Nonostante la repressione le proteste che sfidano il regime iraniano raggiungono il traguardo delle due settimane. Con Internet fuori uso in Iran e le linee telefoniche interrotte, è diventato più difficile avere notizie dirette delle manifestazioni dall’estero. Tuttavia, secondo l’agenzia Human Rights Activists News Agency, il bilancio delle vittime è salito a 116. Il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei ha parlato di un imminente giro di vite, nonostante gli avvertimenti degli Stati Uniti. Teheran ha intensificato le minacce, con il procuratore generale iraniano Mohammad Movahedi Azad che ieri ha avvertito che chiunque partecipi alle proteste sarà considerato un “nemico di Dio”, un reato punibile con la pena di morte.
“L’Europa deve fare qualcosa subito, deve sostenere con grande forza le proteste coraggiose dei manifestanti e stare al fianco del popolo iraniano che sta lottando per la libertà”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, a In Onda su La7.
“L’Europa deve farlo – ha aggiunto – chiamando la comunità internazionale a sostenere queste proteste. Vediamo proteste massicce e forse il regime non è mai stato così debole e con così poca presa. Il punto è stare accanto alla coraggiosa protesta del popolo iraniano. Stiamo guardando scene brutali, bisogna tenere un faro di attenzione acceso”.
“Dopo oltre 70 ore di quasi totale blocco di internet, la Narges Foundation sta ricevendo resoconti assolutamente terrificanti di sparatorie di massa contro i manifestanti da parte delle forze della Repubblica Islamica, che hanno causato la morte di almeno più di 2mila manifestanti”. Lo scrive su X la Fondazione di Narges Mohammadi, dissidente iraniana e premio Nobel per la Pace 2023.
“Secondo quanto riportato – scrive la fondazione – si tratta di una repressione su vasta scala che si sta svolgendo sotto la copertura di un blackout digitale. Sono in corso arresti di massa, mentre le famiglie vengono viste riunite in centri pieni di cadaveri in cerca dei resti dei loro cari”.
Una studentessa 23enne curda iraniana di Marivan, identificata come Rubina Aminian, è fra le vittime uccise durante le proteste che vanno avanti in Iran dal 28 dicembre. Lo riferisce Iran International, citando fonti vicine alla famiglia della giovane che a loro volta riferiscono quanto saputo da testimoni oculari. Secondo Iran International. giovane studentessa di design tessile e moda allo Shariati Technical College di Teheran è stata uccisa la sera dell’8 gennaio, dopo aver lasciato l’università e aver partecipato alle manifestazioni di protesta, e sarebbe stata colpita alla testa da un proiettile sparato da distanza ravvicinata. Dopo aver appreso della sua morte, i familiari di Rubina Aminian si sono recati a Teheran da Kermanshah, dove vivono, per identificare il corpo.
“La famiglia è stata portata in un luogo vicino all’università dove hanno visto i corpi di centinaia di giovani uccisi durante le proteste. La maggior parte delle vittime erano giovani tra i 18 e i 22 anni, uccisi a distanza ravvicinata con colpi alla testa e al collo dalle forze governative. Inizialmente, alla famiglia non è stato permesso di identificare il corpo di Rubina e in seguito non è stato permesso loro di portarlo via”, hanno riferito a Iran International fonti vicine alla famiglia della giovane.
“Mentre la repressione si intensifica e continua la perdita di vite innocenti, stiamo monitorando attentamente la situazione. L’Europa è al fianco del popolo iraniano nella sua legittima lotta per la libertà”. Lo scrive su X la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a proposito delle proteste in Iran.
“Il Governo italiano segue con grande preoccupazione quello che da giorni sta accadendo in Iran. Sostengo le aspirazioni democratiche del popolo iraniano e chiedo alle Autorità di garantire i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i manifestanti, di rinunciare in ogni caso alla vergogna della pena di morte come misura repressiva”. Così su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Per martedì è previsto negli Stati Uniti un importante briefing sulle opzioni relative all’Iran, in cui i collaboratori di Donald Trump sono pronti a informare il presidente Usa sulle misure, tra cui quelle militari, informatiche ed economiche, che si possono adottare per dare seguito alle sue minacce di rispondere alla repressione delle proteste da parte di Teheran. Lo riporta il Wall Street Journal (Wsj), citando funzionari Usa, secondo cui le prossime mosse che verranno discusse nell’incontro fra Trump e alti funzionari dell’amministrazione potrebbero includere il potenziamento di fonti antigovernative online, l’impiego di armi informatiche segrete contro siti militari e civili iraniani e l’imposizione di ulteriori sanzioni al regime e attacchi militari.
È salito ad almeno 538 morti in Iran il bilancio della repressione delle proteste contro il governo che vanno avanti dal 28 dicembre. Lo riferiscono gli attivisti di Human Rights Activists News Agency (Hrana), gruppo con sede negli Usa, aggiungendo che sono oltre 10.600 le persone arrestate. Secondo Hrana, 490 delle persone uccise sono manifestanti e 48 membri delle forze di sicurezza e il bilancio è destinato ad aggravarsi.
Cittadini iraniani sono connessi a internet grazie Starlink. A rivendicarlo è Andrea Stroppa, referente in Italia del patron di X Elon Musk, pubblicando una foto di telefoni connessi alla rete che mostrano foto della bandiera iraniana dell’epoca dello scià e del presidente Donald Trump che fa il segno della vittoria. “Qualcuno in Italia lo ha definito un ‘corsaro’, per chi è oppresso, invece, Musk rappresenta la libertà e il coraggio”, scrive Stroppa, “nella foto le mani di cittadini iraniani che sono connessi a Internet grazie a Starlink”.
“Dalla parte di chi, a costo della propria vita, lotta per la libertà, troppo a lungo soffocata dal brutale regime islamico degli ayatollah”. Lo scrive sui social il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.
Sono almeno 3.280 le persone arrestata in Iran in relazione alle proteste contro il governo, che proseguono dal 28 dicembre. Lo riferisce la ong Human Rights Activists News Agency (Hrana), con sede negli Usa, gruppo che fa affidamento su attivisti in Iran per verificare le informazioni e in passato ha fornito dati accurati in precedenti tornate di proteste nel Paese. Nel suo ultimo bilancio, Hrana ha riferito che i morti confermati sono saliti a 203, di cui 162 manifestanti e 41 membri delle forze di sicurezza, ma che si teme che le cifre siano in realtà molto più alte.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il segretario di Stato Usa Marco Rubio hanno discusso ieri sera di diversi argomenti fra cui l’Iran. Lo ha riferito un funzionario israeliano coperto dall’anonimato, aggiungendo che Israele sta “osservando attentamente” la situazione fra Stati Uniti e Iran. Il riferimento è al fatto che le proteste dilagano in Iran dal 28 dicembre e il presidente Usa, Donald Trump, ha minacciato di intervenire contro la repressione e a sostegno dei manifestanti.
“Siamo da sempre e mai come oggi al fianco dei movimenti democratici che manifestano da giorni in Iran e all’estero, delle tante donne e giovani che dimostrano coraggio, determinazione e voglia di libertà. Guardiamo a questi eventi con profonda solidarietà e ammirazione per il coraggio dei manifestanti che sfidano la cruda repressione del regime iraniano. C’è grande apprensione per gli arresti, gli attacchi ai manifestanti, le numerose uccisioni già riportate, e condanniamo il blocco di Internet per impedire al mondo di vedere i proprio crimini, una misura inaudita e che mostra la crisi profonda del regime. È ora che l’Europa e la comunità internazionale esprimano concretamente la propria solidarietà attraverso il massimo livello possibile di azione diplomatica e di dialogo coi Paesi vicini per tagliare qualunque forma di sostegno al regime che si macchia di gravissime violazioni dei diritti umani, di cui deve rispondere. Sosteniamo fortemente le proteste del popolo iraniano e la sua forte aspirazione alla libertà”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.
Mentre in Iran dilagano le proteste contro il governo e le ong riferiscono di decine di morti nella repressione, un alto funzionario della sicurezza, Ali Larijani, è apparso sulla tv di Stato per accusare alcuni manifestanti di “uccidere o bruciare delle persone”, affermando che questo è “molto simile a ciò che fa l’Isis”. La tv di Stato ha trasmesso i funerali dei membri delle forze di sicurezza uccisi, riferendo che altri 6 erano stati uccisi a Kermanshah. Ha anche mostrato un furgone pieno di sacchi con i corpi e, successivamente, un obitorio. Stamattina la tv di Stato iraniana ha seguito l’esempio dei manifestanti, mandando i propri corrispondenti nelle strade di diverse città, ma per mostrare le zone tranquille con la data stampata sullo schermo. Sono state mostrate manifestazioni filo-governative a Qom e Qazvin, mentre non sono state mostrate Teheran e Mashhad, dove secondo video filtrati in rete ci sono stati grandi cortei. Video online inviati dall’Iran, probabilmente utilizzando i trasmettitori satellitari Starlink, mostrano i manifestanti riuniti nel quartiere di Punak, a nord di Teheran: sembra che le autorità avessero chiuso le strade e si vedevano i manifestanti che sventolavano i loro telefoni cellulari accesi, mentre altri battevano sul metallo e venivano sparati fuochi d’artificio. Altre riprese mostravano presumibilmente i manifestanti che marciavano pacificamente lungo una strada e altri che suonavano i clacson delle loro auto.
Una volta caduto il regime di Teheran, Israele e Iran torneranno a essere partner. È quanto ha detto il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, all’inizio della riunione settimanale del Consiglio dei ministri in Israele. Lo riporta il Times of Israel. “Stiamo inviando forza agli eroici e coraggiosi cittadini dell’Iran e, una volta caduto il regime, faremo insieme cose positive a beneficio di entrambi i popoli”, ha affermato Netanyahu. E ancora: “Speriamo tutti che la nazione persiana venga presto liberata dal giogo della tirannia” e “quando quel giorno arriverà Israele e Iran torneranno a essere fedeli partner nella costruzione di un futuro di prosperità e pace”. Il discorso giunge mentre le proteste antigovernative dilagano in tutto l’Iran, dopo essere iniziate lo scorso 28 dicembre.
Il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, in un’intervista alla tv di Stato ha affermato che le autorità ascolteranno i manifestanti, ma che i rivoltosi stanno cercando di “distruggere l’intera società”. Il riferimento è alle proteste che dilagano nella Repubblica Islamica. Si tratta di un inasprimento dei toni da parte del presidente, che finora non è riuscito a placare l’opinione pubblica. “La gente ha delle preoccupazioni, dovremmo sederci con loro e, se è nostro dovere, dovremmo risolvere le loro preoccupazioni”, ha detto Pezeshkian. “Ma il dovere più importante è quello di non permettere a un gruppo di rivoltosi di venire a distruggere l’intera società”, ha aggiunto. L’intervista è stata mandata in onda dalla tv di Stato oggi. Inizialmente aveva suggerito che sarebbe andata in onda sabato, ma alla fine non l’aveva trasmessa. Le proteste sono iniziate lo scorso 28 dicembre.
“Il mio pensiero si rivolge a quanto sta accadendo in questi giorni in Medioriente, in particolare in Iran e Siria, dove persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell’intera società”. Lo ha detto Papa Leone XIV all’Angelus in piazza San Pietro.
Sono almeno 192 i manifestanti uccisi in Iran dall’inizio delle proteste. È quanto riferisce la ong Iran Human Rights (IHR), con sede in Norvegia, precisando che quella che riporta è la cifra di morti che ha potuto confermare e segnalando al tempo stesso che circolano notizie non verificate secondo cui le persone uccise potrebbero essere diverse centinaia e, secondo alcune fonti, oltre 2mila. “A causa del blackout totale di internet e delle severe restrizioni all’accesso alle informazioni, la verifica indipendente rimane una sfida seria nelle circostanze attuali”, scrive IHR, sottolineando che sono già passate oltre 60 ore dal blocco nazionale di internet e che le proteste antigovernative continuano a diffondersi in tutto l’Iran. “L’uccisione di manifestanti negli ultimi tre giorni, in particolare dopo la chiusura di internet a livello nazionale, potrebbe essere ancora più estesa di quanto immaginiamo attualmente. La Repubblica Islamica sta commettendo un grave crimine internazionale contro il popolo iraniano e la comunità internazionale è obbligata, in base al diritto internazionale, a utilizzare tutti i mezzi disponibili per fermare questo crimine”, dichiara il direttore di Iran Human Rights, Mahmood Amiry-Moghaddam.
Al presidente Usa Donald Trump sono state presentate opzioni militari per un eventuale attacco all’Iran in risposta alla repressione delle proteste, ma non ha ancora preso una decisione definitiva. È quanto hanno riportato il New York Times (Nyt) e il Wall Street Journal (Wsj). Ieri Trump, in un post sul suo social Truth, ha offerto il suo sostegno ai manifestanti protestano in Iran dal 28 dicembre: “l’Iran sta guardando alla LIBERTÀ, forse come mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare!!!”, ha scritto.
“Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che se il governo iraniano facesse questo o quello, si schiererebbe dalla parte dei rivoltosi. I rivoltosi hanno riposto le loro speranze in lui. Se è così competente, che gestisca il suo Paese”. È quanto si legge in un post sull’account X in francese della Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei.
“Sappiate che non siete soli. I vostri compatrioti in tutto il mondo stanno gridando con orgoglio la vostra voce, come avrete sicuramente visto nelle immagini della loro numerosa e diffusa presenza sui vostri schermi televisivi. Il mondo oggi è al fianco della vostra rivoluzione nazionale e ammira il vostro coraggio. Il Presidente Trump, in particolare, in quanto leader del mondo libero, ha osservato attentamente il vostro indescrivibile coraggio e ha annunciato di essere pronto ad aiutarvi”. Lo annuncia Reza Pahlavi in un messaggio su X rivolto ai manifestanti antigovernativi che protestano in Iran. “Non lasciate la strada. Il mio cuore è con voi. So che sarò presto con voi”, ha aggiunto il figlio in esilio dell’ultimo scià dell’Iran.
“Corpi ammucchiati gli uni sugli altri” in un ospedale, folle enormi e di brutali violenze nelle strade di Teheran. Sono alcune testimonianze raccolte dalla Cnn da diverse persone che hanno protestato in Iran negli ultimi giorni. Una donna sulla sessantina e un uomo di 70 anni hanno raccontato di aver visto persone di tutte le età per le strade della capitale iraniana giovedì e venerdì. Venerdì sera, tuttavia, le forze di sicurezza, brandendo fucili militari, hanno ucciso “molte persone”, hanno dichiarato all’emittente Usa, parlando a condizione di anonimato per motivi di sicurezza. I manifestanti di un altro quartiere di Teheran hanno dichiarato di aver soccorso un uomo sulla sessantina, gravemente ferito nella repressione: aveva circa 40 pallini conficcati nelle gambe e un braccio rotto. Hanno provato a far arrivare l’uomo in diversi ospedali per ottenere assistenza medica, ma hanno detto che la situazione era “completamente caotica”. Altri manifestanti hanno detto che numero di persone scese in piazza era incomparabile a qualsiasi cosa avessero mai visto prima, descrivendo le scene come “incredibilmente belle e piene di speranza”. Un assistente sociale iraniano che ha partecipato a una protesta a Teheran venerdì ha affermato che la situazione è degenerata in un “incubo” quando le autorità hanno attaccato i dimostranti. “Proiettili, chissà, gas lacrimogeni, qualsiasi cosa ti venga in mente, loro la sparavano”, ha detto, “ed è stato davvero terrificante”.
La polizia iraniana aumenta il “livello di scontro” sui manifestanti. Sardar Radan, comandante in capo della polizia nazionale iraniana, ha dichiarato questa mattina che “il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato”. Lo riporta Sky News. Nel linguaggio del regime iraniano, i manifestanti antigovernativi vengono ora definiti rivoltosi e terroristi. Radan ha anche elogiato gli “arresti importanti”, affermando che “i principali responsabili dei disordini di ieri sera sono stati arrestati”. Per i media occidentali resta difficile seguire cosa sta succedendo nel Paese, comprese le violazioni dei diritti umani, poiché il governo ha bloccato l’accesso a Internet.
– Il blackout di Internet in Iran ha ormai superato le 60 ore. È quanto segnala il monitoraggio di NetBlocks, che sul suo profilo X rileva che i livelli di connettività nazionale continuano a stabilizzarsi intorno all’1% dei livelli ordinari. “La misura di censura rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento chiave per il futuro del Paese”, sottolinea il tweet.
Il presidente del parlamento iraniano ha avvertito che l’esercito americano e Israele saranno “bersagli legittimi” se l’America attaccherà la Repubblica Islamica, come minacciato dal presidente Donald Trump. Le dichiarazioni di Mohammad Bagher Qalibaf sono le prime ad aggiungere Israele alla lista dei possibili obiettivi di un attacco iraniano. Qalibaf, un sostenitore della linea dura, ha lanciato la minaccia mentre i legislatori si precipitavano sul podio del parlamento iraniano gridando: “Morte all’America!”.

