regionale – hanno aggravato la situazione, spingendo molti lavoratori stranieri a lasciare il Paese.
I principali giacimenti, come Zubair, hanno ridotto drasticamente la produzione, mentre le esportazioni risultano al momento ferme. Le autorità valutano rotte alternative, ma con forti limiti logistici e costi elevati. Anche il porto di Umm Qasr opera a capacità ridotta: le merci arrivano ora attraverso gli Emirati Arabi Uniti con trasporti indiretti più costosi e lenti. Secondo gli esperti, Baghdad dispone di risorse solo per poche settimane; poi potrebbe essere costretta a indebitarsi. Intanto, disagi e rallentamenti colpiscono anche i commerci e i movimenti di persone al confine con l’Iran.
Il quartier generale militare iraniano Khatam al-Anbiya ha dichiarato che la comprensione da parte di Stati Uniti e Israele delle capacità militari iraniane è “incompleta”, promettendo di proseguire il conflitto fino alla “resa definitiva” dei nemici. “Le vostre informazioni sulla nostra potenza militare e sui nostri equipaggiamenti sono parziali. Non conoscete le nostre ampie e strategiche capacità”, ha affermato un portavoce in una dichiarazione diffusa dall’agenzia Tasnim.
Il portavoce ha inoltre invitato Washington e Tel Aviv a non illudersi di aver distrutto infrastrutture chiave: “Non pensate di aver eliminato i nostri centri di produzione missilistica strategica, i droni offensivi a lungo raggio e di precisione, i moderni sistemi di difesa aerea e di guerra elettronica, né le nostre tecnologie speciali”. “Le nostre attività militari strategiche si svolgono in luoghi di cui non avete conoscenza e che non sarete mai in grado di raggiungere”, ha aggiunto, definendo “insignificanti” i siti colpiti finora.
“I cittadini statunitensi dovrebbero lasciare l’Iraq immediatamente”. È l’avvertimento dell’ambasciata americana in Iraq. L’ambasciata ha parlato di attacchi previsti su Baghdad in 24-48 ore e ha evidenziato che le milizie filo-iraniane hanno “preso di mira i cittadini americani per rapirli”, in seguito alle notizie sul rapimento di una giornalista statunitense a Baghdad due giorni fa. L’ambasciata Usa in Iraq ha avvisato i cittadini statunitensi dell’allerta di livello 4: “Non viaggiare” per l’Iraq. Si consiglia ai cittadini statunitensi: “Non recatevi in Iraq per nessun motivo. Partite immediatamente se vi trovate già lì”. “I cittadini statunitensi che scelgono di rimanere in Iraq lo fanno a rischio significativo”.
Il portavoce delle forze armate iraniane ha dichiarato in un comunicato che “la guerra continuerà finché il nemico non si arrenderà ed esprimerà pieno pentimento”. Ha inoltre messo in guardia Israele e gli Stati Uniti contro “attacchi devastanti e di vasta portata”. Le sue dichiarazioni sono state pubblicate dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim.
Il ministero della Difesa saudita ha comunicato che le sue difese aeree hanno intercettato e distrutto quattro droni nelle ultime ore. Lo riporta Al Jazeera.
Hezbollah ha affermato che i suoi combattenti hanno lanciato droni e razzi contro il nord di Israele, e il Comando del Fronte Interno dell’esercito israeliano ha dichiarato che le sirene antiaeree sono state attivate oltre il confine con il Libano. In alcuni comunicati, il gruppo sostenuto dall’Iran ha rivendicato il lancio di razzi contro le truppe israeliane nelle zone di confine e un attacco con droni contro un villaggio. Secondo il Comando del Fronte Interno israeliano, le sirene sono state attivate in quelle zone, senza segnalazioni di vittime o danni.
L’ambasciata statunitense a Baghdad ha esortato i cittadini americani a lasciare l’Iraq, avvertendo che “milizie filo-iraniane” potrebbero compiere attacchi nel centro di Baghdad entro 24-48 ore. Secondo l’ambasciata, riporta il Guardian, questi gruppi potrebbero prendere di mira cittadini statunitensi, aziende, università, sedi diplomatiche, infrastrutture energetiche, hotel, aeroporti e altri siti ritenuti associati agli Stati Uniti, oltre a istituzioni irachene e obiettivi civili.
Il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ha condiviso su X un post che recita semplicemente “Ritorno all’età della pietra”, dopo che il presidente Usa, Donald Trump aveva usato le stesse parole durante il suo discorso per minacciare l’Iran.
Il petrolio è salito di oltre il 4% e le borse asiatiche hanno subito perdite dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato, nel suo primo discorso alla nazione dall’inizio della guerra con l’Iran, che gli Stati Uniti continueranno a colpire duramente il Paese. Trump ha anche affermato nel suo discorso che gli Stati Uniti “porteranno a termine il lavoro” in Iran presto, poiché “gli obiettivi strategici principali sono in fase di completamento” e le operazioni militari potrebbero concludersi a breve.
Trump non ha menzionato l’imminente scadenza che aveva fissato per l’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, la via navigabile cruciale per il trasporto globale di petrolio e gas, dopo aver minacciato in precedenza l’Iran di attacchi statunitensi contro le sue infrastrutture energetiche se lo stretto non fosse stato riaperto. Il Nikkei 225 di Tokyo ha perso l’1,9% a 52.731,94 nelle prime contrattazioni asiatiche. Il Kospi sudcoreano ha perso il 3,6% a 5.281,22. L’Hang Seng di Hong Kong è sceso dello 0,9% a 25.056,42, mentre l’indice Shanghai Composite ha perso lo 0,5% a 3.928,30.
L’indice australiano S&P/ASX 200 ha perso lo 0,6%, mentre il Taiex di Taiwan ha registrato un calo dell’1,1%. I futures statunitensi hanno perso oltre lo 0,9%. I prezzi del petrolio sono aumentati bruscamente dopo le dichiarazioni di Trump. Il Brent, il riferimento internazionale, è balzato del 4,9% a 106,16 dollari al barile. Il greggio di riferimento statunitense è salito del 4% a 104,15 dollari al barile. In calo i prezzi dell’oro e dell’argento. L’oro ha perso il 2%, attestandosi a 4.718,70 dollari l’oncia, mentre l’argento ha ceduto il 4,9%, scendendo a 72,39 dollari l’oncia.
In Iran “il nuovo gruppo dirigente appare meno radicale e decisamente più ragionevole. Ciononostante, in questa fase, non è ancora stato raggiunto alcun accordo”. Lo ha detto Donald Trump nel suo messaggio alla nazione. “Abbiamo puntato gli occhi su due obiettivi specifici. Qualora non si giungesse a un accordo, colpiremo con estrema violenza, e probabilmente in modo simultaneo, ogni singola centrale elettrica del loro Paese. Non abbiamo ancora colpito le loro infrastrutture petrolifere, pur rappresentando l’obiettivo più facile in assoluto, poiché un simile attacco non lascerebbe loro nemmeno la minima possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Tuttavia, potremmo colpirle in qualsiasi momento e raderle al suolo”, ha aggiunto il presidente.
“Il cambio di regime non rientrava tra i nostri obiettivi. Non ho mai parlato di cambio di regime. Eppure, un cambio di regime si è verificato ugualmente, in conseguenza dell’eliminazione di tutti i loro leader storici. Sono tutti morti”. Lo ha detto Donald Trump nel suo messaggio alla nazione.
“I Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz devono prendersi cura di quel passaggio. Devono custodirlo gelosamente. Devono appropriarsene e proteggerlo con cura. Possono farlo facilmente”. Lo ha detto Donald Trump nel suo messaggio alla nazione. “Noi forniremo il nostro aiuto, ma spetta a loro assumere la guida nella protezione del petrolio da cui dipendono così disperatamente”, ha detto il presidente americano.
Gli Stati Uniti sono “sulla strada per completare tutti gli obiettivi militari” in Iran. Lo ha detto Donald Trump nel suo messaggio alla nazione. L’orizzonte temporale fornito dal presidente Usa per la fine del conflitto è di “due-tre settimane”.
In Iran “stiamo per finire il lavoro” e “lo faremo in fretta”. Lo ha detto Donald Trump nel suo messaggio alla nazione. “Siamo vicini”, ha aggiunto il presidente.
Gli Stati Uniti in Iran hanno ottenuto “vittorie rapide, decisive e schiaccianti sul campo di battaglia”. Lo ha affermato Donald Trump nel suo messaggio alla nazione. “Mai nella storia della guerra un nemico ha subito perdite su vasta scala così nette e devastanti nel giro di poche settimane”, ha detto il presidente Usa.

