Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si sono incontrati a Gerusalemme. Si tratta della prima visita in Israele del leader di Berlino da quando è stato eletto a maggio. Il summit arriva in un momento delicato per la Striscia di Gaza, rasa al suolo dai raid dello Stato ebraico e nella quale vige un cessate il fuoco piuttosto precario. Merz ha annunciato che è troppo presto ancora per riconoscere lo Stato palestinese e che eventuali sanzioni contro Tel Aviv non sono in agenda.
Merz: “Israele deve misurarsi col diritto internazionale”
“Israele ha il diritto e il dovere di difendersi, ma come democrazia deve misurarsi con il diritto internazionale“, ha detto Merz in conferenza. Ha ricordato che la Germania si è schierata al fianco di Israele dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, ma ha ammesso che il governo tedesco ha vissuto “un dilemma” di fronte alle conseguenze umanitarie della guerra a Gaza. Il cancelliere ha ribadito che Berlino sostiene la sicurezza di Israele, ma resta vincolata alla tutela della dignità umana e del diritto, “principi fondanti della nostra Costituzione”.
Merz: “Troppo presto per riconoscere lo Stato palestinese”
“Nessuno di noi sa cosa porteranno i prossimi giorni, settimane o mesi. È troppo presto per una decisione sullo Stato palestinese“, ha aggiunto il numero uno di Berlino. La priorità è “entrare nella seconda fase del piano di pace per Gaza” e garantire “il completo disarmo di Hamas”, condizione ritenuta imprescindibile dalla Germania. Il cancelliere ha riferito di aver parlato telefonicamente con il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, affermando che Ramallah “mostra oggi disponibilità a riforme”, ma ha precisato che “finora sono solo dichiarazioni, non fatti”.
Merz ha sottolineato che la Germania, “a differenza di altri Paesi europei”, ha scelto di non procedere al riconoscimento anticipato di uno Stato palestinese perché “mancano tutte le condizioni necessarie perché possa essere uno Stato autonomo e funzionante”. “Ciò che starà alla fine di questo processo non lo sa nessuno”, ha aggiunto il cancelliere, ribadendo che l’obiettivo imprescindibile resta “un percorso che garantisca a Israele sicurezza e pace, con vicini che lo riconoscano”. Alla fine, ha concluso, “saranno i palestinesi a dover decidere quale strada vogliono intraprendere”.
Merz: “Sanzioni contro Israele non in agenda”
“Non abbiamo alcuna decisione su sanzioni contro Israele all’ordine del giorno del Consiglio europeo”, ha affermato ancora il cancelliere. Berlino “non ha alcun interesse a danneggiare la cooperazione economica o quella scientifica con Israele”, definendole invece ambiti da “approfondire e intensificare”. Ha aggiunto di aver già espresso questa posizione in Germania e di ribadirla anche a Gerusalemme, sottolineando che la linea tedesca punta a evitare “decisioni affrettate o misure punitive” che possano ostacolare il processo di stabilizzazione regionale. “Non prevedo ulteriori necessità di decisione a livello europeo”.
Netanyahu: “Andare in Germania? Non posso per colpa della Cpi”
“Naturalmente sarei contentissimo di visitare di nuovo la Germania e parlare lì con il cancelliere, il motivo per cui non vado in Germania è che c’è un procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) che ha emesso un mandato d’arresto per me e per l’ex ministro della Difesa”. Lo ha detto Benjamin Netanyahu parlando durante una conferenza stampa a Gerusalemme.
Il riferimento del premier israeliano è al procuratore capo della Cpi Karim Khan, che ha accusato di essere “un procuratore corrotto che sta distruggendo la reputazione della Cpi” citando le accuse mosse contro di lui per presunte molestie sessuali. Khan si è autosospeso a maggio in attesa della fine delle indagini in corso sulle molestie, accuse che il procuratore ha respinto sostenendo che si inseriscano in una presunta campagna di disinformazione contro il suo ufficio.

