Discutendo del piano dell’esercito israeliano di conquistare la Striscia di Gaza, il premier Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele permetterà alla popolazione di andarsene prima dell’ingresso dell’esercito. “Gaza City, nella Striscia di Gaza centrale, è l’ultima roccaforte di Hamas“, ha affermato in un’intervista a i24 News, ripresa da Haaretz. Netanyahu ha poi detto che ai residenti dovrebbe essere consentito di lasciare la Striscia di Gaza se lo desiderano, come è accaduto durante altre guerre, come in Siria, Ucraina e Afghanistan. Ai Paesi che vogliono aiutare i palestinesi “aprite le porte”, ha detto.
L’Egitto sta collaborando con il Qatar e gli Stati Uniti per una tregua di 60 giorni a Gaza, nell’ambito dei rinnovati sforzi per porre fine alla guerra tra Israele e Hamas. “Stiamo attualmente compiendo grandi sforzi in piena collaborazione con i qatarioti e gli americani”, ha affermato il ministro degli Esteri egiziano Abdel-Ati durante una conferenza stampa al Cairo, citata da Sky News Arabia. “L’obiettivo principale è tornare alla prima proposta, ovvero un cessate il fuoco di 60 giorni, con il rilascio di alcuni ostaggi e di alcuni prigionieri palestinesi e l’ingresso senza impedimenti e incondizionato di aiuti umanitari e medici a Gaza”. La bozza di accordo, ha aggiunto, prevede che la Striscia di Gaza sia amministrata per un periodo di sei mesi da 15 tecnocrati palestinesi sotto la supervisione dall’Autorità Nazionale Palestinese. Il ministro degli Esteri ha poi criticato i tentativi di Israele di espellere i palestinesi. “Non esiste alcuna giustificazione legale o morale per espellere i palestinesi dalla loro terra. Se ciò accadesse, non torneranno mai più. Israele vuole solo dare loro un biglietto d’uscita”.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato di ritenere che la possibilità di un accordo parziale di cessate il fuoco e rilascio di ostaggi con Hamas “sia ormai superata”. In un’intervista al canale televisivo i24, ripresa da Times of Israel, il premier ha citato la dichiarazione di ieri del presidente Usa Donald Trump, secondo cui Hamas non è pronta a un accordo. “Avete sentito il presidente Trump”, ha detto Netanyahu rispondendo alla domanda se la possibilità di raggiungere un accordo parziale di cessate il fuoco e rilascio di ostaggi sia ancora aperta. “Penso che sia ormai alle nostre spalle”. “Abbiamo fatto di tutto», ha aggiunto, senza entrare nei dettagli. “Siamo andati molto avanti. Ci è diventato chiaro che ci stanno solo ingannando”. “In ogni caso, molti ostaggi, sia vivi che morti, resteranno nelle loro mani”, ha continuato, riferendosi probabilmente a una proposta precedente di accordo parziale, che avrebbe garantito la liberazione di 10 ostaggi vivi e delle salme di altri 18. “Voglio tutti, sia i vivi che i caduti”, ha dichiarato Netanyahu
Una delegazione di madri di ostaggi, prigionieri di Hamas da oltre 670 giorni, ha incontrato oggi a Ginevra, in Svizzera, la Presidentessa del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Mirjana Spoljaric Egger. Le madri, accompagnate da rappresentanti del Ministero della Salute e dall’Ambasciatore d’Israele presso le Nazioni Unite a Ginevra, hanno consegnato alla Presidentessa della Croce Rossa un rapporto speciale del Ministero della Salute sulle condizioni mediche e psicologiche degli ostaggi che hanno fatto ritorno, sottolineando l’urgenza di agire per migliorare la situazione degli ostaggi ancora detenuti da Hamas e di intervenire immediatamente per la loro liberazione e il loro ritorno a casa. La delegazione delle madri – si legge in una dichiarazione – si è recata a Ginevra nell’ambito di un’iniziativa congiunta del Ministero degli Affari Esteri, dell’Ufficio per gli Ostaggi, i Rimpatriati e i Dispersi presso l’Ufficio del Primo Ministro, del Ministero della Difesa e del Ministero della Salute
Gli aerei degli Emirati Arabi Uniti, della Germania, del Belgio, della Francia e dell’Italia hanno sganciato oggi 97 pallet di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Lo riferisce l’Idf. Ogni pallet contiene circa una tonnellata di cibo.
L’Italia ha sottoscritto oggi, insieme all’Unione Europea e ad un gruppo di Stati membri, al Regno Unito, al Canada e ad altri partner, un appello urgente alle autorità di Israele affinché venga concesso il pieno accesso a Gaza a tutti gli aiuti e venga garantito agli operatori umanitari e alle Ong di proseguire in sicurezza il loro impegno per la distribuzione di cibo a favore della popolazione civile nella Striscia. Lo riporta la Farnesina in una nota. La situazione umanitaria, viene riferito nella dichiarazione congiunta, richiede azioni urgenti, rafforzando l’impegno umanitario a favore di Gaza. Già nelle scorse settimane, nei vari contatti con il Governo israeliano, l’Italia aveva sollecitato un’apertura agli aiuti e si era impegnata per moltiplicare gli sforzi a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione della Striscia.
“La sofferenza umanitaria a Gaza ha raggiunto livelli inimmaginabili. La carestia si sta consumando sotto i nostri occhi. È necessario intervenire con urgenza per fermare e invertire la tendenza alla fame. Lo spazio umanitario deve essere protetto e gli aiuti non devono mai essere politicizzati”. Lo scrivono in una dichiarazione congiunta 27 partner internazionali, tra cui 21 paesi europei, l’Alta Rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, e due commissarie europee. “Tuttavia, a causa dei nuovi requisiti restrittivi per la registrazione, le ONG internazionali essenziali potrebbero essere costrette a lasciare immediatamente i territori palestinesi occupati, il che peggiorerebbe ulteriormente la situazione umanitaria. Chiediamo al governo israeliano di autorizzare tutte le spedizioni di aiuti delle ONG internazionali e di sbloccare l’operatività degli attori umanitari essenziali. È necessario adottare misure immediate, permanenti e concrete per facilitare un accesso sicuro e su larga scala alle Nazioni Unite, alle ONG internazionali e ai partner umanitari. Tutti i valichi e le rotte devono essere utilizzati per consentire un afflusso massiccio di aiuti a Gaza, compresi cibo, forniture alimentari, ripari, carburante, acqua potabile, medicinali e attrezzature mediche. Non deve essere usata la forza letale nei luoghi di distribuzione e i civili, gli operatori umanitari e il personale medico devono essere protetti”, si legge nella dichiarazione siglata dai ministri degli Esteri di Australia, Belgio, Canada, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Islanda, Irlanda, Giappone, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito, insieme a Kallas e alla commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Suica, e la commissaria per la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib. “Siamo grati agli Stati Uniti, al Qatar e all’Egitto per i loro sforzi nel promuovere un cessate il fuoco e perseguire la pace. Abbiamo bisogno di un cessate il fuoco che possa porre fine alla guerra, affinché gli ostaggi siano liberati e gli aiuti possano entrare a Gaza via terra senza ostacoli”, concludono.
Solo 2.940 ultraortodossi sono stati arruolati nell’esercito nel 2024, ben al di sotto dell’obiettivo di 4.800 fissato dalle Forze di Difesa israeliane. Lo ha riferito ai parlamentari il generale di brigata Shay Tayeb, capo della Divisione Pianificazione e Gestione del Personale della Direzione del Personale dell’Idf. Lo riporta Times of Israel.Testimoniando davanti alla Commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset, Tayeb ha sottolineato che il numero “è molto più alto” rispetto alla media annuale precedente di 1.800 soldati haredi, ma resta “lontano dal nostro obiettivo di 4.800, e ancora più distante dalle necessità dell’esercito”. Attualmente, circa 80.000 uomini haredi tra i 18 e i 24 anni sono idonei al servizio militare ma non si sono arruolati. L’esercito ha dichiarato di trovarsi in carenza di personale e di avere bisogno di circa 12.000 nuovi soldati, di cui 7.000 destinati a reparti da combattimento
L’ambasciatore israeliano in Germania, Ron Prosor, ha criticato la decisione del cancelliere Friedrich Merz di interrompere la fornitura di determinati equipaggiamenti militari a Israele. In un’intervista a Welt Tv, Prosor ha dichiarato: “Questa decisione ha riportato gli ostaggi a casa o li ha avvicinati di più? Questa decisione ha effettivamente avvicinato un cessate il fuoco? La risposta è: no”. Ora si discute del “disarmo di Israele”, ma “questa è una festa per Hamas”, ha affermato il diplomatico. Merz ha annunciato venerdì che la Germania non approverà, per il momento, alcuna esportazione di equipaggiamento militare che potrebbe essere utilizzato nella guerra di Gaza. La Cancelleria ha reagito all’annuncio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sull’occupazione della città di Gaza.
Il ministero della Salute di Israele ha pubblicato un rapporto, che sarà inoltrato al presidente della Croce Rossa, sui danni fisici e mentali subiti da 12 degli ostaggi liberati all’inizio di quest’anno. Il rapporto traccia un quadro di gravi modelli di abuso, negligenza medica e condizioni subumane che costituiscono tortura e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Lo riporta il Times of Israel. Il Ministero chiede che siano forniti immediatamente cibo, acqua e cure mediche ai rapiti che si trovano ancora nelle mani di Hamas a Gaza. Un’analisi delle condizioni mediche degli ostaggi ancora tenuti prigionieri dimostra che sono “in pericolo immediato e che ogni giorno in più aumenta il rischio di danni irreversibili alla loro salute fisica e mentale”.
Il governo spagnolo ha condannato l’attacco israeliano che ha causato la morte di sei giornalisti a Gaza e ha sottolineato che “gli attacchi contro i giornalisti costituiscono una grave violazione del diritto internazionale umanitario che non deve rimanere impunita”. “Quasi 200 giornalisti sono morti nella Striscia dall’inizio del conflitto. Il diritto all’informazione è essenziale per garantire la libertà di espressione e l’accesso all’informazione di tutti i cittadini”, ha rimarcato Madrid in una nota diramata dal ministero degli Esteri.
Negli ultimi mesi, si è svolto un processo in segreto per nominare nuovo governatore di Gaza Samir Halila, un importante uomo d’affari palestinese. Lo riporta Ynet, citando persone coinvolte nella questione, nonché secondo i documenti presentati al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Si tratta di un tentativo di portare nella Striscia una persona che opererà sotto l’egida della Lega Araba, che sarà accettabile per Israele e gli Stati Uniti e che consentirà il ‘day after’ della guerra. Halila è sostenuto, tra gli altri, da un controverso lobbista, l’israeliano Ari Ben-Menashe, che opera dal Canada. Secondo lui, l’iniziativa ha acquisito slancio nelle ultime settimane, in parte grazie agli incontri che si sono tenuti sulla questione negli Stati Uniti e ai contatti che Halila ha avuto in Egitto.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto oggi una conversazione telefonica con il Principe Ereditario e Primo Ministro dell’Arabia Saudita, S.A.R. Mohamed bin Salman Al Saud. La conversazione, informa una nota di palazzo Chigi, ha permesso di condividere gli ultimi sviluppi del conflitto a Gaza nonché i principali temi della collaborazione bilaterale. Con riferimento alla situazione a Gaza, si legge, “i due leader hanno espresso preoccupazione per le più recenti decisioni israeliane che appaiono andare verso un’ulteriore escalation militare, sottolineando l’opportunità di giungere, senza ulteriori ritardi, alla cessazione delle ostilità per porre fine alla drammatica situazione umanitaria della Striscia e avviare la ricostruzione di Gaza dove”, ha sottolineato la premier, “il ruolo delle Nazioni arabe resta fondamentale”. Nel concordare che solo un processo politico verso una soluzione dei due Stati potrà condurre ad una pace giusta e di lungo periodo, Meloni ha evidenziato, come già fatto ieri al presidente Abbas, “la necessità che Hamas rilasci immediatamente e incondizionatamente gli ostaggi e accetti di non poter avere un ruolo nel futuro della Striscia”. Il colloquio telefonico ha infine costituito l’occasione per riaffermare la comune volontà di approfondire la collaborazione bilaterale in tutti gli ambiti di comune interesse, a partire dalla piena attuazione del partenariato strategico tra Roma e Riad lanciato in occasione della visita del Presidente del Consiglio ad Al-Ula nello scorso gennaio.
Alla riunione dei ministri degli Esteri di ieri, “c’è stato un consenso assoluto sulla necessità di urgenza, sull’importanza di portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, ma anche sulla necessità di garantire che le ONG internazionali che incontrano ostacoli amministrativi siano ammesse e pienamente autorizzate a farlo. Ma questa non può essere l’unica soluzione, serve una soluzione che soddisfi le esigenze della popolazione e, naturalmente, il cessate il fuoco, che è assolutamente necessario per garantire anche il rilascio degli ostaggi rimasti, ma anche la soluzione negoziata dei due Stati è un punto importante, perché per noi, come posizione dell’UE, la pace nella regione implica un’Autorità Palestinese vitale”. Lo afferma la portavoce della Commissione europea, Anitta Hipper, nel briefing quotidiano con la stampa. “Sono stati compiuti progressi rispetto a quanto era stato fatto in precedenza, anche grazie agli sforzi dell’Alta Rappresentante nel suo dialogo diplomatico con le autorità israeliane. È in costante contatto con le autorità israeliane e con il Ministro degli Esteri, e stiamo cercando di garantire che Israele rispetti tutti gli impegni senza ulteriori indugi”, riferisce.
Nelle ultime 24 ore almeno 89 palestinesi, tra cui 31 richiedenti aiuti, sono morti e 513 sono stati feriti negli attacchi israeliani a Gaza. Lo riferisce il ministero della Salute dell’enclave, citato da Al Jazeera. Undici corpi, ha aggiunto, sono stati recuperati anche dalle macerie dei precedenti attacchi israeliani.
“La commissaria Lahbib era presente” alla riunione urgente dei ministri degli Esteri di ieri e “ha informato gli Stati membri sulla situazione umanitaria a Gaza. È necessario dire che ci sono progressi, ma siamo ben lontani da uno scenario ideale ed è ancora insufficiente. Israele sta imponendo alcune questioni amministrative e restrizioni alle Ong e ai nostri partner” e “tutto ciò sta creando sempre più ostacoli nella distribuzione degli aiuti. Quindi, questo complica ulteriormente la situazione”. Per quanto riguarda “i lanci aerei di aiuti, sono spettacolari ma non una soluzione. I lanci aerei possono essere pericolosi, minano la dignità e non sono la soluzione alla situazione attuale a Gaza. Ciò di cui c’è bisogno è un accesso completo per poter fornire aiuti su una scala molto più ampia”. Lo riferisce una portavoce della Commissione europea nel corso del briefing quotidiano con la stampa.
Il ministero della Salute di Gaza ha registrato “cinque decessi dovuti a carestia e malnutrizione nelle ultime 24 ore, tra cui due bambini”. Ciò porta il numero totale di decessi correlati alla fame registrati dal 7 ottobre 2023 a 227, di cui 103 bambini. Il complesso medico Nasser ha inoltre confermato la morte di Jamal Fadi al-Najjar, bimbo di 6 anni deceduto a causa di una malattia causata dalla fame nella città di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Lo riporta Al Jazeera.
Il Coordinatore israeliano delle attività governative nei territori (COGAT) sostiene che Hamas abbia gonfiato il numero di morti a Gaza per malnutrizione e che la maggior parte di coloro che sono stati accertati come deceduti soffriva di patologie preesistenti. Il COGAT afferma che funzionari della sicurezza israeliani ed esperti medici hanno condotto un’analisi delle affermazioni di Hamas sulla carestia a Gaza, sottolineando di aver scoperto che il gruppo palestinese ha condotto “una campagna orchestrata come parte di uno sforzo più ampio per screditare lo Stato di Israele e ottenere vantaggi politici”. “L’analisi approfondita ha rilevato un divario significativo tra il numero di decessi attribuiti alla malnutrizione, come riportato dal ministero della Salute di Hamas, e i casi documentati e pubblicati con tutti i dettagli identificativi sui media e sui social”, denuncia il COGAT. “L’analisi caso per caso dei decessi pubblicati mostra che la maggior parte di coloro che presumibilmente muoiono per malnutrizione presentava condizioni mediche preesistenti che hanno portato al deterioramento della loro salute, indipendenti dal loro stato nutrizionale”, aggiunge il Cogat, come riporta il Times of Israel, “è stato inoltre scoperto che alcuni avevano ricevuto cure mediche in Israele prima della guerra. Ciò indica che i casi documentati non rappresentano la condizione della popolazione generale nella Striscia di Gaza, ma piuttosto presentano selettivamente casi estremi che coinvolgono patologie preesistenti”.
Il reporter di Al Jazeera Anas al-Sharif, ucciso a Gaza assieme ad altri giornalisti, “era un agente attivo dell’ala militare di Hamas”. Lo scrive su X il portavoce internazionale delle Forze israeliane di difesa (Idf) Nadav Shoshani. “Inoltre, riceveva contemporaneamente uno stipendio dal gruppo terroristico di Hamas e dai suoi sostenitori, Al-Jazeera”, ha aggiunto. “Quello che abbiamo presentato pubblicamente è solo una piccola parte declassificata delle nostre informazioni su al-Sharif prima dell’attacco. Queste informazioni sono state ottenute durante le operazioni di terra a Gaza in due località separate”.

