Martedì si recherà in Egitto per incontrare funzionari locali
È il nono viaggio in Medioriente dall’inizio della guerra a Gaza quello del segretario di Stato Usa Antony Blinken, arrivato in Israele per provare a dare una spinta per il raggiungimento di un accordo per cessate il fuoco e rilascio degli ostaggi. Mentre lui era ancora atteso nello Stato ebraico, le bombe di Tel Aviv cadute su diverse aree della Striscia fra sabato sera e domenica hanno provocato 29 morti, fra cui a Deir al-Balah una donna con i suoi sei figli, cinque dei quali erano gemelli.
Usa ottimisti, Hamas frena
“Ci sono aree in cui possiamo mostrare flessibilità e altre in cui non possiamo mostrarla e su queste siamo fermi”, sono le parole pronunciate dal premier israeliano Benjamin Netanyahu nella riunione domenicale del Consiglio dei ministri poco prima dell’arrivo di Blinken. Un incontro fra i due è in programma per la mattinata di lunedì. La visita del capo della diplomazia Usa giunge in un momento cruciale: dopo due giorni di negoziati a Doha, giovedì e venerdì, gli Stati Uniti hanno espresso ottimismo sulla possibilità di raggiungere a un accordo, ma Hamas con le sue dichiarazioni ha frenato gli entusiasmi, mentre venerdì sera l’ufficio di Netanyahu ha fatto sapere che la squadra negoziale israeliana ha informato il premier e gli “ha espresso un cauto ottimismo sulla possibilità di procedere con l’accordo”. Per l’amministrazione Biden è il momento di spingere per l’intesa. In Israele Blinken, oltre che Netanyahu, incontrerà anche il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, il ministro degli Esteri Israel Katz e il presidente israeliano Isaac Herzog.
Attesi nuovi colloqui in Egitto
Poi martedì si recherà in Egitto per incontrare funzionari locali e potrebbe fare tappa anche in almeno un altro Paese della regione. Intanto è previsto che entro il prossimo fine settimana al Cairo riprendano di nuovo i colloqui. Sul tavolo di Doha Washington – che insieme a Egitto e Qatar è fra i mediatori internazionali che organizzano i colloqui – ha presentato una ‘proposta ponte’ volta ad appianare le distanze fra le parti. Secondo quanto detto da Netanyahu nella riunione di Gabinetto, Israele nei colloqui si sta attenendo alle su richieste, che a suo dire sono in linea con la proposta avanzata dalla Casa Bianca a maggio. Il premier israeliano ha inoltre accusato Hamas di continuare a rifiutare un accordo: “Non ha nemmeno inviato un rappresentante ai colloqui di Doha. La pressione dovrebbe essere diretta ad Hamas e a Sinwar, non al governo israeliano”, ha detto. Gli Stati Uniti starebbero cercando di trovare un modo per colmare le differenze fra le posizioni israeliane e quelle di Hamas su diversi punti, come il corridoio di Filadelfia, il valico di Rafah, il numero e l’identità degli ostaggi e i prigionieri palestinesi da scambiare e sul dispiegamento delle forze dell’Idf in caso di accordo.
Il corridoio Filadelfia
Secondo l’emittente Kan, i disaccordi fra Israele, Hamas ed Egitto sul futuro del ‘corridoio Filadelfia’, cioè quello che corre lungo il confine fra Egitto e Gaza, sono “risolvibili”. Un’affermazione che sembra in linea con le indiscrezioni da Channel 12, che citando una fonte di Hamas ha rivelato alcuni dettagli della nuova ‘proposta ponte’ degli Usa: il piano prevedrebbe una riduzione della presenza dell’Idf nel corridoio Filadelfia e non un totale ritiro; inoltre prevedrebbe l’arrivo di rappresentanti dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) per gestire il valico di Rafah sotto una supervisione israeliana, con un meccanismo che non è ancora stato concordato. Secondo la fonte citata da Channel 12, Hamas sta ritardando la sua risposta definitiva alla proposta in attesa di ricevere ulteriori chiarimenti dai mediatori.
Blinken: “Forse questa è l’ultima possibilità per una tregua”
“Questo è un momento decisivo, probabilmente la migliore, forse l’ultima, opportunità per riportare a casa gli ostaggi, per ottenere un cessate il fuoco e per mettere tutti sulla strada migliore per una pace e una sicurezza durature”, ha detto ancora Blinken, stando a quanto riporta la stampa locale, durante l’incontro con il presidente israeliano Isaac Herzog.
Harris: “Lavoreremo duramente per cessate il fuoco”
La vicepresidente americana Kamala Harris ha dichiarato di nutrire speranza per il raggiungimento di un’intesa. In campagna elettorale in Pennsylvania alla vigilia della Democratic National Convention, alla candidata democratica alla presidenza è stato chiesto se pensava che il primo ministro israeliano Netanyahu fosse pronto ad accettare un accordo che avrebbe fermato i combattimenti per un periodo prolungato in cambio del rilascio degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas. “Non parlerò per lui, ma vi dirò che queste conversazioni sono in corso, e non ci arrendiamo, e continueremo a lavorare molto duramente su questo. Dobbiamo ottenere un cessate il fuoco e dobbiamo liberare questi ostaggi”, ha detto.
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