Ilaria Salis sull’immunità: “Giustizia Ungheria è vendetta, voglio processo in Italia”

Ilaria Salis sull’immunità: “Giustizia Ungheria è vendetta, voglio processo in Italia”
Ilaria Salis Torino, Italia – cronaca- Sabato 19 Ottobre 2024 (foto Giulio Lapone/LaPresse)

L’eurodeputata parla all’indomani del voto della commissione Juri che ha confermato la sua immunità

Ilaria Salis in conferenza stampa a Bruxelles chiede di essere processata in Italia e non in Ungheria. L’eurodeputata di Avs, incarcerata per 15 mesi a Budapest, parla all’indomani del voto della commissione Juri che ha confermato la sua immunità.  “Io auspico che le autorità italiane intervengano quanto prima al fine di tutelare una propria concittadina e di garantire che i suoi diritti fondamentali siano rispettati. La mia richiesta è chiara: voglio essere processata in Italia, non in Ungheria”, ha dichiarato Salis. “Un processo con garanzie democratiche in quel Paese è impossibile”, ha aggiunto, “la giustizia in Ungheria è vendetta e propaganda”. Secondo l’eurodeputata italiana l’Ungheria “dimostra una volontà precisa: silenziarmi e screditarmi in quanto eurodeputata attraverso il metodo della diffamazione e della minaccia”, ha detto ancora Salis.

 Eurodeputata a reporter con foto neonazista picchiato: “Sono innocente”

Ilaria Salis ha risposto alla domanda di un giornalista che si è alzato e ha mostrato la foto di un neonazista che secondo le accuse sarebbe stato picchiato da attivisti di estrema sinistra, tra cui la stessa Salis. “Sono stufa di ricevere accuse e diffamazioni”, ha detto l’eurodeputata, “neanche la magistratura ungherese mi ha mai accusato di aver picchiato quella persona. Io ho già detto e ribadisco la mia innocenza ed è il motivo per cui io chiedo di essere processata in un Paese dove ci sia la possibilità di un processo equo”. 

 Ilaria Salis, in un’intervista al Corriere rilasciata dopo il voto di ieri, si è detta “incredula e felice”. “Il risultato di questo voto è il segno che molti alla Ue hanno capito che il problema è l’Ungheria di Orban, non il mio processo. E ribadisco che sono pronta a farmi giudicare in Italia, da un tribunale imparziale e che rispetti lo stato di diritto. Anche diversi colleghi di centrodestra mi hanno mostrato in questi giorni la loro solidarietà. preferisco non fare nomi, ma sono rimasta sollevata”, le parole dell’ex attivista che finì in carcere a Budapest nel febbraio 2023 con l’accusa di aver aggredito dei neonazisti durante il Giorno dell’Onore.

“Ho saputo dell’esito della votazione mentre ero in ufficio con alcuni miei collaboratori”, racconta Salis, “poi ho chiamato subito mio padre Roberto. Era felicissimo. Ma sappiamo che ancora questa vicenda non è finita”. Alla domanda se avesse avuto interlocuzioni con colleghi del Ppe, i cui voti sono stati decisivi, risponde: “Certo, c’è un lavoro quotidiano. Ma certi rapporti sono personali e preferisco tenermeli per me. E ciò mi ha rincuorato molto, perché il sostegno in queste settimane di tensione non mi è arrivato solo dall’area progressista”.

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