Donald Trump nella notte ha parlato alla nazione e agli statunitensi ha assicurato: Siamo “sulla strada per completare tutti gli obiettivi militari”, ci vorranno ancora “due-tre settimane”. Il presidente Usa non ha mancato di menzionare Hormuz affermando che i “Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto devono prendersene cura. Devono appropriarsene e proteggerlo”. Parole che però non hanno rassicurato i mercati con le borse asiatiche che hanno subìto perdite e il petrolio è salito di oltre il 4% a 104,15 dollari al barile.
A un mese dall’inizio del conflitto in Iran, l’economia irachena è in forte difficoltà: nella provincia di Bassora, cuore della produzione petrolifera, attività e traffici si sono drasticamente ridotti. La chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo chiave per le esportazioni, ha di fatto paralizzato l’export di greggio da cui dipende circa il 90% delle entrate statali.
La produzione nel sud del Paese è crollata di oltre il 70% e le importazioni si sono dimezzate. Attacchi con droni e missili contro basi Usa, compagnie energetiche e infrastrutture – da parte sia di forze filo-iraniane sia nel contesto del conflitto regionale – hanno aggravato la situazione, spingendo molti lavoratori stranieri a lasciare il Paese.
I principali giacimenti, come Zubair, hanno ridotto drasticamente la produzione, mentre le esportazioni risultano al momento ferme. Le autorità valutano rotte alternative, ma con forti limiti logistici e costi elevati. Anche il porto di Umm Qasr opera a capacità ridotta: le merci arrivano ora attraverso gli Emirati Arabi Uniti con trasporti indiretti più costosi e lenti. Secondo gli esperti, Baghdad dispone di risorse solo per poche settimane; poi potrebbe essere costretta a indebitarsi. Intanto, disagi e rallentamenti colpiscono anche i commerci e i movimenti di persone al confine con l’Iran.
Il quartier generale militare iraniano Khatam al-Anbiya ha dichiarato che la comprensione da parte di Stati Uniti e Israele delle capacità militari iraniane è “incompleta”, promettendo di proseguire il conflitto fino alla “resa definitiva” dei nemici. “Le vostre informazioni sulla nostra potenza militare e sui nostri equipaggiamenti sono parziali. Non conoscete le nostre ampie e strategiche capacità”, ha affermato un portavoce in una dichiarazione diffusa dall’agenzia Tasnim.
Il portavoce ha inoltre invitato Washington e Tel Aviv a non illudersi di aver distrutto infrastrutture chiave: “Non pensate di aver eliminato i nostri centri di produzione missilistica strategica, i droni offensivi a lungo raggio e di precisione, i moderni sistemi di difesa aerea e di guerra elettronica, né le nostre tecnologie speciali”. “Le nostre attività militari strategiche si svolgono in luoghi di cui non avete conoscenza e che non sarete mai in grado di raggiungere”, ha aggiunto, definendo “insignificanti” i siti colpiti finora.
“I cittadini statunitensi dovrebbero lasciare l’Iraq immediatamente”. È l’avvertimento dell’ambasciata americana in Iraq. L’ambasciata ha parlato di attacchi previsti su Baghdad in 24-48 ore e ha evidenziato che le milizie filo-iraniane hanno “preso di mira i cittadini americani per rapirli”, in seguito alle notizie sul rapimento di una giornalista statunitense a Baghdad due giorni fa. L’ambasciata Usa in Iraq ha avvisato i cittadini statunitensi dell’allerta di livello 4: “Non viaggiare” per l’Iraq. Si consiglia ai cittadini statunitensi: “Non recatevi in Iraq per nessun motivo. Partite immediatamente se vi trovate già lì”. “I cittadini statunitensi che scelgono di rimanere in Iraq lo fanno a rischio significativo”.
Il portavoce delle forze armate iraniane ha dichiarato in un comunicato che “la guerra continuerà finché il nemico non si arrenderà ed esprimerà pieno pentimento”. Ha inoltre messo in guardia Israele e gli Stati Uniti contro “attacchi devastanti e di vasta portata”. Le sue dichiarazioni sono state pubblicate dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim.
Il ministero della Difesa saudita ha comunicato che le sue difese aeree hanno intercettato e distrutto quattro droni nelle ultime ore. Lo riporta Al Jazeera.
Hezbollah ha affermato che i suoi combattenti hanno lanciato droni e razzi contro il nord di Israele, e il Comando del Fronte Interno dell’esercito israeliano ha dichiarato che le sirene antiaeree sono state attivate oltre il confine con il Libano. In alcuni comunicati, il gruppo sostenuto dall’Iran ha rivendicato il lancio di razzi contro le truppe israeliane nelle zone di confine e un attacco con droni contro un villaggio. Secondo il Comando del Fronte Interno israeliano, le sirene sono state attivate in quelle zone, senza segnalazioni di vittime o danni.
L’ambasciata statunitense a Baghdad ha esortato i cittadini americani a lasciare l’Iraq, avvertendo che “milizie filo-iraniane” potrebbero compiere attacchi nel centro di Baghdad entro 24-48 ore. Secondo l’ambasciata, riporta il Guardian, questi gruppi potrebbero prendere di mira cittadini statunitensi, aziende, università, sedi diplomatiche, infrastrutture energetiche, hotel, aeroporti e altri siti ritenuti associati agli Stati Uniti, oltre a istituzioni irachene e obiettivi civili.
Il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ha condiviso su X un post che recita semplicemente “Ritorno all’età della pietra”, dopo che il presidente Usa, Donald Trump aveva usato le stesse parole durante il suo discorso per minacciare l’Iran.
Il petrolio è salito di oltre il 4% e le borse asiatiche hanno subito perdite dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato, nel suo primo discorso alla nazione dall’inizio della guerra con l’Iran, che gli Stati Uniti continueranno a colpire duramente il Paese. Trump ha anche affermato nel suo discorso che gli Stati Uniti “porteranno a termine il lavoro” in Iran presto, poiché “gli obiettivi strategici principali sono in fase di completamento” e le operazioni militari potrebbero concludersi a breve.
Trump non ha menzionato l’imminente scadenza che aveva fissato per l’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, la via navigabile cruciale per il trasporto globale di petrolio e gas, dopo aver minacciato in precedenza l’Iran di attacchi statunitensi contro le sue infrastrutture energetiche se lo stretto non fosse stato riaperto. Il Nikkei 225 di Tokyo ha perso l’1,9% a 52.731,94 nelle prime contrattazioni asiatiche. Il Kospi sudcoreano ha perso il 3,6% a 5.281,22. L’Hang Seng di Hong Kong è sceso dello 0,9% a 25.056,42, mentre l’indice Shanghai Composite ha perso lo 0,5% a 3.928,30.
L’indice australiano S&P/ASX 200 ha perso lo 0,6%, mentre il Taiex di Taiwan ha registrato un calo dell’1,1%. I futures statunitensi hanno perso oltre lo 0,9%. I prezzi del petrolio sono aumentati bruscamente dopo le dichiarazioni di Trump. Il Brent, il riferimento internazionale, è balzato del 4,9% a 106,16 dollari al barile. Il greggio di riferimento statunitense è salito del 4% a 104,15 dollari al barile. In calo i prezzi dell’oro e dell’argento. L’oro ha perso il 2%, attestandosi a 4.718,70 dollari l’oncia, mentre l’argento ha ceduto il 4,9%, scendendo a 72,39 dollari l’oncia.
In Iran “il nuovo gruppo dirigente appare meno radicale e decisamente più ragionevole. Ciononostante, in questa fase, non è ancora stato raggiunto alcun accordo”. Lo ha detto Donald Trump nel suo messaggio alla nazione. “Abbiamo puntato gli occhi su due obiettivi specifici. Qualora non si giungesse a un accordo, colpiremo con estrema violenza, e probabilmente in modo simultaneo, ogni singola centrale elettrica del loro Paese. Non abbiamo ancora colpito le loro infrastrutture petrolifere, pur rappresentando l’obiettivo più facile in assoluto, poiché un simile attacco non lascerebbe loro nemmeno la minima possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Tuttavia, potremmo colpirle in qualsiasi momento e raderle al suolo”, ha aggiunto il presidente.
“Il cambio di regime non rientrava tra i nostri obiettivi. Non ho mai parlato di cambio di regime. Eppure, un cambio di regime si è verificato ugualmente, in conseguenza dell’eliminazione di tutti i loro leader storici. Sono tutti morti”. Lo ha detto Donald Trump nel suo messaggio alla nazione.
“I Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz devono prendersi cura di quel passaggio. Devono custodirlo gelosamente. Devono appropriarsene e proteggerlo con cura. Possono farlo facilmente”. Lo ha detto Donald Trump nel suo messaggio alla nazione. “Noi forniremo il nostro aiuto, ma spetta a loro assumere la guida nella protezione del petrolio da cui dipendono così disperatamente”, ha detto il presidente americano.
Gli Stati Uniti sono “sulla strada per completare tutti gli obiettivi militari” in Iran. Lo ha detto Donald Trump nel suo messaggio alla nazione. L’orizzonte temporale fornito dal presidente Usa per la fine del conflitto è di “due-tre settimane”.
In Iran “stiamo per finire il lavoro” e “lo faremo in fretta”. Lo ha detto Donald Trump nel suo messaggio alla nazione. “Siamo vicini”, ha aggiunto il presidente.
Gli Stati Uniti in Iran hanno ottenuto “vittorie rapide, decisive e schiaccianti sul campo di battaglia”. Lo ha affermato Donald Trump nel suo messaggio alla nazione. “Mai nella storia della guerra un nemico ha subito perdite su vasta scala così nette e devastanti nel giro di poche settimane”, ha detto il presidente Usa.

