Iran, Trump invia la più grande portaerei del mondo in Medio Oriente: “Ci servirà se non faremo l’accordo”

Iran, Trump invia la più grande portaerei del mondo in Medio Oriente: “Ci servirà se non faremo l’accordo”
USS Gerald R. Ford, 8 aprile 2017, Virginia, (Mass Communication Specialist 2nd Class Ridge Leoni/U.S. Navy via AP, File)

Verrà rafforzata la potenza di fuoco statunitense nella regione. L’obiettivo sarebbe costringere Teheran a un accordo sul suo programma nucleare

Gli Stati Uniti invieranno la più grande portaerei del mondo in Medio Oriente per supportare un’altra già presente, ha dichiarato oggi una fonte a conoscenza dei piani. Verrà così rafforzata la potenza di fuoco di Washington per costringere l’Iran a un accordo sul suo programma nucleare. “Nel caso in cui non si raggiunga un accordo, ne avremo bisogno”, ha detto il presidente americano Donald Trump “Se si raggiungesse un accordo, la portaerei partirebbe molto presto”, ha aggiunto il presidente parlando con i giornalisti al seguito.

Il previsto dispiegamento della USS Gerald R. Ford arriva dopo che Donald Trump, solo pochi giorni fa, aveva lasciato intendere che fosse imminente un altro round di colloqui con gli iraniani. Tali negoziati non si sono concretizzati, poiché uno dei massimi funzionari della sicurezza di Teheran ha visitato l’Oman e il Qatar questa settimana e ha scambiato messaggi con gli intermediari statunitensi. L’impiego della USS Gerald R. Ford, riportato per la prima volta dal New York Times, porterà due portaerei e le relative navi da guerra nella regione. La USS Abraham Lincoln e i suoi cacciatorpediniere lanciamissili sono già presenti nel Mar Arabico.

I colloqui tra Iran e Usa in Oman

Il primo round di colloqui tra Washington e Teheran è avvenuto il 6 febbraio scorso a Muscat, in Oman. “Siamo assolutamente seri nei negoziati avviati”, “purtroppo esiste un muro di sfiducia molto ampio, dovuto al comportamento degli Stati Uniti”, aveva affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi al termine del vertice al quale hanno preso parte anche l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump.

In quella occasione Mohammad Eslami, capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran, aveva messo sul tavolo una proposta: aveva fatto sapere che il Paese potrebbe prendere in considerazione la diluizione dell’uranio arricchito al 60% se gli Usa dovessero revocare tutte le sanzioni.

Teheran, inoltre, è stata chiara su un punto in particolare: il programma missilistico balistico non fa parte dei colloqui. “Nessuno può fare nemmeno la più piccola cosa contro i nostri missili. I nostri missili non fanno parte dei negoziati e non ne faranno parte”, aveva ribadito Araghchi. E’ entrato nel merito della questione anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu; Tel Aviv infatti vorrebbe che venissero inclusi dei limiti al programma balistico iraniano e il sostegno a gruppi militanti come Hamas in Palestina e Hezbollah in Libano.

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