Attacco alla marcia per la pace ad Ankara: almeno 86 morti

Attacco alla marcia per la pace ad Ankara: almeno 86 morti

Ankara (Turchia), 10 ott. (LaPresse/EFE) – Due esplosioni quasi simultanee in pieno giorno, probabilmente provocate da due attentatori suicidi, in Turchia hanno trasformato una marcia della pace in uno scenario di guerra nel pieno centro di Ankara. Un video che circola in rete mostra proprio il momento della prima esplosione, giunta mentre i dimostranti improvvisavano danze e canti davanti alla stazione ferroviaria, abituale punto di partenza delle manifestazioni in città. L’ultimo bilancio, fornito dal ministro turco della Salute Mehmet Muezzinoglu, è di 86 morti e 186 feriti, ma si teme che possa aggravarsi dal momento che 28 dei feriti sono in condizioni gravi, in terapia intensiva. Molti attivisti puntano il dito contro il governo e centinaia di persone hanno cominciato a manifestare a Istanbul e si stanno dirigendo verso piazza Taksim.

Le esplosioni sono state talmente forti da rompere le finestre della stazione. Delle due, una è avvenuta vicino a un gruppo di cittadini senza identificazione politica, mentre l’altra vicino a un punto in cui sventolavano bandiere e cartelli del partito di sinistra pro curdi Hdp e di diversi gruppi marxisti. L’Hdp ha denunciato che l’obiettivo principale dell’attacco di oggi fossero proprio i suoi membri, ma il premier Ahmet Davutoglu ha sottolineato che si è trattato di “un attacco contro tutta la nazione” e non contro un gruppo determinato o un collettivo politico.

L’attentato finora non è stato rivendicato. L’ipotesi dei kamikaze si è fatta subito strada dal momento che sul posto, immediatamente dopo le detonazioni, sono stati notati corpi smembrati, e nel pomeriggio Davutoglu ha confermato questa pista parlando di indizi molto forti che fanno pensare a due attentatori suicidi. Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, condannando “l’abominevole attacco contro l’unità e la convivenza” lo ha paragonato agli attacchi della guerriglia curda del Pkk contro soldati e polizia. Dal canto suo invece il leader del partito di opposizione pro curdo Hdp, Selahattin Demirtas, ha paragonato l’attentato di oggi all’attacco avvenuto prima delle elezioni del 7 giugno a un comizio Hdp a Diyarbakir e all’attentato kamikaze del 20 luglio a Suruc, vicino al confine con la Siria, attribuito allo Stato islamico e in cui morirono 34 persone, principalmente giovani attivisti della sinistra pro curda.

Dopo l’attentato di Suruc il Pkk aveva rotto il cessate il fuoco, che era in vigore da oltre due anni. Ma oggi, poco dopo l’attacco di Ankara, i vertici del Partito dei lavoratori del Kurdistan hanno annunciato un nuovo cessate il fuoco unilaterale fino alla data delle elezioni, che dovrebbero tenersi il 1° novembre. I combattenti del Pkk “fermeranno le azioni previste” ed “eviteranno ogni movimento, salvo in propria difesa”, si legge sull’agenzia di stampa Firat, vicina al gruppo.

Dopo gli attacchi di Ankara, intanto, monta la rabbia contro il governo. Una folla di persone ha contestato i ministri turchi di Salute e Interno quando si sono recati sul luogo dell’attentato di stamattina ad Ankara, anche con lanci di bottiglie, tanto che i due si sono subito allontanati in auto. E da poco a Istanbul è cominciato, sotto stretta sorveglianza della polizia in tenuta antisommossa, un corteo in cui vengono scanditi slogan come ‘Erdogan dimettiti’ e ‘Akp assassino’. Ad Ankara fino al momento delle esplosioni non erano state osservate presenza di polizia né misure di sicurezza, cosa inusuale nelle manifestazioni di questo tipo nella capitale turca. La marcia era stata organizzata dal Collegio degli ingegneri, da quello degli architetti, dal sindacato Kesk e dal sindacato di sinistra Disk, ma contava anche sull’appoggio di altri gruppi fra cui grandi associazioni della stampa, che sostenevano la protesta visti i recenti arresti di giornalisti.

Forte la condanna internazionale. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha ribadito l’unità dei membri dell’Alleanza atlantica contro il terrorismo. La Francia, nel condannare l’accaduto, ha espresso alla Turchia la sua solidarietà. Dal Regno Unito il segretario britannico agli Esteri ha definito quelli di Ankara “attacchi barbari” e condoglianze sono giunte anche da Putin e Steinmeier, mentre l’Alta rappresentante della politica Ue Federica Mogherini ha invitato “i turchi e tutte le forze politiche” a “restare uniti contro i terroristi e contro tutti quelli che provano a destabilizzare il Paese, che affronta molte minacce”. Cordoglio anche dall’Italia: “Vicini alla Turchia contro il terrorismo che vuole distruggere pace e democrazia”, ha commentato su Twitter il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni; e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scritto a Erdogan e ha condannato l’attentato definendolo “ignobile”, oltre che un “gesto vile e riprovevole che, nella sua barbara efferatezza, richiama l’urgenza di combattere uniti la piaga del terrorismo”.

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