Baghdad (Iraq), 28 apr. (LaPresse/AP) – Le autorità dell’Iraq hanno sospeso le licenze all’emittente panaraba Al-Jazeera e a nove canali televisivi iracheni accusandoli di sollevare tensioni settarie. La misura, che entra in vigore immediatamente, è rivolta soprattutto ai canali sunniti, spesso critici del primo ministro Nouri al-Maliki. Oltre ad al-Jazeera, infatti, sono stati colpiti otto canali sunniti e uno solo sciita. La decisione arriva in un momento in cui il Paese è teatro di un’ondata di violenze che, solo nell’ultima settimana, hanno provocato la morte di oltre 180 persone, e sono scoppiate dopo che le forze di sicurezza hanno represso una protesta sunnita a Hawija, uccidendo 23 persone, tra cui tre soldati. Violenze che fanno seguito a oltre quattro mesi di proteste per lo più pacifiche da parte della minoranza sunnita, contro il governo di al-Maliki.

In realtà, i telespettatori iracheni possono ancora guardare i programmi trasmessi dai canali, ma la sospensione definisce che se le dieci stazioni proveranno a lavorare sul territorio iracheno andranno incontro a un’azione legale da parte delle forze di sicurezza. Sostanzialmente il provvedimento impedisce alle troupe giornalistiche delle stazioni di coprire eventi in territorio iracheno. Il deputato sunnita Dahfir al-Ani parla di tentativo da parte del governo di “coprire il bagno di sangue che è avvenuto a Hawija e che sta andando avanti in altre parti del Paese”.

Al-Jazeera si dice “sorpresa”. “Noi – commenta in una nota – copriamo tutte le parti delle storie in Iraq, e lo facciamo da anni. Il fatto che così tanti canali siano stati colpiti in una sola volta sola, tuttavia, suggerisce che si tratta di una decisione indiscriminata. Chiediamo alle autorità di sostenere la libertà dei media di parlare delle importanti storie che avvengono in Iraq”.

Gli altri canali sospesi sono al-Sharqiya e al-Sharqiya News, che frequentemente criticano il governo, e sette altri canali locali minori: Salahuddin, Fallujah, Taghyeer, Baghdad, Babiliya, Anwar 2 e al-Gharbiya. Tra queste, Baghdad Tv parla di decisione politicamente motivata. “Le autorità irachene – afferma Omar Subhi, che dirige la sezione news – non tollerano alcuna opinione opposta e stanno provando a zittire ogni voce che non segue la linea ufficiale”. La stazione televisiva, aggiunge Subhi, è preoccupata per la sicurezza del suo staff, temendo che le forze di sicurezza possano dare la caccia ai suoi giornalisti.

In un comunicato pubblicato sul suo sito web, la commissione media del governo accusa le emittenti di alimentare le tensioni e di aver mandato in onda servizi esagerati e ingannevoli, oltre che “chiari appelli a lanciare disordini e attacchi criminali di ritorsione contro le forze di sicurezza”. La commissione accusa inoltre le stazioni di promuovere “organizzazioni terroristiche vietate che commettono crimini contro il popolo iracheno”.

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