Gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni contro cinque personalità europee impegnate in nella regolamentazione del settore tecnologico, tra cui l’ex commissario europeo Thierry Breton, a cui è stato vietato l’ingresso nel Paese. Il dipartimento di Stato ha motivato la misura affermando che le loro azioni equivalgono a una “censura” a scapito degli interessi americani.
Ambasciatore Usa alle Ue: “Oppressioni Bruxelles limita investimenti nostre aziende in AI“
“La libertà di espressione è un pilastro fondamentale di ogni vera democrazia e un elemento vitale della nostra identità culturale condivisa. Come il presidente Donald Trump ha chiarito, l’Amministrazione Trump sosterrà con vigore politiche che proteggono e promuovono la libertà di espressione e si opporrà con uguale determinazione agli sforzi volti a limitare indebitamente questa libertà fondamentale. Le azioni del Dipartimento di Stato di ieri confermano quell’impegno”, scrive sui social l‘ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Unione Europea, Andrew Puzder.”Ironia della sorte, le aziende statunitensi che stanno subendo le politiche oppressive e anti-libertà di espressione dell’Ue, le multe e l’eccessiva regolamentazione sono proprio quelle aziende che possono introdurre l’Ue nell’economia dell’IA in rapida espansione”, aggiunge il diplomatico. “Sono già presenti nell’Ue, investono, creano posti di lavoro fornendo questi servizi a livelli che nessun’altra azienda può eguagliare. Sono disposte a fare di più e ce n’è bisogno, ma non a rischio di multe paralizzanti e di un eccessiva regolamentazione che uccide la prosperità censurando la libertà di parola e ostacolando la crescita economica”, spiega il diplomatico.
Von der Leyen: “Proteggererò la nostra libertà di espressione“
“La libertà di espressione è il fondamento della nostra solida e vivace democrazia europea. Ne siamo orgogliosi. La proteggeremo. Perché la Commissione europea è il guardiano dei nostri valori”. Lo scrive sui social la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
Metsola: “Divieto visto a Breton inaccettabile, venga revocato”
“Imporre un divieto di viaggio all’ex Commissario europeo Thierry Breton per aver svolto il suo lavoro di Commissario europeo, e ad altri, è inaccettabile. A nome del Parlamento europeo, esorto affinché venga revocato rapidamente”. Lo scrive sui social la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola.
Kallas: “Sanzioni inaccettabili, messa in discussione sovranità Ue“
“La decisione degli Stati Uniti di imporre restrizioni ai viaggi per i cittadini e i funzionari europei è inaccettabile e rappresenta un tentativo di mettere in discussione la nostra sovranità. L’Europa continuerà a difendere i suoi valori, la libertà di espressione, le regole digitali eque e il diritto di regolare il proprio spazio”. Lo scrive sui social l’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas.
Macron: “Da Washington intimidazione, difenderemo sovranità Ue”
Sul caso è intervenuto Emmanuel Macron. “La Francia denuncia le decisioni di restrizione dei visti adottate dagli Stati Uniti nei confronti di Thierry Breton e di altre quattro personalità europee. Queste misure rientrano nell‘intimidazione e nella coercizione nei confronti della sovranità digitale europea“, scrive sui social il presidente francese. “La regolamentazione digitale dell’Unione europea è stata adottata al termine di un processo democratico e sovrano da parte del Parlamento europeo e del Consiglio – precisa il capo dell’Eliseo -. Essa si applica in Europa per garantire una concorrenza leale tra le piattaforme, senza prendere di mira alcun paese terzo, e per far rispettare online le regole che già si impongono offline. Le regole che si applicano allo spazio digitale dell’Unione europea non sono destinate a essere determinate fuori dall’Europa. Insieme alla Commissione europea e ai nostri partner europei, continueremo a difendere la nostra sovranità digitale e la nostra autonomia regolamentare”, rimarca.
Usa, sanzioni contro regolatori Ue: il motivo
In una nota del segretario di Stato Marco Rubio si legge che “il dipartimento di Stato sta intraprendendo azioni decisive contro cinque individui che hanno guidato sforzi organizzati per costringere le piattaforme americane a censurare, demonetizzare e sopprimere i punti di vista americani a loro contrari. Questi attivisti radicali e le Ong strumentalizzate hanno promosso la repressione della censura da parte di stati stranieri, prendendo di mira in ogni caso oratori e aziende americane”. Pertanto, prosegue Rubio, “ho stabilito che il loro ingresso, la loro presenza o le loro attività negli Stati Uniti hanno potenzialmente gravi conseguenze negative per la politica estera degli Stati Uniti”. La nota di Rubio si conclude sottolineando che, “il presidente Trump ha chiarito che la sua politica estera ‘America First’ respinge le violazioni della sovranità americana. L’ingerenza extraterritoriale dei censori stranieri che prendono di mira la libertà di parola americana non fa eccezione. Il dipartimento di Stato è pronto ad ampliare l’elenco odierno se altri attori stranieri non cambieranno rotta”.
Thierry Breton, chi è l’ex commissario Ue e perché si è dimesso nel 2024
Manager di lungo corso prima che politico, Thierry Breton è stato commissario europeo all’Industria e al Mercato interno dal 2019 al 2024, con deleghe strategiche che spaziavano dalla politica industriale alla difesa, dal digitale al mercato unico. Francese, classe 1955, ha guidato in passato grandi gruppi come France Télécom (oggi Orange), Thomson e Atos, portando a Bruxelles un profilo fortemente tecnico e orientato all’industria. Negli ultimi cinque anni è stato uno dei volti più influenti della Commissione von der Leyen, soprattutto su dossier chiave come la sovranità tecnologica europea, il rafforzamento della base industriale e la regolazione delle Big Tech. Designato il 25 luglio dal presidente Emmanuel Macron come candidato della Francia per un secondo mandato, Breton ha annunciato le dimissioni con effetto immediato dopo che Ursula von der Leyen, nella fase finale dei negoziati sul nuovo Collegio, ha chiesto a Parigi di ritirare il suo nome “per motivi personali” mai discussi direttamente con lui, offrendo in cambio un portafoglio più rilevante a un altro candidato francese. Una scelta che Breton ha definito l’ennesima prova di una “governance discutibile” e incompatibile, a suo giudizio, con il proseguimento del suo incarico.

