Iran, Teheran convoca ambasciatrice italiana dopo la proposta di Tajani sui pasdaran

Iran, Teheran convoca ambasciatrice italiana dopo la proposta di Tajani sui pasdaran
Antonio Tajani

Il ministro degli Esteri proporrà a Bruxelles l’inclusione dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche

L’ambasciatrice d’Italia a Teheran, Paola Amadei, è stata convocata al ministero degli Esteri della capitale iraniana dalle autorità locali in seguito all’annuncio del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, di voler proporre giovedì alla riunione dei ministri degli Esteri europei a Bruxelles l’inclusione dei Guardiani della Rivoluzione (i pasdaran, ndr) nella lista delle organizzazioni terroristiche. La notizia, riportata dal Teheran Times è stata confermata da fonti diplomatiche italiane.

Iran International, citando media di Stato iraniani, evidenzia che il ministero degli Esteri iraniano martedì ha definito “dichiarazioni irresponsabili” quelle del ministro Tajani sui Pasdaran e che, dopo la convocazione dell’ambasciatrice, il direttore generale per l’Europa occidentale del ministero degli Esteri iraniano ha messo in guardia da quelle che ha definito conseguenze dannose dell’etichettatura dei Guardiani della rivoluzione e ha esortato l’Italia a rivedere quelli che ha definito approcci sconsiderati nei confronti dell’Iran. 

La proposta di Tajani sui pasdaran

Il capo della Farnesina, aveva pubblicato su X questo post il 26 gennaio: “Le perdite subite dalla popolazione civile durante le proteste impongono una risposta chiara. Giovedì alla riunione dei Ministri degli Esteri europei a Bruxelles proporrò, in coordinamento con gli altri partner, l’inclusione dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche oltre che sanzioni individuali contro i responsabili di questi atti efferati”.

Tajani: “Non è colpa nostra se hanno fatto una carneficina

 In merito alla convocazione dell’ambasciatrice italiana a Teheran Paola Amadei da parte delle autorità iraniane “non siamo d’accordo. Non è colpa nostra se c’è stata una carneficina in Iran. L’opposizione che era in piazza è stata massacrata. Ci sono state migliaia di morti. Un importante e autorevole settimanale ha detto che sarebbero arrivati a 30mila morti. Non so se sia quella la cifra ma è comunque inaccettabile”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine di un evento alla Farnesina. Il ministro ha confermato che giovedì al Consiglio Affari Esteri “proporremo insieme ad altri Paesi le sanzioni verso i Pasdaran responsabili e daremo parere favorevole all’inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche”. “Non abbiamo mai chiuso l’ambasciata a Teheran ma, per prudenza, essendoci una situazione di grande tensione stiamo facendo rientrare il personale non necessario per garantire la loro sicurezza”.

Reza Pahlavi: “Grazie a Tajani per la proposta su Pasdaran”

 “Accolgo con favore la posizione del governo italiano sulla messa al bando dell’IRGC”, cioè dei Guardiani della rivoluzione, “e ringrazio il ministro degli Esteri Antonio Tajani per averla portata a Bruxelles”. Lo ha scritto su X il principe ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi. “È ora di agire con decisione a sostegno del coraggioso popolo iraniano che lotta per liberare il mondo dal terrore della Repubblica islamica”, ha aggiunto.

La posizione della Germania

 La Germania si sta adoperando affinché i Guardiani della Rivoluzione iraniani vengano inseriti nella lista dell’Unione europea delle organizzazioni terroristiche. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul in un’intervista al quotidiano israeliano Israel Hayom, sottolineando che il regime di Teheran ha “perso ogni legittimità” reprimendo nel sangue le proteste interne e continuando a svolgere un ruolo destabilizzante e ostile nei confronti di Israele. Wadephul ha ribadito che l’Iran non deve mai entrare in possesso dell’arma nucleare e che Berlino, insieme a Francia e Regno Unito, continuerà a contrastare il programma atomico iraniano con strumenti diplomatici e sanzionatori. In parallelo, il governo tedesco sostiene il popolo iraniano nella sua richiesta di libertà e ha promosso in sede Onu il prolungamento del mandato della missione internazionale d’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani in Iran. Sul Medioriente, il ministro ha riaffermato che la sicurezza e l’esistenza di Israele restano parte integrante della “ragion di Stato” tedesca, ma ha precisato che la critica alle decisioni dei governi israeliani è legittima, purché non si trasformi in una delegittimazione dello Stato di Israele né, tantomeno, in antisemitismo.

Proprio in questo quadro Wadephul ha ricordato che Berlino, nell’estate del 2025, ha deciso un parziale embargo sulle forniture militari a Israele come segnale politico di dissenso rispetto a specifiche scelte operative a Gaza, in un contesto di grave emergenza umanitaria. La Germania continua inoltre a sostenere la soluzione dei due Stati come unica prospettiva realistica per una pace duratura tra israeliani e palestinesi. Tuttavia, ha spiegato Wadephul, il riconoscimento di uno Stato palestinese potrà avvenire solo al termine di un negoziato, quando tale Stato sarà effettivamente in grado di funzionare. Condizione imprescindibile resta la smilitarizzazione di Hamas e il trasferimento della gestione civile di Gaza a istituzioni palestinesi, senza il controllo del movimento islamista. Berlino, ha concluso il ministro, continuerà a difendere Israele nelle sedi europee e internazionali, favorendo al contempo un cessate il fuoco duraturo, la liberazione degli ostaggi israeliani e il miglioramento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza

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