In Spagna il colosso tech Meta è stato condannato in primo grado a pagare 479 milioni di euro a 87 editori di media digitali e agenzie di stampa dell’Associazione dei mezzi di informazione, per concorrenza sleale in ambito pubblicitario. Il Tribunale commerciale n. 15 di Madrid ha stabilito inoltre che la società madre di Facebook dovrà pagare 2.570.000 euro al Gruppo Europa Press e risarcire Radio Blanca con 13.563 euro. Ne ha dato notizia lo stesso tribunale in una nota. Il colosso tech può fare ricorso contro la condanna in Corte d’Appello. Secondo la giustizia spagnola gli oltre 5,281 miliardi di euro che Meta ha guadagnato nel Paese iberico nei cinque anni compresi tra il 25 maggio 2018 e l’1 agosto 2023 sono stati ottenuti in violazione del Regolamento europeo sulla protezione dei dati il che ha comportato per il colosso un vantaggio competitivo rispetto alla stampa digitale spagnola nel mercato pubblicitario.
Meta ha utilizzato dati personali degli utenti in modo improprio
La sentenza, emessa il 19 novembre, ha accolto parzialmente la richiesta presentata dalla stampa digitale spagnola, secondo la quale Meta ha utilizzato in modo improprio i dati personali protetti degli utenti di Facebook e Instagram, il che le ha dato un vantaggio competitivo significativo rispetto al trattamento pubblicitario della stampa digitale spagnola. La stampa digitale spagnola ha dovuto infatti competere con la pubblicità di Meta, effettuata a partire dalla violazione nel trattamento di milioni di dati personali di milioni di utenti di Facebook e Instagram ottenuti non solo dai siti web di Meta, ma anche da altri siti internet visitati dagli utenti. Il trattamento illecito di questa enorme quantità di dati personali ha comportato per Meta un vantaggio competitivo che la stampa digitale spagnola non poteva eguagliare, hanno riconosciuto i giudici. L’azione di Meta ha avuto un impatto negativo sui ricavi pubblicitari online in display, quelli che appaiono quando si leggono gratuitamente le notizie su un media digitale, della stampa digitale spagnola, che ha subito una perdita di ricavi.
Meta farà ricorso contro condanna, ‘sentenza infondata’
Il colosso tech Meta ha dichiarato che presenterà ricorso contro la sentenza di primo grado del Tribunale commerciale n. 15 di Madrid che ha condannato la società a pagare 479 milioni di euro a 87 editori di media digitali e agenzie di stampa dell’Associazione dei mezzi di informazione, per concorrenza sleale in ambito pubblicitario, nonché 2.570.000 euro al Gruppo Europa Press e 13.563 euro a Radio Blanca. Secondo Meta la sentenza è “infondata” e “manca di qualsiasi prova del presunto danno e ignora deliberatamente il funzionamento del settore della pubblicità online”. “Meta rispetta tutte le leggi applicabili e ha fornito scelte chiare, informazioni trasparenti e una serie di strumenti agli utenti per controllare la loro esperienza sui nostri servizi”, ha affermato il colosso in una nota.
Sentenze simili in Ue
La decisione dei giudici spagnoli avrà un importante impatto transfrontaliero, poiché i servizi di Facebook e Instagram sono forniti allo stesso modo in tutto il territorio dell’Ue e sono soggetti alla stessa legislazione, ovvero il Regolamento europeo sulla protezione dei dati. In Francia è già in corso una causa contro Meta con caratteristiche simili. La sentenza tiene conto di questo impatto transfrontaliero con un’ampia citazione della legislazione e della giurisprudenza europea.
Il dibattito sulla privacy
Il caso apre un dibattito sugli innegabili vantaggi dei social network e dei progressi tecnologici, da un lato, e sulla privacy e i diritti fondamentali degli utenti, dall’altro. La sentenza è in linea con la risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2018, che ha evidenziato come la legislazione in materia di concorrenza fosse chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nel controllo degli eccessi che possono essere commessi con il trattamento illecito dei dati personali e l’enorme potere informativo ed economico dei giganti tech.

