Hamas: “Pronti a discutere congelamento o stoccaggio nostre armi”

Hamas: “Pronti a discutere congelamento o stoccaggio nostre armi”
Militanti di Hamas a Jabalia (AP Photo/Jehad Alshrafi) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Il gruppo terroristico: “7 ottobre è stato atto di difesa, storia iniziata prima”

Hamas è pronto a discutere il “congelamento o lo stoccaggio” del proprio arsenale di armi nell’ambito del cessate il fuoco con Israele. È quanto ha dichiarato Bassem Naim, membro dell’ufficio politico decisionale di Hamas, in un’intervista ad Associated Press rilasciata a Doha, la capitale del Qatar, dove si trova gran parte della leadership del gruppo.

Naim ha affermato che Hamas mantiene il suo “diritto di resistere”, ma ha aggiunto che il gruppo è pronto a deporre le armi nell’ambito di un processo volto alla creazione di uno Stato palestinese. Ha fornito pochi dettagli su come ciò potrebbe avvenire, ma ha ipotizzato una tregua a lungo termine di 5 o 10 anni per consentire lo svolgimento delle discussioni. “Questo tempo deve essere utilizzato in modo serio e completo”, ha affermato, aggiungendo che Hamas è “molto aperta” su cosa fare delle proprie armi. “Possiamo parlare di congelamento, stoccaggio o deposizione, con la garanzia palestinese di non utilizzarle affatto durante questo periodo di cessate il fuoco o tregua”, ha affermato. Non è chiaro se l’offerta soddisferebbe le richieste di Israele di un disarmo completo.

“Disponibili ad adottare approccio per evitare escalation”

“Siamo disponibili ad adottare un approccio globale per evitare ulteriori escalation o per evitare ulteriori scontri o esplosioni”, ha detto ancora Naim. Le sue dichiarazioni offrono una possibile formula per risolvere una delle questioni più spinose dell’accordo mediato dagli Stati Uniti. Le parti, che hanno concordato il cessate il fuoco a ottobre, si stanno preparando a passare a una seconda fase dell’accordo, più complessa.

L’accordo ha posto fine a 2 anni di offensive israeliane a Gaza e definisce un piano per la ricostruzione della Striscia. Israele ha lanciato l’offensiva in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che Naim ha definito un “atto di difesa”. Da quando la tregua è entrata in vigore a ottobre, Hamas e Israele hanno effettuato una serie di scambi di ostaggi israeliani con prigionieri palestinesi. A Gaza restano adesso le spoglie di un solo ostaggio, un poliziotto israeliano ucciso nell’attacco del 7 ottobre, e le parti si preparano dunque a entrare nella seconda fase.

La nuova fase mira a delineare un futuro per Gaza, devastata dalla guerra, e promette di essere ancora più difficile, affrontando questioni quali il dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale, la formazione di un comitato tecnico palestinese a Gaza, il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia e il disarmo di Hamas. Un comitato internazionale, guidato dal presidente Donald Trump, supervisionerà l’attuazione dell’accordo e la ricostruzione di Gaza. La richiesta israeliana che Hamas deponga le armi promette di essere particolarmente delicata, visto che i funzionari israeliani affermano che si tratta di una richiesta fondamentale che potrebbe frenare i progressi in altri settori. L’ideologia di Hamas è profondamente radicata in quella che definisce resistenza armata contro Israele, e i suoi leader hanno respinto le richieste di resa nonostante oltre 2 anni di guerra che hanno distrutto gran parte di Gaza e ucciso decine di migliaia di palestinesi.

Il piano di Trump

Il cessate il fuoco si basa su un piano in 20 punti presentato da Trump, con nazioni ‘garanti’ internazionali, nel mese di ottobre. Il piano, adottato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha offerto una via da seguire in linea generale. Tuttavia è vago sui dettagli e sulle tempistiche e richiederà negoziati meticolosi che coinvolgeranno gli Stati Uniti e i garanti, tra cui Qatar, Egitto e Turchia. “Il piano necessita di molti chiarimenti”, ha affermato Naim.
Una delle preoccupazioni più immediate è il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione. Diversi Paesi, fra cui l’Indonesia, hanno espresso la volontà di contribuire con truppe alla forza, ma la sua composizione esatta, la struttura di comando e le responsabilità non sono state definite. Fonti Usa affermano di aspettarsi l’arrivo delle truppe sul campo all’inizio del prossimo anno. Una questione fondamentale è se questa forza si occuperà della questione del disarmo: Naim ha affermato che ciò sarebbe inaccettabile per Hamas e che il gruppo si aspetta che la forza controlli invece l’accordo. “Accogliamo con favore la presenza di una forza delle Nazioni Unite vicino ai confini, che supervisioni l’accordo di cessate il fuoco, segnali le violazioni e prevenga qualsiasi tipo di escalation”, ha affermato, “ma non accettiamo che queste forze abbiano alcun tipo di mandato che le autorizzi ad agire o ad essere implementate all’interno dei territori palestinesi”.

Hamas: “A guida comitato tecnico Gaza ci sarà ministro Salute Anp”

Hamas e l’Autorità nazionale palestinese (Anp) hanno compiuto progressi nella formazione del nuovo comitato tecnocratico incaricato di gestire gli affari quotidiani di Gaza, concordando che a guidare il comitato sarà un ministro del governo palestinese che vive in Cisgiordania, ma è originario di Gaza. Lo ha detto Bassem Naim, che non ha fornito il nome, ma fonti di Hamas, parlando a condizione di anonimato, lo hanno identificato come il ministro della Salute Majed Abu Ramadan.

“7 ottobre è stato atto di difesa, storia iniziata prima”

I palestinesi hanno pagato un prezzo molto alto per il 7 ottobre, ma l’attacco è stato una risposta alle politiche israeliane che risalgono alla guerra che ha portato alla fondazione di Israele nel 1948. È quanto ha detto Bassem Naim, rispondendo alla domanda se Hamas si penta dell’attacco del 2023. “La storia non è iniziata il 7 ottobre“, ha affermato, “il 7 ottobre per noi è stato un atto di difesa. Abbiamo fatto il nostro dovere per far sentire la voce del nostro popolo”.

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