Il capo di stato maggiore dell’Idf, tenente generale Eyal Zamir, ha approvato le linee generali della prossima offensiva militare per conquistare Gaza City. Lo affermano le stesse forze armate israeliane spiegando che il “concetto principale del piano offensivo dell’Idf a Gaza” è stato discusso durante un incontro che Zamir ha tenuto questa mattina con il General Staff Forum, insieme ad altri ufficiali e rappresentanti dello Shin Bet. Inoltre – viene spiegato ancora – “è stato presentato e approvato il concetto principale del piano per i prossimi passi nella Striscia di Gaza, in conformità con le direttive della leadership politica”.
Il riferimento è all’offensiva ordinata dal governo contro Hamas a Gaza City, che non dovrebbe però iniziare immediatamente. L’Idf ha fatto sapere che Zamir, durante l’incontro, “ha sottolineato l’importanza di migliorare la prontezza delle forze e la preparazione per la chiamata alle armi della riserva, svolgendo al contempo corsi di aggiornamento e fornendo un po’ di respiro ai soldati in vista delle prossime missioni”.
“Nella ricerca di un’alternativa alla vittoria, è emersa questa idea: quella che chiamano una ‘soluzione politica’, che non è altro che un altro termine per indicare sconfitta e resa. Questo non accadrà. Non sarà”. Così il primo ministro Benjamin Netanyahu durante il discorso di apertura di un evento ospitato dal notiziario Newsmax a Gerusalemme. Netanyahu ha affermato che nel corso degli anni le Forze di difesa israeliane hanno “sistematicamente” abbandonato il loro impegno per la “vittoria”, affermando che alcuni ex alti ufficiali militari hanno ceduto alle pressioni globali e hanno abbracciato soluzioni politiche inadeguate rispetto al successo militare. “Abbiamo ottenuto grandi vittorie… contro Hamas, contro Hezbollah, contro il regime omicida di Assad in Siria, contro l’Iran e anche in altri campi”, afferma Netanyahu. “Lo abbiamo fatto perché abbiamo combattuto insieme… l’IDF, il Mossad e lo Shin Bet – ognuno nel suo campo, ognuno nel suo settore e in stretta collaborazione – hanno svolto un lavoro straordinario sotto la guida della leadership politica”. Netanyahu si rivolge poi agli “ex funzionari che un tempo guidavano i rami della sicurezza di Israele”, senza specificare il loro nome, ricordando di aver prestato servizio o lavorato con molti di loro durante i suoi 18 anni da primo ministro e di aver nutrito “grande apprezzamento” per il loro coraggio e sacrificio.
È salito a 81 morti il bilancio delle vittime palestinesi uccise in attacchi di Israele a Gaza dall’alba di oggi. Lo riporta Al-Jazeera citando fonti ospedaliere, precisando che 45 di questi sono stati registrati a Gaza City.
Il capo dei servizi segreti egiziani, il maggiore generale Hassan Rashad, ha incontrato mercoledì una delegazione di Hamas guidata da Khalil al-Hayya, giunta ieri al Cairo, per discutere le modalità per far avanzare i negoziati di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo riporta l’emittente Al-Qahera News, citando una fonte egiziana ben informata, aggiungendo che Hamas, durante l’incontro, ha espresso il proprio desiderio di tornare rapidamente ai negoziati per il cessate il fuoco e raggiungere la calma, sottolineando che Hamas apprezza gli sforzi egiziani per portare aiuti nella Striscia di Gaza e fornire soccorso alla popolazione. La fonte ha confermato che l’Egitto sta intensificando i contatti con tutte le parti per raggiungere un cessate il fuoco come preludio alla fine della guerra.
“Sono tanto preoccupato” per la situazione nella Striscia di Gaza, “bisogna guardare la crisi umanitaria: non si può continuare così. Riconosciamo la violenza del terrorismo e rispettiamo i tanti che sono morti, e anche gli ostaggi bisogna liberarli, questo sì. Ma anche le tante” persone “che veramente stanno morendo di fame”. Lo dice Papa Leone XIV al suo arrivo a Castel Gandolfo, intercettato dai giornalisti.
E’ salito a 60 il bilancio delle vittime dei raid israeliani a Gaza dall’alba. Lo riferisce Al Jazeera citando fonti mediche dell’enclave. Almeno 25 dei morti erano persone in attesa di aiuti.
Le forze armate tedesche (Bundeswehr) hanno finora paracadutato 192 tonnellate di aiuti umanitari sulla Striscia di Gaza. Una portavoce del ministero della Difesa a Berlino ha dichiarato che sono stati effettuati 18 voli. Altri due voli sono previsti per mercoledì. I rifornimenti di soccorso sono stati sganciati su 386 pallet da aerei da trasporto A400M e dovrebbero atterrare in zone di lancio designate. La portavoce ha affermato che è in atto una gestione completa del rischio per evitare che le persone a terra vengano colpite. “In particolare, vengono utilizzate immagini satellitari, che possono, ad esempio, portare al rifiuto di zone di lancio”, ha affermato la portavoce. In un caso, il paracadute su un pallet non si è aperto. Non si sono registrati feriti a terra. La Bundeswehr prevede di continuare gli aiuti, organizzati congiuntamente con altri Paesi, per almeno un’altra settimana. La situazione verrà poi rivalutata. Le organizzazioni umanitarie guardano all’intera vicenda con scetticismo, sebbene sia meglio di niente, citando costi elevati e quantità limitate. A marzo, Israele ha imposto un blocco quasi totale degli aiuti umanitari alla Striscia di Gaza , dove è in corso una guerra contro il gruppo islamista Hamas. Il blocco è stato allentato in seguito alle crescenti critiche internazionali. Martedì, i rappresentanti di 26 stati occidentali e la Commissione europea hanno nuovamente fatto pressione su Israele affinché consentisse l’invio di aiuti alla Striscia di Gaza. “Una carestia si sta diffondendo sotto i nostri occhi”, si legge nella dichiarazione.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha affermato che Israele “non permetterà” l’attuazione della soluzione dei due Stati e sollecita i Paesi che desiderano la creazione di uno Stato palestinese a “farlo all’interno del proprio territorio”. “Uno Stato palestinese nel cuore della terra di Israele sarebbe una soluzione per coloro che cercano di distruggerci. Non permetteremo che ciò accada”, ha dichiarato in un briefing da Gerusalemme ai giornalisti della rete Newsmax e di altre testate statunitensi, secondo una dichiarazione del suo ufficio. “Se grandi paesi come la Francia e il Canada desiderano creare uno Stato palestinese all’interno del proprio territorio, possono farlo: hanno molto spazio. Ma qui, in terra d’Israele, ciò non accadrà”, ha aggiunto. Secondo Saar “la creazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967, con capitale a Gerusalemme Est, a breve distanza da qui, metterebbe in grave pericolo i centri abitati di Israele e spingerebbe Israele verso confini indifendibili”. Pertanto una “mossa” di questo tipo sarebbe “suicida” per lo Stato ebraico.
La premier Giorgia Meloni, secondo quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, sta seguendo le operazioni che prevedono per oggi in serata il rientro dei tre C-130 con 31 piccoli pazienti e 86 accompagnatori, per un totale di 117 persone, decollati l’altro ieri dall’Italia con destinazione Cairo e Ramon (Eilat). Si tratta, spiegano le stesse fonti, dell’operazione più rilevante finora realizzata, sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio, nell’ambito delle azioni umanitarie assicurate dall’Italia per aiutare la popolazione civile di Gaza. Con l’operazione che si conclude oggi saranno 580 le persone giunte in Italia con evacuazioni sanitarie, tra 181 pazienti e 399 accompagnatori. I velivoli atterreranno negli scali di Milano Linate, Ciampino e Pisa, dopo di che i pazienti saranno indirizzati alle strutture sanitarie disponibili più idonee, mentre i loro accompagnatori saranno assistiti dalle Prefetture. Le operazioni coordinate dalla Presidenza del Consiglio coinvolgono i Ministeri della Difesa, degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, dell’Interno e il Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con l’Oms e nell’ambito del Meccanismo europeo di protezione civile.
Uno striscione appeso su un ponte di Tel Aviv che chiedeva il rilascio degli ostaggi israeliani a Gaza è stato deturpato da graffiti che denunciano gli “assassini di sinistra degli ebrei”, lo riporta l’emittente pubblica Kan. Lo striscione, appeso su un ponte che domina il fiume Yarkon, invitava all’attivismo “finché non verrà liberato l’ultimo ostaggio”. “Le famiglie degli ostaggi hanno accolto la notizia con profondo shock. Gli ostaggi non sono uno strumento politico”, ha affermato l’Hostages and Missing Families Forum, che rappresenta i parenti della maggior parte degli ostaggi tenuti prigionieri da Hamas a Gaza.
Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha affermato che il primo ministro Benjamin Netanyahu dovrebbe sostituire il capo di stato maggiore dell’Idf Eyal Zamir se non licenzierà immediatamente i suoi consiglieri. “Se non annuncia immediatamente che sostituirà la sua cerchia politica di estrema sinistra, invito il primo ministro a sostituirlo immediatamente con un candidato che si batta per la vittoria, non con uno che, insieme ai suoi consiglieri, lavora per indebolire la leadership politica”, ha detto Ben Gvir citato dal Times of Israel.
Almeno 39 cittadini palestinesi sono rimasti uccisi nei raid effettuati dalle forze armate israeliane su Gaza a partire dall’amba. Lo riportano fonti mediche citate da Al Jazeera. Almeno 19 dei morti erano persone in cerca di aiuto uccise dalle forze israeliane, hanno detto le fonti.

