“Quello che possiamo fare è resistere, solo questo ci è rimasto”. È questa la frase che ci rimane in testa uscendo da casa di Luiz, a Cuba, nel pieno della crisi energetica che ha travolto l’isola. E’ un appartamento piccolo, al primo piano di una strada di Centro Habana, a L’Avana. Nel nostro viaggio a Cuba, Luiz ci ha accompagnato spesso tra le strade di quel quartiere. Dice che sua sorella abita a Torino e che è per questo che parla un po’ d’italiano. L’ultimo giorno, prima di salutarci, acconsente a portarci a casa sua e della sua famiglia. Sono sei persone in totale, anche se non sempre vivono tutti insieme. Lui, ad esempio, spesso va a casa della fidanzata, pochi isolati più in là.
Vivere a Cuba durante la crisi energetica: la testimonianza di Luiz
Luiz di mestiere fa il cameriere. Lavora solo il mercoledì e il giovedì, in un ospedale vicino. Gli altri giorni, gira per il quartiere, cercando di procurarsi qualcosa da mangiare, per sé e per la sua famiglia, di guadagnare qualcosa, magari. Mentre ci porta a casa ci chiarisce che per lui non è un problema se facciamo riprese, non ha nulla da nascondere.
L’appartamento è in condizioni molto difficili. L’ingresso è un piccolo vano con uno divanetto e delle poltrone, o quel che ne resta: solo l’armatura in ferro, un cuscino stracciato su una seduta e nient’altro: “Come sto? Tutto bene, nei limiti del possibile. La situazione a Cuba in questo momento è così, senza corrente, la gente si lamenta”.
Nel mese di marzo l’isola è stata infatti colpita da tre blackout totali, due nella stessa settimana. Mentre parliamo con Luiz, l’apagon in quell’area è stato ripristinato, ma pochi minuti prima la corrente era saltata, fortunatamente solo per una decina di minuti. Rimanere senza corrente è ormai una triste abitudine per i cubani.
In casa senza corrente e spesso senza acqua
La nostra guida ci mostra gli altri spazi della casa. Nelle camere da letto l’intonaco è caduto, gli armadi sono a pezzi e i letti sfondati. Nel corridoio, il muro è crepato in più punti, ma sono il bagno e la cucina gli ambienti più disastrati. Le condizioni igienico-sanitarie sono semplicemente inesistenti. Va ricordato che i blackout sono spesso accompagnati dall’interruzione anche dell’acqua, per l’impossibilità, senza corrente, per le pompe di spingerle nelle tubature. Il tutto rende gli appartamenti del centro storico di L’Avana più sporchi e meno salubri: “Quello che possiamo fare è resistere, ci resta solo questo”.
In molti casi, la vita quotidiana si è ridotta alla sopravvivenza: “Lottiamo per mangiare, giorno per giorno”, resistere con o senza luce, perché “noi cubani siamo disposti a lottare”, “siamo già abituati a questa situazione”. Se già da prima la situazione non era esattamente rosea, il bloqueo energetico ha sicuramente peggiorato le condizioni di vita e di lavoro sull’isola. Anche all’interno dei punti nevralgici:
“Anche in ospedale siamo senza corrente”, ci dice Luiz, secondo cui i generatori non hanno più carburante a sufficienza per mantenere l’impianto elettrico della struttura attivo, per buona pace dei pazienti ricoverati. “Cosa mi auguro? Cose migliori”. È il commento finale di Luiz, stanco, come tutti i suoi compatrioti, di vivere una vita al limite.

