Catalogna, dalla fuga agli arresti in Germania e Italia: la lunga parabola di Puigdemont

Catalogna, dalla fuga agli arresti in Germania e Italia: la lunga parabola di Puigdemont

Dalla dichiarazione d’indipendenza al riparo in Belgio, fino al nuovo rischio d’arresto

A quasi sette anni dalla fuga rocambolesca dalla Catalogna per sottrarsi alla giustizia spagnola, il leader indipendentista Carles Puigdemont è tornato a Barcellona, nonostante il rischio di essere arrestato. L’ex presidente della Generalitat, da quel giorno, il 30 ottobre del 2017, in cui, secondo una leggenda diventata popolare si sarebbe nascosto nel bagagliaio di una macchina riuscendo ad arrivare in Belgio, ha attraversato lunghi anni di battaglie giudiziarie vivendo poi recentemente un nuovo protagonismo politico quando i deputati incassati dal suo partito Junts al Congresso spagnolo sono diventati vitali per permettere la nascita del terzo governo di Pedro Sanchez.

Il socialista aveva promesso in cambio una legge di amnistia per gli indipendentisti che avrebbe dovuto beneficiare lo stesso Puigdemont. Nonostante la legge sia stata approvata recentemente dal Congresso dopo un complicato iter, la Corte Suprema non ha revocato pienamente il mandato d’arresto nei confronti dell’ex presidente della Generalitat. Il giudice istruttore Pablo Llarena, che segue il caso del ‘proces’, ha infatti valutato che l’amnistia non è applicabile al reato di appropriazione indebita che viene imputato a Puigdemont per l’utilizzo di fondi pubblici per l’organizzazione del referendum d’indipendenza illegale dell’1 ottobre 2017. E questo è il motivo per cui il ‘president’, come lo chiamano i suoi, rischia l’arresto in Spagna.

Carles Puigdemont, nel 2017 la dichiarazione d’indipendenza e la fuga

Puigdemont, un giornalista locale passato alla politica, diventa governatore della Catalogna nel 2016. L’anno successivo culmina lo scontro tra la Comunità autonoma e lo Stato centrale spagnolo, allora a guida del Partito popolare, con la celebrazione di un referendum d’indipendenza illegale l’1 ottobre. Successivamente Carles Puigdemont legge nel Parlament l’esito della votazione, tenutasi tra scontri e proteste e il 27 ottobre l’Assemblea catalana vota a favore della Dichiarazione unilaterale d’indipendenza.

Poco dopo il Senato approva l’applicazione dell’art. 155 della Costituzione e destituisce Puigdemont dalla carica di governatore. Tre giorni dopo il leader indipendentista fugge a Bruxelles e l’Ufficio del Procuratore Generale dello Stato presenta una denuncia contro di lui per ribellione, sedizione e appropriazione indebita. Il 3 novembre viene emesso un mandato d’arresto contro l’ex governatore e quattro dei suoi ex assessori.

Gli arresti in Germania e in Italia

A marzo del 2018 Puigdemont viene arrestato in Germania mentre attraversava il confine con la Danimarca in auto e viene incarcerato presso il penitenziario di Neumünster. Il 12 luglio il tribunale dello Schleswig-Holstein decide di estradare Puigdemont in Spagna ma solo per il reato di appropriazione indebita e non per quello di ribellione. Il giudice istruttore Llarena rifiuta allora la consegna dell’indipendentista solo per appropriazione indebita e il sistema giudiziario tedesco chiude il processo di estradizione.

Puigdemont viene nuovamente arrestato a fine settembre del 2021 in Sardegna, mentre faceva il check-in in aeroporto. Puigdemont, che doveva partecipare a un incontro sulla cultura catalana, viene poi rimesso in libertà dalla Corte d’appello di Sassari il giorno dopo l’arresto e i giudici italiani successivamente decidono di sospendere il processo per l’estradizione finché la Corte di Giustizia europea non avesse fatto chiarezza sull’immunità del leader indipendentista, eletto nel 2019 come eurodeputato.

Cosa succede con il ritorno in Spagna

Puigdemont rischia un nuovo arresto con il suo ritorno in Catalogna. L’intento del leader indipendentista è quello di prendere parte alla sessione plenaria del Parlamento che si prevede eleggerà il socialista Salvador Illa come nuovo governatore della Comunità autonoma. La polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, stanno perquisendo in queste ore tutti gli accessi al Parlamento, inclusi i sotterranei e domani il perimetro dell’edificio sarà interamente sorvegliato, con un unico ingresso per l’accesso di deputati e media. Sembra difficile quindi che Puigdemont riesca nell’intento di entrare nell’aula per pronunciare un discorso come capogruppo di Junts. Anche se ciò avvenisse potrebbe comunque essere arrestato all’uscita.

A quel punto, riferiscono i media iberici, lo scenario più probabile è che venga portato davanti al giudice istruttore della Corte Suprema, Pablo Llarena, che segue il caso del proces. Llarena potrebbe lasciarlo in libertà o decretare la detenzione provvisoria. La seconda ipotesi sembra la più probabile in considerazione del rischio di fuga. A Puigdemont resterebbero comunque altre vie per la scarcerazione, incluso rivolgersi al Tribunale Costituzionale. L’arresto dell’ex ‘president’ offrirà ai catalani un’immagine potente in un momento in cui l’indipendentismo è in declino e ha perso la maggioranza assoluta al Parlamento regionale. L’arresto potrebbe riabilitare la figura di Puigdemont a cui un’importante fetta di indipendentisti rimprovera la fuga, mentre altri hanno scontato con il carcere il tentativo di secessione della Catalogna.

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