Non avevano contatti dal febbraio del 2022, dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Oggi, in una telefonata durata oltre 2 ore, il presidente francese Emmanuel Macron ha rotto il silenzio con il suo omologo russo Vladimir Putin. Oltre all’Iran e ai recenti attacchi statunitensi, i due leader si sono concentrati sulla situazione in Ucraina, per cui Macron, sottolineando il fermo sostegno della Francia a Kiev e alla sua integrità territoriale, ha chiesto un cessate il fuoco il prima possibile e l’avvio di negoziati per una pace duratura.
Macron chiama Zelensky
Il presidente francese ha poi chiamato il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Putin, dal canto suo, ha prima ribadito che “il conflitto ucraino è una conseguenza diretta delle politiche degli stati occidentali” e poi ha tenuto a precisare che qualsiasi soluzione “dovrebbe eliminare le cause profonde e basarsi sulla realtà sul terreno”.
We have clear evidence — confirmed by our partners — that sanctions are truly painful for Russia. And if pressure keeps growing, it will push Russia to think beyond the front and hatred of its neighbors. pic.twitter.com/47OUQv4MEV
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 1, 2025
La realtà sul campo di battaglia
La realtà sul campo di battaglia segna in questo momento la Russia in vantaggio, come raccontato anche dal Wall Street Journal, secondo cui Mosca avrebbe radunato 50.000 soldati intorno a Sumy, spingendosi a soli 19 km dal capoluogo regionale dell’Ucraina settentrionale. A Sumy, nuovo obiettivo dell’avanzata russa, le forze di Kiev sono in netta minoranza con un rapporto stimato dal Wsj di 1 soldato ucraino ogni 3 militari russi. La situazione interessa anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha fatto sapere di “seguirla da vicino”.
L’attacco dell’Ucraina a Izhevsk
L’esercito ucraino, intanto ha provato a reagire e lo ha fatto affidandosi alle sue capacità aeree. Con un drone ha colpito un impianto russo a Izhevsk, provocando un incendio nella struttura. Il raid, rivendicato dal servizio di sicurezza ucraino, si è spinto a circa 1.300 chilometri in profondità della Russia per prendere di mira lo stabilimento elettromeccanico Kupol, che produce sistemi di difesa aerea e droni per l’esercito russo. Il governatore locale, Alexander Brechalov, ha affermato che nel raid sono rimaste uccise tre persone, mentre in 35 sono stati feriti, di cui 10 in condizioni gravi.
La petroliera esplosa nel Mediterraneo
L’Ucraina potrebbe essere dietro anche all’esplosione di una petroliera avvenuta venerdì 27 giugno nel Mar Mediterraneo. La nave ‘Vilamoura’, gestita dalla TMS Tankers con sede in Grecia, ha subìto danni dopo aver lasciato il porto libico di Zueitina con un carico di 1 milione di barili di greggio diretti a Gibilterra. Nell’ultimo anno la petroliera, battente bandiera delle Isole Marshall, aveva fatto scalo in due porti russi: uno a Ust’-Luga e l’altro a maggio nell’area di Novorossijsk.
Da qui l’accusa da parte dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino che la nave faccia parte della ‘flotta ombra russa’ con cui Mosca aggira le sanzioni e continua a esportare petrolio. L’azienda che si occupa di sicurezza Vanguard ha avanzato l’ipotesi che l’esplosione della Vilamoura sia stata causata da una mina, citando casi simili in cui almeno cinque navi che avevano fatto scalo nei porti russi sono poi state interessate da esplosioni che si ritiene siano state causate da sommozzatori che hanno piazzato mine con micce ritardate per conto di Kiev.

