“Consideriamo il presidente degli Stati Uniti (Donald Trump, ndr) un criminale per le vittime, i danni e le calunnie che ha inflitto alla nazione iraniana”. Lo ha dichiarato il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, come riporta Iran International. Le proteste nel Paese sembrano essersi fermate, soffocate nel sangue, mentre sarebbe allo studio delle autorità un sistema per limitare per sempre l’utilizzo di Internet.
“Quello di cui è colpevole, come leader, è la completa distruzione del paese e l’uso della violenza a livelli mai visti prima”, ha detto Trump. “Dovrebbe concentrarsi sulla gestione corretta del paese, come faccio io con gli Stati Uniti, e non sull’uccidere migliaia di persone per mantenere il controllo”, ha proseguito. “La leadership è una questione di rispetto, non di paura e morte”, ha aggiunto Trump. Khamenei è “un uomo è malato che dovrebbe governare il suo Paese come si deve e smettere di uccidere. Il suo Paese è il posto peggiore in cui vivere al mondo a causa della sua pessima leadership”, ha concluso.
“È tempo di cercare una nuova leadership per l’Iran”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Politico.
Un inferno in terra. Repressione, violenza e torture; i sogni di vita di studentesse e studenti finiti per sempre, sulle strade di Teheran; madri che vagano per gli ospedali alla ricerca dei propri figli, usciti per andare all’università, e mai tornati. Le interruzioni delle comunicazioni. Migliaia di morti in pochi giorni e il balletto dei numeri: 2mila o oltre 3mila persone uccise in due settimane, ma per CBS i morti sarebbero almeno 12mila.
Sono le storie e i numeri raccontati oggi dalle associazioni iraniane presenti a Venezia che hanno risposto all’invito per questa mattina, a Ca’ Loredan, della Presidenza del Consiglio comunale.
Il Comune di Venezia lancia così un messaggio di solidarietà e di pace, accendendo il riflettore sul terribile momento che stanno vivendo i popoli iranici, e annunciando una prossima manifestazione che vedrà Venezia accanto agli uomini e alle donne iraniani presenti in città.
In sala consiliare, questa mattina, la presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano, l’assessore alla Coesione sociale Simone Venturini e Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta su femminicidio e violenza di genere, hanno ricevuto la rappresentanza degli Studenti iraniani Iran libero di Venezia, l’Udik – Unione donne italiane e curde, e l’Associazione democratica degli iraniani a Venezia.
“L’Amministrazione oggi esprime la propria solidarietà alla popolazione iraniana. Una vicinanza nata già con il movimento ‘Donna, Vita, Libertà’. Il Comune di Venezia è sempre stato al loro fianco e credo sia doveroso tenere accesi i riflettori sulla terribile repressione in atto. Oggi abbiamo incontrato una ricca rappresentanza del popolo iraniano, abbiamo dato voce soprattutto ai giovani e alle donne”, ha esordito la presidente del consiglio Damiano.
Quindi il suo annuncio: “Questo momento pubblico è propedeutico a una manifestazione più grande che faremo sempre in collaborazione con tutte le rappresentanze del popolo iraniano: da Venezia deve ancora una volta partire un grande messaggio di solidarietà tra i popoli, di fratellanza e soprattutto di pace”, ha concluso Damiano.
“Abbiamo avuto il grande piacere di accogliere le associazioni iraniane in questo luogo importante delle istituzioni, che è anche sede di momenti simbolici e solenni di vita cittadina, dal quale palesiamo la nostra vicinanza a studenti, a donne e uomini che credono nella lotta per la libertà. Un credo che la popolazione sta pagando con la vita – le parole dell’assessore Venturini – Quello in Iran è uno dei peggiori regimi della storia dell’umanità, che va in qualche modo contrastato e con urgenza: in questi giorni il regime sta mostrando la sua faccia peggiore. E’ necessario che la comunità internazionale metta in campo ogni azione perché gli iraniani tornino liberi”.
“E’ una vicinanza sentita la nostra: da troppo tempo la voce degli iraniani è schiacciata da una dittatura. E questo è un momento di condivisione dei valori democratici, quelli portati avanti tutti i giorni anche in questo comune. E’ necessario un lavoro sinergico per permettere all’Iran di cambiare il suo futuro – ha detto Semenzato – Come rappresentante del Governo sono vicina alle donne e agli uomini del popolo iraniano, ai giovani che sulle strade stanno perdendo la vita. Siamo a Venezia, terra di scambi e relazioni: mettiamo a disposizione allora le nostre reti, locali e nazionali, il nostro territorio e la nostra prospettiva, siamo a disposizione”.
Alcune centinaia di persone stanno manifestando a Milano davanti al consolato iraniano per chiedere la fine della Repubblica Islamica e per il ritorno dello scià. Al grido di “Javid shah” in persiano “viva il re” e “Meloni chiudi il consolato” i manifestanti chiedono a gran voce al governo italiano di intervenire ritirando la delegazione diplomatica nel Paese. “L’associazione Italia-Iran rappresenta la comunità iraniana in Italia e anche gli italiani che lottano insieme agli iraniani nella battaglia contro il regime assassino della Repubblica Islamica e fa riferimento alla leadership del Principe Reza Pahlavi che il popolo iraniano e i giovani iraniani nelle strade in questi giorni a rischio della vita hanno indicato come il leader che loro desiderano per guidare una transizione alla democrazia e l’avvio di una fase costituente per poi votare sul futuro del loro Paese”, ha spiegato Mariofilippo Brambilla di Carpiano, presidente associazione Italia-Iran. “Qui non si parla solo di un ritorno dello Scià, qui si parla di un ritorno della democrazia, delle libertà civili e costituzionali. Il principe Reza Pahlavi è in campo fin dall’inizio come figura unitaria per garantire una transizione democratica – ha proseguito Brambilla di Carpiano – Il suo progetto politico è quello di portare in sicurezza il Paese a votare in un libero referendum. Saranno gli iraniani che sceglieranno quale forma di governo vorranno per il loro futuro. Ma l’importante adesso è la caduta del regime e la gestione di una transizione che sia il più possibile pacifica e scongiuri guerra civile e spinte centrifughe. Stiamo parlando del Medio Oriente e questo è un rischio concreto”, ha concluso.
Il procuratore di Teheran, Ali Salehi, ha respinto l’affermazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump secondo cui in Iran le esecuzioni di 800 manifestanti sarebbero state fermate. “La nostra risposta è decisa, dissuasiva e rapida”, ha dichiarato il procuratore, come riporta Iran International. “Attualmente, un gran numero di casi ha portato a incriminazioni e sono stati inviati al tribunale”, ha aggiunto.
Secondo informazioni ricevute da Iran International, Arshia Ahmadpour, un pugile diciottenne originario del Bahrestan, a Isfahan, è stato ucciso dalle forze di sicurezza durante le proteste scoppiate in città il 9 gennaio. Ahmadpour, ha detto un parente, era originario di Izeh, nell’Iran meridionale, lavorava come parrucchiere a Isfahan e praticava la boxe.
Quattordici persone sono state arrestate durante i disordini avvenuti ieri sera davanti all’ambasciata iraniana a Londra. Lo riferisce la polizia metropolitana, citata da Sky News. Quattro agenti hanno riportato ferite lievi. Un uomo è stato arrestato con l’accusa di danneggiamento, violazione di proprietà diplomatica e aggressione a un agente. “Sono stati effettuati altri 13 arresti per diversi reati, tra cui disordini violenti, aggressione a un soccorritore, danneggiamento e violazione di domicilio in locali diplomatici”, hanno aggiunto le forze dell’ordine.
A Sydney, in Australia, è in corso una manifestazione in sostegno delle proteste in Iran e contro la Repubblica islamica. Anche ad Auckland, in Nuova Zelanda, manifestanti si sono riuniti scandendo slogan contro il governo di Teheran. Un’iniziativa simile si è tenuta anche a Seul, in Corea del Sud. Lo riporta Iran International.
“Abbiamo ricevuto rapporti secondo cui la Repubblica Islamica sta preparando opzioni per colpire le basi americane. Come ha più volte sottolineato il presidente Trump, tutte le opzioni sono sul tavolo e, se il regime della Repubblica Islamica dovesse attaccare le proprietà americane, la Repubblica Islamica ‘si troverà di fronte a una forza molto, molto potente’. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: non scherzate con il presidente Trump”. E’ quanto si legge in un post nella pagina X del Dipartimento di Stato americano in lingua farsi.
Il direttore generale dell’Istruzione di Teheran ha annunciato che le scuole della capitale iraniana saranno riaperte a partire da domani, domenica 18 gennaio. Lo riporta Bbc Persian. Le scuole erano state chiuse e le lezioni erano state spostate online la scorsa settimana, su indicazione del Gruppo di lavoro per l’emergenza inquinamento atmosferico della provincia di Teheran. Sebbene i media statali iraniani abbiano citato l’inquinamento atmosferico come motivo della chiusura, è probabile che la decisione sia stata presa per via delle proteste nel Paese e per la violenta repressione da parte delle autorità.
“Non intendiamo condurre il Paese alla guerra, ma non risparmieremo i sediziosi nazionali e nemmeno i criminali internazionali”. Lo ha detto la Guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, parlando delle recenti proteste scoppiate nel Paese. “Nella lotta contro questa sedizione americana e sionista, le forze dell’ordine e i funzionari della sicurezza hanno veramente sacrificato la propria vita e, per quanto possibile, hanno completamente distrutto la sedizione che era stata creata a spese del nemico”, ha aggiunto Khamenei, come riporta Bbc persian.
“È necessario applicare sanzioni durissime al regime iraniano ed é una iniziativa che deve partire innanzitutto dall’Unione europea; dobbiamo fare di tutto per riaccendere le reti di comunicazione e dare voce alla protesta delle ragazze e dei ragazzi dell’Iran, dobbiamo esercitare la massima pressione affinché il regime degli Ayatollah finisca, perché ha i giorni contati e dobbiamo fare in modo che questo avvenga il prima possibile. Oggi sarò a Pisa a partire dalle 16 in piazza Vittorio Emanuele II per un Iran Laico e Democratico”. Così il segretario di +Europa, Riccardo Magi, commentando le piazze per l’Iran che si tengono in questi giorni in Italia. A Roma, alla marcia radicale, sta prendendo parte una delegazione di +Europa. “Siamo in piazza per condannare il massacro brutale che sta avvenendo ai danni delle migliaia di persone, ragazze e ragazzi iraniani, che stanno lottando per la democrazia e la libertà”, commenta la tesoriera di +Europa, Carla Taibi, che guida la delegazione. “Siamo in piazza per dare voce agli iraniani che stanno rischiando la vita e che il regime ha silenziato oramai da giorni. E – prosegue Taibi – per mandare un segnale alle istituzioni europee affinché ci sia il massimo impegno nel sanzionare un governo che sta operando senza alcun rispetto per i diritti umani e che sta opprimendo e sterminando i suoi cittadini”.
“L’avete vista tutti l’immagine della ragazza che si accende una sigaretta e dà fuoco a una foto del leader supremo, l’Ayatollah Khamenei. Vi sfido: ovunque siate, in qualunque città, fatelo anche voi, facciamolo tutti, diamo fuoco all’immagine di chi soffoca la libertà”. Così il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, durante la 14esima assemblea nazionale del partito, a palazzo Castiglioni a Milano.
“L’ultima rivolta anti-iraniana è stata diversa in quanto il presidente degli Stati Uniti è intervenuto personalmente”. Lo ha detto la Guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, parlando delle recenti proteste scoppiate nel Paese. “L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di inghiottire l’Iran, è stata una rivolta americana e il popolo l’ha repressa”, ha aggiunto, “l’intelligence americana e sionista ha addestrato i leader dei rivoltosi all’estero”. Lo riporta Ynet.
“Dobbiamo sostenere il popolo iraniano in questa rivolta senza imporre loro da chi devono essere governati. lo sceglieranno loro, sono un grande popolo”. Sono le parole del leader di Azione Carlo Calenda che ha scelto di partecipare alla manifestazione della comunità iraniana a Roma a sostegno della rivolta contro il governo degli Ayatollah. Il corteo, promosso dal Partito Radicale, ha visto la partecipazione di Azione e dei giovani di Forza Italia. Pd, M5S e Avs hanno invece partecipato alla manifestazione di ieri.
“La piazza di ieri in Campidoglio? Ho condiviso tutto, ma ho detto semplicemente facciamone una con il Partito Radicale sabato e poi una mattina Schlein ha detto: no andiamo a quest’altra. Non ho capito perché ma non me ne frega neanche molto. È talmente importante questo tema che non mi interessa questa corsa a distinguersi. E distinguetevi. Non penso che agli iraniani importi qualcosa” risponde Calenda.
Diversi agenti di polizia sono rimasti feriti dopo che una protesta davanti all’ambasciata iraniana a Londra è sfociata in violenza. Gli scontri hanno portato a diversi arresti, secondo la polizia londinese, i cui agenti sono stati colpiti da razzi. Lo riporta Sky News. I sanitari hanno confermato che quattro persone sono state trasportate in ospedale dopo che il London Ambulance Service è stato chiamato per i disordini a South Kensington alle 20.45 di ieri (ora locale). La polizia della capitale britannica ha fatto sapere che diversi suoi agenti hanno riportato ferite, e i filmati sui social media sembrano mostrare che anche altri manifestanti sono rimasti feriti durante le manifestazioni.
L’Iran sta pianificando di abbandonare definitivamente Internet, consentendo la connessione online solo a individui controllati dal regime. Lo riferisce ‘The Guardian’, che cita attivisti iraniani per i diritti digitali. “È in corso un piano confidenziale per trasformare l’accesso a Internet internazionale in un ‘privilegio governativo’”, secondo un rapporto di Filterwatch, un’organizzazione che monitora la censura di Internet in Iran, citando diverse fonti nel Paese. “I media statali e i portavoce del governo hanno già segnalato che si tratta di un cambiamento permanente, avvertendo che l’accesso illimitato non tornerà dopo il 2026”, prosegue il rapporto.
“Per quello che riguarda l’Iran penso che dobbiamo lavorare per una de-escalation, è quello che l’Italia continua a fare, ne ho parlato tra l’altro anche con il sultano dell’Oman, che come sapete ha avuto un ruolo molto importante nelle negoziazioni. Chiaramente voglio ribadire la mia solidarietà nei confronti del popolo iraniano e delle persone che legittimamente manifestano per i propri diritti, per un futuro migliore. Non credo che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita, e quindi ovviamente condanniamo la repressione, condanniamo le uccisioni da parte del regime iraniano. Chiediamo all’Iran di garantire l’incolumità dei cittadini che vogliono manifestare, ma stiamo lavorando per una de-escalation e per cerca di tornare su negoziazioni che possano risolvere soprattutto quello che riguarda il tema del dossier nucleare”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso di un punto stampa presso l’Ambasciata d’Italia a Tokyo.
“Ventesimo giorno di proteste in Iran: 3.090 morti confermate, 3.882 casi in fase di revisione, 2.055 feriti gravi e 22.123 arresti, nel mezzo di un blocco di Internet a livello nazionale ormai alla sua seconda settimana”. Lo rende noto su X l’Ong Human Rights Activists.

