La Francia annuncia che riconoscerà lo Stato di Palestina e scatena reazioni a catena. “Fedele al suo storico impegno per una pace giusta e duratura in Medioriente, ho deciso che la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina. Ne farò l’annuncio solenne all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il prossimo settembre” ha comunicato su X il presidente francese Emmanuel Macron.
Il premier britannico Keir Starmer ha lasciato intendere che il governo britannico non riconoscerà a breve lo Stato palestinese. La dichiarazione arriva dopo un incontro con il presidente francese Emmanuel Macron – che ha affermato che la Francia riconoscerà lo Stato palestinese entro la fine dell’anno – e dopo che oltre 200 deputati britannici hanno firmato una lettera chiedendo al governo di fare lo stesso. Starmer, riporta la Bbc, ha dichiarato che lui e i suoi alleati stanno “lavorando a un percorso verso la pace nella regione” e ai “passaggi concreti necessari per trasformare il cessate il fuoco, oggi così disperatamente necessario, in una pace duratura”. Il premier ha aggiunto di essere “inequivocabile” nel ritenere che “il riconoscimento di uno Stato palestinese debba essere uno di questi passaggi”, ma che questo “deve far parte di un piano più ampio che porti, in ultima analisi, a una soluzione a due Stati e a una sicurezza duratura per palestinesi e israeliani”. “Questo è il modo per fare in modo che sia uno strumento di massima efficacia per migliorare la vita di chi soffre che, naturalmente, rimane sempre il nostro obiettivo finale”, ha aggiunto.
Una lettera congiunta, firmata da 221 parlamentari britannici provenienti da tutti gli schieramenti politici, chiede al governo del Regno Unito di riconoscere formalmente lo Stato palestinese. Lo riferisce la Bbc. “Pur riconoscendo che il Regno Unito non ha il potere di realizzare da solo una Palestina libera e indipendente, il riconoscimento da parte del Regno Unito avrebbe un impatto significativo… per questo vi esortiamo a compiere questo passo”, si legge nella lettera, che invita il governo a chiarire “quando e come intende agire in merito al suo impegno di lunga data per una soluzione a due Stati” durante la conferenza delle Nazioni Unite che si terrà la prossima settimana a New York. Sebbene il governo britannico abbia da tempo espresso sostegno al principio di uno Stato palestinese che coesista con Israele, non ha ancora proceduto a un riconoscimento formale.
Egitto e Qatar hanno ribadito di proseguire i loro sforzi di mediazione, dopo che Stati Uniti e Israele hanno ritirato i propri negoziatori da Doha dopo l’ultima risposta di Hamas. In una nota congiunta ripresa da Times of Israel, i due Paesi arabi sottolineano che nell’ultimo round di negoziati erano stati compiuti alcuni progressi, aggiungendo che Stati Uniti e Israele hanno semplicemente richiamato i loro negoziatori “per consultazioni prima di riprendere il dialogo” e precisando che si tratta di una prassi “normale nel contesto di questi negoziati complessi”. Egitto e Qatar hanno infine ribadito il loro impegno a favore di un cessate il fuoco a Gaza e di un accordo per il rilascio degli ostaggi.
Sono circa 80 le persone uccise nella Striscia di Gaza da giovedì sera, perlopiù in attacchi israeliani, ma 9 di loro sono state uccise mentre erano in cerca di aiuti umanitari. Lo riferisce il ministero della Sanità di Gaza. Uno degli attacchi ha colpito una scuola utilizzata come rifugio per sfollati a Gaza City mentre le persone si stavano radunando all’interno per la preghiera del venerdì: il bilancio è di almeno 5 morti, fra cui un bambino di 11 anni, secondo quanto riferito da un giornalista di AP che ha visto i corpi.
La polizia israeliana ha rilasciato Sheikh Muhammad Hussein, Gran Muftì di Gerusalemme e Palestina, dopo averlo arrestato all’interno del complesso della Moschea di Al-Aqsa, nella Gerusalemme Est occupata, e averlo trattenuto in custodia per alcune ore. Lo riferisce l’agenzia Anadolu citando fonti locali e funzionari. Il Dipartimento delle Fondazioni islamiche di Gerusalemme ha confermato che il Gran Mufti è stato arrestato nel cortile della moschea poco dopo aver pronunciato il sermone del venerdì, durante il quale aveva condannato i crimini israeliani in corso contro i palestinesi, da Rafah, nel sud di Gaza, a Jenin, nella Cisgiordania settentrionale occupata. Le autorità israeliane non hanno reso noti i capi d’accusa né i motivi specifici dell’arresto.
“È giunto il momento di porre fine alla guerra a Gaza. Invitiamo tutte le parti a fermare il conflitto attraverso un cessate il fuoco immediato. Chiediamo il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi ancora detenuti da Hamas dal 7 ottobre 2023. Un cessate il fuoco negoziato rappresenta la migliore possibilità per riportarli a casa, alleviare la sofferenza delle loro famiglie e offrire finalmente sollievo alla popolazione civile di Gaza”. Lo affermano in una dichiarazione congiunta i leader di Francia, Germania e Regno Unito – nel formato E3 – in merito alla situazione a Gaza e in Cisgiordania. “Il disarmo di Hamas è imprescindibile, e il gruppo non deve avere alcun ruolo nel futuro di Gaza. Ribadiamo il nostro pieno sostegno agli sforzi diplomatici di Stati Uniti, Qatar ed Egitto”, affermano i leader del’E3, aggiungendo che “la catastrofe umanitaria a Gaza deve finire subito. I bisogni fondamentali della popolazione civile – come l’accesso a cibo e acqua – devono essere garantiti senza ulteriori ritardi”. Per Francia, Germania e Regno Unito “impedire l’ingresso di aiuti umanitari essenziali è inaccettabile. Chiediamo al Governo israeliano di revocare immediatamente le restrizioni sull’accesso degli aiuti e di permettere alle Nazioni Unite e alle Ong umanitarie di operare pienamente per prevenire la carestia. Israele ha l’obbligo di rispettare il diritto internazionale umanitario”. Parigi, Berlino e Londra affermano poi di opporsi “con fermezza a ogni tentativo di imporre la sovranità israeliana sui Territori Palestinesi Occupati. Minacce di annessione, espansione degli insediamenti e violenze da parte dei coloni minano gravemente le prospettive di una soluzione negoziata a due Stati”. “Siamo pronti a lavorare con i partner internazionali – anche in sede Onu – per sviluppare un piano credibile per la fase successiva a Gaza, che preveda una governance e una sicurezza transitorie e garantisca una distribuzione su vasta scala degli aiuti. Questo piano dovrà includere il ritiro delle forze israeliane e la rimozione della leadership di Hamas, passi fondamentali verso una soluzione politica negoziata a due Stati. Siamo determinati a sostenere un cessate il fuoco immediato e un processo politico in grado di garantire pace e sicurezza durature per israeliani, palestinesi e l’intera regione”, conclude la dichiarazione.
“Quello che dice lui non conta”. Così Donald Trump ha risposto a una domanda su Emmanuel Macron e il riconoscimento dello Stato palestinese da parte della Francia. Ma Macron è “un brav’uomo”, ha aggiunto il presidente.
“Hamas non voleva raggiungere un accordo” per la tregua a Gaza e il rilascio degli ostaggi. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in una conversazione con i giornalisti, come riporta il giornalista di Axios Barak Ravid.
Sono 21 le persone uccise dal fuoco dell’esercito di Israele dall’alba nella Striscia di Gaza e 4 di loro erano persone in cerca di aiuti umanitari. Lo riferisce Al-Jazeera citando fonti ospedaliere.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu afferma che Israele e gli Stati Uniti stanno valutando opzioni alternative per garantire il rilascio degli ostaggi a Gaza che non dipendano da un accordo negoziato con Hamas. “L’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff ha avuto ragione”, ha affermato Netanyahu in una nota, “Hamas è l’ostacolo a un accordo per il rilascio degli ostaggi. Insieme ai nostri alleati statunitensi, stiamo ora valutando opzioni alternative per riportare a casa i nostri ostaggi, porre fine al regime terroristico di Hamas e garantire una pace duratura per Israele e la nostra regione”. Lo riporta il Times of Israel.
Il ministero della Sanità della Striscia di Gaza riferisce di 9 nuovi decessi per fame nelle ultime 24 ore. Secondo il conteggio del ministero, sale così a 122 il totale delle persone morte per malnutrizione a Gaza durante la guerra, fra cui 83 bambini.
I colloqui per il cessate il fuoco tra Hamas e Israele dovrebbero riprendere la prossima settimana. Lo ha affermato il funzionario di Hamas Bassem Naim. Naim ha dichiarato di essere stato informato che una delegazione israeliana partirà per consultazioni all’inizio della prossima settimana. I precedenti colloqui si sono tenuti a Doha, in Qatar.
L’esercito israeliano (Idf) ha annunciato che consentirà la ripresa dei lanci aerei di cibo su Gaza a causa delle difficili condizioni umanitarie, ma insiste che non c’è carestia nella Striscia. Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
Le forze israeliane hanno arrestato il Gran Mufti di Gerusalemme e della Palestina, Mohammad Hussein, dopo la preghiera del venerdì presso il complesso della moschea di Al-Aqsa, nella Città vecchia di Gerusalemme. Lo riporta l’agenzia palestinese Wafa. Secondo il Dipartimento del Waqf islamico, la polizia israeliana ha arrestato Hussein poco dopo la pronuncia del sermone del venerdì. Stando a quanto riferito, è stato prelevato dai cortili della moschea e scortato fino alla Porta Marocchina, una delle porte che conducono al complesso di Al-Aqsa.
“La domanda è se può contribuire a risolvere o ad aggravare la questione del conflitto”. Così il presidente della Camera Lorenzo Fontana, nel corso della Cerimonia del Ventaglio a palazzo Montecitorio, risponde a una domanda sul riconoscimento dello Stato di Palestina.
“Da una parte – ha sottolineato – potrebbe essere una cosa positiva riconoscere l’Autorità palestinese per depotenziare Hamas, ma temo che il consenso di Hamas nella Striscia non sia calato e che Hamas non sia così tanto in difficoltà. Dall’altro, il rischio è che Israele sentendosi accerchiata possa aggravare la sua reazione”.
“Non mi vede particolarmente contraria la cosa, – ha aggiunto – sempre che sia per legittimare un’autorità che non è ovviamente Hamas. Se questa cosa risolvesse il conflitto domani lo farei immediatamente, ma è una situazione talmente complicata che bisognerebbe fare un’analisi”. “Tutti i tentativi per porre fine a questa tragedia devono essere portati avanti”, ha concluso Fontana.
“La Russia ha sempre sostenuto la soluzione di due Stati alla questione palestinese”. Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ai giornalisti, come riporta l’agenzia Tass.
“Il governo federale rimane convinto che solo una soluzione negoziata a due stati porterà pace e sicurezza durature per israeliani e palestinesi. Continua a considerare il riconoscimento di uno stato palestinese come uno dei passi finali verso la realizzazione di una soluzione a due stati. La sicurezza di Israele è di fondamentale importanza per il governo federale. Pertanto, non prevede di riconoscere uno stato palestinese a breve termine”. Così in una nota il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius.
Per il governo federale, in questo momento, la priorità è compiere progressi urgenti su alcune questioni fondamentali. Tra queste “un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza. Gli ostaggi – tra cui cittadini tedeschi – devono essere liberati senza condizioni. Hamas deve essere disarmata e porre fine al suo terrorismo, che non è iniziato solo il 7 ottobre. Israele deve migliorare drasticamente e con urgenza la catastrofica situazione umanitaria a Gaza, garantendo alla popolazione civile sofferente un’assistenza dignitosa e adeguata”. Inoltre “serve una prospettiva politica credibile per Gaza, affinché un cessate il fuoco temporaneo possa trasformarsi in una pace duratura” e “devono essere evitati ulteriori passi verso l’annessione della Cisgiordania”. Il governo federale “è in costante dialogo su questi temi con il governo israeliano e con i partner internazionali, ed è disposto a intensificare la pressione diplomatica qualora non si registrassero progressi concreti”. La Germania, prosegue la nota “continuerà a sostenere la creazione delle condizioni necessarie alla futura statualità palestinese, anche attraverso il rafforzamento dell’Autorità Nazionale Palestinese”. “Questi interventi sono essenziali non solo per alleviare le sofferenze della popolazione civile, ma anche per mantenere viva la prospettiva di una soluzione a due Stati e quindi di una pace duratura in Medioriente”, spiega il governo tedesco, sottolineando che “su questo punto, è in pieno accordo con Francia, Regno Unito e altri partner regionali, nonostante le diverse opinioni riguardo al momento opportuno per un eventuale riconoscimento dello Stato palestinese”.
Il canale egiziano ‘Al-Qahira Al-Akhbariya’ ha riferito, citando una fonte, che i negoziati su un cessate il fuoco nell Striscia di Gaza e il rilascio degli ostaggi riprenderanno la prossima settimana a Doha, in Qatar, dopo che Israele avrà esaminato la proposta di Hamas.
Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mahmoud Abbas ha accolto con favore una lettera di Emmanuel Macron, in cui il presidente francese afferma che Parigi riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina durante la prossima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre. “Questa mossa è una vittoria per la causa palestinese”, ha detto Abbas, “riflette il genuino impegno della Francia nel sostenere il popolo palestinese e i suoi legittimi diritti alla terra e alla patria, in conformità con il diritto internazionale e la legittimità riconosciuta”. Lo riporta l’agenzia Wafa.
“Il riconoscimento del nuovo Stato palestinese deve avvenire in contemporanea con il riconoscimento da parte loro dello Stato di Israele”. Lo ha detto il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia Tajani, in apertura del Consiglio nazionale del partito.
“Non possiamo più accettare carneficine e carestie. Lo abbiamo detto in maniera molto chiara al governo israeliano.Noi siamo amici di Israele ma credo che sia arrivato il momento di un immediato cessate il fuoco. Anche Hamas ha le sue responsabilità: non può utilizzare il proprio popolo come scudo per non fare cessare la guerra”. Lo ha detto il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani, in apertura del Consiglio nazionale del partito.
La Ong italiana Fondazione Soleterre ha aperto il Soleterre Children Center, primo centro permanente per la cura del trauma psicologico infantile da guerra in Cisgiordania. Un presidio stabile, a 300 metri dall’Ospedale pubblico di Beit Jala, in cui già interviene Soleterre, l’unico a offrire cure oncologiche pediatriche, pensato per restituire cura, sicurezza e parole a chi ha perso troppo presto il significato della paura. Il Soleterre Children Center offre cura, ascolto e protezione ai bambini e alle famiglie palestinesi. Un centro multifunzionale permanente, pensato per affrontare il trauma nei luoghi in cui ha origine.
I team di Medici Senza Frontiere (Msf) stanno accogliendo un numero crescente di pazienti malnutriti nelle cliniche a Gaza, mentre loro stessi lottano per trovare cibo a sufficienza. Durante gli screening effettuati la scorsa settimana presso le strutture di Msf su bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 5 anni e su donne incinte e che allattano, il 25% dei pazienti era malnutrito. Nella clinica di Msf a Gaza City, il numero di persone registrate per malnutrizione è quadruplicato dal 18 maggio, mentre i tassi di malnutrizione grave nei bambini sotto i 5 anni sono triplicati solo nelle ultime 2 settimane. Lo fa sapere la ong in una nota. “
Quello a cui stiamo assistendo è inconcepibile: un’intera popolazione viene deliberatamente privata di cibo e acqua”, afferma Amande Bazerolle, responsabile delle emergenze di Msf a Gaza, “le forze israeliane commettono quotidianamente massacri mentre le persone provano ad accaparrarsi brandelli di cibo nei siti di distribuzione. Ogni briciolo di umanità a Gaza è stato spazzato via dal genocidio in corso”.
“Al contrario di ciò che scrive Netanyahu Macron ha capito un fatto: con Netanyahu e la destra israeliana al governo non ci sarà mai la pace e tanto meno un percorso verso due popoli e due Stati. A questo punto la comunità internazionale deve riconoscere lo Stato palestinese”. Lo scrive il leader di Azione Carlo Calenda su X
“Riconoscere oggi uno Stato palestinese significa riconoscere uno Stato di Hamas e quindi uno Stato terrorista“. Lo scrive in un post sul social X Marine Le Pen. “Questo gesto non ha nulla a che vedere con la fedeltà alla storia della Francia, anzi, è esattamente il contrario, e tanto meno è una garanzia di pace per Israele”, ha aggiunto Le Pen, “se la speranza ci ha sempre spinto verso una soluzione a due Stati, questa decisione legittima i massacri del 7 ottobre e il loro corteo di sofferenze, mentre alcuni ostaggi sono ancora detenuti. Si tratta quindi di un errore politico e morale, anche nei confronti dei palestinesi che subiscono il giogo di Hamas”.
Hamas ha dichiarato di essere “sorpresa” dalle affermazioni dell’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff, il quale ha annunciato di aver deciso di richiamare la delegazione americana dai negoziati di Doha. L’organizzazione ha risposto alle accuse di Witkoff, secondo cui mancherebbe la volontà di giungere a un accordo per il cessate il fuoco a Gaza.
In una dichiarazione diffusa su Telegrame ripresa da Al Jazeera, Hamas ha affermato di aver mostrato “un impegno sincero per il successo degli sforzi dei mediatori” volti a raggiungere un accordo. L’organizzazione ha inoltre dichiarato che i mediatori hanno accolto con favore la sua posizione “costruttiva e positiva”. “Il movimento ribadisce il proprio impegno a portare a termine i negoziati e a parteciparvi in modo da contribuire a superare gli ostacoli e raggiungere un accordo per un cessate il fuoco permanente”, ha sottolineato.
Rompendo il silenzio sulla dichiarazione del ministro per il Patrimonio Amichay Eliyahu, secondo cui Israele sta portando avanti la distruzione di Gaza per rendere la Striscia totalmente ebraica, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha chiarito che il ministro di estrema destra “non parla a nome del governo che io guido”. “Non è membro del gabinetto di sicurezza che determina la conduzione della guerra”, ha affermato Netanyahu in una nota. Il primo ministro non ha annunciato azioni disciplinari contro Eliyahu.
“Gli Stati Uniti respingono fermamente il piano di Emmanuel Macron di riconoscere uno Stato palestinese all’assemblea generale delle Nazioni Unite. Questa decisione sconsiderata non fa che alimentare la propaganda di Hamas e ostacola la pace. È uno schiaffo in faccia alle vittime del 7 ottobre”. Lo scrive su X il segretario di Stato americano Marco Rubio.
“Celebro che la Francia si unisca alla Spagna e ad altri Paesi europei nel riconoscimento dello Stato di Palestina. Dobbiamo proteggere tutti insieme ciò che Netanyahu sta cercando di distruggere. La soluzione dei due stati è l’unica soluzione”. Lo ha dichiarato sui social il premier spagnolo Pedro Sanchez commentando l’annuncio del presidente francese Emmanuel Macron.
“La dichiarazione di Macron sull’intenzione di riconoscere uno Stato palestinese è una vergogna, una resa al terrorismo, nonché un premio e un incoraggiamento agli assassini e stupratori di Hamas, che hanno compiuto il massacro più atroce contro il popolo ebraico dalla Shoah”. Lo ha scritto su X il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz. “Invece di schierarsi al fianco di Israele in questo momento cruciale, il presidente francese agisce per indebolirla”, ha spiegato. “Non permetteremo la creazione di un’entità palestinese che metta a rischio la nostra sicurezza, minacci la nostra esistenza e leda il nostro diritto storico sulla Terra d’Israele. Siamo tutti uniti per impedire questo grave pericolo”, ha aggiunto.
“L’urgenza, oggi, è che cessino i combattimenti a Gaza e che la popolazione civile riceva soccorso. La pace è possibile”, ha spiegato Emmanuel Macron. “Occorre un cessate il fuoco immediato, la liberazione di tutti gli ostaggi e un massiccio aiuto umanitario alla popolazione di Gaza. Occorre inoltre – ha aggiunto – garantire la smilitarizzazione di Hamas, mettere in sicurezza e ricostruire Gaza. Infine, è necessario costruire lo Stato di Palestina, garantirne la sostenibilità e fare in modo che, accettando la sua smilitarizzazione e riconoscendo pienamente Israele, contribuisca alla sicurezza di tutti in Medioriente. Non esiste un’alternativa”. “I francesi vogliono la pace in Medioriente. Spetta a noi francesi, insieme a israeliani, palestinesi, ai nostri partner europei e internazionali, dimostrare che è possibile”, ha proseguito. “Alla luce degli impegni che il presidente dell’Autorità Palestinese ha assunto nei miei confronti, gli ho quindi scritto per esprimergli la mia determinazione ad andare avanti. Fiducia, chiarezza e impegno. Conquisteremo la pace”, ha concluso.

