Siria, esplosione in moschea: otto morti e 21 feriti

Siria, esplosione in moschea: otto morti e 21 feriti
Siria, archivio

Si è aggravato a otto morti e 18 feriti in Siria il bilancio dell’esplosione avvenuta in una moschea a Homs durante le preghiere del venerdì. Lo riferiscono le autorità locali. Le immagini diffuse dall’agenzia di stampa di Stato Sana mostrano tracce di sangue sui tappeti della moschea, fori nei muri, finestre in frantumi e danni causati dal fuoco. La moschea Imam Ali ibn Abi Talib si trova in una zona del quartiere di Wadi al-Dhahab, dominato dalla minoranza alawita, a Homs, che è la terza città più grande della Siria. Sana, citando una fonte della sicurezza, ha affermato che le indagini preliminari indicano che all’interno della moschea erano stati piazzati ordigni esplosivi. Le autorità stanno cercando i responsabili dell’attacco. Il ministero dell’Interno siriano ha dichiarato in un comunicato che intorno alla moschea è stato istituito un cordone di sicurezza. 

Le autorità locali hanno condannato l’attacco di oggi, affermando che è avvenuto “nel contesto di ripetuti tentativi disperati di minare la sicurezza e la stabilità e seminare il caos tra il popolo siriano”. “La Siria ribadisce la sua ferma posizione nella lotta al terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni”, ha affermato il ministero degli Esteri. E il ministro dell’Informazione siriano, in un post su X, ha scritto: “C’è stata una convergenza di resti dell’ex regime, militanti dell’Isis e loro collaboratori su un unico obiettivo: ostacolare il percorso del nuovo Stato minando la stabilità, minacciando la pace civile ed erodendo la convivenza condivisa e il destino comune dei siriani nel corso della storia”. Anche Paesi vicini – fra cui Arabia Saudita, Giordania e Libano – hanno condannato l’attacco. In una dichiarazione, il presidente libanese Joseph Aoun ha ribadito “il sostegno del Libano alla Siria nella sua lotta contro il terrorismo”.

Ondate di scontri dopo la caduta di Assad

Nelle ultime settimane le tensioni sono aumentate in diverse parti della Siria, poiché le divisioni settarie, etniche e politiche di lunga data continuano a destabilizzare il Paese, anche se i combattimenti su larga scala si sono attenuati. Il Paese ha vissuto diverse ondate di scontri settari dalla caduta del presidente Bashar Assad lo scorso anno, in seguito agli attacchi degli insorti guidati dal gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham (Hts), capeggiato dall’attuale presidente ad interim Ahmad al-Sharaa. Assad, lui stesso alawita, è fuggito in Russia. I membri della sua setta sono stati oggetto di repressioni. A marzo un’imboscata tesa da sostenitori di Assad contro le forze di sicurezza ha scatenato giorni di attacchi settari che hanno causato centinaia di morti, perlopiù fra gli alawiti. Lunedì sono scoppiati scontri tra forze governative siriane e combattenti guidati dai curdi, le Forze Democratiche Siriane, in quartieri misti della città settentrionale di Aleppo, costringendo alla chiusura temporanea di scuole e istituzioni pubbliche e spingendo i civili a rifugiarsi nelle loro case. A tarda sera è stato poi annunciato un cessate il fuoco da entrambe le parti, nel quadro dei continui sforzi di distensione.

© Riproduzione Riservata