Jimmy Lai, ex magnate dei media di Hong Kong e uno dei più espliciti oppositori della Cina, è stato condannato dal tribunale di Hong Kong per sedizione e collusione nel processo per violazione della sicurezza nazionale. L’uomo, 78enne, è stato arrestato nell’agosto 2020 in base a una legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino, entrata in vigore in seguito alle massicce proteste antigovernative del 2019. Durante i suoi cinque anni di detenzione Lai, fondatore dell’ex quotidiano Apple Daily, è stato condannato per diversi reati minori. Si è sempre dichiarato non colpevole di tutte le accuse. Rischia ora la pena massima dell’ergastolo.
Giudice: “Da Lai invito costante a Usa per rovesciare governo cinese”
Leggendo una sentenza di 855 pagine, la giudice Esther Toh ha affermato che Lai aveva esteso un “invito costante” agli Stati Uniti per aiutare a rovesciare il governo cinese con la scusa di aiutare gli abitanti di Hong Kong. I giudici hanno stabilito che Lai non aveva mai vacillato nella sua intenzione di destabilizzare il Partito Comunista Cinese al potere, “continuando però in modo meno esplicito”. Toh ha affermato che la corte è convinta che Lai sia la mente delle cospirazioni e che le prove presentate da Lai fossero a volte contraddittorie e inaffidabili. I giudici hanno stabilito che l’unica deduzione ragionevole dalle prove era che l’unico intento di Lai, sia prima che dopo l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza, fosse quello di cercare di rovesciare il Partito Comunista al potere, anche a costo di sacrificare il popolo cinese e quello di Hong Kong. “Questo era l’obiettivo finale delle cospirazioni e delle pubblicazioni secessioniste”, si legge nella sentenza.
Il processo
Durante il processo di 156 giorni a Lai, i pubblici ministeri lo hanno accusato di aver cospirato con alti dirigenti dell’Apple Daily e altri per chiedere alle forze straniere di imporre sanzioni o blocchi e di intraprendere altre attività ostili contro Hong Kong o la Cina. L’accusa ha anche accusato Lai di aver fatto tali richieste, sottolineando i suoi incontri con l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence e l’ex segretario di Stato Mike Pompeo nel luglio 2019, al culmine delle proteste. Ha inoltre presentato alla corte 161 pubblicazioni come prove, oltre a post sui social media e messaggi di testo. Lai ha testimoniato per 52 giorni in propria difesa, sostenendo di non aver chiesto sanzioni straniere dopo l’imposizione della legge sulla sicurezza nel giugno 2020. Il suo team legale ha anche invocato la libertà di espressione.
Figlio Lai: “Legge sulla sicurezza usata come arma”
Sebastien Lai, uno dei figli di Jimmy Lai, ha detto che la famiglia è rattristata ma non sorpresa dal verdetto. “Nelle 800 pagine del verdetto non c’è essenzialmente nulla, nulla che lo incrimini”, ha detto ai giornalisti a Londra, “questo è un perfetto esempio di come la legge sulla sicurezza nazionale sia stata modellata e utilizzata come arma contro qualcuno che essenzialmente ha detto cose che a loro non piacevano”. “Questo verdetto dimostra che le autorità temono ancora nostro padre, anche nel suo stato di debolezza, per ciò che rappresenta”, ha aggiunto sua figlia Claire in una nota, “rimaniamo convinti della sua innocenza e condanniamo questo errore giudiziario”.
Le reazioni internazionali al verdetto
La ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha scritto in un post su X che il suo Paese condanna il processo motivato da ragioni politiche che ha portato alla condanna, affermando che continuerà a chiedere il suo rilascio. A Pechino, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha affermato che la Cina esprime ferma opposizione alla diffamazione della magistratura della città da parte di “alcuni Paesi”, esortandoli a rispettare il sistema giuridico della città. I gruppi per i diritti umani, tra cui l’organizzazione internazionale di controllo dei media Reporters Without Borders e Amnesty International, hanno condannato il verdetto.

