Anas al-Sharif, il testamento del reporter di Al Jazeera ucciso a Gaza: “Vi lascio la Palestina”

Anas al-Sharif, il testamento del reporter di Al Jazeera ucciso a Gaza: “Vi lascio la Palestina”
Anas al-Sharif (AP Photo/Nasser Nasser)

Condanna unanime per la morte dei reporter. Meloni sente Abbas

La morte di sei operatori dell’informazione a Gaza a causa di un raid israeliano scatena le polemiche dell’opinione pubblica mondiale nei confronti dello Stato ebraico. A fare notizia è soprattutto l’uccisione del reporter e volto noto di Al-Jazeera nella Striscia, Anas al-Sharif.

Anas al-Sharif obiettivo del raid

Era proprio il 28enne infatti l’obiettivo del raid israeliano. Secondo il governo di Benjamin Netanyahu l’uomo “si spacciava per giornalista” ma in realtà era “capo di una cellula terroristica di Hamas” che “promuoveva attacchi missilistici contro civili israeliani e truppe dell’Idf”. Una versione totalmente smentita dall’emittente qatarina secondo cui l’assassinio di al-Sharif è “un tentativo disperato di mettere a tacere le voci che denunciavano l’imminente sequestro e occupazione di Gaza”.

La dura replica del Qatar e la condanna di Tajani

Durissimo il commento del Qatar. Lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, primo ministro e ministro degli Esteri di Doha ha parlato di un “crimine che va oltre ogni immaginazione”. L’uccisione di Al-Sharif è stata stigmatizzata anche dall’Onu, secondo cui si tratta “di una grave violazione del diritto internazionale umanitario”.

Disapprovazione è stata espressa anche dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Il titolare della Farnesina nel corso del suo intervento durante la riunione in videocall del Consiglio Esteri della Ue ha parlato di “attacco inaccettabile” nei confronti dei giornalisti.

Il testamento di Al-Sharif: “Vi affido la Palestina”

Al-Sharif sapeva di essere nel mirino delle forze armate israeliane tanto da aver lasciato un testamento che nelle scorse ore è stato pubblicato sui social. “Se queste mie parole vi giungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce. Ho vissuto il dolore in ogni suo dettaglio e ho assaporato la perdita più e più volte. Eppure, non ho mai esitato un solo giorno a trasmettere la verità così com’è, senza distorsioni o falsificazioni”, aveva scritto.

Benjamin Netanyahu è comunque intenzionato ad andare avanti con il suo piano affermando che Israele “si sta avvicinando” alla fine della guerra a Gaza. Nella Striscia, ha denunciato l’Unicef, la situazione è sempre più drammatica con quasi 12mila che solo nel mese di luglio sono stati identificati con malnutrizione acuta. “Si tratta del dato mensile più alto mai registrato”, ha affermato l’Unicef spiegando che il ritmo del deterioramento della situazione è “allarmante” e richiede “una risposta urgente e su larga scala”.

La telefonata tra Meloni e Abbas

La questione umanitaria è stata affrontata anche nella telefonata avvenuta fra la premier Giorgia Meloni e Mahmoud Abbas. Il presidente palestinese ha espresso apprezzamento per il ruolo dell’Italia nel sostegno umanitario da lui definito “fondamentale”. Meloni dal canto suo ha espresso “profonda preoccupazione per le recenti decisioni israeliane che appaiono andare verso un’ulteriore escalation militare” e confermato che “l’Italia è pronta a fare la sua parte per la stabilizzazione e la ricostruzione di Gaza, riaffermando la necessità di lavorare a un processo politico che conduca ad una pace giusta e duratura in Medio Oriente attraverso la soluzione dei due Stati”.

Il caso di Don Capovilla

Nel frattempo in Israele è stato fermato don Nandino Capovilla. Il sacerdote italiano è stato bloccato in entrata nel Paese all’aeroporto di Tel Aviv e fatto oggetto di un decreto di espulsione. Don Capovilla, sacerdote di Pax Christi, era in viaggio per la Terrasanta assieme a un gruppo di pellegrini cristiani in arrivo da Roma e da Venezia. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha chiesto ai diplomatici dell’ambasciata d’Italia di seguire il caso con le autorità israeliane. 

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