Migranti, via libera da Consiglio Ue a hub in paesi terzi e stretta su rimpatri

Migranti, via libera da Consiglio Ue a hub in paesi terzi e stretta su rimpatri
(AP Photo/Vlasov Sulaj)

Bruxelles: “Paese di rimpatrio può essere nazione con cui ci sono accordi”. Piantedosi: “Ora centri Albania si rilanciano”

Il Consiglio dell’Ue ha finalizzato la sua posizione su una normativa Ue volta ad accelerare e semplificare le procedure di rimpatrio delle persone in soggiorno irregolare negli Stati membri. Il regolamento istituisce procedure a livello UE per il loro rimpatrio, impone obblighi a coloro che non hanno diritto di soggiorno e predispone strumenti di cooperazione tra gli Stati membri. Consente inoltre agli Stati membri di istituire centri di rimpatrio nei paesi terzi.

Nel regolamento obblighi più severi per i rimpatriati

L’accordo tra gli Stati membri giunge solo sei mesi dopo che il Consiglio europeo, il 26 giugno, ha chiesto di intensificare gli sforzi per facilitare, aumentare e accelerare i rimpatri. Il regolamento sui rimpatri imporrà obblighi rigorosi ai rimpatriati, in primo luogo quello di rispettare l’obbligo di lasciare il territorio dello Stato membro in questione e di collaborare con le autorità. Altri obblighi includono l’obbligo di rimanere a disposizione delle autorità, di fornire loro un documento d’identità o di viaggio, di fornire i propri dati biometrici e di non opporsi fraudolentemente alla procedura di rimpatrio. Ci saranno conseguenze anche quando le persone a cui è stato intimato il rimpatrio non collaborano. Gli Stati membri possono decidere di rifiutare o dedurre determinati benefici e indennità, rifiutare o revocare permessi di lavoro o imporre sanzioni penali che, secondo la posizione del Consiglio, dovrebbero includere anche la reclusione.

Paese di rimpatrio può essere nazione con cui ci sono accordi

Il regolamento chiarisce che il “paese di rimpatrio” può essere un paese con cui esiste un accordo o un’intesa in base alla quale viene accettata la persona che non ha diritto di soggiornare negli Stati membri. Stabilisce inoltre le condizioni per la creazione di tali accordi o intese. Ad esempio, possono essere conclusi solo con un paese terzo in cui siano rispettati gli standard internazionali in materia di diritti umani e i principi di diritto internazionale, incluso il principio di non respingimento. Conterranno inoltre le procedure per il rimpatrio di una persona in soggiorno irregolare, le condizioni per il suo soggiorno nel paese extra-UE e le conseguenze in caso di mancato rispetto dell’accordo o dell’intesa. Tali centri di rimpatrio possono fungere sia da centri per il rimpatrio verso il paese di rimpatrio finale sia da centri di destinazione finale. Il regolamento prevede misure speciali per le persone che presentano rischi per la sicurezza. Ad esempio, potrebbe essere loro imposto un divieto d’ingresso superiore al consueto periodo massimo di dieci anni, o persino un divieto d’ingresso a tempo indeterminato. Gli Stati membri possono anche imporre la detenzione, inclusa la detenzione in carcere. Tale periodo di detenzione può anche essere più lungo di quanto normalmente previsto. Attraverso il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio, gli Stati membri potranno riconoscere ed eseguire direttamente una decisione di rimpatrio emessa da un altro Stato membro nei confronti di una persona che deve lasciare il territorio degli Stati membri, senza dover avviare la procedura di emissione di una nuova decisione di rimpatrio. Ciò invierà un messaggio forte ai cittadini di paesi terzi in soggiorno irregolare: non possono evitare il rimpatrio fuggendo in un altro Stato membro.

Piantedosi: “Su nuove norme Italia ha giocato un ruolo importante”

“Oggi c’è stato praticamente l’accordo su tre importantissimi regolamenti, quello sul rafforzamento dei sistemi dei rimpatri, quello sulla lista dei Paesi sicuri, e poi quello sulla definizione di paesi terzi sicuri. Sono dei temi sui quali l’Italia mette molta importanza. Credo di poter dire che l’Italia ha giocato un ruolo importante per l’approvazione di questi regolamenti, ma anche proprio per l’immissione nella discussione di questi temi considerati così importanti e siamo molto soddisfatti”, ha commentato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a margine del Consiglio Ue Affari interni a Bruxelles. “Tra le pieghe delle varie regole, dei vari elementi contenuti in questi regolamenti ci sarà anche una possibilità che entrino in anticipo in vigore le regole del Patto migrazione asilo, proprio per quei temi che abbiamo molto a cuore, cioè l’effettuazione di una procedura accelerata di frontiera, con le espulsioni più veloci, soprattutto regole che possano chiarire e aiutare meglio gli Stati di frontiera nel gestire fenomeni complessi, nell’individuazione e nella selezione di coloro i quali hanno diritto alle procedure di asilo e coloro i quali invece ne devono essere esclusi”, aggiunge.

Piantedosi: “Ora centri Albania si rilanciano come hub rimpatri”

“Adesso, con l’approvazione di questi regolamenti, soprattutto se il percorso si completerà con l’anticipazione dei tempi di entrata in vigore del ampio quadro regolatorio europeo, i centri in Albania si ricandidano con forza ad essere attivi su tutte le funzioni per i quali erano stati concepiti, quindi luoghi di trattenimento per l’esercizio delle procedure accelerate di frontiera, ma soprattutto a candidarsi ad essere il primo esempio di quei return hub (hub per rimpatri, ndr) che sono citati proprio da uno di questi regolamenti, quindi un esempio di quello che poi l’Europa ha voluto approvare con un regolamento“, ha detto ancora il titolare del Viminale. “Al momento la gestione dei centri è nostra ma i regolamenti adottati prevedono anche la possibilità di accordi per una gestione estesa ad altri paesi“, ha spiegato. “Adesso potremo fare accordi con altri Paesi e potremo valutare di farne anche di più. Chiaramente nel voler dare attuazione a queste importanti, innovative, nuove regole europee sarà non solo possibile, ma addirittura incoraggiato da queste regole“, ha aggiunto.

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