Prosegue la guerra a Gaza, all’indomani del riconoscimento formale dello Stato di Palestina da parte di Regno Unito, Canada e Australia. All’Assemblea Generale dell’Onu, anche il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato il riconoscimento della Palestina. Proseguono intanto i bombardamenti israeliani sulla Striscia: 37 persone sono morte nei raid dall’alba di oggi. Continua il viaggio verso Gaza la Global Sumud Flotilla ma la segretaria del Pd, Elly Schlein, denuncia nuovi sorvoli di droni sopra le barche degli attivisti. Segui tutte le notizie in diretta.
“Non deve esserci futuro per Hamas a Gaza”. È il messaggio del ministro degli Esteri Antonio Tajani nel discorso pronunciato all’Onu alla Conferenza di Alto Livello sulla Soluzione a Due Stati. “Un futuro pacifico per la regione deve iniziare con una Gaza libera da Hamas e riunificata con la Cisgiordania, sotto un’Autorità palestinese rafforzata e riformata”, spiega il ministro. “È fondamentale soddisfare le esigenze di sicurezza di israeliani e palestinesi”, sottolinea Tajani. La situazione umanitaria a Gaza è catastrofica. La nostra posizione è chiara. L’Italia è contraria all’occupazione della Striscia di Gaza e a qualsiasi idea di trasferimento della sua popolazione”, sottolinea Tajani.
“La situazione a Gaza rappresenta un fallimento devastante per l’umanità. Il governo israeliano deve rimuovere immediatamente tutte le restrizioni umanitarie. L’espansione degli insediamenti e l’annessione di territori sono incompatibili con la pace, ed è chiaro che Hamas deve deporre le armi e liberare tutti gli ostaggi”. Lo ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, in conferenza stampa al termine della riunione informale dei ministri degli Esteri Ue a margine dell’Assemblea Onu a New York. “Spetta agli Stati membri riconoscere o meno qualsiasi Paese. Ma credo che oggi ci siano diversi paesi che si stanno facendo avanti e riconoscono, il che, credo, fa sì che la maggioranza dei paesi europei riconosca la Palestina. Naturalmente, la decisione di compiere questo passo spetta ai singoli Stati membri”, ha aggiunto Kallas. “Per quanto riguarda Hamas, anche la posizione europea è molto chiara. Tutti gli Stati membri europei affermano che Hamas non dovrebbe avere alcun ruolo nella futura governance di Gaza. Stiamo anche sostenendo – o proponendo – sanzioni aggiuntive contro la leadership di Hamas per esercitare una pressione concreta affinché ci sia un cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi. Credo che queste questioni debbano essere tenute separate”, ha spiegato. “Se parliamo della soluzione dei due stati, allora devono esserci due stati. Ed è per questo che gli Stati membri hanno adottato misure per il riconoscimento, in modo che ci sia anche un altro stato, oltre a Israele”, ha concluso.
Emmanuel Macron ha annunciato il riconoscimento dello Stato palestinese. “La Francia dichiara di riconoscere lo Stato di Palestina nell’interesse della pace”, ha detto il presidente francese nel suo intervento alla Conferenza di Alto Livello sulla soluzione a due Stati in corso all’Onu. “È giunto il momento. Ecco perché, fedele all’impegno storico del mio Paese in Medio Oriente, per la pace tra israeliani e palestinesi, dichiaro che oggi la Francia riconosce lo Stato di Palestina”, ha affermato Macron. La decisione segue quella di Gran Bretagna, Canada, Australia e Portogallo, che hanno formalmente riconosciuto lo Stato di Palestina domenica, suscitando forti critiche da parte di Israele. Si prevede che diverse altre nazioni dichiareranno il loro sostegno nel corso di questa giornata.
“Le immagini disumane del cittadino tedesco-israeliano Alon Ohel, diffuse da Hamas in occasione di Rosh ha-Shanah, sono insopportabili. Hamas deve rilasciare immediatamente tutti gli ostaggi. Il cessate il fuoco deve arrivare ora; le sofferenze devono finire”. Lo ha scritto in un messaggio su X il cancelliere tedesco, Friedrich Merz.
Donald Trump “non è d’accordo” sul riconoscimento di uno Stato palestinese. Lo ha ribadito la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, alla vigilia della partecipazione del presidente Usa all’Assemblea Generale dell’Onu. “Per quanto riguarda tutte queste nazioni occidentali che stanno riconoscendo uno Stato palestinese, il presidente è stato molto chiaro: non è d’accordo con questa decisione”, ha detto Leavitt in un briefing con la stampa.
Dall’alba, almeno 37 palestinesi sono morti negli attacchi israeliani nella Striscia, di cui 30 a Gaza City. Lo riporta Al Jazeera.
Hamas ha pubblicato il filmato dell’ostaggio Alon Ohel, il secondo da quando è stato preso prigioniero il 7 ottobre 2023. L’Hostages and Missing Families Forum ha chiesto che i media non pubblichino il video finché la famiglia non avrà dato il suo consenso. Hamas ha pubblicato un filmato di Ohel all’inizio di questo mese e la famiglia ha approvato la pubblicazione di un fotogramma del video.
“Questa flottiglia, organizzata da Hamas, è destinata a servire Hamas. Israele non permetterà alle imbarcazioni di entrare in una zona di combattimento attiva e non consentirà la violazione di un blocco navale legittimo”. E’ quanto dichiara in una nota il ministero degli Esteri israeliano, in merito alla spedizione della Global Sumud Flotilla. “Se il reale intento dei partecipanti alla flottiglia è quello di fornire aiuti umanitari e non servire Hamas, Israele invita le imbarcazioni a attraccare al Marina di Ashkelon e a scaricare lì gli aiuti, da dove saranno trasferiti prontamente in maniera coordinata nella Striscia di Gaza”, si legge. Israele esorta i partecipanti a non violare la legge e ad accettare la proposta israeliana per un trasferimento pacifico di eventuali aiuti in loro possesso”, conclude la nota.
Il ministero dell’Interno francese ha registrato, a mezzogiorno di oggi, 52 municipi che hanno issato la bandiera palestinese, nonostante il divieto, nel giorno in cui la Francia si appresta a riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina. Tra questi, Nantes, Stains e Saint-Denis. Un precedente rapporto indicava che alle 9 del mattino 21 comuni avevano issato la bandiera palestinese. Altri comuni hanno in programma di decorare il frontone del proprio municipio questa sera. Lo riporta l’emittente francese Bfmtv.
In occasione del Rosh Hashanah, il Capodanno ebraico, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha ribadito che la Germania dovrebbe essere un “rifugio sicuro” per gli ebrei. “Ma vediamo con vergogna e orrore che dal 7 ottobre l’antisemitismo nel nostro Paese è tornato a farsi più forte, più sfacciato e più violento“, ha dichiarato Merz in un saluto alla comunità ebraica sul quotidiano Jüdische Allgemeine. Merz ha assicurato che il governo tedesco avrebbe fatto tutto il possibile per garantire che gli ebrei potessero vivere in sicurezza e tranquillità nel Paese. Il cancelliere tedesco ha poi affermato di ritenere che sia compito e dovere della società nel suo complesso, nonché del governo tedesco, garantire che gli ebrei potessero iniziare il nuovo anno con rinnovata fiducia e speranza.
Anche Malta annuncerà il riconoscimento formale dello Stato palestinese oggi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Lo ha affermato l’ufficio del primo ministro Robert Abela che aveva annunciato per la prima volta i piani per il riconoscimento di uno Stato palestinese a maggio. Lo riporta il Guardian.
“Droni hanno sorvolato le navi della #GlobalSumudFlotilla. È gravissimo. Chiediamo al governo italiano di garantire sicurezza agli attivisti che tentano di rompere l’assedio illegale imposto da Israele a Gaza. Stanno facendo ciò che l’Europa avrebbe il dovere di fare”. Così sui social Angelo Bonelli parlamentare Avs e co-portavoce di Europa Verde.
Secondo fonti mediche che hanno parlato con Al Jazeera, almeno 18 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza dall’alba. Almeno 14 delle vittime si trovavano a Gaza City.
Il vertice franco-saudita sulla soluzione dei due Stati inizierà oggi alle 15 ora locale (le 21 in Italia) a New York, nella sala riunioni della sede centrale delle Nazioni Unite. L’evento sarà inaugurato dal presidente francese Emmanuel Macron, a cui seguirà un discorso video del principe ereditario saudita Muhammad bin Salman. Successivamente interverrà il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, seguito dalla tedesca Annalena Baerbock, presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Poi prenderanno la parola i capi di Stato o i loro rappresentanti. Secondo un funzionario francese, l’evento dovrebbe durare tre ore e al termine potrebbe essere adottata una dichiarazione congiunta. Lo riporta il Times of Israel.
“Abbiamo più volte ribadito che consideriamo inappropriate le azioni di Israele a Gaza e non vediamo come possano avvicinare il raggiungimento degli obiettivi di rilascio degli ostaggi e del cessate il fuoco. Respingeremo inoltre ogni comportamento in Cisgiordania che minacci la pace e affermiamo con fermezza che qualsiasi tentativo di annessione deve essere abbandonato. Invitiamo Israele a astenersi da tali azioni“. Lo ha dichiarato il portavoce del governo tedesco, Sebastian Hille, in conferenza stampa.
“Riconoscere oggi lo Stato palestinese è l’unico modo per fornire una soluzione politica a una situazione che deve cessare”. Lo ha affermato il presidente della Francia Emmanuel Macron in un’intervista alla Cbs. “Sono stato il primo presidente in Francia ad adottare la definizione di antisemitismo, rendendolo l’equivalente di antisionismo”, ha aggiunto Macron.
“La Germania non ha alcuna intenzione di isolarsi” riguardo alla posizione per il riconoscimento della Palestina. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco, Sebastian Hille, in conferenza stampa. “Il riconoscimento della Palestina può essere uno dei passi alla fine del processo negoziale che deve portare alla soluzione a due Stati”, ha affermato ancora Hille. “Il nostro è un atteggiamento diverso rispetto ai nostri amici e alleati. Ma crediamo che sia possibile arrivare ad una soluzione a due Stati”, ha spiegato poi un portavoce del ministero degli Esteri.
“Continueremo ad agire con determinazione finché non raggiungeremo tutti gli obiettivi della guerra, per garantire il nostro futuro nella nostra meravigliosa terra”. È quanto afferma il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel suo videomessaggio in occasione di Rosh Hashanah, il capodanno ebraico. “E così facendo, apriremo anche la strada all’espansione del cerchio della pace”, aggiunge, “le nostre forze stanno ora operando con grande forza nella Striscia di Gaza per sconfiggere definitivamente Hamas e riportare a casa tutti i nostri ostaggi”. Lo riporta il Times of Israel.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha collegato il graduale instaurarsi delle relazioni diplomatiche tra la Francia e un futuro Stato palestinese al rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas e da altri gruppi militanti a Gaza. Il riconoscimento da parte della Francia dello Stato palestinese è “una decisione simbolica, immediata e politica che dimostra l’impegno della Francia a favore della soluzione dei due Stati”, ha affermato Barrot all’emittente TF1. Ha aggiunto che la sua “attuazione, l’instaurazione di relazioni diplomatiche, sarà graduale e subordinata a una serie di fattori sul campo, tra cui il rilascio degli ostaggi”.
Il ministero dell’Interno francese ha registrato che, alle 9 di questa mattina, 21 municipi avevano issato la bandiera palestinese, nel giorno in cui la Francia si appresta a riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina. Tra questi, ci sono Nantes, Stains e Saint-Denis. Alla fine della settimana, il ministro degli Interni uscente Bruno Retailleau aveva incaricato i prefetti di vietare l’esposizione della bandiera palestinese in nome dei principi di neutralità del servizio pubblico e di non ingerenza nella politica estera francese, competenza esclusiva dello Stato, pena l’avvio di un procedimento amministrativo. Altri municipi hanno in programma di decorare il frontone del proprio municipio questa sera. Lo riporta l’emittente Bfmtv.
Il sindaco di Saint-Denis, nella periferia nord di Parigi, ha affermato che la bandiera palestinese sul municipio è “testimonianza di solidarietà” nei confronti della popolazione di Gaza. Il primo cittadino, Mathieu Hanotin, ha affermato che “in questo terribile momento che viviamo ogni giorno a Gaza”, la bandiera è una “testimonianza di solidarietà internazionale di fronte ai massacri in corso”. Anche città come Rennes, nella Francia occidentale, e diverse città suburbane intorno a Parigi hanno issato la bandiera palestinese, facendo eco all’appello lanciato dal leader socialista Olivier Faure che ha affermato che il riconoscimento da parte della Francia dello Stato palestinese, insieme ad altre nazioni occidentali, è stato “un passo importante verso la possibilità futura di una pace con due Stati”.
Iyad Abu Yousef, vice comandante della polizia navale di Hamas, che aveva partecipato all’attacco del 7 ottobre, è stato ucciso in un recente attacco aereo nella Striscia di Gaza centrale. Lo afferma l’esercito israeliano (Idf). L’attacco in cui è morto Iyad Abu Yousef è stato effettuato dall’aeronautica militare israeliana, sulla base di informazioni fornite dalla Divisione di intelligence navale e dalla Direzione dell’intelligence militare. L’Idf afferma che Abu Yousef durante la guerra ha pianificato imboscate contro le truppe israeliane e si è occupato della sicurezza dei beni di Hamas. “La sua eliminazione costituisce un duro colpo per le capacità della polizia navale di Hamas, che viene utilizzata per raccogliere informazioni sulle nostre forze e per far rispettare il controllo marittimo per l’ala militare dell’organizzazione“, affermano i militari.
“La scorsa notte sono stati avvistati dei droni sopra le imbarcazioni della Global Sumud Flottilla. Torniamo a chiedere al governo italiano di fare tutto il possibile per assicurare l’incolumità degli attivisti che stanno provando a rompere il blocco illegale di aiuti umanitari imposto dal governo israeliano. Stanno facendo quello che dovrebbe fare l’Unione Europea con i governi europei”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein da Soveria Mannelli, prima tappa del viaggio elettorale in Calabria.
Secondo un alto funzionario sanitario, questa mattina l’ospedale da campo giordano nel quartiere sud-occidentale della città di Tal al-Hawa, nel sud della Striscia di Gaza, ha ricevuto l’ordine di evacuare. Il dottor Muneer al-Boush, direttore generale del ministero della Salute di Gaza, ha detto all’Associated Press che l’ospedale ospita almeno 300 pazienti, oltre al personale medico e ai familiari dei pazienti. L’ordine è arrivato quando i residenti hanno segnalato che le truppe israeliane si stavano avvicinando alla struttura. L’esercito israeliano ha già ordinato a tutti i palestinesi di Gaza City di dirigersi a sud, verso la parte centrale e meridionale della Striscia di Gaza. Ha comunicato agli operatori umanitari tramite messaggi privati che tutti i siti umanitari, a eccezione degli ospedali, devono essere evacuati.
L’esercito israeliano ha emesso un nuovo ordine di evacuazione forzata per una scuola di Gaza City, che ospita centinaia di sfollati palestinesi fuggiti dalle loro case nella zona orientale della città. Lo riporta Al Jazeera. “La situazione sta diventando ancora più grave perché queste persone non hanno un posto dove rifugiarsi e gli alti costi di trasferimento e di spostamento verso sud sono molto alti e insostenibili per centinaia di palestinesi sfollati”, ha detto Ibrahim al-Khalili di Al Jazeera, “la situazione sta diventando ancora più grave e caotica alla luce di questi primi ordini di evacuazione”. “Ci hanno detto che avevamo sei o sette ore per evacuare rapidamente la scuola”, ha raccontato Najwa Musabeh, una donna sfollata, “viviamo così da due anni. Non abbiamo soldi per continuare a muoverci. Abbiamo lasciato indietro i nostri averi, e persino i miei figli. Non so dove siano o dove siano andati. Non sappiamo dove stiamo andando, ma non lasceremo Gaza. Non abbiamo nessun altro posto dove andare”.
Il valico di Allenby tra la Giordania e la Cisgiordania ha riaperto quattro giorni dopo l’attacco con sparatoria e accoltellamento. Lo afferma l’Autorità aeroportuale israeliana in una nota. Tuttavia, il valico rimane chiuso alle spedizioni di aiuti umanitari in rotta verso la Striscia di Gaza, finché non sarà completata l’indagine giordana sull’attacco di giovedì scorso – in cui un autista di un camion di aiuti umanitari ha ucciso due militari israeliani – e finché non saranno aggiornate le procedure di ispezione per gli autisti giordani. Lo riporta il Times of Israel.
L’ambasciatore palestinese presso le Nazioni Unite, Riad Mansour, ha fatto riferimento al riconoscimento di uno Stato palestinese da parte di Regno Unito, Canada, Australia e Portogallo, definendolo un “passo storico”. Mansour ha anche chiesto di “intensificare le misure concrete contro Israele, in modo che Netanyahu e il suo governo si inginocchino e rispondano alla volontà del mondo e alla volontà del popolo”. Lo riporta Ynet.
Secondo fonti mediche contattate da Al Jazeera Arabic, dall’alba le forze israeliane hanno ucciso almeno 11 palestinesi nella Striscia di Gaza, tra cui sette persone uccise a Gaza City. Gli ultimi decessi sono stati registrati presso l’ospedale dei martiri di Al-Aqsa nella città di Deir el-Balah, dove sono stati trasportati due corpi e alcuni feriti dopo che un attacco aereo israeliano ha colpito una tenda per sfollati nella zona di al-Sawarha, a sud-ovest di Nuseirat, nella parte centrale di Gaza. Separatamente, due persone sono state uccise in un attacco di droni israeliani nel quartiere di Tal al-Hawa, a sud-ovest di Gaza City.
“Ieri sera a poco più di duecento miglia dalla costa di Porto Palo (in Sicilia, ndr) si è manifestata in maniera visibile una presenza di droni costante sopra le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. Li abbiamo visti chiaramente anche dalla nostra imbarcazione, la Karma. Non è noto che origine abbiano e per quale motivo abbiano volato per diverse ore della notte sopra le nostre teste. Possiamo solo auspicare che non si tratti di una forma di avvertimento o intimidazione per rallentare o addirittura fermare la missione umanitaria. Facciamo appello ai governi europei affinché vigilino perché questo non accada. Nessuno tocchi la Flotilla”. Così una nota degli esponenti del Pd, Arturo Scotto e Annalisa Corrado, che sono a bordo della Flotilla.
In vista del dibattito dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha chiesto un cessate il fuoco a Gaza e l’avvio di un processo che porti alla soluzione dei due Stati tra Israele e Palestina. “Per la Germania, il riconoscimento di uno Stato palestinese avverrà probabilmente alla fine del processo“, ha detto Wadephul prima della partenza. Tuttavia, un processo negoziale corrispondente deve “iniziare ora”. “Uno Stato palestinese è il nostro obiettivo“, ha continuato Wadephul: “Non c’è altra via se non quella della soluzione a due Stati. Tuttavia, uno Stato palestinese deve essere raggiunto attraverso i negoziati“. Prima del dibattito all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri tedesco prevede di partecipare a una conferenza organizzata da Francia e Arabia Saudita a New York questo pomeriggio per rafforzare la soluzione a due Stati tra Israele e palestinesi. Nella sua dichiarazione, Wadephul ha anche sottolineato che “due anni dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, non si intravede ancora una via d’uscita dal conflitto”. “Ciò di cui la regione ha bisogno ora è un cessate il fuoco immediato, un aumento significativo degli aiuti umanitari per la popolazione di Gaza e il rilascio immediato e incondizionato degli ostaggi”, ha chiesto il ministro degli Esteri di Berlino. Ha nuovamente condannato l’attuale offensiva israeliana a Gaza City definendola “completamente sbagliata”.
Arabia Saudita e Qatar hanno rilasciato dichiarazioni in cui accolgono con favore la decisione di Regno Unito, Canada, Australia e Portogallo di riconoscere lo Stato Palestinese. Lo riporta il Times of Israel. I sauditi affermano che il riconoscimento sottolinea l’impegno dei paesi occidentali per avviare un processo di pace e invita altri paesi a fare lo stesso, mentre il Qatar afferma che il riconoscimento dello Stato da parte dei paesi occidentali supporti gli sforzi per raggiungere una pace duratura nella regione.

