In Venezuela “prima non c’era sicurezza, ma ora avete sicurezza totale“. Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump parlando alla Casa Bianca con i vertici delle principali compagnie petrolifere americane e internazionali.
Saranno gli Stati Uniti, ha sottolineato Trump, a decidere quali compagnie petrolifere opereranno in Venezuela. “Ci stiamo riprendendo ciò che ci è stato sottratto”, ha aggiunto, spiegando che le compagnie petrolifere investiranno “almeno 100 miliardi di dollari del loro denaro” in Venezuela. Le compagnie petrolifere Usa e internazionali che investiranno in Venezuela “avranno le garanzie di sicurezza” degli Stati Uniti per operare nel Paese.
“Numerosi leader internazionali mi hanno chiamato per dirmi che erano impressionati” dall’operazione militare a Caracas, ha detto Trump parlando alla Casa Bianca. “Non dirò quali”, ma “erano molto impressionati”, ha affermato il presidente, all’inizio dell’incontro.
“Cina e Russia possono comprare petrolio da noi”
La Cina e la Russia possono comprare “tutto il petrolio” venezuelano “che vogliono” dagli Stati Uniti. Lo ha detto il presidente Donald Trump nell’incontro alla Casa Bianca.
Descalzi a Trump: “Pronti a investire nel Paese”
“Siamo pronti a investire” in Venezuela. Lo ha detto a Donald Trump l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, nell’incontro alla Casa Bianca sul futuro del petrolio venezuelano. “Grazie per il grande sforzo e l’efficienza della sua azione”, ha detto Descalzi a Trump, ribadendo: “Siamo qui per investire con gli Stati Uniti”. L’Eni, ha aggiunto Descalzi, è pronta a “unirsi alle compagnie americane” nello sviluppo dell’industria petrolifera venezuelana.
Washington Post: “Il Vaticano provò a negoziare una via d’uscita per Maduro”
La vigilia di Natale il cardinale Pietro Parolin, ha convocato d’urgenza Brian Burch, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, per sollecitare dettagli sui piani americani in Venezuela. Lo riferisce il Washington Post, citando fonti. Spiegando che Nicolas Maduro doveva andarsene, Parolin ha però esortato gli Stati Uniti a offrirgli una via d’uscita. Per giorni, il cardinale ha cercato di contattare il segretario di Stato americano Marco Rubio, nel tentativo di scongiurare spargimenti di sangue e la destabilizzazione del Venezuela. Nella sua conversazione con Burch, riferiscono le fonti citate dal Wp, Parolin ha affermato che la Russia era pronta a concedere asilo a Maduro e ha implorato gli americani di avere pazienza.
Un’altra petroliera sequestrata
“Oggi, gli Stati Uniti d’America, in coordinamento con le autorità di transizione del Venezuela, hanno sequestrato una petroliera che era partita dal Venezuela senza la nostra autorizzazione. Questa petroliera sta ora tornando in Venezuela e il petrolio verrà venduto tramite il ‘Great Energy Deal’, l’accordo energetico che abbiamo creato appositamente per questo tipo di transazioni”, ha scritto Trump su Truth poco prima dell’incontro con i petrolieri alla Casa Bianca.
Attesa per incontro Trump-Machado, “chiederà rilascio prigionieri”
L’opposizione venezuelana intanto attende con grande aspettativa l’incontro della prossima settimana tra la leader Maria Corina Machado e il presidente Usa Donald Trump. Fonti dell’opposizione commentano con LaPresse che una delle richieste che si prevede avanzerà la Premio Nobel per la Pace è quella della liberazione di tutti i prigionieri politici, considerata come una condizione indispensabile per una vera transizione democratica.
Il colloquio con Trump, riferiscono, era già nell’agenda di Machado dopo aver ricevuto il Premio Nobel a Oslo e prima che Washington attaccasse Caracas e catturasse Nicolas Maduro. Rispetto alle dichiarazioni rilasciate dal tycoon che ha affermato che Machado non gode del sostegno della popolazione, negli ambienti dell’opposizione sostengono che Trump si sia riferito al fatto che Machado non ha il controllo delle istituzioni né dell’esercito e commentano che per questo per il tycoon è stato più comodo mantenere al potere al momento Delcy Rodriguez la quale, affermano, non ha margine di manovra e deve mettere in atto gli ordini di Washington per sperare di salvarsi.
“Ci aspettavamo che potesse succedere qualcosa di simile e aspettiamo le prossime mosse che devono ancora accadere”, commenta una fonte facendo riferimento al ministro dell’Interno Diosdado Cabello, “è lui che arma i gruppi paramilitari, deve essere controllato”. Nell’opposizione garantiscono che il dialogo tra il team di Machado, in particolare di Pedro Urruchurtu, con il team di Trump e con Marco Rubio resta fluido e costante, e hanno fiducia in che la strategia Usa porterà a una transizione politica e istituzionale. Come prima richiesta, ribadiscono, deve esserci la liberazione di tutti i prigionieri politici, che sono circa 800. L’opposizione contesta che le autorità di Caracas al momento non stanno liberando solo prigionieri politici ma anche “delinquenti comuni” per “destabilizzare” la situazione. Alcuni nomi delle persone rilasciate non rientrerebbero infatti nell’elenco stilato da Foro Penal che tiene il conto dei prigionieri politici.

